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UNA VERITÀ CHE FA PAURA
di Mauro Paoletti
per Edicolaweb


È iniziato un nuovo secolo e con esso un nuovo millennio, fra le teorie contrastanti della cosiddetta "scienza ufficiale" e quelle di coloro che vengono considerati appartenenti alla "New Age".
A nessuno sembra interessare la reale conoscenza delle cose, la verità, ma ci si dedica solo al proprio tornaconto: ritorni di immagine, stabili posizioni accademiche o diritti letterari.
Da una parte ci si trincera dietro alle teorie consolidate, a torto o a ragione, anziché rischiare l'affermazione innovativa, o l'ammissione di un probabile errore di stima dei dati, più che plausibile e difende le proprie teorie attraverso uno spietato, quanto infantile, cover up; mentre dall'altra ci si lancia in deduzioni a volte troppo fantasiose.
Pur comprendendo che riscrivendo alcune parti della storia dei popoli si potrebbe innescare un processo diretto al caos e alla destabilizzazione di sistemi consolidati nel tempo, alla confutazione di alcune dottrine scientifiche e religiose, non è giustificabile l'ostinata e ottusa negazione, a volte la soppressione, di prove e fatti che apportano una nuova luce, una nuova visione delle cose.
Spesso si negano evidenze solo perché non si comprende lo scopo e la funzione del reperto rinvenuto, specie se in contrapposizione con i dati di fatto.
È l'epoca di analizzare i dati e i fatti seguendo la ragione, la logica, la razionalità, abbandonando l'ottusità, l'arroganza, aprendosi al nuovo e accettare l'eventuale cambiamento.
A volte proprio l'impossibile è la verità più probabile.
Addurre come scusante il timore del cambiamento appare alquanto futile perché sappiamo che con il contagocce si possono abituare gli organismi a sopportare i veleni più nocivi e in questo campo mi sembra che si siano acquisiti eccellenti risultati, come si evince facilmente da quanto ci viene propinato quotidianamente.
Siamo oramai dei maestri nel far apparire per genuino e vero, in tutti i campi, ciò che in effetti non è. Stampa e televisione sono gli esempi più diretti ed eclatanti.
La storia è piena di episodi nei quali l'idea nuova è stata sempre combattuta all'inizio come il male più oscuro prima di essere accettata come la verità, episodi ben conosciuti, criticati e condannati da noi come comportamenti ottusi e ipocriti.
Oggi stiamo per caso ripercorrendo le gesta dei nostri predecessori?
L'ostinazione nel portare avanti vecchie teorie che adesso appaiono prive di fondamento, non voler riconoscere nuove chiavi di lettura, possono portare al disinteresse. Forse è davvero quello che si vuole, visto che l'anonimato e la staticità non portano cambiamenti allo status quo.
D'altro canto, le teorie definite "favolistiche" della New Age a volte risultano inaccettabili, ma sono queste teorie che rinnovano il mistero e il fascino suscitato da un antico reperto, sono le nuove ipotesi che lo riportano alla ribalta e all'attenzione dei Media rinnovando in loro l'interesse per l'antico e per le origini.
Fra le sabbie del deserto giacciono sepolti ancora infiniti reperti e altrettanti misteri; molti sono stati scoperti ma crediamo non siano stati interamente rivelati.
I "non addetti ai lavori" non comprendono le diatribe in atto e restano affascinati dalle ipotesi stile Von Daniken, Bauval, West, che forse usano le loro scoperte a fini di lucro. È indubbio che la pubblicazione di libri ha portato agli autori notorietà e tornaconto economico; ma un libro, e adesso anche Internet, rappresentano il mezzo più diretto per comunicare scoperte e ipotesi.
Non risultano quindi del tutto infondate le critiche mosse dal professor Zahi Hawass, ma non mi pare il pulpito idoneo a muovere critiche, perché anche il professore Hawass ha pubblicato straordinari volumi sulle scoperte in Egitto e con estrema facilità, visto il lavoro che svolge e l'opportunità di spaziare in lungo e in largo in quella terra che, altrettanto facilmente, preclude ai possibili concorrenti, specie se in disaccordo con le sue idee.
Non è che si tratti di un po’ d'invidia verso coloro che possono azzardare teorie troppo avanzate senza ledere troppo la propria posizione?
In fondo siamo un po’ tutti invidiosi di coloro che hanno potuto rovistare fra le cose del passato e accedere in luoghi da sempre interdetti a noi, comuni mortali.
Dobbiamo anche ammettere che non abbiamo creduto pienamente alle storie che vedono interventi extraterrestri, o di razze aliene provenienti da chissà dove. Ci sembrano spiegazioni semplicistiche che non risolvono a pieno le varie problematiche esistenti.
Vi sono teorie suffragate da fatti e deduzioni logiche, fornite da scienze come la fisica, la geologia, l'ingegneria, e altri moderni procedimenti tecnologici, che non possono essere liquidati classificandoli semplici fantasticherie, o soluzioni fantascientifiche non applicabili perché non conosciute in un tempo antico.
Per quanto ne sappiamo non possiamo affermare o negare che gli antichi fossero in possesso di tecnologie avanzate quanto o più delle nostre. Non siamo neanche in grado di stabilire con precisione quante civiltà siano esistite prima della nostra, quanti anni siano trascorsi in realtà dall'avvento dell'uomo su questo pianeta, né tanto meno quante civilizzazioni siano scomparse, a causa di catastrofi o per il naturale scorrere del tempo e quante ne siano risorte dalle loro ceneri, quindi, quale fosse il grado di conoscenza tecnologica raggiunto.
