
DAL KI A SHAOLIN

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Alle fonti delle arti marziali e della meditazione vi è una profonda osservazione e comprensione dei cicli della natura e della dinamica energetica dell’Universo. In un occidente razionalista, dove viene messa in dubbio persino l’esistenza dell’energia vitale (definita Ch’i, Prana, Ki, Pneuma, Ond, etc.), è difficile comunicare lo spessore e la portata di certe filosofie, alla cui base esiste il concetto di un Universo vivo. La Terra, secondo le dottrine orientali, sarebbe un essere vivente (e intelligente), con il quale dovremmo agire in perfetta armonia, rientrando così in un’economia di sodalizio e assistenza reciproca. Quale razza animale più sviluppata del pianeta, sarebbe nostro dovere proteggerlo e custodirlo, divenendo "giardinieri" galattici che fanno le veci di un sistema batterico-immunitario e neurovegetativo con cui mantenere l’intero ecosistema stabile. Così, mediante le meditazioni basate sugli elementi della natura come il fuoco, l’acqua, i monti e i venti (tipici del buddismo) il praticante si "fonde" con essi, riscoprendo, ma soprattutto annullando il proprio sé. È questo un principio Zen non proprio assimilabile dagli Occidentali, che sul culto dell’io, del possesso, dell’arbitrarietà del proprio operato fondano la loro società individualista.
Ben diversi i principi cui si fonda la ricerca dell’illuminazione, il Satori. I monaci Shaolin ne rappresentavano l’incarnazione: nei digiuni, nelle "umiliazioni", nelle privazioni, nelle meditazioni, nell’annientamento della carne, dell’involucro biologico, legato ad un macrocosmo vivente. Forse, è una nostra interpretazione, i loro estenuanti addestramenti e combattimenti, rappresentavano lezioni per il ricongiungimento all’armonia cosmica.
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