
CHI HA VISTO MONSIEUR MASSE?
di Carlo Pirola

Viaggio a Valensole, nel sud della Francia, alla ricerca dell’unico testimone di un IR3 accaduto 35 anni fa.

Tutto ciò che sapevo di questo caso l’avevo letto in vari libri e mi aveva sempre affascinato. Mi ero spesso ripromesso di andare sul posto per verificare di persona, per vedere come dove e perché, per... toccare con mano. A pensarci bene, non avevo mai realizzato che l’avvenimento era accaduto a poca distanza da dove sono solito trascorrere le vacanze con la famiglia. Lo scorso anno, casualmente, sdraiato sulla spiaggia di Cannes, quel posto mi è tornato in mente e mi sono detto: "Stavolta ci vado!" E così ho fatto.

Si tratta di una vicenda abbastanza nota, comunque è doveroso riepilogare brevemente gli avvenimenti. Il primo luglio 1965, Maurice Masse, un agricoltore dell’Alta Provenza, in Francia, si alza di buon mattino per lavorare col fresco e per continuare la sarchiatura del suo campo di lavanda. Arrivato sul posto, decide di fumarsi una sigaretta seduto dietro un muretto a secco di sassi, in attesa che passi un po’ il sonno e che, soprattutto, gli venga voglia di lavorare col suo trattore. All’improvviso sente uno strano ronzio alle spalle e quindi si guarda attorno, supponendo probabilmente si tratti di un piccolo aviogetto che, trovandosi in difficoltà, è atterrato nelle vicinanze. Masse si alza in piedi e, osservando meglio, sembra trovare conferma alle sue supposizioni, allora si incammina verso quell’aereo atterrato a circa 150 metri da lui, deciso a scambiare quattro parole col pilota. Più si avvicina, più l’oggetto non gli sembra un aeroplano. È diverso. Sulle prime pensa ad un’automobile "Dauphine", ma giunto a pochi metri scopre che l’oggetto ha la forma di un pallone da rugby. Nota inoltre due piccoli umanoidi, alti circa un metro e 20 e dalla testa sproporzionata, che sono chinati a trafficare con le piante di lavanda. Non ha neanche il tempo di aprire la bocca per la sorpresa, che uno dei due lo paralizza con un raggio emesso da un congegno che ha in mano.
Rimasto cosciente, Maurice vede i due risalire velocemente sul veicolo e sparire nel cielo. Dopo una quindicina di minuti, Masse riesce a muoversi di nuovo e ora hanno inizio i suoi veri problemi.

ALLA RICERCA DELL'UNICO, INTROVABILE TESTIMONE
Così, trentacinque anni dopo, fatti i conti col resto della mia famiglia che preferiva passare un’altra bella giornata sulle spiagge della Costa Azzurra, convinco tutti a seguirmi in questa avventura! La mattina presto, armatomi di una cartina dell’Alta Provenza, macchina fotografica, berretto per il sole, un quaderno e una penna biro, parto per Valensole. Primo problema: giunto all’uscita dell’autostrada A8 di Aix-en-Provence, all’altezza di Draguignan, dovrei dirigermi verso Digne, ma inforco le Alpi, allungando di una ventina di chilometri. Scopro lungo il tragitto che da queste parti non si dice "Valensol" ma "Valanseul" (letto alla francese). Arrivato a Riez, finalmente trovo il primo cartello con l’indicazione del paese e dopo Roumoulete eccomi a destinazione! L’odore della lavanda è nell’aria già da Riez e dovunque ci sono campi pieni delle pianticelle violacee tipiche della zona. Secondo problema: trovare Maurice Masse. La strada che porta al centro cittadino finisce in una piazzetta che poi si scinde in due strade: da una parte un viale alberato e dall’altra una salita. Che fare? Chiedo indicazioni ad un vecchietto seduto su una panchina: "Scusi, cercavo questo signore", e gli allungo un biglietto con scritto Maurice Masse. "Sa dove posso trovarlo?". E lui, serio "Celui du l’Ovni!?" (Quello dell’UFO?). Rotto il ghiaccio, incalzo: "Sì, proprio quello del disco volante. Sapete dove abita, e se posso parlargli?". Mi pareva che si stesse realizzando un sogno. L’uomo, imperturbabile, mi risponde: "Deve chiedere al Café Du Sport laggiù, lì lo sanno" e mi indica il viale alberato cui ho accennato. In effetti in lontananza si intravede la scritta del bar, che in realtà si chiama Bar Des Sports. Entro, sono le 14.30 e tutti mi guardano con un certo distacco. Alle due proprietarie chiedo subito del signor Masse. Mi risponde che a quell’ora raramente lo trovo lì, dato che è solito fare un pisolino dopo pranzo. Provo a tirarle fuori qualcosa della faccenda, e mi dice che sono il 506esimo che arriva lì per ficcanasare sull’accaduto. "Io volevo sapere cosa è successo a Maurice dopo quel giorno", chiedo diretto. "Se è per questo che è venuto sin qui, credo che tornerà così come è venuto". Domando allora verso che ora sarà possibile trovarlo e mi dice dopo le 16, sicuramente. "Le conviene ripassare più tardi", dice. "Lei è la Signora Moisson?", chiedo severamente. E lei gentilmente replica: "No, quello era il vecchio". Non ho insistito su cosa volesse intendere con quel "vecchio".

