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Tutti gli articoli di DOSSIER ALIENI IBRIDAZIONE COSMICA
di Antonio Muro

Ecuador: nel Dicembre 1995 entità extraterrestri avrebbero chiesto a Graciela e José Yaguana di fungere da procreatori per un essere ibrido. Ecco il resoconto della loro sconcertante esperienza.
 

Sono molte le donne che, per i motivi più disparati (non ultimo la sterilità), accettano di portare in grembo l’embrione di qualcun altro. Le moderne tecniche genetiche hanno reso queste pratiche abituali e i mass media ne hanno parlato tanto da farle diventare normale amministrazione. Graciela è una giovane ecuadoriana che, poco più di un anno fa, decise di trasformarsi in portatrice di un embrione, in quanto inseminata da esseri extraterrestri, senza esservi costretta. Un caso, il suo, di abduction tanto sorprendente da divenire oggetto di documentari e special prodotti dal network sudamericano Ecuavista-TV.
Ecco come si sarebbero svolti i fatti.
David M. Jacobs, professore di storia dell’Università nord americana di Temple e ricercatore UFO, qualche anno fa dichiarò quanto segue: "Uno dei propositi degli ET è quello di catturare esseri umani che li aiutino a produrre altre entità biologiche. Non è riproduzione, bensì produzione. Non sono qui per aiutarci, hanno un loro programma e non ci permettono di apprendere appieno i loro scopi. Cosa vogliono? Dai resoconti sembra desiderino usare la capacità riproduttiva umana. Cercano gli ovuli e lo sperma. Cercano una discendenza. Vogliono la conoscenza completa dei nostri organi riproduttivi ed esplorare a fondo i nostri processi fisiologici in generale...".
Jacobs, Budd Hopkins e lo psichiatra di Harvard John Mack sono i capofila di una schiera di ricercatori che ritengono, dopo aver analizzato centinaia di casi, che gli ET - o quanto meno, alcuni di essi - interagiscano col nostro pianeta per rapire esseri umani da utilizzare nell’ambito di un complesso programma di riproduzione. Abductions quasi sempre perpetrate contro la volontà dei soggetti rapiti. L’investigatore ecuadoriano Jaime Rodriguez ha analizzato più di duecento casi UFO nel suo Paese. Diciassette riguardano un "progetto di inseminazione cosmica" o di ibridazione di razze extraterrestri con la nostra. Ma viene confermato solo il caso che ha vinto protagonisti il professor José Alberto Yaguana e sua moglie Graciela Granda.

INCONTRO NELLA FORESTA PIETRIFICATA
Tutto ebbe inizio il 19 Dicembre 1995. José e Graciela si erano recati nella foresta pietrificata di Kuyango, nella provincia di El Oro, vicino al confine peruviano, per una battuta di pesca con i loro due figli. Si stava facendo buio, quando, sulla riva del fiume, apparvero delle strane luci. José ricorda: "Mi avvicinai con la torcia elettrica accesa e rimasi a bocca aperta davanti ad un’astronave ferma a terra, con due strutture d’appoggio nell’acqua e con una scaletta che scendeva sulla riva del fiume. L’oggetto era ovale e rosso. Aguzzai la vista nella penombra e, dalla parte laterale, vidi tre piccoli umanoidi. Il più grande, con il volto coperto da una specie di mascherina, poteva arrivare circa alla mia spalla, il più piccolo al gomito". Le creature gli dissero: "Vogliamo parlarti. Siete persone di buon cuore. Dobbiamo porre un embrione all’interno di tua moglie, perché da anni abbiamo smesso di riprodurci e desideriamo conservare la nostra specie".
Yaguana rispose che la moglie non avrebbe mai accettato di avere rapporti sessuali con loro. Gli esseri replicarono che non sarebbe stato necessario alcun contatto fisico, che tutto sarebbe stato molto asettico e tecnico.
"Gli dissi anche che mia moglie aveva subito una legatura delle tube e loro mi risposero che non era un problema. Conclusi dicendomi disponibile solo se lei avesse acconsentito. Questo è quanto. Poi ci salutammo".
Gli esseri aggiunsero che avrebbero avvisato José in anticipo. "Toccai le loro morbide mani - rammenta Yaguana - avevano cinque dita, erano piccoline, come quelle di un bambino, dalla pelle soffice, ma rugosa. Avevano una testa grande, pelata, con la parte posteriore più pronunciata. Allora salirono a bordo. Si chiuse il portello e l’astronave si sollevò di un poco, per poi sparire davanti ai miei occhi".
Evidentemente, quello che sorprende maggiormente nel racconto di José è la sua ingenuità nello spiegare l’accaduto. Il testimone appare sincero. Quella notte José dormì appena e non disse a sua moglie delle intenzioni dei visitatori. Lo fece però la mattina dopo. Graciela al principio si mostrò incredula. "Non credevo agli UFO - raccontò - ma alla fine gli dissi che ero disposta ad aiutarli, purché non mi annoiasse più con quella ridicola storia".
A sostegno di queste dichiarazioni, sul luogo del primo incontro ravvicinato Jaime Rodriguez riscontrò alcune anomalie geologiche nel suolo. "Quando arrivammo sul posto la prima volta, buona parte del terreno sembrava formato da quarzo. C’erano grandi pezzi di quarzo dappertutto! Inoltre, abbiamo trovato del pulviscolo viola, riscontrato anche in un altro caso su cui indagavo, ma non lo abbiamo ancora fatto analizzare".

