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ARCHEOLOGANDO...


UN LABIRINTO PERSO NEI SUOI MEANDRI

di Mauro Paoletti
per Edicolaweb

[spirale nei Crops Circles - 46K .jpg] [Atlantide secondo Platone - 23K .jpg] [galassie - 38K .jpg] [spirali a Nazca - 41K .jpg] [conchiglia Nautilus - 32K .jpg] [crop circle Nautilus - 40K .jpg] [scala a chiocciola - 26K .jpg] [ammonite - 36K .jpg] [cervello umano - 22K .jpg] [giardini - 47K .jpg] [labirinto di Chartres - 39K .jpg] [cattedrali - 35K .jpg] [labirinti su pietra - 48K .jpg]
 

[cattedrale di Rheims - 43K .jpg] [vaso etrusco - 22K .jpg] [labirinti conosciuti - 52K .jpg] [Saffron Walden - 41K .jpg] [Julian’s Bower - 36K .jpg] [labirinto con pietre - 52K .jpg] [monete cretesi - 11K .jpg] [Amenemhet III - 29K .jpg] [scavi ad Hawara - 37K .jpg] [Piramidion, pietra Benben - 27K .jpg] [Lahun - 32K .jpg] [scavi a Lahun - 42K .jpg]
 

La semplice indagine che ognuno di noi compie nella ricerca della verità, la strada percorsa nell’elaborazione dei dati, i ragionamenti che portano alle ipotesi, il ritrovamento dei tasselli del puzzle che si vuole ricomporre e che si va formando è, in certo qual modo, il cammino nel labirinto; il luogo dove sono custoditi i misteri e le verità, nel quale ci perdiamo nella ricerca di noi stessi e del nostro passato.
Vivere è muoversi nel labirinto; è districarsi in un tortuoso percorso dove facile è perdere il senso dell’orientamento cercando di giungere alla meta, scandagliando passo per passo l’oscurità dell’incognito cercando il modo più idoneo per affrontare gli ostacoli; misurando la propria capacità di adeguamento alla realtà nascondendo a volte verità che possono diventare un pericolo, tacere cose che non possono essere rivelate; un itinerario che diventa inganno, malizia, dove dipanare il filo della logica alfine di ritrovare la via del ritorno e la luce della verità.
Il simbolo del labirinto compare fin dai tempi remoti dell’umanità sottoforma di dischi solari, di ellissi che richiamano il moto dei pianeti, di cerchi, come le fasce concentriche dello Scudo di Achille, opera di Vulcano, che ricordano la descrizione dell’Atlantide di Platone con i suoi cerchi di terra e di acqua (1). Probabilmente il primo labirinto della storia che conduceva al centro della città, al tempio di Poseidone. Forse a causa di questo ancestrale ricordo continuiamo a tracciare tortuosi percorsi da oltre dodicimila anni.
La migliore e più frequente forma di rappresentazione di questo percorso rimane la spirale che con le sue ampie volute si snoda dalla periferia verso il centro. Segno associato alla fertilità, all’acqua e al culto della Dea Madre, presente in ogni civiltà e che rappresenta nel modo migliore il corso del sole. La spirale delle galassie e quella doppia del DNA e della vita; presente sui muri delle grotte fin dai tempi più remoti, da Cuba, nelle rovine scoperte recentemente sotto l’oceano davanti all’isola (come abbiamo riportato in foto in un precedente articolo), ai segni tracciati nella piana di Nazca (ancora in un altro articolo), a quella doppia sulle pareti delle grotte californiane per rappresentare la composizione del DNA. Oggi riproposta da ignoti autori nei Crops Circles. Anche la natura ha realizzato i suoi labirinti e le sue spirali; il Nautilus Pompilius, realizzato anche nei cerchi nel grano, ne è l’esempio migliore; ma ne ricordiamo altri dalla chiocciola, che ha ispirato l’architettura dell’omonima scala, all’ammonite, di oltre 170 milioni di anni fa, oggi semplice fossile. Anche osservando la conformazione del cervello umano vi riconosciamo le anse e i meandri di un labirinto che, come tale, cela il mistero della mente e delle sue potenziali capacità.
Per l’uomo il labirinto ha rappresentato un percorso spirituale attraverso il quale lo spirito si poteva evolvere e innalzare ad un livello più alto; un cammino di redenzione dal valore simbolico e al contempo il misterioso fascino dell'ignoto; ha significato una difesa contro ladri e malintenzionati. Si credeva che il Labirinto, con il suo complicato sistema di passaggi, proteggesse il re dai nemici sia in vita, sia nel mondo dei morti. Con il trascorrere del tempo il labirinto è divenuto un motivo ornamentale e adoperato come elemento decorativo in alcuni giardini; come quello di Hampton Court a Londra, di Kreis Steinburg in Besdorf, l’Herren Hauser in Germania e di Troy Farm a Somerton.
Oggi, movimenti cosiddetti "New Age" hanno riscoperto il labirinto come mezzo per stimolare le attività cerebrali del lato destro del cervello, sede della creatività, serenità, della capacità di sintesi e memorizzazione; secondo tali movimenti stiamo usando la parte sinistra, ove risiede la razionalità, senza trarre vantaggio dai benefici della parte destra; quindi il labirinto rappresenta quel percorso di meditazione attraverso il quale impariamo a utilizzare contemporaneamente la parte razionale dell’inconscio insieme a quella spirituale, integrando la parte destra con la sinistra.
