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Tutti gli articoli di DOSSIER ALIENI NON SIETE SOLI
di Lily Familiari

Il fenomeno dei rapimenti è in espansione, ma nel nostro Paese si cerca di tenerlo sommerso. Diamo il via ad una serie di interventi sugli IR4, rendendo noti alcuni files con cui raffrontare la propria esperienza.
 

Di tutto il fenomeno UFO il settore che riguarda le "abductions" sta acquistando sempre più spessore, coinvolgendo con crescente attenzione quanti ne sono interessati, ad eccezione di coloro che ritengono i rapimenti "folklore". Dai dati statistici in nostro possesso, in Italia è in aumento il numero dei protagonisti involontari di tali esperienze, malgrado la maggioranza delle persone sia restia (per ovvi motivi) a raccontare la propria storia. Un aspetto, quest’ultimo, seppur comprensibile, deleterio non solo per una migliore conoscenza del fenomeno, ma per gli stessi addotti. Quante persone, in questo momento, nella nostra penisola, pensano di essere le uniche a portare su di sé il fardello del rapimento e del contatto alieno? In quanti affrontano l’angoscia dell’isolamento, nel timore di parlarne persino con i parenti ed amici ed essere presi per pazzi? Siamo convinti che per far sì che la realtà del fenomeno venga divulgata, che la sua portata correttamente valutata e che alle presunte "vittime" sia riservata la più idonea assistenza, in mancanza di qualunque riferimento (enti pubblici o privati, ad es.) devono essere avviate nuove iniziative ed istituite nuove strutture. Oggi, chi ha problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti o da alcool può rivolgersi alle comunità o ai gruppi di sostegno, così come i gay possono rivendicare i loro diritti mediante una Arcigay. Ma questo non è il caso delle abductions, perlomeno non ancora. Invitiamo dunque chi voglia parlare delle proprie esperienze a scriverci, o telefonarci. Primo, per comunicare. Secondo, per condividere. Terzo, per studiare e crescere insieme. Assicuriamo massimo riserbo e discrezione e l’anonimato, se e quando richiesto.

I DATI DEL QUESTIONARIO?
Due anni orsono la nostra redazione raccolse diverse centinaia di schede/questionario su presunte esperienze di rapimento. Se ne dedusse un campione numerico inerente l’Italia. Doveva essere fatto molto altro. Non è stato fatto nulla, a parte il lavoro di Corrado Malanga, che ha potuto concentrarsi solo su taluni casi, evidenziati dai questionari, contattando direttamente quanti sembravano esigere un intervento più urgente. I carteggi, dunque, vanno riaperti, rianalizzati, rivalutati. Nel pieno rispetto di chi abbia accordato la propria fiducia alla nostra redazione, ma secondo una diversa ottica e una diversa metodologia. È condizione primaria per questa redazione, da sempre impegnata nel settore, il dialogo con i propri Lettori, fino in fondo, avvalendosi dei propri esperti. Riteniamo necessario operare con le associazioni ufologiche seriamente interessate al fenomeno: con queste è possibile collaborare. Un appello particolare è rivolto anche a quei rappresentanti della psichiatria e della psicanalisi intenzionati a costituire i gruppi di supporto terapeutico. Il fine è divulgare la realtà del fenomeno e assistere le persone. Nessun altro.

WILSON: UN CASO ESEMPLARE
Le abductions non riguardano solo gli USA e i pazienti di Budd Hopkins o John Mack, o gente famosa come Whitley Strieber. C’è chi crede che le vittime di rapimento siano solo persone particolari, evolute, colte, caratterizzate da qualcosa di speciale. Non è così. Non vengono scelte in base al titolo di studio, alla razza o al sesso e nel novero dei rapiti possiamo includere chiunque. Malgrado siano state avanzate numerose teorie, soprattutto inerenti il fattore genetico e riproduttivo, il criterio selettivo di chi perpetra le abductions non è ancora chiaro. Il caso Katharina Wilson, personaggio molto noto negli Stati Uniti, è esemplare. Questa donna è convinta che non si possano mettere tutti gli alieni allo stesso livello: ci sono diversi tipi di extraterrestri, con caratteri e missioni differenti. Dice di aver visto numerosi bambini ibridi, di cui alcuni erano suoi figli. Katharina Wilson è decisa a condividere le sue esperienze con tutti coloro che le vorranno credere, soprattutto per aiutare altri che hanno vissuto avvenimenti simili, facendoli sentire meno soli. Il suo obbiettivo è quello di diffondere l’idea che non bisogna permettere a questa esperienza, per quanto strana o sconvolgente, di dominare la propria vita. Ma cercare di trasformarla in un arricchimento del proprio essere.

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