
"ERA IL MIO MARZIANO"

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A questo punto della nostra conversazione, avendo notato in Federico una certa agitazione, ho ritenuto opportuno fare una pausa e ci siamo recati in un bar, lì vicino. Poi, con più calma, abbiamo ripreso il discorso.
"L’ho vista apparire all’improvviso - racconta il testimone - proprio al centro degli stipiti della porta del salone, ma all’interno. Era una figura ben definita e, anche se sembrava nebbia densa o fumo non si dissolveva, ed inoltre si poteva vedere attraverso ma solo in determinate parti del corpo. Sembrava uno scheletro fatto con anelli di fumo luminosi. Assomigliava ad un bambino e poteva avere la mia stessa altezza, un metro e venti centimetri. Le braccia erano sottili e distese lungo il corpo fumoso. La testa era rotonda e alcune zone erano trasparenti. Aveva due piccoli piedi e si spostava velocemente con piccoli passi, prima a destra, e scompare, riappare al centro della mia visuale e scompare a sinistra. Non ho visto dita nelle mani ma ricordo, forse però è solo una mia immaginazione, che quando disegnavo quella figura avevo la tendenza a farle sempre tre o quattro dita. Inconsciamente lo definivo il mio marziano. Non lo scorderò mai".
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