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ARCHEOLOGANDO...


IRAQ: MESOPOTAMIA DEL SUD, LA TERRA DI SUMER

di Mauro Paoletti
per Edicolaweb

[Ricostruzione delle Ziggurat di Nabonidus e di Ur - 50K .jpg] [Ziggurat di Uruk - 38K .jpg] [Ziggurat di Ur - 35K .jpg] [Ziggurat di Cioge Zambil - 25K .jpg] [Tavoletta sumera - 43K .jpg] [Tavoletta sumera - 51K .jpg] [Codice Hammurabi - 43K .jpg] [Scavi ad Ubaid - 46K .jpg] [Ziggurat di Dur Kurigalzu e Dur Utash - 44K .jpg] [Statuette di Ubaid - 37K .jpg] [Samara: Torre elicoidale - 30K .jpg] [Dio Anunnaki - 42K .jpg] [Hatra: Tempio ellenistico - 32K .jpg]
 

[Planisfero babilonese - 14K .jpg] [Stendardo di Ur - 60K .jpg] [Stendardo di Ur: particolare - 42K .jpg] [Assour: porta di Tahira - 28K .jpg] [Muraglia di Ninive - 22K .jpg] [Ninive: Porta di Nergal - 27K .jpg] [Babilonia: muri con leoni  - 50K .jpg] [Babilonia: ricostruzione - 46K .jpg] [Babilonia: porta di Ishtar - 43K .jpg] [Ricostruzione Babilonia: al centro la porta di Ishtar - 42K .jpg] [Babilonia: porta di Nabucodonosor - 29K .jpg] [Leoni alati con testa umana - 31K .jpg] [Leone sui muri della strada che portava dalla porta di Ishtar alla Torre - 54K .jpg] [Leoni alla porta di Ishtar - 27K .jpg] [Il Sirrush, drago di Marduk - 42K .jpg]
 

[Ricostruzione Babilonia con Torre Babele - 46K .jpg] [Arco di Ctesifonte a Taq Kisra - 43K .jpg] [Stele Hammurabi: particolare - 38K .jpg] [Stele Hammurabi - 23K .jpg] [Cartina dei Siti archeologici - 44K .jpg]
 

Fino a pochi decenni orsono solo le parole contenute nella Bibbia parlavano di una terra compresa fra due fiumi, popolata da favolose città con splendidi palazzi, ricchezze immense, eserciti agguerriti, che idolatrava divinità pagane.
Una terra che, al contrario, appariva piatta, priva di statue e templi, visibili testimonianze del suo glorioso passato; vi erano solo colline dalla sommità piana e ripidi pendii sparsi qua e là, dove i beduini sostavano con i loro cammelli, ignorando, quali fedeli seguaci di Allah, le descrizioni riportate nel Vecchio Testamento che narravano delle città su cui ricadde l’ira del Signore, dei loro tiranni, degli anni di cattività degli ebrei e della collera di Geova, contenuta nelle coppe che sette angeli riversarono nelle acque dell’Eufrate.
Si tratta della terra di Aram-Nacharaim, la Mesopotamia, dove oltre 5.000 anni fa, tra il Tigri e l’Eufrate, nacque la prima cultura agricola e una civiltà che ha fornito all’umanità la prima forma di scrittura. Strani segni cuneiformi che furono scambiati dai primi archeologi per tracce lasciate dagli uccelli sul fango umido.
La terra di Sumer e di Akkad, di Assur che comprende due regioni: a nord la Giazira e a sud l’Iraq.
Secondo le testimonianze storiche dei Sumeri e dei Babilonesi la loro tradizione vanta origini risalenti a prima del diluvio universale. Vengono elencati un gran numero di re preistorici, vissuti prima e dopo tale catastrofe, attribuendo ai loro regni una durata ufficiale complessiva di ben oltre centomila anni.
In seguito alle scoperte archeologiche il territorio è considerato la culla della civiltà Sumero-Accadica che per tremila anni ha influenzato le altre popolazioni storiche del Medio oriente.
L’abbondanza delle acque conferì a questa zona un alto valore agricolo adatto per la coltivazione dei cereali; oggi frumento e orzo si alternano a mais, miglio e riso.
L’agricoltura, già presente nelle valli montane, a nord dell’iraniana Kirkuk, si diffuse nei bacini fluviali della pianura mesopotamica grazie ad un sistema di canali e attraverso la bonifica delle paludi realizzata dai popoli che scesero dalle montagne dell’Iran e dell’Asia Minore.
Intorno al 4000 a.C. appaiono a nord due stili pittorici e scultorici di fine levatura; quello di Tell Halaf e quello di Samarra, che riproducevano i motivi della natura in forme geometriche. I lavori di Tell Halaf si distinguono per la doppia ascia, le teste di toro, rosette e "croci di Malta"; lo stile di Samarra presenta la caratteristica "croce uncinata" intorno alla quale spesso si notano alcuni animali schematizzati.
La regione era nota nell’antichità per le sue spettacolari Torri-Tempio: le Ziggurat.
Diodoro Siculo riteneva fossero osservatori astronomici visibili al di sopra delle nubi di sabbia causate dalle tempeste.
Per Strabone, le ziggurat erano il monumento sepolcrale, vuoto, innalzato in onore del dio Marduk, il re degli Dèi. Sull’ultimo piano veniva posto un tempietto per accogliere il Dio quando scendeva dal cielo; cosa molto frequente secondo le credenze di quel popolo.
Spesso la figlia del re si univa in matrimonio con un dio, di solito "Sin" dio lunare, in una cerimonia che si svolgeva all’interno di un tempio con lo scopo di assicurare la fertilità della terra e degli uomini e dava inizio alle feste del nuovo anno.
Attraverso i resoconti sembra che gli Anunnaki maschi e femmine si unissero con mortali dando vita a semidei.
Anche Erodoto, descrivendo la Ziggurat di Babilonia, racconta di questa usanza: "In cima alla torre un grande letto con accanto una tavola d’oro. Non si vedono statue. Nessuno vi passa la notte a meno che non si tratti di una donna scelta dal dio, come dicono i Caldei sacerdoti di questo dio. Il dio in persona viene nella cella e riposa nel letto."
Per i Sumeri gli Dei scendevano fra gli uomini; mettendosi spesso al loro livello e condividendo la loro vita.
Le ziggurat divenivano così l’approdo usato dagli Dei per scendere dal cielo nella loro dimora terrena.