Le moderne tecnologie possono fornire un valido aiuto, ma non sempre gli esami di laboratorio forniscono dati esatti, come non confermano quanto stabilito dalle teorie acquisite.
Rimangono così aperti quesiti, ai quali la "scienza ufficiale" non sa fornire esaurienti risposte, ma davanti ai quali bisogna ammettere che si vuole tacere alcune verità.
Quando Shoch dichiara che la Sfinge è stata erosa dall'acqua e non dal vento, fa pensare.
Oggi la geologia fornisce dati attendibili e inconfutabili nella ricerca delle energie e in campo petrolifero, non vedo allora perché si ritengano inattendibili i dati che riguardano la piana di Giza.
Sappiamo tutti che si può dubitare di Cheope come il costruttore della Grande Piramide, in quanto vi sono dati e circostanze chiarissime, eppure la piana di Giza si attribuisce alla IV dinastia.
Gli esami delle malte di restauro forniscono datazioni diverse. Il Tempio a Valle e di conseguenza anche quello della Sfinge, risalirebbero alla I dinastia non alla IV. Solo ad Abido e a Giza si trovano queste costruzioni megalitiche. È certo che solo dopo il 3100 a.C. furono intrapresi lavori di restauro.
L’evidenza parla da sola: gli arnesi in uso al tempo sono risultati non idonei alla produzione dei manufatti esposti nei musei accanto ad essi.
Sono stati ritrovati, per esempio, molti oggetti in bronzo assegnati a diverse dinastie, dalla Ia alla VIa. Sappiamo però che per ricavare il bronzo occorre amalgamare rame e stagno; mentre del primo si faceva largo uso, non esiste traccia del complicato processo necessario ad estrarre tale elemento dalla cassiterite.
Nel 3.100 a.C. inizia, con il faraone Mene, la civiltà Egizia; perché allora gli Egizi conservano tradizioni risalenti al 40.000 a.C.?
Infine il robot di Gantenbrink ha rivelato una lastra con serratura e maniglie di bronzo in mezzo a un condotto. Oltre ai vari interrogativi riguardanti la vera natura della piramide, la domanda più pressante rimane questa: è già stata verificata l'esistenza di una camera, un vano segreto al di là della lastra?
E ancora: se la risposta è positiva, cosa è stato trovato, quale segreto si cela? Si tratta di cose sconvolgenti per tutti noi o riguardano le vicende di un solo popolo?
Gli egittologi ci devono molte spiegazioni.
Considerare Cheope costruttore della Grande Piramide solo perché il colonnello Howard Vyse, ossessionato, come tutti sanno bene, dall’idea di fare la grande scoperta che lo avrebbe reso celebre, essendo all’epoca un dimenticato militare in pensione, mi sembra volersi porre sulla stessa linea di coloro che adottano l’intervento alieno come unica spiegazione dei fatti inspiegabili.
Vyse è stato sospettato e da alcuni accusato di aver falsificato ad arte i dati e copiato cartigli erosi e incompleti pur di raggiungere i suoi scopi.
Se, perché fa comodo, consideriamo Vyse credibile, nonostante i fatti della piramide di Macerino, ove immise un sarcofago con la scritta Menkaure e uno scheletro, risultati in seguito appartenenti a epoche diverse, dopo che lo stesso Mariette all’epoca non diede credito alle scritte della piramide considerando questi monumenti "muti"; dobbiamo anche ammettere che le piramidi di Giza sono allineate come le tre stelle di Orione.
È indubbio che il tutto vada rivisto e considerare l’esistenza di una razza precedente, come quella Badariana o Ubadiana credute primitive, che potesse essere in possesso di una tecnologia avanzata e conoscenze tecnologiche tali da poter compiere imprese ritenute impensabili.
Ma chi erano questi antichi antenati?
Il concetto egiziano dell’inizio è comune ad altri popoli quali Sumeri, Babilonesi, Accadi, Indù.
Vi sono molte cose in comune, come se una civilizzazione precedente abbia tramandato miti e conoscenze. Le statuine rappresentanti le divinità adorate dai Sumeri, erano uguali a quelle della cultura Ubaid e di Jarmo nell’Anatolia, alla cultura cinese del Sanxindhui e a quelle rinvenute a Vinca in Jugoslavia; tutte raffiguranti individui dal cranio dolicocefalo. Un tipo di cranio rinvenuto a Merida, Ica, Nazca e anche ad Abido, in Egitto.
Nessuno grida all'alieno, ma sono evidenti le tracce di un'altra razza precedente la nostra. Sono tutte cose che fanno indubbiamente pensare e che non possiamo disconoscere perché le riteniamo improbabili, o troppo fantasiose, o peggio ancora, contrastanti con le dottrine accertate.
È inutile negare che i reperti rinvenuti a volte hanno fornito un valido aiuto al nostro avanzamento tecnologico; altrettanto inutile propinare teorie dal sapore di fantascienza o favolette senza più senso e sostanza.
Non siamo sicuramente la prima e unica civilizzazione.
Dobbiamo smetterla di peccare di presunzione, ritenendo di essere stati i primi ad avere il possesso totale della conoscenza tecnologica, di considerarci gli incontrastati padroni di questo pianeta, che contribuiamo ogni giorno a distruggere in nome della scienza, del progresso, senza chiederci quali le nostre origini; se queste si celano nei miti dei popoli che ci hanno preceduto.
La conoscenza alimenta il fuoco della verità, quest'ultima ci aiuterà a capire chi siamo e dove stiamo andando.
È diritto e dovere di tutti chiedere e perseguire la verità.

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