È nel passato, però, che il labirinto ha conosciuto il suo momento di notorietà; lo si ritrova nella pavimentazione delle cattedrali gotiche a simboleggiare il percorso penitenziale del cristiano verso la salvezza. Nella cattedrale di Chartres ne esiste uno particolarmente suggestivo con un diametro di 12 metri che si snoda per 200 metri. Di notevole effetto anche quello presente nella cattedrale di Amiens uguale allo schema di St. Quentin. Tema ricorrente in alcune cattedrali italiane, inciso o disegnato sulle pietre, tale tipo di labirinto, chiamato di solito il Labirinto di Salomone, perché descritto nella Bibbia nel cortile del tempio di Salomone, detto anche il cammino di Gerusalemme, si poneva come iniziatico per coloro che volevano conoscere i segreti Grande Opera.
La pianta di quasi tutte le cattedrali gotiche, in genere costruite nei luoghi ritenuti sacri nel passato e legati al culto della Grande Madre, alcuni dei quali rivelatisi potenti punti energetici terrestri, ha la forma di una croce latina a bracci uguali che rappresenta i quattro cardini del cielo. Questo è, secondo Fulcanelli, un motivo per considerare le cattedrali edifici esoterici, la croce infatti "é il geroglifico alchemico del crogiuolo"; ed è nel crogiuolo che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in qualcosa di più elevato. Tutte le cattedrali hanno l'abside rivolto verso sud-est e la facciata rivolta a nord-ovest, mentre i transetti del braccio trasversale sono orientati lungo l'asse nord-est sud-ovest in modo che il fedele entrando guarda verso l'Oriente, la Terra Santa, luogo di nascita del Cristianesimo. A causa di questa particolare disposizione si verifica un giuoco di luci ed ombre sui rosoni del transetto. Il rosone settentrionale, non è mai illuminato dalla luce del sole, quello meridionale è illuminato a mezzogiorno, mentre il rosone principale del portale riceve i raggi del sole al tramonto. In modo che, come afferma Fulcanelli, sul frontone delle cattedrali gotiche, si succedono i colori dell'Opera, secondo un processo circolare che va dalle tenebre alla luce. Nel medioevo il rosone centrale veniva chiamato Rota, la ruota; chiaro riferimento al moto precessionale. La ruota è il geroglifico alchemico del tempo necessario alla cottura della materia filosofale.
Molti i labirinti incisi o dipinti su pietre o legno, o nelle suppellettili come il caso di un vaso etrusco; fra i più conosciuti quelli di Tintagel in Cornovaglia, Luzzanes in Sardegna, a Kom Ombo in Egitto, Naquane a Capo di Ponte in Lombardia, Oraibi in Arizona, Pylos nel Peloponneso. Numerosi quelli tracciati sul terreno e su manti erbosi: dalla forma caratteristica di Saffron Walden in Inghilterra, annoverato fra i pochi che avevano un albero al centro, ma che ha perduto il suo frassino, al Julian’s Bower, costruito su di un antico e misterioso sito nei pressi del villaggio di Alkborough. Particolare il labirinto di St Agnes nell’isola inglese di Scilly, dove sono state usate pietre per marcarne il tracciato, usanza comune nell’Islanda, Russia, Paesi Baltici, India e Arizona. Molti labirinti scandinavi sono stati trovati lungo il litorale certamente costruiti da villaggi di pescatori durante il medioevo.
Alcuni labirinti sono stati distrutti e smantellati da ladri perché creati con lastre d'oro o d'argento. Pochi quelli realizzati in opera muraria, fra questi il più famoso è quello di Creta, costruito, su ordine del re Minosse, dall'architetto ateniese Dedalo affinché servisse da prigione per il Minotauro, un mostro mezzo uomo e mezzo toro; non meno famoso quello attribuito a Porsenna che sembra sparito, inglobato nei sotterranei di Chiusi.
Un complesso sistema di gallerie percorre il sottosuolo dalla città di Sacsayhuaman fino a Cuzco; in pratica un vero labirinto di cunicoli dove si dice gli Inca nascosero il loro mitico tesoro. Nel 1923 fu organizzata dal governo una spedizione finalizzata alla ricerca di questa leggendaria ricchezza. Del gruppo incaricato di tale impresa rimase un solo superstite che raccontò di aver percorso innumerevoli gallerie piene di trappole mortali; del resto della spedizione non fu mai trovata traccia e le storie dell’unico sopravvissuto furono bollate come farneticazioni di un pazzo. Il governo dell’epoca fece addirittura saltare con la dinamite i punti d’accesso alle gallerie. Si narra inoltre che durante una funzione religiosa celebrata nella chiesa eretta sopra a quello che un tempo era stato il tempio del sole, i fedeli furono distratti da forti rumori provenienti dal sottosuolo. Sollevata una pietra del pavimento emerse un uomo con due lingotti d’oro fra le mani; l’uomo, prima di uscire di senno, dichiarò di aver percorso per giorni le intricate gallerie sottostanti. Cunicoli la cui reale esistenza fu accertata in occasione del terremoto che si abbatté su Lima. I crolli misero in luce numerose e lunghissime gallerie sotterranee che conducevano fino alla Cordigliera, molte di queste però erano crollate e non fu possibile stabilire con esattezza il loro intero percorso. Sono ancora lì in attesa di essere esplorate insieme a quelle che sembrano partire dalla città Inca scoperta nel 2001 e situata fra le montagne a 4500 metri di altezza e a trentacinque chilometri di distanza dalla prima strada battuta.
Ma esiste, o esisteva, un labirinto che si è perso nei suoi meandri?