L’archeologia, attraverso i suoi pionieri, ha reso nota al mondo la storia e la cultura dei popoli che abitarono la Mesopotamia.
Gli scavi condotti a Uruk, oggi Warka, chiamata "Erech" nella Bibbia, indicano il luogo ove venne eretta la prima Ziggurat, dedicata ad Anu il padre degli Dèi, il Giove greco, sopra una terrazza di dodici metri, sovrapponendo più piani costituiti di mattoni. Le mura di questi templi avevano esternamente sporgenze e rientranze ripetute anche all’interno in modo da ricavare ambienti laterali.
Le ziggurat avevano una struttura costituita da mattoni di argilla, mescolata con paglia tritata, essiccati al sole ed erano rivestite con mattoni cotti, legati assieme con bitume, facilmente reperibile e usato anche come legante sia per i rivestimenti, sia per le imbarcazioni fluviali.
In pianura, per erigere le ziggurat, data la ricchezza di canneti, si adoperavano canne intrecciate nei muri e inserite ogni otto strati di mattoni.
La costruzione di questi monumenti richiedeva una notevole mano d’opera e chiunque abbia tentato l’impresa di ricostruzione si è dovuto arrendere, compreso Alessandro Magno.
Per costruire tali edifici si considerava anche la quantità di piogge che potevano cadere nella zona e si creavano apposite condutture attraverso le quali scolavano le acque piovane in modo da impedire il disfacimento dei mattoni. Ad Ur, Nabucodonosor si accorse che la costruzione di Borsippa stava crollando perché le condutture d’acqua non erano state ben collocate.
Alcune ziggurat racchiudevano simbologie, come quella di Ur, dove era presente uno strato nero e uno superiore rosso, quasi a simboleggiare le tenebre e la luce. Con la loro altezza e la loro maestosità ricordavano la potenza degli Dèi. Ogni città ne aveva almeno una con piani che variavano da tre a sette.
Maestosa anche la Ziggurat di Cioge Zanbil, nell’Elam, a 50 Km. da Susa; composta di cinque piani, alta 50 metri, con stanze interne ricavate dallo spessore delle mura.
Il mondo è venuto a conoscenza dell’esistenza della civiltà, della cultura, degli usi e delle credenze dei popoli che hanno abitato la regione, attraverso la decifrazione dei caratteri cuneiformi impressi sulle tavolette d’argilla (foto 1 e foto 2), di cui la valle mesopotamica era ricca e dei sigilli rinvenuti nel corso degli scavi archeologici.
Sull’argilla ancora molle venivano incisi i caratteri con uno stilo di canna, poi la tavoletta veniva cotta nel forno, in modo da sfidare i secoli e portare fino a noi il passato dell’uomo. Sono arrivate fino a noi oltre mezzo milione di tavolette contenenti nozioni di carattere amministrativo e giuridico, lettere private e pubbliche, opere religiose, descrizioni di pratiche magiche, argomenti mitici e letterari. Cronache storiche e trattati diplomatici furono rinvenuti, in tempi successivi, anche fuori della Mesopotamia; a Bogazkoy in Turchia e a Tell el Amarna, in Egitto, negli archivi dei templari, in quelli religiosi e fra i documenti dei palazzi reali.
Accuratamente ricopiate, conservate, classificate, inventariate, dalle quali si deduce un amore innato e un interesse per il passato. La biblioteca di Assurbanipal ne è la testimonianza più evidente. La sua documentazione ha contribuito a creare gli strumenti di lavoro degli studiosi moderni. Numerosi i testi di carattere economico, con elenchi di somme dovute, canoni di affitto, spese, inventari, liste di impiegati, evidenziano la struttura socio economico del paese.
Vengono considerati soprattutto i codici di leggi come quello di Hammurabi, di Bilalama, di Eshnunna e il codice Assiro. Atti privati, verbali di processi civili e penali, schemi cronologici che ordinavano la storia umana sono stati utilizzati per ricostruire le vicende dei popoli.
Cronache di famose epopee che hanno rappresentato l’anello di congiunzione tra mito e storia; fra le più note quelle di Gilgamesh, Atehasia, Etana, Adapa che pongono in rilievo il destino dell’uomo.
Di grande interesse l’epopea della Creazione, l’Enuma Elish, ovvero "quando in alto".
I riti magici si fondono a quelli religiosi, si trasformano in una scienza per conoscere il futuro, attraverso l’osservazione di ogni fenomeno, dagli astri, dai fenomeni atmosferici, dalle viscere degli animali sacrificati. Niente può avvenire casualmente sta all’uomo di interpretare i segni premonitori.
In seguito tutti i popoli hanno attinto dalla cultura sumero accadica, dall’Anatolia al Caucaso, dagli Ittiti ai Mitanni, dalla Siria all’Egitto fino ai Fenici, ai Greci e agli Etruschi e da questi ultimi attinsero, infine, i Romani.

Rimane un mistero l’origine dei sumeri; il nome deriva da Shumer, o Sumer, forma accadica di Kengir che significa "paese coltivato". Si presume siano popoli provenienti dagli altopiani iraniani, dalle terre della cultura Ubaid, le cui caratteristiche statuette, rappresentanti esseri dalla testa di serpente, sono poi divenute le raffigurazioni degli Dèi sumero babilonesi (vedi articolo: "Le ALF di 15.000 anni fa").
Infatti i reperti archeologici legano i Sumeri all’Iran e la letteratura li indica provenienti dal mare, ma è stato notato che i nomi delle loro città non hanno un senso nella lingua sumera mentre presentano analogie con i nomi delle città della cultura Al-Ubaid, detta anche Ubaid. Probabilmente tale cultura si mescolò con le popolazioni della zona come i Subarei e i popoli di lingua semitica. Gli studiosi hanno notato che le parole usate per l’agricoltura, la fabbricazione della birra, del cuoio e per le costruzioni non sono sumere; quelle per la navigazione, allevamento, scultura educazione, diritto risultano tipicamente sumeriche, mentre sono di origine semitica quelle per la designazione della classi sociali e militari.
L’arrivo dei sumeri coincise con il sorgere delle "città Stato" in prossimità dell’Eufrate e del canale che lo univa al Tigri: Adab, Umma, Lagash, Kish, Shurupak, Uruk, Sippar, Akkad, Kish, Nippur, Larsa, Ur, Eridu furono le città più importanti. Dietro le loro mura vennero gettate le basi delle future civiltà fino a luoghi come le terre di Hatti, dei Mitanni, di Canaan, nel regno di Urartu, nell’Assiria e nell’Elam.
Erano città con imponenti complessi templari che sottolineavano l’importanza dell’elemento religioso e clericale.
In seguito, nel 2700 a.C., periodo dell’epopea di Gilgamesh, la casta sacerdotale lascerà il passo alla monarchia.
Nel 2500 a.C. le città saranno unificate da Sargon di Accad.
Verso il 2050 a.C. sotto il regno di Uruk, re Utu Khegal, iniziò un nuovo sviluppo economico e culturale. Lagash conobbe il suo apogeo.
L’apice del regno di Sumer si raggiunse con la terza dinastia di Ur con il re Nammu. Furono intraprese opere di restauro, canalizzazioni per l’agricoltura e il commercio, venne fortificata la città e fu promulgato il primo codice di leggi.
La potenza di Sumer continuò sotto Shulgi e Annar Sin, poi la terza dinastia sparì a causa dell’invasione degli Amurriti e degli Elamiti.
La civiltà sumera è affiorata quando i ricercatori studiando i Persiani si accorsero che vi erano radici culturali precedenti a quella civiltà. Iniziarono quindi a decifrare le iscrizioni degli Achemenidi, il popolo cui apparteneva Ciro, e scoprirono che erano state redatte nella stessa scrittura presente su alcuni manufatti rinvenuti nella terra compresa fra il Tigri e l’Eufrate. Gli scavi intrapresi presso Mosul portarono alla luce magnifici palazzi e una piramide a gradini chiamata ziggurat, iscrizioni cuneiformi che parlavano di quel luogo come Dur Sharru Kin e indicavano il suo re nella persona che la nostra storia conosce come Sargon II. La ziggurat era indicata come la "scala per salire in cielo", fatto che richiama il "Djed" egizio, lo "Zed", anch’esso inteso come mezzo per ascendere al cielo.
La costruzione della città non aveva richiesto più di cinque anni, cosa stupefacente per quei tempi.
Sir Henry Layard scavò in un sito che gli abitanti chiamavano Kuyunjik e rese al mondo Ninive capitale dall’Assiria durante il regno di Sennacherib, Esarhaddon e Ashurbanipal. Palazzi e opere superavano quelle fatte erigere da Sargon. Condusse scavi anche a Nimrud centro militare.
Venivano restituiti alla storia i regni Assiri e Babilonesi e gli episodi biblici trovavano un riscontro. Migliaia di iscrizioni cuneiformi riportavano all’uomo leggende, cosmologie, cronache, poemi epici, annali dei templi, avvenimenti storici e altro. Ma le tavolette indicavano che erano state copiate da originali antichi lasciati da un regno chiamato Akkad che aveva il suo Sargon, signore di Akkad e di Kish. Per la Bibbia era Nimrod signore di Kush che "sconfisse Uruk e ne abbatté le mura, sottomise l’intero territorio da Lagash fino al mare".
Anche Ur era menzionata nella Bibbia quindi, alla Royal Asiatic Society, fu osservato che i nomi non erano semitici e tanto meno indoeuropei. La scrittura usava segni che non erano sillabe fonetiche e indicavano significati precisi; era così esistito un popolo che usava una scrittura simili ai geroglifici egizi.
Nelle rovine di Ninive, fra i resti di quella che era stata la biblioteca di Ashurbanipal, vennero trovate alcune tavolette che terminavano con una strana frase: "lingua di Shumer non cambiata". Assurbanipal asseriva di essere in grado di leggere le tavolette scritte in shumerico. Il libro della Genesi cita che le città reali di Babilonia e Akkad ed Erech si trovavano nella terra di Shin’ar, termine biblico di Shumer, ribattezzato in seguito da Jules Oppert in Sumer da cui Sumero. Le tavolette con lunghe colonne erano dizionari accadico sumeri compilati in Assiria e Babilonia; per cui facilmente si decifrarono gli scritti sumerici.
Dal 1877 al 1933 furono condotti i primi scavi nel sito di Lagash e, insieme ai reperti, riaffiorò tutta la scienza e la conoscenza di Sumer.

