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Tutti gli articoli di DOSSIER ALIENI LA MANDIBOLA ALIENA

Nel 1979 John Mosgrove realizzò il calco di un’arcata mascellare inferiore dalla struttura sconosciuta.
 

di Michael Lindemann

[foto mandibola aliena - 32K .jpg]
 
John K. Mosgrove è un odontotecnico di 67 anni. Attualmente vive a Richmond, Indiana, ma nel 1979, quando lavorava in un ospedale per reduci di guerra a Dayton, Ohio (solo a mezz’ora da Wright-Patterson), gli venne assegnato il compito di fare il calco di una mandibola, appartenente ad una creatura sconosciuta. Per 14 anni obbedì all’ordine di non parlare dell’accaduto, ma aveva comunque realizzato delle copie della mandibola, a scopo di studio. Nel 1995 il giornalista televisivo Carl Day dedicava un programma a Mosgrove, proseguendo le indagini su tale reperto. Nell’Ottobre 1996, Michael Lindemann intervistò telefonicamente prima John Mosgrove, quindi il giornalista Carl Day e un altro odontotecnico, Bruce Phillips.

Ecco il racconto di Mosgrove:

"Lavoravo per il centro Veteran Administration, dell’ospedale Brown, a Dayton, Ohio. Erano le tredici di un mercoledì pomeriggio del 1979, a quell’ora ero solo nel laboratorio. Stavo lavorando alla dentiera di un veterano, quando entrò il capo assistente del personale. Mi disse che dovevo prendere un’impronta e farne un calco al più presto. Mi disse che mi avrebbe portato l’ordine di lavorazione in seguito. La normale procedura in questi casi prevede di sciacquare il reperto biologico nel lavandino, per eliminare i detriti, la saliva, il sangue... appena messo sotto acqua ebbi modo di vederlo bene e ne fui sbalordito. Mai visto nulla del genere prima. Cominciai a studiarlo: c’era solo una formazione ossea, qualsiasi cosa avessi in mano era privo di denti. Ne feci un calco. Quando il dottore ritornò fu molto soddisfatto del mio lavoro. Pensai che del calco avrei dovuto assolutamente fare una copia ma, come se mi avesse letto nel pensiero, prese in mano la copia ottenuta e contemporaneamente scagliò con forza il calco nella spazzatura, riducendolo in frantumi. Gli domandai l’ordine di lavorazione e, per tutta risposta ottenni: 'John, su questo reperto hai mai lavorato a questo, non l’hai mai visto e non ne parlerai mai, d’accordo?' Quindi se ne andò. Lo seguii con lo sguardo da una finestrella e lo vidi stringere le mani ad un maggiore ed a un tenente colonnello in alta uniforme, cui consegnò il pezzo ed andò via con loro. Dopo di che, uscii per cercare di capirci qualcosa. Scesi nell’ufficio del capo del personale. Lungo il corridoio si affacciavano le sale operatorie, deserte e questo mi sembrò molto strano. Nessun paziente, nessun dottore, neppure un’infermiera. Al piano non un’anima viva. Mi sentivo nervoso, perché non era proprio il caso mi trovassero nell’ufficio del capo del personale, come spiegare cosa stavo facendo lì. Recuperai i pezzi del calco originale dal cestino della spazzatura. Poi sono riuscito a rimettere i pezzi insieme e ne ho tratto anche dei grafici. Devo dire però che non ottenni il risultato sperato, perché era stato frantumato proprio malamente, ma la forma della mandibola fu ricostruita".
Mosgrove indicò che, apparentemente, tre denti erano ancora infissi nell’arcata mascellare inferiore.
"In mancanza di un termine migliore, li chiamerò denti. Erano tutti piatti e, sicuramente, il possessore di quella mascella non era un mangiatore di carne".
Mosgrove disse anche che su ogni lato c’erano quelli che potremmo definire due molari ed un dente frontale. Quest’ultimo, che negli umani sarebbe un incisivo ben affilato, era perfettamente arrotondato e piatto in cima. Mosgrove aggiunse che questa persona, o qualsiasi cosa fosse, aveva subito un terribile incidente, o comunque un trauma tremendo, data la frammentazione ossea. Il viso di quell’essere doveva essere stato colpito in modo violentissimo, come avendo subito un urto contro qualcosa. La maggior parte della forza d’impatto si sarebbe abbattuta più sulla sezione superiore che inferiore. Questo fece saltare i denti, ma non ruppe la mandibola. Tutto ciò è indice di un colpo indiretto. Se si fosse rotto qualcosa nell’arcata inferiore, sarebbe stato il cardine e non l’osso mascellare.
Mosgrove e Carl Day raffrontarono la mandibola con quella di altri primati conosciuti e giunsero alla conclusione che nel regno animale non c’è nulla con cui poterla paragonare e che non era nulla di umano. Inoltre, a riprova che non si trattava di una burla, l’osso risultava essere un pezzo unico che non aveva subito alcun tipo di manipolazione.