Gli Egizi si cimentarono duemila anni prima di Cristo nella più grandiosa impresa architettonica della storia costruendo un labirinto vicino al lago artificiale Meride (2), alimentato dalle acque del Nilo a mezzo di una vasta rete di canali, anch’essi artificiali, capolavoro di ingegneria idraulica. Il Labirinto fu costruito in un periodo molto antico della storia egizia. Dalle cronache emerge che aveva 3.000 stanze equamente suddivise su due piani, uno dei quali era sotterraneo. Si estendeva su un’area totale di circa 70.000 metri quadrati. Il sistema di passaggi, cortili, stanze e colonnati del labirinto era talmente complicato e sconcertante che, senza una guida, un estraneo non sarebbe mai riuscito a trovare la strada per uscire. La maggior parte del Labirinto era immersa nell’oscurità più totale e si dice che alcune porte, quando venivano aperte, producevano un suono terrificante, simile al tuono. Dopo il declino dell’Egitto come potenza mondiale le gigantesche colonne di granito rosso, alcune delle enormi lastre di pietra e le pietre calcaree del Labirinto vennero trafugate e riutilizzate.
Sembra che il Labirinto fungesse da centro amministrativo da cui i re d’Egitto governavano il paese, ma probabilmente la sua vera funzione era religiosa. A nessun visitatore era concesso visitare le sale sotterranee, che contenevano sia le tombe dei re che quelle dei coccodrilli sacri. Attribuito a Amenemhet III (1842-1797 a.C.) (3), fu descritto da Erodoto come un ampio complesso di edifici collegati tra loro e circondato da un unico muro esterno. È opinione comune che Dedalo si sia ispirato al labirinto egizio per costruire quello di Minosse. Fu riscoperto sul finire del secolo scorso dall'archeologo Sir Flinders Petrie, il quale mise in luce i resti dei canali estesi su un'area di 350 per 280 metri; canali collegati sia al lago artificiale di Merida, sia alla piramide di Hawara, tomba di Amenemhet III.

