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ALTRA DIMENSIONE...

 
STIAMO FORSE VIVENDO
NELL'ERA DEL DIAVOLO?

di Francesco Lamendola
per Edicolaweb


È scritto nel libro dell'Apocalisse (20,7-8): "Passati i mille anni, Satana verrà sciolto dalla sua prigione, e uscirà per sedurre le nazioni poste ai quattro angoli della Terra, Gog e Magog, per adunarle a battaglia: il loro numero è come l'arena del mare".

E ancora (Apocalisse 12,12): "Per questo rallegratevi, o cieli, e voi che in essi abitate. Ma guai alla terra e al mare, perché il diavolo è sceso a voi con ira grande, sapendo di aver più poco tempo!"

In quel libro profetico e misterioso, l'ultimo del "Nuovo Testamento", si afferma dunque che al Principe del Male verrà lasciato un periodo finale, poco prima del Giudizio, in cui sarà libero di agire come non lo era mai stato prima.
Sarà, per gli uomini buoni, l'ultima prova; ma sarà anche la più terribile, quella in cui la Terra intera si mobiliterà al seguito dell'Angelo ribelle.
È un passo inquietante, pur nel contesto del libro apocalittico per antonomasia, che ha dato parecchio da pensare a generazioni di anime pie.

La grande veggente Catharina Emmerich, vissuta in Germania fra il 1774 e il 1824, parlando della nostra era, ammoniva che il Demonio "sarebbe stato lasciato libero per un po' di tempo", riecheggiando le parole dell'Apocalisse.
Vi sono, per chi li voglia vedere, alcuni segnali allarmanti. Non alludiamo solo al proliferare delle sette sataniche e, in genere, di gruppi e persone che apertamente dichiarano di ispirarsi al Signore del Male, ma a un diffuso atteggiamento di odio nei confronti della vita, a un ricorso deliberato alla malvagità gratuita e fine a se stessa, a un nichilismo distruttivo che spinge milioni e milioni di esseri umani a precipitarsi nell'abisso della disperazione, liberando pulsioni dirompenti e inneggiando a una falsa liberazione, che altro non è se non il travestimento di una sistematica distruzione della personalità.
Un indizio significativo di quanto avanti si sia spinto un tale stato di cose è dato dal favore e dell'ammirazione con i quali sono stati acclamati i profeti del nichilismo più distruttivo. Non è stata affatto riconosciuta la loro ispirazione malefica e schiere di critici, di persone colte e vaste masse di pubblico li hanno chiamati "maestri".
Prendiamo uno dei casi più significativi, quello di Sartre. Per capire sino a che punto egli sia stato, in realtà, non un "maestro" ma un "cattivo maestro", è necessario guardare senza schermi o abbellimenti l'immagine dell'uomo che egli delinea sia nei suoi romanzi che nei suoi testi filosofici, che è quanto di più abietto e avvilente si possa immaginare.
Scriveva in proposito lo scrittore tedesco Anton Böhm, mezzo secolo fa, nel suo libro "Epoche des Teufels" (1):