L'INNESTO DELL'EMBRIONE
Il secondo contatto avvenne il 7 Gennaio 1996. José aveva intuito che poteva essere il giorno fatidico, così, chiese a sua moglie di prepararsi. Poco dopo le cinque del pomeriggio raggiunsero il luogo dove stazionava l’astronave, ma più grande della precedente. "Era a forma di piatto - dichiarò José - con una specie di torretta in alto e qualcosa di simile ad un rettangolo in basso, da cui fuoriuscivano due strutture di appoggio. Con la luce dei fari del furgoncino potei notare i particolari. C’era un’atmosfera di pace e di amore. Erano lì, accanto all’astronave. Ci salutarono e ci invitarono a salire. All’interno non vidi finestre o sporgenze verso l’esterno. Ma tanti schermi. A lato della porta, delle luci si muovevano quando parlavamo, reagivano al suono delle nostre voci. Poi gli esseri dissero a mia moglie di avvicinarsi. Dalla parete calò una barella". Dell’intervento Graciela ricorda solo che le apposero una sorta di elettrodi sulle tempie e sul petto. "Uno di loro mi disse di levarmi i vestiti. Non sentii nulla e mi addormentai". Ecco il racconto di José: "Il più piccolo, quello che definirei il pilota, aprì un armadio e ne tirò fuori un tubicino azzurro trasparente. Il medico lo mise in una specie di coppa e iniziò l’intervento. Introdusse un tubo nella vagina di Graciela. Io gli chiesi: ‘Come ti chiami?’ e lui mi rispose ‘Lictin’, chiedendomi di non fargli più domande. Durante tutto il tempo, circa un quarto d’ora, da uno schermo potei seguire l’operazione. Quando terminò, ci invitarono a scendere". Fin qui, i fatti del secondo contatto. Tuttavia ci fu anche una terza parte: il riconoscimento del feto impiantato. Solo che in questa occasione furono prelevati senza preavviso. Era il 17 Marzo. "Stavamo tornando da una lunga passeggiata e all’improvviso vedemmo l’astronave, la stessa del secondo incontro". "Siamo venuti per l’incarico", dissero gli ET agli attoniti coniugi, con un sorriso. Li invitarono a salire sulla nave, senza forzarli. Una volta su, tutto divenne calmo. "Quello con la mascherina premette una specie di pulsante e abbassò la barella. Mia moglie si avvicinò ed ebbe inizio un’operazione simile alla precedente, ma che serviva a prelevare il feto, ormai cresciuto. L’essere più piccolo aprì una specie di porta, al lato di uno schermo. Misero il feto in un contenitore (il termine esatto usato da José fu flacone o ampolla, ndr.), lo chiusero e lo riposero altrove. Ci invitarono a scendere. La nave si sollevò ad un’altezza di circa quattro metri e poi sparì a tutta velocità". José e Graciela sperano che un giorno i loro "amici" ritornino per fargli rivedere l’essere che hanno contribuito a far nascere, cosa avvenuta in casi precedenti. Se lo augura anche Jaime Rodriguez, il quale indagando il caso di una donna cui sembrava fosse stato impiantato un feto, aveva organizzato attorno alla famiglia in questione un complesso sistema di vigilanza. Ma tutti si erano addormentati inspiegabilmente, dalle cinque di pomeriggio alle nove di mattina. Un fenomeno, questo, riscontrato da David Jacobs che consiglia alle sue pazienti di munirsi di videocamere per riprendere quanto accade. Ma inevitabilmente gli apparecchi cessano di funzionare, o sono le stesse donne, anche stato ipnotico, a spegnerli. Le abductions hanno luogo pochi istanti dopo.