Seguendo la descrizione fornita da Erodoto si scopre che il labirinto si trovava all’incirca nei dintorni di quella che è detta la città dei coccodrilli vicino al lago di Moeris:
"Ed io ho visto; è superiore a qualsiasi cosa si possa dire in merito; già le piramidi sono al di sopra di ogni possibile descrizione, ma il Labirinto vince il confronto anche con le piramidi. Vi sono infatti dodici cortili coperti, che hanno porte opposte tra loro e sono: sei rivolti verso nord e sei verso sud, contigui. Lo stesso muro li chiude tutt’intorno dall’esterno. Vi sono stanze in doppio ordine. Quelle a livello del suolo che ho visitato, attraversato e quelle sottosuolo, 3000 in numero, 1500 per ciascun ordine. Le stanze del piano superiore le ho viste io stesso e ne parlo quindi per averle visitate; invece quelle sotterranee non posso parlarne che per informazioni ricevute dato che mi è stata assolutamente vietata la visita, asserendo che c'erano solo le tombe dei re costruttori di questo Labirinto e i coccodrilli sacri. Accanto all’angolo del Labirinto vi è una piramide alta quaranta orge (4) sulla quale vi sono scolpiti animali di grandi dimensioni. Vi si accede da una strada sotterranea. Al centro del lago si elevano due piramidi. Ognuna si erge per circa 50 orge e la parte sotto le acque conta altrettanto. Sopra le piramidi si trova una statua colossale di pietra che siede in trono. Il soffitto dei locali è di pietra come le pareti piene di figure scolpite, mentre ogni cortile è circondato da colonne di pietre bianche connesse fra loro alla perfezione. Il tetto di tutte queste costruzioni è in pietra e così pure i muri ricoperti da iscrizioni."

E vediamo cosa dicono alcune fonti:

Per Diodoro Siculo il costruttore del labirinto sarebbe stato Mendes o Marrhos (5); ma parlando del lago Moeris, oggi Karun, situato all’imboccatura del labirinto, scriveva: "Re Moeris ha scavato un lago dell'utilità notevole, a un costo di lavoro incredibile. La relativa circonferenza, dicono sia 3600 stadi (640 chilometri), la relativa profondità indicata in 50 orge. Quante decine di migliaia di uomini devono essere stati impiegati e quanti anni sono occorsi per terminare il lavoro? Nessuno può lodare adeguatamente il disegno del re, che porta utilità e vantaggio a tutti gli abitanti nell'Egitto. Poiché la produttività del paese dipendeva dalla regolarità del fiume, il re ha scavato il lago per colmare l'acqua superflua, di modo che il fiume non dovrebbe, con la forte corrente, sommergere la terra e formare le paludi danneggiando i raccolti. Fra il fiume ed il lago ha costruito un canale 80 stadi in lunghezza e 300 piedi nella larghezza. Tramite questo canale, e la sua potente chiusa, ha immesso l'acqua del fiume, ed altre volte escluso, così fornendo ai coltivatori acqua ai tempi adatti aprendo l'ingresso e chiudendolo scientificamente e dispendiosamente. Non meno di 50 talenti sono stati necessari da chiunque desiderasse aprire o chiudere questa chiusa. Il lago ha continuato a rispondere alle esigenze degli Egiziani giù ai nostri giorni ed ha preso il nome dal relativo costruttore, ancora essendo denominando il lago di Moeris."

Strabone rimase profondamente colpito dalle gigantesche pietre poste davanti alle entrate e dai corridoi: "Corridoi coperti, molti e lunghi, che comunicano tra di loro con strade tortuose che s’intrecciano, così che senza una guida è impossibile per chiunque sia straniero poter trovare l’entrata e l’uscita di ognuno di quei cortili. È meraviglioso che il soffitto di ogni stanza consista in una sola pietra e che i passaggi siano coperti allo stesso modo, con monoliti di imponente formato, senza che vi sia impiegato né legno né alcun altro materiale da costruzione. Anche le pareti sono connesse tra loro con pietra di grandezza non inferiore. Nella parte finale una piramide quadrangolare con lati di quattro plettri e di uguale altezza, con la tomba di Ismandes (6)."

Erodoto parla di "re costruttori", per quale motivo quindi si attribuisce al solo faraone Amenemhat III la costruzione del labirinto?

Plinio Secondo descrive il labirinto nel 79 d.C. e lo situa nel distretto di Eracleopoli; indica nel re Petesuchus e in Tithoes chi lo ha commissionato e costruito, 3600 anni fa: "L’ingresso di pietra e formato da colonne provenienti da Paro, il resto dell’edificio è in pietra di grandi dimensioni di sienite. All’interno dei quaranta tempietti molte piramidi alte 50 cubiti. Per entrarvi si scendono 90 gradini" (circa 18 metri). Anche per Plinio il labirinto si trovava sulle rive del lago Moeris e collegato al Nilo a mezzo di un canale.
Oggi Al Fayum è un'oasi di fianco alla valle del Nilo, alimentata da un canale, il Bahr Yusuf, proveniente dal fiume a un centinaio di chilometri del Cairo. Nell’antichità le piene trasformavano l’area in zona palustre, dalla vegetazione lussureggiante, regno dei coccodrilli. I primi a rendere abitabile il Fayum furono i faraoni della XII dinastia.

Fanno parte della regione molti siti:

- Hawara, dove si trova la piramide di Amenemhet III e, secondo gli archeologi, il labirinto. La prima ha perso il rivestimento di calcare e del secondo restano solo frammenti delle colonne di granito. Fa bella mostra di sé un cartello che recita: " The Labirinth - The area about 505M X 244M - Stone built - 3000 rooms - Built by Amenemhat III" (7). Intorno solo sabbia, poco distante il paese di Hawara e la famosa piramide di mattoni, consumati dal tempo; nessuna pietra megalitica o resti di colonne, nessun segno di costruzioni che possano oscurare le piramidi.

- A 25 Km a nord di El Fayum si trova il lago di Birkit Qarun, che per molti archeologi è il lago Moeris, chiamato Lamares da Manetone. Ma a detta dei geologi presso la piramide di Hawara non vi è mai stato alcun lago, la piramide di Amenemhat III, "come tutte le altre della XII Dinastia, era costruita in mattoni di fango, crudi con un rivestimento di calcare esterno", se fosse stata al centro di un lago si può benissimo immaginare cosa sarebbe accaduto.