Ai Sumeri viene attribuita l’invenzione della scrittura e quindi della stampa a caratteri mobili. Con la scrittura nacquero le prime scuole dove si apprendevano svariate scienze. La vita sociale era regolata da leggi raccolte in codici, infatti, il primo compito di un re era quello di assicurare la giustizia al paese.
Esisteva un sistema matematico avanzato chiamato sessagesimale, basato sul numero 60, che consentiva di dividere in frazioni, moltiplicare fino a vari milioni, calcolare radici quadrate, elevare a potenza; un sistema che ha fornito il concetto di "posizione", di "posto", e di conseguenza la possibilità di determinare un dato valore a seconda della "posizione" occupata. Un testo fornisce una serie matematica il cui prodotto finale è espresso dal numero 195.955.200.000.000.
A questa civiltà si deve la divisione del cerchio in 360 gradi, del giorno in 24 ore e il calendario.
Dividevano l’anno in dodici mesi lunari corrispondenti a 364 giorni e aggiungevano altri undici giorni per ricavare l’anno solare, in modo che ogni diciannove anni i due calendari coincidevano.
Conoscevano il ciclo della precessione degli equinozi di 25.920 anni e di conseguenza lo zodiaco di dodici segni di 30° ognuno.
Ricordiamo che il numero corrispondente a cinquecento cicli professionali, ossia 12.960.000 cioè 3600x3600 anni necessari a Nibiru per percorrere la sua orbita (vedi articolo: "Il Pianeta ritrovato"), pone una domanda a cui l’umanità non sa rispondere: come ha potuto annotare un ciclo di 25.920 anni una civiltà che, secondo la scienza ufficiale, è vissuta solo per duemila anni?
Stabilirono l’orbita della Luna con 0,04 secondi di errore rispetto a quello dei nostri astronomi.
Divisero il cielo in tre parti, la "Via di Enlil" a settentrione, la "Via di Anu" al centro e la "Via di Ea" al meridione.
La cultura sumera testimonia l’uso del tornio e i vasi di argilla, tecnicamente perfetti, ne sono la prova.
Fra le sculture spiccano statuine femminili nude e tori, simbolo del dio lunare.
Viene perfezionato l’intaglio della pietra, si producono sigilli a stampo ad intaglio negativo, attraverso i quali verranno trasmesse storie e documenti.
Vasi, terrecotte e ceramica erano fabbricati con l’uso dei forni e questa invenzione portò alla lavorazione dei metalli. Questi venivano reperiti, triturati, fusi e raffinati attraverso un sapiente uso di fornaci e una avanzata tecnologia metallurgica che permetteva di ricavare leghe di rame, bronzo e di altri metalli.
Bisogna sottolineare che per produrre il bronzo occorre miscelare il rame e lo stagno in un rapporto preciso per ottenere una buona lega, il bronzo sumero era costituito dall’ottanta per cento di rame e il quindici per cento di stagno. Quest’ultimo non esiste allo stato naturale e si ricava dalla cassiderite mediante un processo particolare. Sicuramente la tecnologia per produrlo era stata donata loro da qualcuno e dato che in lingua sumera lo stagno era chiamato AN.NA, "pietra celeste", è chiaro il riferimento ad un dono degli dèi.
La Mesopotamia abbondava di combustibili che fornirono a Sumer bitumi e asfalti, i prodotti del petrolio affioravano alla superficie e venivano usati come materiali per la costruzione, l’impermeabilizzazione, la calafatura, la pittura e la cementatura. Si raggiunse un avanzato livello anche in chimica ricavando una vasta varietà di vernici, pigmenti e pietre preziose artificiali.
Gli scheletri rinvenuti nelle tombe mesopotamiche presentavano segni d’interventi di alta chirurgia. Avanzata anche la scienza farmaceutica; le medicine venivano prodotte con vegetali e minerali mescolati con liquidi e solventi adatti.
Rinomata l’industria tessile e dell’abbigliamento; un successo l’agricoltura, grazie alle acque ed a un sistema di irrigazione. Prosperavano l’albicocco, la ciliegia, lo zafferano, cipolle, fagioli, cetrioli, cavoli, lattuga, lenticchie, ingredienti comuni della dieta degli abitanti. Dai cereali veniva ricavata la farina con la quale si ottenevano pani, azimi, pasticcini; dall’orzo si ricavava la birra. La pastorizia era di alto livello e così la pesca.
I Sumeri erano anche dei navigatori; si servivano dei due grandi fiumi e dei canali artificiali e anche del mare. Oltre cento erano i termini per indicare i diversi tipi di navi.
I trasporti via terra videro l’avvento della prima ruota.
Molto sviluppate le arti, lo spettacolo e la musica che, al contrario di quanto si è sempre pensato, ebbe proprio origine in quella terra.
Deleteria eredità la superstizione e le sinistre manifestazioni di stregoneria.
Nelle case dei sumeri il portale era costituito con mattoni disposti ad arco, mentre nell'architettura europea l’uso dell’arco fu conosciuto solo dopo le conquiste di Alessandro Magno.
Ma i Sumeri da dove provenivano?

