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Giovanna si guardò bene dal parlare di queste visioni con i suoi genitori. Si trattava di una missione pazzesca: nessuno badava più al delfino di Francia, che dal canto suo, con finanze limitate e un piccolo esercito, non pensava neppure lontanamente di organizzare una reazione contro gli invasori Inglesi o gli odiati Borgognoni, preferendo trastullarsi negli ozi di palazzo. La storia di Giovanna d’Arco è lunga e complessa, e non abbiamo spazio per svilupparla appieno: basti dire che pochi anni dopo, una Giovanna diciassettenne riuscì a farsi ricevere da Carlo VII e lo convinse a radunare un esercito contro i nemici di Francia. "Vi porto notizie dal Re dei Cieli: il Signore vi renderà il vostro regno, voi sarete incoronato a Reims e scaccerete i nostri nemici. In questo sono la messaggera di Dio: concedetemi la possibilità e io toglierò dall’assedio inglese la città di Orléans". Incredibilmente, la ragazza riuscì ad esprimere una tale autorità e coraggio da scuotere il delfino di Francia dalla sua apatia. Forse anche perché, da secoli, in Provenza circolava una profezia, attribuita al Mago Merlino: un giorno la Francia, nel suo momento più triste, sarebbe stata salvata dall’arrivo di una fanciulla forte e casta, una "Pulzella", appunto. Giovanna, presto posta in disparte dai generali di Carlo, mostrò non solo indomito coraggio e forza di volontà, ma anche una insospettabile propensione alla strategia, aiutata non poco dalle sue qualità di preveggenza. Asseriva che gli angeli le comunicavano in anticipo gli spostamenti delle truppe nemiche o le migliori tattiche da seguire, e le poche volte che i generali di Carlo VII (La Hire, Gilles de Rais, Jean Malet) presero sottogamba i suoi avvertimenti, se ne pentirono amaramente. Erano davvero gli angeli a rivelarle tutto? Rimangono famosi alcuni aneddoti. Un giorno Giovanna, che doveva essere ancora ricevuta dal Delfino a Chinon, fu insultata da un soldato di Carlo, con bestemmie e volgari allusioni sulla sua verginità: la ragazza lo avvertì di non parlare così di Dio, dato che sarebbe morto di lì a poco. Un’ora più tardi il soldato annegò nel fossato del castello. Nel corso della battaglia di liberazione di Orléans dall’assedio anglosassone, invece, il comandante delle truppe inglesi Glasdall si stava ritirando all’interno della fortezza di Tourelles, quando Giovanna lo chiamò a gran voce: "Glasdall, Glasdall arrenditi al Re dei Cieli. Ho pietà per la tua anima e per quella dei tuoi soldati!". In quell’istante un colpo di brulotto colpì il ponte levatoio e Glasdall e i suoi ufficiali caddero nella Loira, affogando miseramente per il peso delle armature. Solo un caso? Chi lo sa. Sta di certo che le imprese di Giovanna, di lì in poi, sembrarono sempre avvolte da un velo di soprannaturale. Patay, 18 Giugno 1429: Giovanna d’Arco si trova davanti le truppe inglesi guidate da Falstaff e Talbot. Il nemico dispone, tra cavalieri, arcieri e fanti, di ben 1.700 uomini esperti, mentre le truppe di Carlo VII sono decisamente inferiori. I Francesi temono una pesantissima sconfitta. Ebbene, per una clamorosa serie di circostanze fortuite, incomprensioni e sbagli, a fine giornata le armate inglesi sono in fuga, dopo aver perso duemila uomini in battaglia e i più grandi generali britannici - Scales, Spencer, Hungerford, Rameston e lo stesso Talbot - fatti prigionieri. Da parte francese, tre soli morti e pochissimi feriti. Magia?
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