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ARCHEOLOGANDO...


MARTE: UN MURO DI OMERTÀ, ANZI DUE...

di Mauro Paoletti
per Edicolaweb

[I due muri di Marte - 40K .jpg 450x287] [I due muri di Marte - 41K .jpg 450x286]
 

Un muro non desta certo meraviglia o stupore, né attenzione, a meno che non vi siano su di esso scritte appariscenti, pitture, segni particolari, capaci di catalizzare la nostra curiosità, o sia formato con ciclopiche pietre, che possono porci inquietanti interrogativi riguardo alla loro messa in opera.
E se, tale muro, si trova in un luogo ove non avremmo mai pensato di trovarlo: sul suolo di un altro pianeta del sistema solare?
Un’attenta e obbiettiva analisi di una foto segnalataci, riportava, tradotta in italiano, la didascalia:
"Queste immagini furono prese dalla camera davanti al veicolo sul SOL 26. Il veicolo era prospiciente in direzione Sud, Sud Est, e situato 5 metri dal Pathfinder. Mostra la superficie di rocce sparse fra il veicolo e la Duna Sirena. Sirena, la scura, area orizzontale vista fra le rocce vicine all’orizzonte è il bersaglio per la prossima misurazione. Alcune delle rocce nel vicinissimo campo mostrano fattezze attribuite all’erosione del vento. La roccia più piccola sulla sinistra mostra scanalature( depressioni affusolate) e l’esile roccia più grande sulla destra mostra fattezze che sembrano mettere in evidenza il vento (vento proveniente dalla sinistra dietro al veicolo)."
L'immagine, qui visibile (40K .jpg - 450x287) e da noi ritrovata ancora presente nel sito della NASA all'indirizzo: http://mars.jpl.nasa.gov/MPF/ops/13.gif (155K .gif - 538x343), evidenzia le forme di costruzioni artificiali verticali, ossia un qualcosa che si erge dal terreno e non semplici strisce uniformi di colore grigio situate orizzontalmente rispetto al suolo ove si trovano. La riga di colore più chiaro sulla parte alta di queste "strisce" è causata dall’illuminazione. La luce solare infatti arriva dall’alto e da sinistra, come testimoniano le rocce circostanti; quindi batte sulla sommità dell’oggetto osservato, evidenziando la verticalità della costruzione, ombreggiando la parte eretta della stessa, nell’identico modo in cui il sole illumina un muretto a secco. È altrettanto visibile, all’estremità destra della "striscia" più lunga, una interruzione più scura in quanto non illuminata, che pone in risalto la sezione squadrata e rettangolare tipica di una forma geometrica; nel caso un parallelepipedo. Ciò a ulteriore conferma che si tratta di una costruzione elevata sul terreno. Fra le due "strisce" si nota la parte superiore delle rocce. L’ulteriore ingrandimento della zona evidenzia che queste rocce si trovano in secondo piano rispetto a quello della "striscia", che appare essere quindi proprio un ostacolo posto davanti ad esse, un "muro" simile a quelli di cinta.
Ovvio che le strane costruzioni, ben levigate, grigie come il cemento o il calcestruzzo, fresche, come fossero state erette il giorno prima, appaiono fuori posto, posizionate senza senso in mezzo alle rocce.
L'immagine successiva, qui visibile (41K .jpg - 450x286) prelevata sempre dal sito della NASA http://mars.jpl.nasa.gov/MPF/ops/14.gif (157K .gif - 539x343), mostra la stessa immagine scattata con una minima diversa angolazione.
La moderna fattura della costruzione pone due domande: Marte è già occupato da una forma di vita, oppure dietro la costruzione "dovrebbe" sventolare una bandiera a stelle e strisce?
Cosa ci fa un "muro" su Marte? Anzi due. Chi li ha costruiti e perché? Sono domande che rimarranno senza risposta.
Le foto potrebbero fornire un aiuto per apprendere come siano andate perdute, o distrutte, le sonde Fobos e Mars Observer, potrebbe divenire più chiaro il riflesso dell’ombra fotografata sulla superficie marziana; più comprensibile perché non è stato inviato (o forse sì) il Pathfinder nella zona di Cidonia. Potrebbero dissipare il velo di mistero che avvolge le piramidi e l’enigmatico volto che appare e scompare in perversi giochi di luci e ombre.

