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DECONTAMINATION OF WATER CONTAINING CHEMICAL WARFARE AGENT

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NESSUNO È INVULNERABILE »
Nel 1975, una pubblicazione ufficiale dell’Esercito degli Stati Uniti ha presentato un articolo dedicato alla difesa del Paese nello scenario di una guerra chimico-biologica. Il bollettino, intitolato "Decontamination of water containing chemical warfare agent, è stato edito a Fort Belvoir, in Virginia. Dal tono del resoconto si intravede la possibilità che le conoscenze scientifico-tecnologiche per un’arma etnica debbano già essere abbastanza avanzate: si ritiene "teoricamente possibile sviluppare la cosiddetta arma chimica etnica, disegnata in modo tale da sfruttare la differente vulnerabilità naturale in gruppi etnici differenti. Un’arma tale potrebbe rendere inoffensiva o uccidere una popolazione locale selezionata, lasciando indenne le forze amiche". Si tratta certo solo di un probabile scenario di guerra per la quale si programmano le misure necessarie da adottare. Ma è anche una reale eventualità. Due sono i vantaggi che una bomba etnica, come altre armi chimico-biologiche, comporterebbe rispetto a un arsenale nucleare convenzionale:

1. colpisce il nemico senza distruggere il territorio, le città, le industrie, le comunicazioni;
2. in termini economici il suo costo potrebbe essere limitato.

Gli svantaggi consistono in fattori di natura climatica che possono interferire con il successo dell’operazione: forti venti o particolari formazioni nuvolose che potrebbero diluire o impoverire il prodotto chimico usato. I Paesi che più si sono adoperati in questi ultimi cinquanta anni nelle ricerche nella guerra chimico-biologica sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e l’ex Unione Sovietica. Ai nostri giorni, purtroppo, il problema della proliferazione incontrollata di armi chimiche è esploso in tutta la sua gravità. Occorrono solamente un piccolo laboratorio e pochi milligrammi di qualche sostanza per causare una strage e organizzazioni terroristiche con ramificazioni internazionali hanno già compreso la terribile potenzialità di queste armi.
Alla luce della testimonianza del colonnello Philip Corso, Fort Belvoir si dimostra di grande interesse. Stiamo parlando della base militare più importante dell’intero Distretto Militare di Washington, situata ad appena mezz’ora di macchina dal Pentagono, in cui l’attività di addestramento ufficiali e la sperimentazione sugli armamenti rappresentavano una copertura perfetta, almeno negli anni Sessanta, per lo sviluppo di progetti classificati. Sempre secondo Corso, Fort Belvoir era l’installazione in cui l’esercito americano svolgeva le più rilevanti ricerche top secret sulla tecnologia UFO e all’interno della base operava un reparto speciale dell’U.S. Air Force specializzato nel recupero di UFO abbattuti, pronto ad intervenire in qualsiasi momento.
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