- Medinet el Fayum, luogo dell'antica Shedet, sede del culto del dio coccodrillo Sobek, per questo chiamata dai greci Croccodillopoli, prima che i Tolomei la rinominassero Arsinoe.

- Petrie scoprì presso il villaggio di El Biyahmu il luogo delle due colossali statue di Amenemhat III seduto. Vi sono ancora le rovine dei piedistalli con i quali i due giganti dovevano superare i diciotto metri d'altezza e si suppone che sorgessero in un cortile presso la sommità di una diga. "Nel mezzo del lago (di Meride) si alzano due piramidi che dall'acqua emergono cinquanta orge, sia l'una sia l'altra e altrettanto misura la parte che è stata costruita sotto il livello dell'acqua; sopra ciascuna delle due piramidi c'è un'enorme statua seduta in trono" (Erodoto).

- All'estremità occidentale del lago Karun si trova Kasr Karun; un vasto campo di rovine dove è stato restaurato un tempio di epoca tarda.

- Sulla riva destra del Bahr Yusuf, El Lahun in egiziano "Rohenty" che significa "la bocca del coccodrillo", c’è il canale derivato dal Nilo che finisce nella depressione del Fayum. Vi dovevano essere le chiuse "con cui gli architetti regolano l'entrata e l'uscita dell'acqua" del lago Meride che, come scrive Strabone: "per la grandezza e profondità è capace di contenere il soverchio delle acque dello straripamento del Nilo, sicché non si diffondano per le abitazioni e sui campi coltivati; poi quando il fiume rientra nel suo letto manda fuori per due bocche l'acqua di cui è gonfio mantenendo così un'utile irrigazione".

- Il sito di Eracleopoli è ubicato sulla riva destra del Bahr Yusuf, vicino al villaggio di Ihnasya el Medina e vi si trovano resti del tempio di Herishef, dio locale a testa di ariete, identificato con Eracle in epoca classica.

Interessante il resoconto dell’accompagnatore di Strabone pubblicato nella "Guida alla civiltà dell'Egitto Antico" di Francesco L. Nera, ed. Mondadori: "A sera giungemmo in Arsinoè, città situata tra il Nilo e un gran lago detto Moeris. Due canali lo uniscono al fiume, e chiuse sono state costruite alle due bocche per trattenere le piene e restituire l'acqua nelle siccità. Strabone si è affrettato a informarsi della lunghezza e della portata di queste vie d'acqua, poiché tiene molto, al solito, alla precisione delle notizie da includere nel suo libro. Sihmet ha qui dei parenti, presso cui siamo molto confortevolmente alloggiati; cena e conversazione si prolungano fino a tarda notte per la grande curiosità che i nostri viaggi destano in questi ricchi ma sedentari egiziani. Anch'essi suscitano la nostra, con la descrizione delle immani costruzioni che i loro antenati hanno eretto anche in questa zona, e che abbiamo qua e là intravisto dal fiume. Andremo tra poco a visitarne una, la maggiore di questa città, detta Labirinto, alla cui estremità si erge una piramide, sepolcro del faraone Ammenemhat, antichissimo conquistatore di Sichem e venerato come dio. Due delle molte grandi statue che si scorgono nei pressi del lago, gli sono dedicate. La visita al Labirinto, una costruzione immane, anche se ora un po' rovinata, ha messo Strabone nello stato d'animo agitato che per lui si accompagna alla scoperta: non la finiva più di andare avanti e indietro, misurando e annotando, assillando di domande chiunque gli capitasse a tiro, soprattutto i sacerdoti. Ne circola un gran numero, impettiti e pieni di sussiego, nelle loro gonnelle bianche e oro, con una pelle di pantera sulle spalle (8). Sotto il grande colonnato, e più ancora all'interno, c'è un delizioso fresco, che rende gradevole trattenervisi, nonostante la lugubre destinazione delle innumerevoli camere dei piani ipogei: sono le sepolture degli antichi re e dei sacri coccodrilli. Ma a loro è proibito accedere; noi ci siamo aggirati per quelle altrettanto innumerevoli del piano superiore. Fortuna che Sihmet, e più ancora il suo parente, conosce bene il posto, altrimenti ci saremmo persi dietro Strabone, e non ci sono Arianne, in Egitto! Anche se m'intendo poco di architettura, ho apprezzato al primo sguardo l'armonia del vasto portico e la grandiosità delle 12 sale parallele, tutte in bella pietra calcarea."