Una curiosità: la Sfinge egizia viene chiamata anche "Horus all’orizzonte", il nome Horus deriva da Heru, che significa "Faccia"; un legame con Marte?
Forse non tutti sono a conoscenza che Cidonia è un nome scelto da Schiapparelli alla fine del secolo scorso per indicare una regione marziana situata sulle rive dell’antico Oceano di Marte, ma anche il nome dato ad una città Cretese per commemorare un figlio di Ermes.
Marte è noto come il pianeta rosso, il quarto contando dal sole, con una atmosfera quasi esclusivamente formata da anidride carbonica, con venti impetuosi capaci di scatenare violente tempeste in grado di rimodellarne la superficie, con il suo suolo rossastro a causa della presenza di ossidi di ferro; una temperatura media di -55°C, dal minimo di -128°C dei poli al massimo di +30°C dell’equatore. Un tempo aveva una grande quantità di acqua convogliata in fiumi, laghi e in un Oceano: l’Oceano Borealis, provvisto di una grande isola vulcanica, ora in secca, che ha dato vita al più grande vulcano del nostro sistema solare: l’Olimpus, alto 24 km e con un diametro di 600Km.
Sembra che l’acqua, un tempo presente su Marte, sia finita nel suo sottosuolo; estraendo ossigeno da essa si potrebbe rendere confortevole il luogo come lo era l’intero pianeta miliardi di anni fa quando esisteva un atmosfera, e il clima era temperato e umido. Quando le acque dell’oceano bagnavano le rive di Cidonia e la fiorente civiltà che forse la popolava. In tale zona il 25.7.1976 il Viking 1 riprese, a circa 41° 10’ Nord, una collina che sembrava una "faccia". Per qualcuno solo un gioco di luci e ombre causato anche dalla bassa risoluzione.
Due ex impiegati della Nasa, Vincenti di Pietro e Gregory Molenar, hanno scoperto altre due facce in una zona chiamata Utopia, e in altre siti sono state fotografate piramidi e strutture a tre lati, addirittura in fila.
Il Mars Global Surveyor ha fornito il 5.4.98 una nuova immagine ad alta risoluzione, ove la "faccia" sembra sparita e le stesse piramidi appaiono solo strutture naturali, frutto dell’erosione.
Ma c’è chi sostiene che il tratto di superficie fotografato sia in realtà un altro, distante da Cidonia 10 km. Il Jet Propulsion Laboratory avrebbe confermato una distanza discordante da quella rilevata dall’United States Geological Survey. L’immagine del 5.4.98 sarebbe stata rilevata a 40,8° di latitudine Nord e 9,6° longitudine ovest e non a 40,96° di latitudine nord e 9,48° longitudine Ovest.
Si possono osservare comunque foto scattate da diverse angolazioni, per esempio quella di Parlotto, ove le costruzioni appaiono sempre nitide, da qualunque punto arrivi la luce. Se fossero prodotte da giochi di luci e ombre, come si dice, gli "oggetti" sarebbero visibili solo sotto un certo profilo, da un solo lato, non da qualsiasi parte le si osservi.
La questione si riapre e riprendono forza, a torto o a ragione, le speculazioni, le ipotesi e le teorie più disparate. Si rivisitano le foto e si rinnova la pubblicazione dei dati estrapolati triangolando fra i vari punti dei "monumenti".
Ricordiamoli: unendo i vertici delle piramidi e il naso della faccia, si ottiene un perfetto triangolo isoscele. L’intersezione dei due lati uguali con il cerchio che ha il centro nell’esatta metà della base del triangolo permette di individuare il lato dell’ottagono iscritto nel cerchio stesso. Gli assi dei due monumenti alla base del triangolo formano, con i lati uguali del triangolo, due angoli retti perfetti. Il meridiano marziano passante per il vertice del triangolo si sovrappone perfettamente alla diagonale della piramide situata nel vertice stesso. La linea che unisce il punto di intersezione della base del triangolo e il meridiano di Marte con l’angolo iniziale dell’ottagono iscritto nel cerchio forma un angolo di 25° che corrisponde all’asse di rotazione marziana.
Il sito "The Enterprise Mission", di Hoagland, http://www.enterprisemission.com/pasadena3.html pubblicizza le foto del Pathfinder, facendosi forte della comparazione fra la diretta TV trasmessa dalla CNN "Live from Mars", del 4 luglio e le foto messe in onda dalla Nasa.
