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ARCHEOLOGANDO...


XIAN: L'IMPERO GIALLO

di Mauro Paoletti
per Edicolaweb

[Veduta globale dell'esercito di terracotta - 38K .jpg] [Guerriero con cavallo - 23K .jpg] [Carro dopo il restauro - 26K .jpg] [Guerrieri di terracotta - foto 1 - 42K .jpg] [Guerrieri di terracotta - foto 2 - 39K .jpg] [Guerrieri di terracotta - foto 3 - 38K .jpg] [Veduta totale del Mausoleo Piramidale di Huang Ti - 38K .jpg] [Carri volanti descritti nei miti cinesi - 36K .jpg]
 

Situata nella provincia cinese dello Shansi, chiamata anticamente Chang’an, fu una delle sei antiche capitali della Cina; oggi nota per il ritrovamento, avvenuto casualmente nel 1974 grazie ad alcuni lavori agricoli, di statue rappresentanti soldati cinesi di 2200 anni fa.
Ottomila guerrieri, un vero e proprio esercito in terracotta a grandezza naturale, fornito di armi e armature vere; un’avanguardia provvista di balestre con le quali usava sferrare il primo attacco, dietro i cavalli, i carri e l'esercito vero e proprio. File e file di soldati in formazione da battaglia su 38 colonne, con in pugno alabarde e lance affilate, a guardia di una collina artificiale che nasconde un’immensa piramide più imponente delle piramidi egizie; il grande monumento sepolcrale ove si dice riposino le spoglie del primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang Ti, noto come l’Imperatore Giallo.
Uno dei tiranni più feroci che siano vissuti, ricordato come il sovrano che ordinò di bruciare tutti i libri, compresi quelli di Confucio; salvando solo quelli che trattavano di arti magiche.
Fondatore della civiltà cinese, patrono dei medici, degli alchimisti, dei fabbri, delle sette maoiste; inventore dell’allevamento del baco da seta e dell’industria tessile, dei caratteri di scrittura e della matematica.
Famoso per aver concepito l’arte della guerra, attraverso grandi battaglie militari, diede alla Cina i suoi confini naturali.
Sotto il suo regno iniziò la costruzione della Grande Muraglia, nel III sec a.C., il Chang-Cheng: il lungo muro, riunendo fortificazioni isolate costruite in precedenza.
Riformò il sistema monetario introducendo una moneta. Omologò la distanza fra le ruote dei carri in modo da facilitare i trasporti. In quel periodo iniziò la produzione industriale del ferro, utilizzando gli altiforni che l'Europa introdusse solo nel periodo medievale, fra l'undicesimo e il dodicesimo secolo.
Sotto Huang Ti furono ideati caratteri mobili per la scrittura; le iscrizioni venivano colate in bronzo e si potevano applicare i caratteri sugli stampi.
Dopo aver riunito gli stati feudali in un unico grande impero, She Huan Ti, fece riprodurre molti dei suoi editti su bronzi o su tavolette di terracotta mediante caratteri mobili e li trasformò in una sorta di codice comportamentale.
Onorato come un "Figlio del Cielo", vissuto prima della dinastia Shang, lo si riscontra protagonista di numerose leggende.
Si racconta che Huang Ti avesse fatto costruire dodici specchi giganteschi, di sconosciuta natura, con lo scopo di "seguire la Luna". Secondo gli archeologi furono foggiati quando egli si recò in visita all’imperatrice della Montagna di Wangwu affinché essa ne usasse uno al mese.
Sempre in relazione a tali specchi il popolo del lago dice che, quando l’imperatore se ne disfece, nel luogo ove li gettò rimase una pietra brillante e non crebbe mai più l’erba.
Alcuni studiosi Ucraini hanno attinto storie curiose da libri quali: "Ricordi della prima grande impresa di Huang Ti il Grande" e "Glorificazione dei tre tripodi di Huang Ti" scritti da Zao Ji, dove sarebbe riportato che il sovrano aveva fatto costruire tre "miracolosi tripodi", ossia sostegni a tre gambe per recipienti dalle varie forme, circolari o ovali, con pareti più o meno alte, usati anticamente per contenere acqua o fuoco.
I "tripodi" dell’imperatore non furono mai usati per l’acqua né contennero del fuoco, a volte venivano anche chiamati "magiche caldaie". I libri li descrivono come oggetti "simili al grande infinito", "la nascosta macchina dell’universo".
Un tripode è descritto approssimativamente tre o quattro metri in altezza, ma con un volume relativamente piccolo: 100 litri. Le gambe erano robuste e sorreggevano più del suo peso. Un osservatore non poteva vedere dentro il tripode, ma nei testi è scritto che "centinaia di spiriti riempivano il suo interno", "quando era in funzione emetteva alcuni rumori, come tante voci". La qualità più interessante era quella di immagazzinare dati e conoscenze. Un tripode poteva "restare immobile e camminare intorno (…) divenire luce e metallo". A questo proposito qualcuno è convinto che potesse manipolare la gravità.
