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SANXINGDUI: QUINTA CIVILIZZAZIONE
di Mauro Paoletti
per Edicolaweb


Nella regione del Sichuan, nella pianura di Chengdui, dopo cinquemila anni sono riemerse le antiche rovine della capitale di un remoto regno avvolto nel mistero, che sembra aver contribuito alla crescita e allo sviluppo del sud est della Cina, tanto da essere considerata la quinta civilizzazione del nostro pianeta.
Nei pressi di Guanghan, a 40 km da Chengdu capitale del Sichuan, sulle sponde del Fiume Azzurro, è riemersa la città di Sanxingdui.
I primi scavi iniziati intorno al 1920 riportarono alla luce stupendi oggetti di giada databili fra 3000 e 5000 anni fa, parte di un tesoro rimasto sepolto per migliaia di millenni.
Quanto si racconta in relazione al suo accidentale ritrovamento è degno delle storie narrate davanti al camino acceso nelle fredde serate invernali.
Nel 1929 un coltivatore diretto, Yan Daocheng, stava scavando una fossa nel suo campo quando s’imbatté in una pietra che una volta rimossa rivelò un buco nel terreno. L’uomo scavò intorno per allargarlo e trovò un loculo colmo di oggetti di giada. Stupefatto per la scoperta si guardò intorno scrutando la campagna circostante. Era solo, non si vedeva nessuno. In fretta ricoprì il buco, rimise la pietra come l’aveva trovata e la seppellì di nuovo. Pose un segno che solo lui poteva riconoscere e se ne tornò a casa senza dire una parola. Nel pieno della notte Yan tornò sul luogo con tutta la famiglia e riaprì la fossa. Si racconta che in quella sola notte prelevarono oltre quattrocento oggetti di giada.
Li nascose nella sua casa e nei giorni a seguire iniziò a venderli un po’ alla volta a Chengdu. Quelle vendite col tempo destarono l’attenzione di vari commercianti di antichità, i quali, una volta rintracciata la provenienza di quei reperti, si recarono in gran numero a Cuanghan per cercare di averne di più.
Tutto il trambusto che generò da questi fatti attrasse l’attenzione degli archeologi. Fu così che nel 1933 iniziarono gli scavi ufficiali condotti da un gruppo dell’Università di Huaxi.
Dal 1939 furono intrapresi scavi in modo discontinuo ma vennero recuperate terrecotte risalenti all'età del rame.
Intorno al 1980 scavi approfonditi sulle colline intorno a Sanxingdui hanno rintracciato due fosse contenenti oggetti di bronzo, giada, oro, e avorio, che hanno permesso di classificare il sito come un centro politico culturale, ricco di risorse, evoluto tecnicamente nella fusione del bronzo per il suo particolare procedimento di lavorazione. Una civiltà comparsa 5000 anni fa che raggiunse il suo massimo splendore fra il 2000 a.C. e il 1500 a.C. vissuta stabilmente nella zona per oltre 2000 anni.
Intorno alla città, di cui rimangono resti di mura in terra battuta, vi erano città più piccole e villaggi che formavano una specie di cintura protezione della capitale. La cultura si espanse in tutto il Sichuan fino a raggiungere la zona del fiume azzurro, contattando la cultura Shang.
Nel momento in cui Sanxingdui fu abbandonata il centro culturale si spostò a Chengdu.
I ritrovamenti ci mostrano oggetti di notevole interesse; oltre a una verga rivestita con oro, che reca impresse figure di uccelli e pesci, meritano attenzione maschere antropomorfe in bronzo, sculture di draghi e giade rituali; asce da battaglia, contenitori per armi in bronzo e zanne di elefante. Resti ossei di animali che insieme ai bronzi portano i segni di danni prodotti dal fuoco. Sicuramente i manufatti in bronzo erano usati nei riti religiosi, raramente nella vita quotidiana dal momento che ritraggono immagini umane, divine e di demoni fanno pensare a divinità metà uomini, metà animali.
Le rappresentazioni dei dragoni ci conducono alle leggende riguardanti i draghi "volanti fra le nuvole", alle "magiche caldaie" che apparivano nei cieli cinesi.
L’attenzione è tutta verso alcune maschere di grandi dimensioni (65x138 cm.) che raffigurano strani esseri, dai grandi occhi, larghe sopracciglia, un ampia bocca, le orecchie appuntite e pupille sporgenti di sedici centimetri, indicati come gli antenati degli Shu.
Gli antichi miti le indicherebbero come divinità dalla testa umana e il corpo di uccello ricollegandosi al culto dell’avvoltoio del Kurdistan nel 9000 a.C. e allo sciamanesimo. Ne è un esempio la suggestiva statua della divinità dalla testa umana e dal corpo di volatile che accoglie i visitatori nel Museo di Sanxingdui. Ci ricorda l’esistenza di tali uomini nel passato sumero e la leggenda della creazione di Kutha, una città babilonese, riguardante incursioni di uomini dal corpo di uccello che apparvero quando una grande nuvola coprì la terra e fecero strage degli uomini.
Uomini uccello si ritrovano nel racconto di Ishtar mentre discende negli inferi "discendo alla dimora del Dio Irkalla, dalla quale non si ha ritorno, i capi qui sono come uccelli coperti di piume".
Dai riti dello sciamano, a quelli dell’avvoltoio di Simurgh, al Garuda indiano, al grifone della tradizione zoroastriana, al rito della scarnificazione dei cadaveri lasciati agli avvoltoi. Per finire ai Nefilim e ai veglianti.