Dopo aver inviato immagini non censurate, dopo pochi minuti qualcuno alla Nasa realizzò che la camera stava trasmettendo immagini shock; operò quindi un repentino taglio dichiarando "difficoltà nelle comunicazioni".
Oramai le immagini erano già state registrate e così, secondo le analisi effettuate dal Gruppo Enterprise, alcune rocce sarebbero in realtà macchine tecnologiche degradate, pezzi di artefatti come unità giroscopiche, forme geometriche nitide, che mostrano anche una piramide della quale si possono determinare le proporzioni dal momento che in un angolo della stessa immagine è ripreso anche il Pathfinder. Secondo Hoagland nelle forme di alcune rocce sarebbe riconoscibile ciò che rimane di carri armati; tubi, impalcature distrutte, argani verricelli, scatole metalliche, oggetti cilindrici sparsi per tutto il paesaggio. Motori e congegni altamente erosi, numerose varietà di ruote, di scale, tutto mescolato con del materiale chiaramente rifrangente, come le lastre di vetro. Tracce di veicoli, numerose e ben identificabili. Resti arrugginiti di una antica cultura sviluppata tecnologicamente scomparsa da tempo? Estremamente arduo provarlo. Finché qualcuno non scenderà sul suolo a vedere, o una sonda non si avvicinerà fino a sfiorarli, rimarrà il dubbio che si tratti soltanto di uno scherzo della natura o della forza del vento.
Vi sono foto trasmesse via Internet che prospettano scenari da fantascienza.
Il sito "Il mondo dei Misteri" presenta una foto con tanto di UFO inviata, si dice, dalla sonda Pathfinder con relativa didascalia: "nel cielo marziano qualcosa si muove".
Hoagland prospetta un esteso cover up adottato dalla Nasa sull’intera faccenda, con sparizione o manipolazione di foto scattate dalle sonde. Ultimamente sono state segnalate anche foto dove il cielo di Marte appare azzurro.
La rivista francese Phenomenà ha pubblicato anni addietro un buon articolo sulle foto e sulla storia delle sonde spedite verso Marte.
Il 27.3.89 si cercò di orientare di nuovo l’antenna della sonda Russa Fobos 2 verso la Terra, per avere un segnale più potente. Dopo un primo debole segnale di risposta seguì il silenzio totale. Un mistero rimasto irrisolto e infittito dalle ultime foto pervenute. Una di queste ritraeva delle linee diritte intorno all’equatore di Marte; si concluse che era una vasta sorgente di calore e si stimò che ogni linea aveva uno spessore di tre o quattro chilometri. Un’altra foto mostrava un ombra allungata con i contorni regolari, di dimensioni rispettabili, ma l’oggetto che l’aveva proiettata sul suolo non era visibile. Infine l’ultima foto, che inquadrava lo spazio intorno al pianeta, ritraeva un oggetto che nessuno ha potuto identificare.
Si nascondono le informazioni al pubblico perché rivelerebbero "presenze" intorno e sopra il pianeta?
A dire il vero, nel settembre 1993, dopo appena una settimana dalla perdita di Mars Observer, dotato di una telecamera, costata sedici miliardi di dollari, capace di riprendere immagini di oggetti grandi quanto un’automobile; la Russia e gli Stati Uniti firmarono un accordo spaziale che prevedeva di mettere in comune tecnologie e finanziamenti alle missioni spaziali.
Qualcosa di strano, causato da quell’ombra di venti chilometri, nitida e precisa tale da animare fantasie stile Star Trek, come ebbero a scrivere i giornali all’epoca?
In un articolo del Fortran Times (n° 65 Ottobre/Novembre 1992), alcuni ingegneri dichiararono che le strutture fotografate sulla superficie dovevano avere un senso, dal momento che la piramide Tetraedrica è situata sul bordo di un cratere e forma con la scogliera un angolo di 19,5 gradi. Misura che si ritrova in molti altri punti. Secondo Hoagland, ponendo il tetraedro all’interno di una sfera si vedrà che al di sotto della linea dell’equatore si forma un angolo di 19,5 gradi. Ogni pianeta in questo punto possiede qualcosa di caratteristico, come le macchie di Giove e Nettuno, il punto di origine dei venti terrestri; le piramidi di Teotihuacan situate a quella latitudine.
Concludendo, questo "muro" aggiunge un altro mistero nell’avventura spaziale di Marte e diviene un nuovo ostacolo verso la chiarezza.


									

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