«Il vangelo del nulla è espresso nel modo più efficace, benché mascherato. Dall'esistenzialismo francese di Sartre, Camus, Anouilh (...).
Il nocciolo teologico-metafisico di Sartre è che Dio non esiste e che l'uomo è libero. (...) La libertà di Dio e quella dell'uomo sono incompatibili e, poiché della mia libertà sono sicuro, perché io stesso sono la libertà, Dio non esiste.
L'uomo però non ha nemmeno una natura, né un'essenza sostanziale prestabilita; egli si determina da se stesso, egli è libertà assoluta; egli è "la propria creazione". Non esiste nessuna legge, nessun regolamento oggettivo, indipendenti dalla volontà dell'uomo. Egli determina i valori e le gerarchie per sé come individuo; dunque crea una legge morale che vale solo per lui. Egli la crea per propria libera elezione e non può scegliere certo il proprio male, quindi tutto ciò che sceglie "è bene". In fondo esistono solo due cattive azioni: rinunciare alla libertà e ferire quella altrui. Ma l'azione più vergognosa è il pentimento, perché con esso si tenta di riprendere la libera scelta fatta, che è materializzata in un'azione. Il pentimento è quindi un peccato contro la libertà. (...)
D'altronde fino ad oggi Sartre non è stato superato da nessuno (né da Mailer, Jones, Henry Miller, né da tutti gli altri) nella diffamazione dell'uomo. Per lui egli non è che un sacco di letame, anche se autonomo. Sartre, nella sua furia di avvilire se stesso e il lettore, arriva alle estreme conseguenze, cioè alla netta pornografia e coprolalia... (...) Non per nulla "Lo schifo" (come si chiama il suo primo importante libro autobiografico) è l'esperienza dominante della sua esistenza. Nell'opera di Sartre ritroviamo dunque legati la presunzione e l'avvilimento dell'uomo e ciò non è una coincidenza, né una specie di sublime scissione della coscienza filosofica e artistica, bensì, come abbiamo stabilito già in varie deduzioni, una necessaria conseguenza: l'avvilimento dell'uomo segue necessariamente alla sua esaltazione. L'"hybris" lo trascina con sé fino nel precipizio. In Sartre sono presenti tutti gli elementi della calamità: ateismo, capovolgimento e confusione dei valori, negazione dell'ordine morale, furia demolitrice, negazione di ogni possibilità di purezza, bontà e verità; rassegnata caduta in ginocchio davanti alla potenza del male, irresistibile e onnipresente.
Psichicamente ciò non può che condurre alla disperazione e alla nostalgia del nulla...»

Ora, se è vero che una teologia aperta al grande mistero che "tutto è grazia" non vede necessariamente nell'ateismo militante un elemento distruttivo, bensì una sfida a ricercare una dimensione più profonda, autentica e credibile nella propria fede, è altrettanto vero che quando l'ateismo si accompagna al capovolgimento dei valori, alla negazione dell'etica, ecc., viene da chiedersi se non ci si trovi di fronte a una vera e propria irruzione del demoniaco nella vita della coscienza. E la cosa veramente grave non è che singoli individui abbiano concepito una simile idea della natura umana, bensì che essi siano stati salutati come dei maestri e che le loro parole abbiano profondamente influenzato i pensieri e le azioni di ampi strati della società.
Un fenomeno per certi versi analogo - anche se, evidentemente, si colloca su un differente livello culturale - è costituito dal grande successo di pubblico del cosiddetto "rock satanico", impersonato da figure sinistre come quella di Marylin Manson. Anche in questo caso, e a maggior ragione, impressiona non tanto il fatto che vi siano persone che si dicono adoratrici del principio del Male, ma che folle in delirio le acclamino come profeti di una nuova era che sarà, evidentemente - almeno nelle loro speranze - "l'era del Diavolo".

Ha scritto, a proposito di quest'ultimo fenomeno, il sociologo Vittorino Andreoli nel suo libro "Voglia di ammazzare. Analisi di una pulsione" (2):

«E non mancano i profeti del male.
Marylin Manson ha occupato per anni la scena della musica rock, presentando testi e musiche che inneggiavano al male, a farlo, a invocarlo.
In scena egli cantava con atteggiamenti che andavano oltre la trasgressione. Giungeva a tagliarsi il corpo con una lametta, a bestemmiare e a masturbarsi o a esprimersi in scene sessuali e demoniache.
Invitava i giovani, che lo ascoltavano in uno stato di esaltazione, a uccidere i propri genitori, a lasciarsi andare agli istinti del Male.(...)
Marylin Manson inventa il proprio nome unendo un mito intramontabile della bellezza, Marylin Monroe morta suicida (secondo la tesi più accreditata), con quel Manson che era a capo di una setta satanica e ha ucciso in nome del demonio più volte fino a una strage di adepti che includeva se stesso.
Un invito per tutti a cambiare nome e identità e a negare la propria educazione intonata alla sottomissione e allo sfruttamento e a inoltrarsi, invece, sulla strada del male, dove ad attenderlo c'è il dio delle tenebre, del buio e della notte. Il dio del coraggio e della libertà completa.
In nome di questa "religione" si seguono sacrifici che talora richiedono bambini, talora vittime sacrificali come suor Maria Laura.»