CHE NE SAI TU DI UN CAMPO DI LAVANDA?
Mi dicono che il luogo dell’incontro ravvicinato si trova a Route Oraison, a solo un paio di chilometri da lì. Ringrazio e risalgo in auto, cercando di fissare nella mente tutto quello che vedo. Arrivo al posto mitico, quello che ho visto più volte nella foto, quella dove Maurice indica il luogo dell’atterraggio, dove non è più cresciuta la lavanda per circa dieci anni. Preso dalla suggestione guardo in alto, sperando di poter vedere qualcosa di insolito, ma nulla. C’è invece un’aria pesante, afosa e calda. La lavanda adesso è ovunque, ha ripreso a crescere. Sembra di stare a casa del diavolo: distese di campi dappertutto, l’unica strada asfaltata è deserta e lungo le altre due, sterrate, non passa anima viva. Un vento forte fa sbattere i fili dell’alta tensione, mentre nuvole cupe cominciano ad adombrare il cielo prima terso e il sole scompare. Direi che fa quasi freddo, eppure domani è Agosto. In lontananza si intravede un hangar, ed io immagino quello che pensò Maurice quel giorno e rivivo il suo shock. Certo che il posto non me lo aspettavo così. Sulle foto sembrava più bello, più dolce, invece è proprio sinistro, da UFO. I miei sono stufi di quella terra desolata e vogliono tornare in paese a bere qualcosa, nel bar dello sport. Risalgo in auto e rifaccio la strada a ritroso. Incrocio un uomo sulla settantina per strada; e mi fermo deciso a chiedere se conosce il signor Masse. "Buongiorno, vorrei sapere se conosce Maurice Masse, quello dell’UFO", dico.
"Ah, Maurice è stanco di questa storia, ha avuto troppi grattacapi e i troppi curiosi gli hanno rovinato l’esistenza. Non credo che vi riceverà". Vengo poi a sapere che il campo non è più suo, l’ha venduto da almeno 15 anni, anche a causa di questo avvenimento. I suoi due figli, ormai sposati, vivono lontano e hanno sempre cercato di aiutarlo nella sua difficile coesistenza con quella specie di "colpo" che gli è capitato tra capo e collo. Oggi il signor Masse ha 73 o 74 anni, come mi dice il mio consulente occasionale. Ne aveva circa 40 allora. Vengo a sapere anche che nei primi anni dopo il fatto, in paese era additato un po’ da tutti, tanto che il vecchio curato di Valensole, un certo Abate Gourjon (che ora non c’è più), qualche volta s’era lamentato, ma poi con l’andare del tempo tutto s’è risolto in bene. Gli domando infine se è venuta tanta gente in paese per questo caso, da allora. Lui ride e mi fa un largo gesto di assenso col braccio. Il dialogo arranca, una buona mezz’ora; mi viene persino da pensare che il mio interlocutore non conosca una parola di francese. Invece lo straniero sono io. Stanco di dire sempre "pardon" perché non capisco bene, mi guardo in giro e lo saluto. Quello se ne va e io torno al Bar Des Sports.