Le leggende dell'antica Cina dicono che i tripodi dipinti come "dragoni volanti nelle nuvole"; erano gli stessi dragoni che rapirono Huang Ti e i suoi colleghi. Un chiaro riferimento al volo, ben noto nell’antica Cina, come dimostrano i dipinti dell’epoca. Sembra che tali meccanismi furono usati anche per comunicare a grandi distanze quando venivano puntati verso la stella Syuan Yuan, la stessa dalla quale arrivò Huang Ti, oggi conosciuta come Regulus, della costellazione del Leone. Non conosciamo molto di tale stella ma sappiamo che vi sono similarità fra il sole e Regulus.
Esiste, nel sistema di Regulus, una sorgente radio che emette segnali in banda Wave; anche nel nostro sistema solare esiste tale fonte: è la Terra. Quindi si può dedurre che i "tripodi" ricevevano questo segnale radio.
È innegabile che la civiltà cinese sviluppò in modo maggiore al nord ove operavano Huang Ti e i suoi fiduciari, ma esistono strane storie riguardanti entità non ben definite che le leggende chiamano "Chi Yu e i suoi fratelli", le cui descrizioni ricordano meccanismi, indipendenti o controllati da creature viventi, simili ai nostri Robot, che avrebbero operato nel sud della Cina.
Chi Yu viene descritto con quattro occhi, sei bracci, con la testa fatta di rame e la fronte metallica, tridenti al posto delle orecchie che fanno pensare a antenne radioriceventi. Dicono che la testa, tagliata dal corpo e sepolta a parte, dopo vari anni continuava a emettere calore.
Chi Yu si muoveva su terreni accidentati e volava, seppur per breve tempo; otteneva l’energia necessaria per i suoi movimenti cibandosi di "pietre e sabbia". Un chiaro richiamo a scavatrici e macchine affini.
Fra le tante leggende cinesi quella riguardante cinque imperatori celesti, reggitori del mondo, incaricati di comandare nei cinque settori della terra secondo il loro colore. L'imperatore verde ad Est, quello bianco ad Ovest, quello rosso a Sud, l'imperatore nero a Nord, e quello giallo, in cinese Huang Ti, al Centro.
Chi Yu era per caso uno di questi imperatori?
Le leggende hanno il loro fascino e il loro mistero, ma gli scavi in atto a Chengdu e la scoperta di una "Quinta Civilizzazione", quella di Sanxingdui, getteranno una nuova luce riguardo allo sviluppo del Sud.
Huang Ti regnò per cento anni, ma sua moglie addirittura per trecento; nessuno però è in grado di dire dove passò tutto questo tempo e quali attività svolse. Le fonti indicano che Huang Ti ritornò nella sua casa stellare "…ascese al cielo e divenne il regnante del Grande Infinito tornando alla stella Syuan Yuan".
Egli salì al cielo cavalcando un drago, dopo aver forgiato una magica caldaia, un tripode (Rizzoli- Larousse); altri testi lo vogliono trasportato in cielo da uno di quei "Dragoni Volanti" menzionati nei documenti del 1500 a.C. e secondo i quali i re cinesi scendevano dal cielo; ma ciò che rimane di Qin Huang Ti, deceduto a quarantanove anni, si troverebbe sotto quella immensa piramide da lui fatta costruire.
Il tumulo sarebbe stato ritrovato nel 1914 da alcuni archeologi francesi, la spedizione Segalen. Una piramide di cinque gradini, alta 48 metri con 350 metri di lato, un volume di 1.960.000 metri cubi tale da renderla il quarto monumento del mondo. Sembra si tratti di una piramide doppia, con una parte sopra e una sotto il suolo. La parte sottoterra, stando alle cronache, è stata costruita in stile egizio, ovviamente rovesciata, foderata esteriormente di bronzo. Sarebbe anche stata chiusa ermeticamente da una lastra di bronzo e sussisterebbe un certo timore per ciò che potrebbe accadere all'atto dell'apertura.
Si dice che il sarcofago di She Huang Ti sia protetto da balestre automatiche, che sparerebbero strali mortali contro chi tenta di entrare, e circondato dalla riproduzione di tutto il suo impero, con tanto di palazzi, colline, montagne, mari e fiumi ove scorre il mercurio per simulare, con il suo tremolio, l'effetto dell'acqua.
Un paesaggio in miniatura illuminato da grandi lampade, alimentate da olio di balena, progettate per non spegnersi mai. La loro tremula luce farebbe brillare le innumerevole gemme e perle incastonate nel soffitto alfine di riprodurre il cielo con le costellazioni e le stelle.
Come riportato dalle serissime cronache dello storico cinese Sseu-ma Ts'ien (135-85 a.C.), apprezzato dai sinologi e frequentemente citato:

"Shi Huang Ti riuniva nelle sue mani tutto l'impero. Alla costruzione del sepolcro furono inviati oltre 700.000 lavoratori. Si scavò il suolo fino all'acqua, vi si colò del bronzo e si portò il sarcofago. All'interno furono trasportati e sepolti utensili meravigliosi, gioielli ed oggetti rari. Riprodotto gli edifici di tutte le amministrazioni. Alcuni artigiani ricevettero l'ordine di fabbricare balestre e frecce automatiche, in modo che se qualcuno avesse voluto fare un buco per introdurvisi gli avrebbero tirato addosso uccidendolo. Un vero palazzo sotterraneo si ergeva là dove ruscelli di mercurio disegnavano fiumi eterni. Magnifiche ed ingegnosissime macchine li colavano e li collegavano gli uni con agli altri. In alto vi erano tutti i segni del cielo, in basso tutte le disposizioni geografiche. Si fabbricarono con grasso di foca torce perché durassero a lungo. Il figlio del sovrano, Eul Sce, ordinò che le donne dell'imperatore deceduto, le quali non avevano avuto figli, lo seguissero nella morte. E furono numerose. Al termine dei funerali, quando la bara fu calata, venne chiusa e nascosta la via centrale che portava al sepolcro, si fece cadere la porta dell'entrata esterna e vi si chiusero dentro tutti coloro che erano stati impiegati come operai o come artigiani e avevano fabbricato le macchine e nascosto i tesori; che sapevano tutto quanto era stato celato nella tomba, ne conoscevano il valore e ne avrebbero divulgato il segreto. Venne poi posta sul tumulo della vegetazione, in modo da farlo somigliare ad una montagna".

Usanza che i cinesi hanno adottato con ogni piramide, difatti nel paese tutte queste costruzioni sono sepolte sotto una vegetazione che le fa apparire come delle colline, delle isole verdi che emergono nelle pianure; chiaramente visibili a grandi distanze.
La tomba di She Huang Ti non è stata ancora aperta. Il direttore del museo dove si trova l'esercito di terracotta spiega che è più prudente attendere qualche decennio, in modo da permettere alla tecnologia di poter eseguire l'apertura della tomba senza danneggiarla. Forse le vere ragione sono altre, almeno stando alle storie "speculative" che si sono diffuse.
D'altro canto dobbiamo tener conto che i cinesi hanno dei rapporti particolari con i loro antenati e credono di essere sempre osservati da loro. Sono convinti che se qualcosa va male è perché i loro avi non sono contenti. Quindi è meglio non disturbare lo spirito dell'imperatore.

APPENDICE - Nei pressi dei mausolei dei regnanti cinesi si stanno ritrovando guerrieri armati e cavalli in terracotta rilevando quindi un’usanza sepolcrale. Già nel 1984 ad ovest del Monte Lion vennero alla luce alcuni guerrieri in terracotta; nel luglio del 2002 sempre nelle vicinanze del Monte Lion, nella zona di Xuzhou, non lontano dal mausoleo dell’imperatore Chu, sono stati dissotterrati dopo circa duemila anni, centonovantasei guerrieri e i loro cavalli, risalenti alla dinastia Han, di dimensioni più grandi di quelli rinvenuti nel 1984 e ben conservati. Il colore è netto ed è in tipico stile Han. Provvisti di arco e frecce ed altre armi di cui rimangono pochi resti. Vicino al monte Lion si trova la montagna di Yangui, ad ovest del mausoleo della famosa regina Liu Ying. I guerrieri rinvenuti in zona contribuiscono ad identificare la locazione di questo mausoleo. Osservando la loro posizione nelle fosse e la direzione del loro sguardo diviene chiara l’esistenza di un rituale.
Il rinvenimento dei guerrieri e dei cavalli di diverse dimensioni ad est, ovest e a nord del mausoleo dell’imperatore Chu è di rilevante importanza nello studio dell’usanza sepolcrale della dinastia Han. Si può credere che insieme ai servi, alle mogli, alle concubine, ai tesori, anche guerrieri armati, carri e cavalli, venivano sepolti vicino al regnante di turno affinché lo proteggessero e lo servissero nel mondo dei morti?


									

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