Quest'ultimo riferimento è al delitto di Chiavenna, avvenuto nella tarda primavera del 2000 e che ha fatto, sul momento, molto scalpore, ma poi è stato rapidamente - troppo rapidamente - dimenticato; come se ormai avessimo fatto l'abitudine a dosi sempre più massicce di orrore senza un perché e di furore demoniaco. E le protagoniste di quell'incredibile assassinio erano tre ragazzine! Sempre lo stesso Andreoli così ricorda quel tragico episodio (3):

«Il 6 giugno 2000 a Chiavenna in provincia di Lecco, una suora, suor Maria Laura viene chiamata al telefono da una voce femminile.
È una ragazza, afferma di essere incinta e di aver bisogno di aiuto.
È sera tardi, buio, il luogo da raggiungere è fuori del paese.
Nulla potrebbe fermare suor Maria Laura, al pensiero di due vite in pericolo, una ragazza scopertasi madre e un bambino che sta iniziando il suo percorso per venire a questo mondo.
Raggiunge il posto. Ad attenderla non c'è una ragazza soltanto, ma tre, tutte giovani.
Non appena la vedono, viene aggredita e brutalmente uccisa.
Le ragazze, sia pure in una continua contraddizione all'interno di ciascuna confessione e nel confronto tra di esse, fanno sapere che dovevano uccidere una persona affiliata a Cristo, come esigenza del proprio appartenere a una setta satanica.
Uccidono in nome del diavolo, che voleva una vittima appartenente alla schiera del nemico.
Hanno pensato alla suora, dopo una precedente ipotesi che si era centrata sul parroco della vicina chiesa, perché era più facile.
Non è la prima volta che appare sulla scena degli omicidi il demonio. Al demonio sono anche da attribuire altri reati come la profanazione di tombe, il furto nelle chiese di simboli sacri, come le particole benedette che sono il copro di Cristo.»

Sono fatti che lasciano pensosi. Non si deve sottovalutare l'influenza che la musica rock satanica, col suo lugubre armamentario di simboli, può avere su simili delitti. Oggi, poi, si diffondono a macchia d'olio pratiche aberranti e pericolosissime, come il cosiddetto "channelling" che, in nome di una vaga e sdolcinata spiritualità New Age, aprono le porte a delle vere e proprie invasioni psichiche, molto frequentemente di natura infera.
Ma, soprattutto, dovrebbe essere evidente che il culto del diavolo, con la sua sete di vittime umane, trova un terreno particolarmente favorevole là dove è stata degradata l'immagine dell'uomo; dove sono stati sovvertiti i valori etici; dove si è troppo a lungo proclamato che non esiste possibilità di bene, di speranza, di amore. La preparazione del culto del diavolo, in questo senso, non s'improvvisa, ma viene da lontano.
Nemmeno la reazione a un tale stato di cose si può improvvisare. Anch'essa dovrebbe partire da lontano: dalla dimora dell'Essere, la cui via abbiamo abbandonata, fuorviati da false immagini di bene.
Il modo più efficace per invertire l'attuale deriva morale della nostra società, pertanto, è rientrare in noi stessi e riprendere coscienza della nostra missione: dare il nostro assenso, evolvendoci in senso spirituale, all'opera della Grazia.

Note:
1. Anton Böhm, "Epoche des Teufels", traduzione italiana "Era del Diavolo", Alba, Edizioni Paoline, 1956, pp. 83-86.
2. Vittorino Andreoli, "Voglia di ammazzare. Analisi di una pulsione", Milano, Rizzoli, prima edizione 1996, 2002, pp. 195-97.
3. Op. cit., p. 194.

francescolamendola@yahoo.it


									

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