Le indagini ci conducono nel Kurdistan verso il 9500 a.C. a Tell Abu Hureya, dove il materiale rinvenuto ha rivelato la prima forma di coltivazione di orzo, frumento e segale. Sono state scoperte pietre da macina, mortai e pestelli; resti di cani, capre, pecore datati dal 8000 al 6000 a.C. a significare che si praticava l’addomesticamento animale.
Tracce di depositi di rame e l’uso di strumenti fabbricati con tale metallo sono state individuate a Jarmo, nel Kurdistan iracheno. Nella zona venne sviluppata una propria scrittura e una produzione di ceramica datata intorno all’8000 a.C. La fase improvvisa di evoluzione tecnologica sembra sia stata stimolata da fattori esterni ancora sconosciuti. Ma quella cultura prevalse sulle altre popolazioni della zona ed emerse con il nome di Tell Halaf dal sito lungo il Khabur.
Grazie alla scoperta di due archeologi nello Zab Maggior, venne scoperta una caverna, quella di Shanidar, ove apparivano sedici livelli di insediamenti che ci trasportano indietro di almeno centomila anni.
I depositi organici, di animali rinvenuti e deliberatamente sacrificati, sono databili a 10.870 anni fa. Chiara prova del "culto dell’avvoltoio" tra le alture del Kurdistan.
Le ricerche hanno portato a scoprire, nel 1983, presso il villaggio di Chemchemal, insediamenti risalenti al 6750 a.C. che hanno evidenziato la vita di tutti i giorni degli abitanti, sottolineata dall’uso di cucchiai per mangiare, aghi di osso, fusi di pietra, coltelli e lame di ossidiana estratta intorno a Nemrut Dag, sito limitrofo al lago di Van.
Sono state estratte 5.500 statuine che rappresentano vari animali ma anche volti allungati, con labbra sottili e con occhi di stile asiatico, che ricordano i volti serpentiformi del periodo Ubaid.
La connessione tra Jarmo e il lago Van divenne certa. Un collegamento ai Vigilanti, individui altissimi, dalla pelle chiara come l’avorio, capelli bianchi e volti di vipera. Esseri che si erano stanziati nella zona, forse per accoppiarsi "con le figlie degli uomini", fornendo in cambio conoscenza riguardo all’agricoltura, alla metallurgia, all’astronomia.
Verso il 5000 a.C. la cultura Ubaid inizia a crescere nelle pianura dell’Iraq a nord di Ur. Molto di quanto venne apportano è certamente l’eredità di un’altra precedente cultura nota come quella di Samara, che fu alla base della fondazione di Eridu, una cultura che vedeva in Enki il dio primordiale, ma è anche l’inizio dell’insediamento nella pianura fra il Tigri e l’Eufrate, l’inizio della civiltà sumera.
Un’ulteriore conferma di questo proviene dalla ricerca dell’ubicazione del giardino dell’Eden.
La Genesi biblica parla di quattro fiumi, fra cui il Tigri e l’Eufrate, che irrigavano il Paradiso perduto: l’Eden. Il luogo ove Dio, Geova, il Signore degli Eserciti, creò Adamo ed Eva.
"Poi il Signore piantò un giardino a oriente, nella regione di Eden e vi mise l’uomo che egli aveva plasmato. Fece spuntare dal suolo alberi di ogni specie. Nel mezzo del giardino piantò due alberi: l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male. Nell’Eden scorreva un fiume che irrigava il giardino e poi si divideva in quattro corsi."
Il vocabolo Eden significa secondo gli ebraisti, "piacere", "delizia"; ma l’origine della parola è accadica e il vero significato è "gradone", "terrazza" agricola.
Il fiume che nella Bibbia si divide in quattro corsi origina il Pison, il Ghicon, l’Hiddekel e Eufrate che attraversa il Kurdistan turco, la Siria e l’Iraq. Il giardino si intende a oriente di Gerusalemme, quindi nella terra di Senari, indicata nella Bibbia come Shinar. Due dei fiumi hanno la sorgente nei monti del Kurdistan: lo Zab Maggiore e l’Araxes. Siamo vicini alla terra di Urartu nei pressi del lago Van.
Secondo i curdi i quattro fiumi erano l’Eufrate, il Tigri, lo Zab e l’Araxes, ed era fra i primi due che si trovava l’Eden biblico. Sono i fiumi che corrono intorno al lago di Van ove si innalza il Nemrut Dag, conosciuto come Nimrod che era pure il nome di un potente re della terra di Sennar; un gigante che costruì la Torre di babele.
Il Nemrut Dag è anche un grande vulcano inattivo di 2900 metri con un cratere di un chilometro di diametro, usato in passato dai curdi come nascondiglio. La lava eruttata dal vulcano ha alzato una diga che ha formato il lago di Van. Non è il solo vulcano in quel territorio, l’Ararat Maggiore è un altro. Per questo si pensa che l’Eden sia sepolto sotto la lava dei vulcani.
Enoch parla che il paesaggio intorno al Paradiso mostrava "una catena montuosa di fuochi che bruciavano giorno e notte".

