
NESSUNO È INVULNERABILE

È possibile che tra i principali progetti militari USA figuri un ordigno i cui effetti ricadano solo su invasori extraterrestri? Ipotesi e dati su una futura Biological Warfare anti-EBE.

di Alessio Della Casa

Se il colonnello Corso avesse deciso di non divulgare la sua testimonianza e non fosse salito alla ribalta della comunità ufologica mondiale, tutti noi avremmo perso un’occasione unica. Fortunatamente così non è stato. Ora Philip J. Corso non è più tra noi, ma il libro che ha scritto e che raccoglie i suoi ricordi, "The Day After Roswell (Il giorno dopo Roswell)" ha segnato un momento prezioso nella storia dell’ufologia. Il memoriale dell’Alto Ufficiale del Pentagono offre moltissimi spunti per la riflessione e la ricerca e speriamo che non rimanga un caso isolato.
Qualunque individuo della specie "Homo Sapiens" presenta lo stesso complesso di sistemi e di organi, sia che ci troviamo di fronte a un europeo o a un indigeno della foresta amazzonica. Tuttavia l’aspetto esteriore di un essere umano può variare in luoghi diversi del pianeta: capelli, statura, colore. Queste differenze formano i gruppi etnici, costituiti nel corso dell’evoluzione della specie. È verosimile che anche altri gruppi etnici presentino caratteristiche peculiari: è nota per esempio l’incapacità dell’apparato digerente di alcuni gruppi di adattarsi al cibo di altri. I risultati di eventuali ricerche scientifiche, soprattutto ematologiche, potrebbero condurci verso conclusioni spaventose, anche se auspicabili dai militari: lo sviluppo e la costruzione di un’arma totale che mortifichi, magari sullo stesso campo di battaglia, soltanto le truppe nemiche. Un’arma che lasci incolume la popolazione di uno Stato occupato, agendo solo sulla biologia dell’invasore. Un’arma chimica etnica. Non è fantascienza.
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