Quindi anche la Cina fa riferimento agli Osservatori, agli angeli, agli esseri piumati. Piume e uccelli hanno da sempre popolato miti, leggende e saghe; e ali, piume, ossa di grifoni, aquile e falchi sono stati trovati sia nelle grotte di Shanidar che in quelle di Hayonim in Galilea, a testimonianza del culto sciamanico dell’avvoltoio.
Ad indicare un legame con il cielo e con le divinità che da esso discesero, i due alberi in bronzo, di circa quattro metri, con volatili sui rami, posti ad oriente e occidente per indicare il punto d’arrivo degli uccelli solari. Sulla parte bassa del tronco un drago volante dal corpo di serpente e la coda di fenice. Culto che sembra sia esistito a Sanxingdui perché gli antenati venivano simboleggiati da uccelli; i nomi di quest’ultimi divennero quelli delle famiglie reali e numerosi sono i simboli di uccelli e gli oggetti che li raffigurano, nonché i resti di un grosso volatile dal becco ricurvo.
Nei vasi chiari i riferimenti alle offerte degli sciamani a spiriti dal corpo piumato.
I bronzi riportano figure di animali e piante che coesistono con le immagini divine e umane a differenza della cultura religiosa della Cina centrale. Sono gli animali e le piante, il drago, la tigre, il serpente, delle leggende e della mitologia cinese.
Varie statuette riproducono sacerdoti con in testa un copricapo che raffigura la testa di un volatile, a volte tali personaggi sono rappresentati con scarpe a forma di zampe.
Notevole la statua in bronzo di due metri e sessanta, coronata con un motivo solare, che presenta una figura umana in posizione eretta, a piedi nudi, con indosso tre tipi di vestiti decorati con un drago. Si presume sia un sacerdote, o un re.
Nelle fosse è stato rinvenuto uno scettro d’oro di un metro e mezzo con un diametro di oltre due centimetri, intarsiato con riproduzioni di pesci e uccelli; purtroppo a pezzi, il modello di un grande altare che ricomposto presenterebbe spiriti di animali alati.
Sono state ritrovate decine di teste antropomorfe che presentano varie forme di acconciature, gli occhi aperti senza pupille di forma orizzontale, orecchie appuntite con fori per orecchini, faccia allungata bocca chiusa.
I tratti non somigliano a quelli delle popolazioni locali quindi la scienza ufficiale ritiene siano "esagerazioni artificiali".
Esagerazioni oppure opere di fantasia possono essere anche le note statuette di Ubaid adorate dai sumeri come divinità.
Statuine che riproducono esseri con un cranio allungato e un volto serpentiforme. Crani dolicocefali sono stati rinvenuti sia ad Abido in Egitto che a Nazca e Ica.
Risulta evidente che una delle civiltà che ci hanno preceduto aveva tali particolarità somatiche; il fatto poi che fossero ritenuti più o meno divini può dipendere solo dalla loro capacità e conoscenza sia che tecnologica che intellettiva.
Fra le tante cose rinvenute nelle fosse di Sanxingdui anche dischi di giada di tipo "bi"; in uso nel neolitico, 2500 a.C., sono detti con colletto per il breve rialzo intorno al bordo del foro centrale. Ernest Wegerer riuscì a fotografare i dischi a Xian nel museo Bampu.
I dischi "bi" sono stati spesso rinvenuti, come del resto altri tipi simili, nei corredi funebri all’interno delle tombe. Nessuno può affermare con precisione la loro funzione e il loro significato. Sappiamo con certezza che tuttora in Cina il disco forato è considerato un porta fortuna alla stessa stregua del nostro corno rosso.
I dischi forati ci riportano alle storie di Bayan Kara Ulada noi descritte in un precedente articolo, alla razza dei Dropa, ai 716 dischi di pietra rinvenuti nelle tombe che contengono una carica elettromagnetica, al vassoio di Scisto ai volani e al loro uso.
Il British Museum racchiude nelle sue teche molti dischi di tipo "bi" e strani oggetti cilindrici di giada, sempre rinvenuti nelle tombe insieme ai "bi", di uso e funzione sconosciuta.
Gli esperti del British Museum che hanno esaminato i reperti rinvenuti a Sanxingdui, pur classificando "fantastica" la maschera dal lungo naso, vi hanno riscontrato le stesse caratteristiche delle maschere Chac degli antichi Maya.
Il Professor Ku dell'Università centrale dell'Oklahoma, in un articolo afferma che la cultura mesoamericana potrebbe derivare da un gruppo di profughi cinesi fuggiti dalla loro patria quando ebbe fine la dinastia Shang, nel 1200 a.C..
La forma di scrittura Olmeca sembra derivare da quella Shang. Le figure olmeche presentano tratti orientali e non è da escludere che i cinesi possano essere giunti nelle Americhe tremila anni fa.
Si parla ovviamente di pure coincidenze, ma Graham Hancock ricorda che i resti dell'uomo di Kennewick, scoperti in Canadà, sono databili fra i 9300 e i 12000 anni ed appartengono ad un esemplare di razza bianca giunto in Sud America dal Pacifico.
Le rovine di Sanxingdui si estendono per dodici chilometri quadrati, gli scavi sono stati eseguiti solo per quattro. Molto deve essere ancora scoperto e tutti si attendono stupende sorprese.

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