A questo punto apriamo gli altri scenari che la ricerca e la storia ci offrono.
Per quanto riguarda la parola Kengir, che indicava Sumer, bisogna specificare che tale parola in sumero si scrive "Ki.En.Gir", che significa "Terra dei Signori dei razzi" e anche "Terra dei guardiani". Un legame con la parola egizia "Neter", "Ntr", vocabolo con il quale gli egizi indicavano gli dèi. Il segno pittografico usato per indicare la parola "Gir", era in pratica simile ad una punta di freccia, il cui interno era diviso in settori, e provvista di una piccola coda. Tale segno, posto dopo quello che veniva usato per la parola "din", assume una forma che somiglia ad un razzo. In semitico si indica con "Shem", che significa "nome". Ma il "nome" non può "raggiungere lo Zenit del cielo". Al contrario un oggetto può compiere l’azione descritta. Inoltre il ritrovamento di sculture dove è raffigurato un dio all’interno di una camera a forma di razzo, visibili anche nel Museo dell’Università di Filadelfia, facilita l’interpretazione del significato; di conseguenza lo "Shem" è un "razzo". Quando si fa riferimento ai Nefilim, ai Veglianti e agli Anunnaki, come il popolo degli Shem, si vuole indicare il "popolo dei razzi" (vedi articolo: "Angeli, dei o demoni").
Ma c’è di più. "Din.Gir" era il nome dato dai sumeri agli dèi, "i puri dei razzi", da cui "E.Din", la "casa dei puri". L’"E.din" che diviene "Eden", il paradiso, la dimora degli dèi, il luogo ove saranno creati gli uomini da Ninti, la dea delle nascite (vedi articolo: "Gli Elohim: religioni, miti e leggende a confronto").
Da alcune tavolette e cilindri, rinvenuti nei sotterranei dell’University Museum di Filadelfia, George Aaron Barton venne a conoscenza della fondazione di E-kur il tempio del dio supremo del panteon sumero, Enlil. Si elencavano altri dei come Enki dio degli abissi marini e Sir la dea serpente; vi era una versione del mito della creazione e alcuni inni dedicati ai re. Fu pubblicato un libro che, dopo settanta anni, venne riesumato da un geologo inglese, Christian O’Brian che lo ritradusse.
La storia che ne emerse narrava di una razza di esseri divini chiamati Anunnage, o Anunnaki, discendenti dei figli del cielo e della terra, che giunsero in una zona montuosa e si installarono poi in una fertile valle. Essi chiamarono il loro accampamento "Edin" che significa "altopiano" in accadico. Svilupparono una comunità agricola in una zona circoscritta ed elevata, ossia una "Kharsag". Le tavolette rinvenute nel luogo ne presero il nome.
Gli Anunnage erano arrivati in cinquanta, guidati da Enlil, signore della coltivazione, e sua moglie Ninkharsag, conosciuta come Ninlil; e chiamata anche "la signora splendente", Sir. Con loro Enki signore della terra e Utu un dio solare. Gli assiri equipararono Utu al loro maggiore dio Shamash, considerato anche dio della giustizia, adorato a Larsa e a Sippar, ma anche ad Hatra, un avamposto al tempo dei Parti nei pressi di Mosul; qui il monumento maggiore era proprio il tempio dedicato al dio.
Oggi ad Hatra rimangono le rovine delle costruzioni di epoca ellenistica.
Gli Anunnaki possedevano un’organizzazione democratica, che stava alle decisioni di un consiglio di sette eletti. Il capo assoluto era Anu; solo poche volte partecipava alle riunioni e solo per elargire pareri.
Una storia già ampliata da Zacharia Sitchin nelle sue opere.
Nelle tavolette si citano gli eventi che interessarono la vita della comunità. Una grave epidemia, un inverno di gelo, una grande alluvione e un altro rigido inverno, durante il quale la Casa del destino fu sommersa dalla neve. Sciagure che misero a dura prova quel popolo e lo spinsero a disperdersi nella terra Mesopotamica; a fondare città stato amministrate dai diretti discendenti degli Anunnage, definiti i "serpenti dagli occhi splendenti".
Secondo O’Brian si trattava dei Vigilanti del libro di Enoch e i sette Consiglieri si riallacciano ai sei Amesha Spenta del dio dell’Iran Ahura Mazda e ai sette arcangeli dei giudei e dei cristiani.
Nelle tavolette si specifica che vennero creati due campi; uno in cielo, con trecento Anunnage sotto il comando di Anu e uno in terra, con seicento di loro comandati da Nergal. Quest’ultimi costruirono la città di Kish. I primi cinquanta di loro si insediarono a Eridu, la più antica città stato sumera risalente al 5500 a.C.
Naturale il collegamento ad Enoch e i duecento Veglianti caduti che si unirono con le figlie degli uomini.
Ritornando sulle tracce di Kharsag come luogo della discesa, ripensando alla descrizione di un clima rigido, non certo gradito dagli Anunnaki, le ricerche si spostano verso il nord di Akkad, tra i monti del Kurdistan. Nell’epopea di Gilgamesh si trovano le tracce di questo territorio che fu la sede degli Dèi. L’eroe sumerico viene descritto come un uomo con caratteri demoniaci, un Illu, per due terzi dio, per un terzo uomo, sovrano leggendario che rifiutò l’amore di Ishtar, cercò la pianta dell’immortalità e si imbatté in Ut-Napishti, il Noè sumero; rivelando che il diluvio descritto nel Vecchio testamento proviene da un’altra fonte più antica.
Gilgamesh si reca in compagnia di Enkindu, un uomo selvaggio, a caccia del mostro Humbaba, un gigante protetto da sette strati di vampe munito di artigli di leone, che vive nella foresta dei cedri. Una foresta che si estendeva per "diecimila leghe in ogni direzione", situata nei monti Zagros nel Kurdistan.
Per trovare i cedri in queste montagne dobbiamo retrocedere nel tempo che O’Brien stabilì nell’8197 a.C.. Il vocabolo accadico per indicare il cedro era "erin" termine ebraico per indicare i Vigilanti, logico pensare che questi si fossero stabiliti in quei luoghi.
Nel Kurdistan troviamo i Daylamiti, la cui sede originale era una regione chiamata Dilaman, dove oggi vivono i Curdi Dimila, a nord di Sanjar, vicino alla sorgente del Tigri, a sud ovest del lago di Van. La pronuncia della parola Dilaman ricorda il paradiso conosciuto come Dilmun. Enki considerato il dio dell’Abzu, il mondo acquatico, fu il primo abitante di Dilmun; questo dio veniva raffigurato con il Tigri e l’Eufrate, che sgorgavano alle sue spalle o da un vaso che teneva in mano.
I Curdi Dimila che praticano l’alevismo, un culto angelico; sono noti come i "testarossa" per il turbante che indossano, un'usanza adottata nel passato che impediva loro di uccidere i compagni nel corso di una battaglia. Conservano ancora riti e segreti antichissimi che riguardano la presenza dei Veglianti e che fanno presupporre che il territorio a sud ovest del lago di Van sia stato l’Eden, il Kharsag, il luogo dei Veglianti, degli Anunnaki; il sito ove era Dilmun, o Tilmun, la terra del popolo dei razzi, come ci indica Sitchin.

Flavio Barbiero, nel suo libro "Una civiltà sotto ghiaccio", formula una ipotesi interessante.
Nell’antichità, quando si raffigurava il mondo conosciuto, veniva concepito sulle carte come formato da una grande isola circolare circondata dal "fiume oceano", cosa che è sopravvissuta fino alla scoperta dell’America. Il noto Planisfero Babilonese, conservato al British Museum, presenta la riproduzione della terra Mesopotamica in simile forma. Il polo viene indicato con le parole "dove il sole non si vede"; affermazione corretta se l’asse terrestre fosse verticale all’ellittica, come lo era in effetti dodicimila anni fa, per cui il sole non sarebbe visibile causa lo schiacciamento dei poli. Se si sovrappone il planisfero alla carta dell’Antartide, tenendo conto di come poteva essere 12000 anni fa, il golfo raffigurato in basso coincide con il mare di Weddell e non rappresenta più il Golfo Persico. Inoltre le frecce poste ai bordi indicano terre situate oltre l’oceano che circondano l’Antartide, quali le isole Macquaire, Kerguelen e Pasqua, con segnate le distanze di 3, 6 e 9 "biru", equivalenti grosso modo a 650, 1100, 2000 miglia, distanze molto vicine alla realtà.
Barbiero pensa ad un ancestrale ricordo di Atlantide dei popoli sfuggiti alla catastrofe e approdati su altri lidi. Avvalora la tesi che i sumeri potrebbero essere venuti dal mare come sopravvissuti di Atlantide.
In seguito ogni popolo adottò tale rappresentazione del mondo adeguandolo alle proprie esigenze.
Il Mediterraneo venne sempre rappresentato nella parte della mappa corrispondente al mare di Weddell.
Nella mappa vi sono indicati anche canali perpendicolari fra loro che ricordano quelli descritti da Platone.

