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L'ULTIMA POSSIBILE DIFESA

parti precedenti:

NESSUNO È INVULNERABILE »
DECONTAMINATION OF WATER CONTAINING CHEMICAL WARFARE AGENT »
RIDURRE IL GAP TECNOLOGICO »
Quello che stiamo cercando di ipotizzare è che la famigerata bomba etnica potrebbe essere rientrata nella strategia americana di resistenza verso un altro obiettivo nemico: quello extraterrestre.
Non potrebbe essere la bomba etnica il corrispondente bellico intra-atmosferico dell’SDI, l’"Iniziativa di Difesa Strategica" meglio conosciuta col nome di "Guerre Stellari"?
Poniamo il caso che un nuovo nemico si profili all’orizzonte dell’umanità: la possibilità che una delle civiltà extraterrestri che operano nel nostro ambito planetario abbia intenzioni ostili. Questo scenario di guerra, che si sia verificato o meno, sarà stato preso in seria considerazione presso il Consiglio per la Sicurezza Nazionale USA. Sembra che negli anni Ottanta i leader dei due blocchi, Ronald Reagan e Mikhail Gorbachev, abbiano ripreso più volte questo tema in diversi "summit", suggellando a parole la solidarietà dei vari Paesi del mondo in caso di minaccia aliena. Philip Corso ha confermato che presso l’ospedale militare di Walter Reed furono effettuate delle analisi autoptiche sugli occupanti dei velivoli recuperati. Notevoli similitudini furono riscontrate tra la struttura corporea delle creature e quella umana, anche se sussistevano marcate diversità per quanto concerneva l’aspetto organico. Indubbiamente l’arma etnica sarebbe un buon deterrente contro interferenze indesiderate. Di fronte ad un’invasione massiccia e palese, l’impiego di un’arma tale potrebbe rivelarsi essenziale quale ultima possibilità di difesa prima della capitolazione. Un’idea del genere deve aver colpito anche gli sceneggiatori della Warner Bros nel 1985, quando diedero vita alla fortunata serie televisiva "Visitors". Del resto a un finale di questo genere aveva già pensato molti anni prima Welles con la sua "Guerra dei mondi", anche se in quel caso l’agente biologico offensivo aveva un’origine virale puramente naturale. Se è vero che a Fort Belvoir operava un reparto USAF specializzato nel recupero di UFO, studiare la biologia del nemico sarebbe una delle prime mosse da mettere in pratica. A quel punto l’arma potrebbe essere pronta: un ordigno etnico anti-EBE. Science fiction? Può anche darsi che ci siamo spinti troppo oltre nelle speculazioni, ma questo è ciò che bisogna fare nei "wargames", ipotizzare, ricordandoci che, in fondo, nessuno è invulnerabile.

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