Miti e leggende, racconti, cronache e storie, scoperte archeologiche, o deduzioni di alcuni archeologi, quanto di vero o di falso non è dato sapere, ma certo un lago così vasto, una costruzione a quanto pare megalitica, piramidi e statue colossali situate sulla loro sommità non possono sparire nel nulla senza che alcuno ne ritrovi traccia. Può essere che la sabbia del deserto sia il custode geloso di tali meraviglie e di chi sa quant’altro. Non rimane che chiudere con quanto asserito da Sanconiatone, storico fenicio vissuto oltre tremila anni fa; egli scrisse che fin da sempre siamo abituati ad ascoltare racconti falsati e il nostro spirito, imbevuto nei secoli di pregiudizi, veglia sulle "fantastiche fandonie" in modo tale che, alla fine, "la verità appare incredibile e la falsità vera".

Note:
1. "...creando zone alternate di mare e di terra. Le une concentriche alle altre; ve ne erano tre di terra e tre d’acqua, circolari come se lavorate al tornio, avendo ciascuna la circonferenza equidistante in ogni punto dal centro...".
2. Nome antico del lago Karun, Birkat Qarun, di 230 chilometri quadrati, a circa 80 chilometri del Cairo. La dimensione del lago molto è ridotta rispetto a quella descritta dai viaggiatori antichi. Crocodilopolis era la città principale sul lago e residenza Tolemaica. Gli impianti antichi di irrigazione sono stati scavati verso la fine degli anni 20.
3. Può essere considerato l'ultimo grande sovrano della XII Dinastia che ereditò un regno ricchissimo, il suo dominio fu pacifico e durò almeno 46 anni. Il faraone pose una particolare attenzione allo sviluppo dell'area del Fayum; in questo luogo egli edificò un tempio dedicato al dio Sobek e fece erigere due gigantesche statue che lo rappresentavano. Fece iniziare la costruzione a Dashur di una piramide di mattoni che aveva una base di 104 metri quadrati, conosciuta come la piramide nera; il suo Piramidion, di granito nero di un metro e quaranta si trova al Museo del Cairo. Verso il quindicesimo anno i lavori furono però abbandonati sia a causa dei cedimenti del terreno, sia perché il re decise di trasferire il proprio complesso funerario ad Hawara, nel Fayum, dove diede ordine di farne erigere un’altra alta 106 metri, secondo Erodoto di 71 metri e per Strabone di 120 metri. Ai piedi della nuova piramide si trovava l'immenso tempio funerario, che era probabilmente il celebre Labirinto descritto da Erodoto.
4. L’orgia è la misura che si ricava allungando le braccia e stendendo le dita, mediamente un metro e settanta.
5. Marrhos viene indicato con Amenemhat III.
6. Conosciuto anche come Mendes viene identificato nel costruttore del labirinto e dell’Oseiron. Neville, archeologo, ha riscontrato alcune similitudini fra il tempio della valle a Giza e ha concluso che sono stati edificati nella stessa epoca.
7. Il Labirinto - l’area di circa 505 X 244 miglia - costruito in pietra - 3000 camere - costruita da Amenemhat III.
8. Come raffigurato nella tomba di Huy, dove è visibile la pietra "Ben Ben", che emerge in un giardino di palme nel cui sottosuolo vi sono rappresentati ambienti sovrapposti con all’interno forme tubolari simili a silos missilistici e pareti adornate con pelli di leopardo.


									

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