Questa è anche la terra che ci ha fornito la cosmogonia più antica.
In tutte le storie che tentano di spiegare le origini del mondo l’acqua costituisce l’elemento originario ove si manifesta qualcosa di ambiguo, un essere provvisto di entrambi i sessi, maschile e femminile, che si scinde nel cielo e nella terra, che nuovamente riuniti daranno origine a tutto il resto.
Nella cosmogonia sumera è il vento che provvede a dividere il cielo dalla terra; come nella genesi lo spirito divino aleggia sopra le acque e crea il cielo e la terra.
All’inizio esisteva Nammu, la vasta distesa di acque dalle quali nacquero il cielo e la terra, uniti e indistinguibili. Poi arrivò Enlil, il vento che li divise e fece in modo che il mondo prendesse vita. Ecco Enki e Mintu che provvedono alla creazione delle acque dolci, della terra fertile, e degli uomini incaricati di servire gli Dèi.
Nella cultura Babilonese sono le acque di Mummu Tiamat e Apsu che si mescolano e generano gli dèi. Fra loro in seguito serpeggia una rivolta e Tiamat si scaglia contro di loro con mostri, vipere, draghi, cani e insetti. Ea, dio dei destini, addormenta e uccide Apsu e poi Mummu. Sopra Apsu pone il suo dominio, l’Apsu, l’oceano sottomesso, quello che noi chiamiamo "abisso"; quindi genera Marduk, dio degli dèi, e lo invia contro Tiamat.
La dea viene spaccata in due. Il dio crea il cielo e la terra, con la testa di Tiamat le montagne, con i seni le colline, dagli occhi farà sgorgare il Tigri e l’Eufrate; porrà la Luna nel cielo con il compito di segnare i giorni con le sue fasi.
Dal sangue di Kingu, braccio destro della dea, verranno creati gli uomini.
Questa l’epica dell’Enuma Elish babilonese scritta da un ignoto nel 2000 a.C. sopra 7 tavolette, per cui si racconta che Dio creò tutto in 7 giorni. "Quando di sopra non era ancora nominato un cielo, di sotto la terraferma non aveva ancora un nome, l’Apsu primiero, il loro generatore e, Mummu Tiamat, la generatrice di tutti loro, le loro acque insieme mescolavano", così inizia la cruenta guerra fra gli Dèi combattuta con armi simili a quelle descritte nei poemi vedici, ben riconoscibili dall’umanità moderna.
Un poema che racconta le gesta di esseri, dotati di poteri e mezzi inimmaginabili, che operavano nella porzione di spazio vicino a noi. Dato che i popoli della Mesopotamia conoscevano che la Terra era rotonda e possedevano precise cognizioni scientifiche traspare che la storia racchiude ben altro che un mito cosmogonico. Marduk (vedi articolo: "Una terza porta nella Piramide"), figlio di Ea, domina la scena, pone il suo controllo su di una porzione di spazio, utilizzando una stazione spaziale e crea un essere raccapricciante che pone sulla terra come suo ambasciatore presso gli Dèi, che regalano un palazzo, situato in cielo, al Dio. In una riunione egli stabilirà le rispettive posizioni e competenze, sia in terra che nello spazio, che dovrà assumere ogni divinità.
Marduk, il Signore dai quattro occhi con i quali vedeva tutto; il suo emblema era un dragone-serpente ed aveva il suo santuario nel tempio di Esagila, in Babilonia e un tempio d’oro sulla sommità della Torre di Babele, l’Etemenanki.
La storia sumera delle comete e del pianeta mancante parla di un inizio con un sistema solare instabile, con un sole e nove pianeti, invaso da un gigantesco pianeta, con orbita cometaria, proveniente dalla spazio esterno: Marduk, o Nibiru (vedi articolo: "Nibiru: X° o XII° Pianeta?").
Storia che trova molti riscontri anche nella Bibbia.
In Isaia si legge: "i giorni primordiali quando la potenza del Signore colpì il superbo, fece roteare il mostro acquatico e prosciugò le acque del Tehom-Raba"
In Giobbe sta scritto: "Il Signore celeste aveva colpito anche i servi del superbo. Il baldacchino martellato estese sul luogo di Tehom. La terra sospese nel vuoto, i suoi poteri arrestarono le acque, la sua energia squarciò il superbo, il suo vento misurò il braccialetto martellato, la sua mano estinse il drago guizzante".
L’ebraico Tehom, l’abisso delle acque, deriva ovviamente da Tiamat.
La Genesi descrive come il vento del Signore aleggiava sulle acque di Tehom e come il fulmine del Signore, in babilonese Marduk, rischiarò le tenebre dello spazio quando colpì Tiamat creando la Terra e il Rakia, lo Shamaim (genesi 1,8). La terra ebbe una nuova orbita intorno al sole, si crearono le stagioni, il giorno e la notte.
I sumeri raccontano che Marduk assegnò alla terra i giorni del sole e stabilì i confini del giorno e della notte.
La Bibbia recita: "vi siano luci nel cielo martellato che dividano il giorno dalla notte e siano segni celesti".

La Mesopotamia era divisa in città stato governate da Re e governatori che a volte estendevano la loro sovranità al resto del territorio.

Ur, dedicata a Nanner dio della Luna, fu capitale sumera per molti secoli e citata nella Genesi come patria di Abramo. Dagli scavi emersero i tesori più belli di quella civiltà e le tracce di una estesa inondazione messa in rilievo dallo strato di argilla alluvionale; da qui la tesi che tale terra fu il teatro del biblico diluvio universale.
Di notevole interesse lo Stendardo di Ur, due tavole rettangolari di 55 cm di lunghezza e 22,5 cm di larghezza più due triangoli aggiunti, del quale non si conosce l’effettiva funzione. In esso sono riprodotte figure in madreperla e conchiglie su uno sfondo di lapislazzuli; il tutto tenuto insieme dall’asfalto. In un lato si osserva la vita di un re col popolo, dall’altro con i suoi soldati. Lunghe file di contadini con i doni, domestici con gli animali, carri che trasportano guerrieri, antesignani dei leggeri e velocissimi carri da guerra a due ruote Ittiti.
Sempre ad Ur è stata rinvenuta una fossa con 74 scheletri femminili sepolti davanti alla tomba del re, insieme ad arpe d’oro e d’argento che con il loro suono avevano accompagnato un orrendo e misterioso sacrificio 4500 anni fa. Un sacrificio umano che nessuno pensava di trovare in quelle terre.
Gli scheletri dei morti erano accomodati uno accanto all’altro, avevano tutti le braccia ripiegate verso la bocca e accanto i rispettivi calici. Tutti in processione seguiti dai musici; gli abiti e i gioielli delle grandi occasioni; tutti con un boccale dal quale attinsero la mortale bevanda. Nelle tombe accanto i soldati con elmi e lance; davanti all’entrata due pesanti carri ognuno con tre buoi e accanto ad essi i cocchieri e i servi. In un’altra tomba la regina Shub-ad con le dame di corte posizionate in due file parallele, alla fine delle quali giaceva il musico con la sua arpa.