GLI EPTONIANI PARLANO
Alcune delle affermazioni di José sembrano appartenere più alla fantascienza che alla realtà. Ma ci sono le conferme di una squadra di quindici professionisti, esperti nel campo della salute mentale, che aggiungono credibilità ad alcune delle incredibili informazioni dei cosiddetti Eptoniani. José, colpito dalla padronanza dello spagnolo dei visitatori, chiese loro come lo avessero appreso. La loro era la "lingua degli spiriti", la xenoglossia, con cui comunicavano in milioni di idiomi. Vengono da Epton, pianeta posto fra sette stelle a ventaglio e raggiungibile in mezza giornata terrestre, volando a velocità invisibile. Parlarono a José anche di esseri "oscuri", che operano per distruggere il pianeta. "Gli Eptoniani - continua José - si imbatterono in una nostra sonda spaziale ed entrarono in contatto con la NASA, ma quando la NASA espresse certe richieste, non accettarono e così furono respinti. Gli Eptoniani sanno bene che la NASA sta collaborando con gli esseri oscuri che arrecano danno al pianeta".
Le conclusioni degli esperti possono sintetizzarsi nelle parole di Enrico Bonfanti, lo psicologo ed ipnoterapeuta che ha studiato José e Graciela. "Non credo che siano capaci di inventare una storia del genere, in quanto sono stati sottoposti sia alla macchina della verità sia a valutazioni psicologiche e psichiatriche. Infine, all’ipnoterapia. L’episodio non è frutto della loro immaginazione e vi hanno preso parte lucidamente. Hanno avuto contatti ravvicinati, tattili, emozioni forti e tutto è stato vissuto come un’esperienza reale".
José e Graciela mentono, fantasticano? O i fatti sono andati davvero così? L’unica cosa certa è che loro ne sono convinti. "Mentire, a quale scopo? - dice José - saremmo solo considerati dei grandi bugiardi. Cosa ne avremmo guadagnato? Fino ad ora non abbiamo ricevuto nulla in cambio. Vogliamo solo sapere se abbiamo fatto bene o male".

LE CONCLUSIONI DEL GRUPPO INVESTIGATIVO
Dottor Ricardo Gomez, capogruppo:
"Noi, come medici, tramite il procedimento ipnotico, poniamo domande chiave utili a concludere se una persona mente o meno. Qui, di base, è avvenuto un fatto reale o perlomeno percepito come tale. Per me, i due coniugi hanno vissuto questo particolare stato di coscienza. Lo hanno vissuto e manifestato, tanto in stato di coscienza normale che in stato di regressione ipnotica, uno stato di coscienza alterata che ci permette di arrivare fino al subconscio. A mio avviso non c'è alcun inganno".

Manuci Kury, patologo clinico:
"Quello che ha attirato la mia attenzione è che gli alieni, dopo aver preso il feto alla donna, lo avrebbero messo in un contenitore, in una specie di incubatrice. Ne ho valutato le dimensioni in circa 15 centimetri. Come medico, so che le dimensioni di embrioni e feti sono relative al loro sviluppo e le persone comuni, persino i medici non specialisti, non conoscono o rammentano esattamente le dimensioni di un feto in ragione delle settimane di gestazione, cosa che ha fatto José. Mi sono consultato con vari ginecologi e la grandezza di un feto di quattro mesi corrisponde a circa 15 centimetri".

lnés Carpio, psicologa clinica:
"Non credo che Graciela abbia finto o elaborato la sua storia. C'era una perfetta sincronia tra il suo pensiero e la sua persona. Gli esseri umani agiscono in linea con il proprio pensiero. E anche nello stato cosciente essa poneva in una sequenza logica quello che diceva. In stato di ipnosi, il suo comportamento e le sue emozioni erano coordinate con le domande del dottor Gomez, che ha realizzato la regressione ipnotica".

Manuel Vargas, psichiatra:
"Assolutamente no, il paziente non mostra segni di disturbo mentale morboso, né soffre di schizofrenia di qualche tipo, psicosi depressiva o alcun tipo di danno cerebrale".

Enrico Bonfanti, psicologo clinico e ipnoterapeuta:
"Avendo conosciuto le persone e avendone tracciato un quadro psicologico, siamo giunti alla conclusione che non soffrono di alcun tipo di alterazione mentale. Sono normali, non hanno idee deliranti o persecutorie, nulla che possa ricondurre ad una patologia mentale. Quando sono frutto di fantasia, di solito i racconti cambiano ogni volta nei dettagli: il colore, i suoni, l'ambiente... ma con loro tutto era perfettamente coerente, il racconto si ripeteva per entrambi con esattezza, quindi quanto manifestano si trova nella loro mente come qualcosa di reale. È una realtà che hanno vissuto, sentito e visto".

Guiliermo Gilbert, specialista formatosi alla scuola di poligrafia di Los Angeles:
"La macchina della verità opera attraverso il sistema nervoso autonomo della persona, vale a dire il flusso sanguigno, la respirazione e il cuore. Invitato nella squadra investigativa, all'inizio, durante la riunione, la mia prima impressione fu che lei mentiva, perché stava in un angolo, non parlava, al contrario di lui. E siccome io credo solo alla mia macchina e a Dio, ho deciso di esaminare per prima la donna. Eppure, dopo gli esami, devo ammettere che nessuno dei due ha mentito: hanno detto la verità!"

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