Lindemann allora gli chiese:

Per quale ragione i militari avrebbero dovuto consegnare la mandibola proprio a lei, un civile del Brown Hospital, a poca distanza dalla base dell’aeronautica militare di Wright-Patterson?

Strano, perché portare tutto fuori quando avevano un laboratorio dentistico all’interno della base? Io non ho nemmeno un nullaosta di massima sicurezza. Forse fu perché nella base circolavano un sacco di voci a riguardo. Si immagini che durante un talk show alla radio di Dayton li sentii parlare proprio dell’argomento in questione. Furono immediatamente zittiti, sono sicuro che il governo li mise a tacere. Credo che Carl Day disponesse di maggiori informazioni, perché quando gli ho chiesto cosa ne pensava mi rispose: "è un alieno!". Io gli diedi uno dei tre modelli esistenti della mandibola. Inoltre, Carl si presentò da me con una fotografia, o meglio, un’illustrazione di un alieno "grigio" e io non ne sapevo nulla. Andò a cena con degli esponenti dell’aeronautica militare e quando mostrò loro la mandibola e la foto, li sconvolse tanto da farli saltare sulle sedie. Non solo: nel 1978 a Wright-Patterson venne condotto un seminario sugli alieni e sugli UFO e Carl Day ne era a conoscenza. Era riservato al solo personale militare.

Perché ha deciso di parlare? Ha subito qualche ritorsione?

In un certo modo, venni redarguito, ma alla cosa non diedi peso. Il fatto è che nel 1982 qualcuno esplose dei colpi d’arma da fuoco contro casa mia. Non so se le cose fossero correlate, ma in quel periodo ero addentro alla questione UFO e ne parlavo molto. Una mattina, alle 4,15, qualcuno si mise a sparare contro la mia casa. Mia moglie si spaventò a morte e mi disse di tenere la bocca chiusa. Il dipartimento dello sceriffo non seppe mai spiegare se il fatto fosse connesso con quello che andavo dicendo o facevo in quel periodo. Non ottenni mai la benché minima spiegazione, né trovarono un colpevole, ma le prove sono lì, sulla mia casa: l’intera finestra sul davanti è stata fatta a pezzi dalle fucilate. Mia moglie lavora all’ospedale, quindici minuti più tardi sarebbe passata in quel punto e quei colpi avrebbero potuto centrarla. A parte questo, ho perso il lavoro. O meglio, lo lasciai io, perché mi stavo rovinando la salute, ero in pieno esaurimento nervoso. Ottenni un lavoro nella sicurezza, dove lavorai due o tre anni. Poi, all’improvviso, fui licenziato e questo successe dopo la mia intervista a Carl Day. Tirarono fuori una storia di molestie sessuali ad una donna. Figurarsi, non l’avevo mai vista e mi volevano costringere a firmare delle carte in cui ammettevo di essere stato io. Ero furibondo, in lacrime, ma non firmai. Gli dissi di andare all’inferno e tutti quelli che mi conoscono sanno che sono stato incastrato.
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