Assur, che fu la prima capitale dell’Assiria e assunse il nome dal dio supremo Assur, sposo di Ishtar, il quale prese il posto di Marduk nella versione assira dell’Enuma Elish babilonese. Un dio dal quale venne il nome dell’intero paese. La città a lui dedicata era a 100 km da Mosul, collocata come una fortezza sulla riva destra del Tigri, racchiusa in un'ansa. Rinforzata con un bastione costellato di torri, vi si accedeva percorrendo una rampa e da lunghe gallerie che fungevano da porte. Spiccava il grande tempio dedicato ad Assur, ampliato da molti re fra cui Assurbanipal, La sua ziggurat fu restaurata nel XIII secolo a.C. In mezzo alla città sorgeva il tempio dedicato ad Ishtar . Di notevole importanza i due templi dedicati ad Anu e Adad, ognuno con la propria torre a più piani. Di rilievo il ritrovamento, su una delle steli rinvenute, dell’iscrizione che riporta il nome di Shammuramat; cioè Semiramide nota regina del regno Assiro. Nel sito sono stati rinvenuti i sarcofagi di Assurbanipal II e di Assurbelkala.
Dal decimo secolo in poi la capitale divenne prima Kalah e successivamente Ninive. Assur cadde insieme a Ninive all’epoca dei Sassanidi.

Ninive, la cui storia fu caratterizzata da saccheggi, delitti, guerre condotte dai tiranni che vi regnarono sempre con violenza, creando la loro potenza dal sangue, dalla razza, dalle ricchezze. Città popolata da una moltitudine di gente privata dei diritti, costretta al lavoro e alla schiavitù, illusa e incitata a lavorare e a partecipare alle guerre per il benessere generale. Pronta all’olocausto in onore delle diverse divinità che vi si adoravano.
Con magnifici palazzi che si specchiavano nel Tigri, era circondata da una poderosa muraglia larga dieci metri e alta ventiquattro, posta su di una base di blocchi squadrati. Provvista di ventiquattro porte e circondata da un largo fossato di quarantadue metri varcato da un ponte in pietra, spettacolare per quei tempi.

Babilonia, la città maledetta, al cui centro si stagliava la famosa Torre di Babele. Aveva un diametro di sedici chilometri ed era protetta da una doppia, possente cinta muraria di mattoni di argilla spessa sette metri che si elevava per trenta; interrotta da torri. Un tratto della parte esterna seguiva il corso dell’Eufrate, costituendo in tal modo una possente difesa naturale. A dodici metri dalla prima cinta un’altra, di mattoni cotti, spessa circa otto metri, seguita dall’argine del fossato, di tre metri e trenta, costituito da mattoni cotti. Infine il fossato. Ogni cinquanta metri una torre di vedetta, se ne calcola 360 sul muro interno e 250 su quello esterno. Era la più grande fortificazione della storia umana. Vi erano anche vaste porte con battenti di legno di cedro rivestiti di rame.
A Nord l’imponente porta dedicata ad Ishtar, dea della fecondità, al di là della quale si snodava un corridoio di trenta metri, largo ventidue, incassato fra due alte e possenti mura decorate con effigi di 120 leoni leoni di due metri ciascuno, colorati in bianco, giallo e rosso, sopra uno sfondo di mattonelle azzurre e blu, che conduceva all’Esagila, il grande tempio del dio Marduk, alto venti metri che copriva una superficie di circa 124.000 mq. Costruita su di un terrapieno di pietre divenne parte della fortificazione cittadina. La porta aveva mura alte dodici metri e due potenti torri, colme di raffigurazioni di animali, ben 575, tutti su fondo azzurro. La porta era adornata con figure di tori, sacri al dio delle tempeste Adad, e con il Sirrush, il drago sacro a Marduk. Un animale con le gambe posteriori provviste di artigli, corpo squamoso, un lungo collo con la testa di serpente, la lingua biforcuta e un corno sul capo.
Tutti gli edifici erano stati costruiti seguendo le dimensioni stabilite dalle regole dei numeri sacri scritte sulla tavoletta dell’Esagila.
L’abitazione di Nabucodonosor possedeva una sala di cinquanta metri per quindici. Di fianco ad essa i famosi giardini pensili, considerati una delle sette meraviglie del mondo, irrigati dall’acqua dell’Eufrate prelevata per mezzo di pompe.
Koldeway, quando intraprese gli scavi, rinvenne una fontana con tre orifizi e vi riconobbe un pozzo, per la costruzione del quale furono impiegate anche pietre tagliate come nel muro nord di Kasr, che serviva a portare acqua ai giardini.
Due grandi canali traversavano la città, che aveva ben ventiquattro viali; cinquantatré templi, cinquantacinque cappelle dedicate a Marduk, trecento dedicate agli dèi terrestri, seicento a quelli celesti, quattrocento altari in onore degli dèi venerati dai popoli che risiedevano in Mesopotamia.
La parte nuova della città, situata sull’altra sponda del fiume, era unita con un ponte del quale si sono ritrovati sette piloni di ventun metri per nove.
Il complesso religioso di Marduk in terra era dominato dalla famosa Torre di Babele.
Della torre rimane solo la pianta e la sua storia proviene in gran parte dal Vecchio Testamento.
Il nome deriva da Bab-ili, in sumerico Ka-Dingir-Ra, che significa "porta del Dio".
Fu distrutta nel 479 a.C. da Serse ed Erodoto, che ne vide le rovine, la descrive: "una torre massiccia lunga e larga uno stadio (92 m.); sopra ve ne è un’altra, e un’altra, e un’altra fino a otto piani; la rampa è esterna e a spirale con posti per sedere".
La tavoletta dell’Esagila la chiama Etemenanki, "la casa delle fondamenta del cielo e della terra", a pianta quadrata di novanta metri di lato e novanta di altezza, composta di sette terrazze; ricoperta d’oro e adornata con mattoni azzurri, dedicata a Marduk Dio di Babilonia. Forse Erodoto contava anche la base su cui poggiava. Per la sua costruzione furono impiegati ben 85 milioni di mattoni.
La torre venne danneggiata dagli assiri e i re babilonesi, nei loro anni di regno, si adoperarono per i lavori di restauro.
Nabopolassar narra: "oro, argento, pietre preziose della montagna e del rame furono disseminate nelle fondamenta. Oli, profumi mescolati ai mattoni. Una effigie del re, con in mano il cesto di mattoni, fu portato nelle fondamenta". Il re aggiunge: "A Nabucodonosor, mio amato figlio, feci portare l’argilla, le offerte di vino...".
In prossimità dell’Etemenanki s’innalzava il tempio di Marduk ove il dio era raffigurato assiso su di un trono; statua e seggio regale pesavano ben ventidue tonnellate, secondo quanto narra Erodoto.
Babilonia fu spesso in guerra con il popolo ebreo che venne deportato nella città ove trascorse cinquant’anni di prigionia. La Bibbia, nel citare l’episodio, definisce la città come la "grande prostituta" a causa della corruzione che vi regnava, da cui l’appellativo usato ogni qual volta si viene a verificare uno stato di corruzione e confusione.
Lo stato Babilonese sorse nel 2450 a.C. quando gli Accadi divisero il territorio con i Sumeri situati a Sud della regione. Il regno ebbe una estensione fino alla Siria e all’Assiria sotto il regno di Hammurabi, noto per aver organizzato il paese sotto il profilo religioso ed economico, ricordato come un grande legislatore.
L’accadico divenne la lingua ufficiale destinando il sumero a lingua morta.
Dopo la morte del legislatore si avvicendarono gli Ittiti e i Cassiti.
Nel IX secolo a.C. passò sotto il dominio Assiro di Assurbanipal.
Nel 626 a.C. Nabopolassar, nuovo re di Babilonia, conquistò Ninive e suo figlio Nabucodonosor, il cui vero nome era Nebukadnezar, rese alla città tutto il suo antico splendore. Nel 587 a.C. conquistò Gerusalemme e ne deportò la popolazione.
Nel 539 a.C. fu il re persiano Ciro a entrare a Babilonia come liberatore dai tiranni che si erano succeduti dopo la morte di Nabucodonosor; sotto il re persiano alcuni ebrei poterono tornare in Palestina.
Altre guerre si verificarono sotto Dario I, Serse I, Antaserse II. Nel 404 a.C. altri ebrei furono ricondotti a Gerusalemme. Ultimo conquistatore della città Alessandro Magno che la voleva riportare agli antichi splendori ma non ne ebbe il tempo dato che morì nel 323 a.C. mentre si apprestava a farlo. Da quel momento in poi la città decadde.
Il tempo la nascose agli occhi dell’uomo, ma il luogo delle sue rovine era comunque conosciuto dai viaggiatori perché segnalato da un gigantesco leone che emergeva dalla sabbia. Fu riportata alla luce solo attraverso sistematici scavi condotti da Robert Koldeway dal 1899 e terminati nel 1917.