AL BAR DELLO SPORT RACCONTANO...
Al bar c’è ancora la signora di prima, con un altro tipo che la aiuta. Appena mi vede arrivare mi avvisa subito: "Non s’è ancora visto Maurice; è strano... di solito viene qui verso le 4!", ed erano già le 16 e 30. Torno sull’argomento che mi sta a cuore e lei racconta che all’epoca lei aveva poco meno di 30 anni e fu tutto un subbuglio. Parecchia gente s’era mossa verso Valensole e se dal lato turistico-economico fu un toccasana per il paesino, dall’altro fu un gran disastro. Una specie di corsa all’oro (e credo che l’oro fosse il signor Masse!), e che il paese sembrava assediato dai gendarmi. Maurice è sempre stato un uomo posato, senza grilli per la testa, una persona seria e non dedita certo a scherzi o altro, per quel che ne sapeva lei (il che corrispondeva a quanto avevo letto). Qui oggi sono quasi tutti agricoltori o al limite esercenti. Figuriamoci 35 anni fa!
Mi siedo fuori ad aspettare, con gli altri avventori che mi guardano come fecero i due nanerottoli con monsieur Masse 35 anni orsono. L’alieno là sono io. I miei figli si gettano a capofitto in una sfida a calcetto, alla faccia degli UFO e della tranquillità che pervade l’ambiente. Alle 17.15 decido che ne ho abbastanza e mi faccio dare l’indirizzo di Maurice. La sua casa è a 150 metri da dove ci troviamo, in direzione del campanile. Ho con me una macchina fotografica e mi accorgo di non aver neppure scattato una foto del campo, né di Valensole. Scatto un paio di istantanee al bar e poi... e poi stop. La pellicola finisce. Comincia a piovere. Allora mi dirigo verso casa di Masse, dove non trovo nessuno e me ne torno alla macchina, sconsolato. Dopo aver salutato tutti, riparto. Avrei voluto chiedere alla gendarmeria locale di lasciarmi vedere gli atti di allora, oppure raggiungere la gendarmeria di Digne, dove si erano svolte ulteriori indagini, curate dal tenente Valnet. Ma è troppo tardi, e la mia famiglia mi sollecita a tornare, anche perché il giorno dopo devo fare rientro in Italia. Le vacanze sono finite e saluto Valensole e la Francia con in mano solamente un indirizzo.

NO COMMENT, VOILÀ
Qualche giorno dopo, ormai a casa, decido di spedire al signor Masse una raccomandata, per farmi dire cosa ne pensa adesso, a distanza di tutti questi anni. Gli scrivo che sono un suo "fan", se così si può chiamare uno che è sempre stato affascinato dalla sua avventura e aspetto un cenno da parte sua. Passano due mesi, ma non ricevo risposta. A questo punto non mi resta che la Telecom. La ricerca in Internet risulta vana e allora sfoglio la rubrica telefonica, compongo il numero per le informazioni internazionali e chiedo all’operatore di darmi il telefono di casa Masse. Me lo dà! Ora posso telefonargli. Al quinto squillo rispondono: è la moglie. Dico che sono un ammiratore di Maurice, nonché quello che gli aveva scritto qualche mese fa e le chiedo più o meno le stesse informazioni che avevo indicato sulla mia lettera. Lo faccio tutto d’un fiato per far sì che l’altra non mi interrompa. Ma la moglie mi blocca a metà e dice: "Mio marito non ne vuole più sapere di questa storia, voilà; lui è stufo di voi giornalisti, voilà (ma io non sono un giornalista!); e poi fatevi gli affari vostri, voilà!". Non faccio neppure in tempo a dire "comunque grazie", che quella ha già appeso. Cosa pensare? Rifletto sul destino beffardo dei giornalisti... e dopo tutto ciò che ho visto, sono convinto che qualcosa è davvero successo a Valensole quell’1° Luglio del 1965. Sicuramente qualcosa che ha lasciato un segno indelebile nella psiche del signor Masse. Non ultima, la troppa pubblicità non voluta, il troppo clamore non desiderato. Comunque sia, non demordo e credo che tornerò ancora a Valensole per chiedere al Bar des Sports se si è visto Maurice. Un giorno o l’altro devo riuscire a parlare con lui e senz’altro vi racconterò il seguito.


|
vai alla visualizzazione normale di inizio articolo
invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home aggiungi Edicolaweb a Preferiti

|
|
|