Bagdad, ai tempi di Nabucodonosor, era solo un insediamento del commercio fluviale in seguito abitato da una popolazione aramaica di religione cristiana.
Il califfo Al-Mansur nel 762 ne fece la sua residenza e le assegnò anche il nome che porta tuttora. Ben presto si espanse e divenne la capitale religiosa del califfato abbaside e centro del commercio carovaniero fra il Golfo, l’Iran e il levante mediterraneo. Raggiunse il suo apogeo sotto Harum Ar Rashid, famoso califfo delle Mille e una notte.
A questo proposito meritano un cenno i rapporti epistolari che Harum Ar Rashid intratteneva con Federico II. Quando papa Innocenzo ordinò a quest’ultimo di partire per le crociate, il sovrano si accordò con Rashid affinché i cristiani avessero libero accesso ai luoghi sacri della Palestina in cambio di un pedaggio. Per tale motivo Federico fu scomunicato dal Papa.
Dall’836 all’892 Bagdad perse la funzione di capitale a favore di Samarra. Nel 1258 fu conquistata dai Mongoli. Nel 1401 Tamerlano espugnò la città e fu solo capoluogo di provincia fino al 1860, quando il pascià Midhat la risollevò, grazie anche alla ferrovia che la unì a Costantinopoli. Ritornò capitale nel 1921 con il nuovo regno Hashimita. Dal 1958 lo è della Repubblica Irachena.
Di quanto aveva costruito Al Mansur non rimane molto; notevole solo la cinta muraria, che presenta una torre ottagonale ove si staglia la figura di un uomo fra due dragoni. Di rilievo il palazzo degli Abbasidi nella antica cittadella e il Museo archeologico. Dopo la guerra del 1991 dai musei dell’Iraq sono spariti migliaia di pezzi che si indicano messi successivamente sul mercato nero. A Bassora è crollata la splendida cupola della Moschea. In pericolo il famoso Arco di Ctesifonte. Quanto ancora verrà perduto?

Fra i popoli che calpestarono il suolo della Mesopotamia emergono vari personaggi:

Sargon I, primo re che riuscì ad unificare il territorio e la cui storia ricorda quella di Mosè. Si dice, infatti, che fosse nato da una vergine che lo affidò alla corrente di un fiume dopo averlo deposto in un recipiente saldato con asfalto. Fu salvato dalle acque e aiutato dalla dea Ishtar a divenire re.

Sennacherib, che ripudiò il padre Sargon per far discendere le sue origini dai Re che regnarono prima del diluvio. Il suo regno si distinse per le numerose guerre mosse contro la Giudea, Tiro, Sidone, Ascalona, Babilonia, ove uccise tutti gli abitanti riempiendo le strade di cadaveri; abbatté tutte le case, il tempio di Esagila e la Torre; deviò i corsi d’acqua e disperse al vento di Tilmun la terra che fece asportare dalla città. Si fermò solo davanti a Gerusalemme. "Quella notte l’angelo del Signore scese nel campo degli Assiri e uccise 185.000 uomini. Al mattino gli altri videro solo cadaveri."
Morì a Ninive, ucciso da due dei suoi figli, mentre pregava nel tempio di Nisroch.

Assurbanipal, dall’indole mite, amava una vita tranquilla e agiata. Combatté le sue guerre; distrusse il regno di Elam (oggi Iran) e conquistò Babilonia, ma non si comportò come Sennacherib.
Il suo nome è legato alla biblioteca che costituì raccogliendo ogni documento antico. Raccolse l’intera conoscenza del suo tempo basata sulle arti occulte e la magia e molti altri testi di filosofia, astronomia, matematica, filologia, letteratura ed epica come quella di Gilgamesh.

Nabucodonosor, legato alla città di Babilonia e celebre per averla resa una delle meraviglie del mondo antico, come già descritto in questo testo.

Hammurabi, primo grande legislatore della storia, ebbe il grande merito di aver unificato diritti e precetti locali in un complesso ordinato di leggi ancora in vigore dopo la distruzione di Babilonia. La stele delle leggi, trovata a Susa, contiene il codice e una compilazione di norme legislative e dei costumi dove appare chiaro il concetto di colpa. La vendetta era abolita perché lo stato subentrava all’individuo per vendicare l’ingiustizia. Le punizioni erano rigide e dure, ma in epoche successive furono riprese anche nei codici di Giustiniano e di Napoleone. Era inoltre prevista la pena del taglio delle mani del medico che aveva sbagliato un’operazione provocando la morte del soggetto o, rovinato l’occhio in caso di un intervento di cateratta.
Concludendo questa appare, dai dati storici, una terra che ha conosciuto secoli di guerre sanguinarie. L’unico periodo di pace lo ha vissuto quando l’intero territorio era sotto l’amministrazione dei sumeri che attuarono le prime riforme sociali e ricercarono la pace e l’armonia mondiale.
La nostra morale, il nostro senso di giustizia, le nostre leggi, le arti, l’architettura e le nostre conoscenze hanno le basi in Sumer.
Le guerre più recenti, per ironia della sorte, ripensando al passato e al significato assegnato dalla storia a quei luoghi, appaiono come soluzioni per scacciare il "diavolo dal Paradiso" e riportare in auge quella civiltà che con la sua magnificenza segnò l’alba dell’uomo.


									

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