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Il retaggio culturale nord-europeo affonda le sue più profonde radici in un credo ancestrale, quello degli Asi, o dei, chiamato Asatrù. Un tipo di religione così fortemente radicata, specialmente nei luoghi di origine come Svezia e Norvegia, che solo alla fine del 1800 venne distrutta in un rogo l’ultima, tenace cattedrale in legno eretta ad Uppsala, in Svezia, in onore di Odinn, Thor e Freyr. Il credo Asatrù, di recente tornato in auge tramite la "New Age", è stato spesso tacciato di collegamenti con l’esoterismo nazista. Ma in verità con il nazismo in senso stretto Asatrù aveva poco a che fare, essendo anzi più vicino alla concezione celtica di rapporto armonico tra uomo e forze naturali. Per i Vichinghi, gli dei vivevano in una città celeste, al di là delle nubi, chiamata Asgard, raggiungibile solo tramite Bifrost, il tremulo ponte dell’arcobaleno (probabilmente un teletrasporto). Si diceva inoltre che il padre degli dei, Odino, risiedesse in un luogo chiamato "Hlidskiaf", ossia "Alto Seggio", da cui egli teneva d’occhio tutto l’Universo. Si trattava forse di una stazione orbitante dotata di migliaia di computer, monitoranti la vita sul pianeta, una sorta di torre di controllo?
Alcuni dei, come Thor, padrone del tuono, possedevano potenti carri capaci di volare nel cielo. Thor veniva chiamato spesso a difendere gli Asi dai temibili giganti dei ghiacci (nati forse da mutazioni genetiche) e sembra che quando attraversava le nubi col suo carro, il cielo rimbombasse e l’aria venisse percorsa da lampi. È noto oggi che quando un UFO accelera, il suo spettro di luce varia in modo direttamente proporzionale alla velocità acquisita. Erano questi i lampi del dio del tuono?
Freyr invece, a differenza del bellicoso Thor, era il dio della bellezza, della gioventù, dell’abbondanza e della forza fecondante della natura e aveva un mezzo di trasporto davvero eccezionale. Da alcuni nani della luce gli venne donato "Gullinbursti", un "Cinghiale dalle setole d’oro", che "corre notte e giorno per le vie del cielo e della Terra e sulle onde del mare, meglio di ogni altro corsiero... ovunque andrà, nella notte più fonda o nei mondi di tenebra, potrà sempre vedere innanzi a sé e si lascerà alle spalle una scia luminosa, poiché le sue setole d’oro irradieranno luce risplendendo nel buio". Più che un animale va ipotizzato (anche per via della sua struttura dorata) che si trattasse di un oggetto di metallo, magari di una foggia così insolita da ricordare un cinghiale. E poteva volare ovunque, irradiava luce e lasciava una scia luminosa dietro di sè, così come spesso fanno certi UFO... la fantasia dei popoli cambia, insieme alle descrizioni, ma il tipo di oggetti probabilmente è lo stesso. Anche l’usanza vichinga di cremare le salme dei capi deceduti in battaglia su una nave in fiamme riprende il mito di Balder, il dio della luce norreno che, ucciso con un inganno da Loky, viene portato nel regno di Hel, la dea della morte, in una "Nave brillante di fiamma", stranamente accompagnato nel suo ultimo viaggio da uno "Gnomo".
Forse era il Grigio incaricato di pilotare il mezzo? Dunque, cosa ci dicono le saghe nordiche tramandateci da storici come Snorri Stuerlson? Miti e leggende riguardanti dei e folletti, o resoconti incredibili ma realmente accaduti sulla presenza di alieni sulla Terra?
Non ci resta che meditare sulle parole del "Carme di Siordrifa", cercando di comprenderne l’autentico significato:
"Allora la testa di Mimir pronunciò la prima parola, disse le rune possenti. Disse che erano incise sullo scudo posto a schermo del Sole splendente, sull’orecchio di Arvak, sullo zoccolo di Alsvid, sulla ruota che gira, sotto il carro di Thor, sui denti di Sleipnir, sulle corregge della slitta, sugli artigli dell’orso, sulla lingua di Bragi, sulle grinfie del lupo, sul becco dell’aquila; sulle ali insanguinate, a capo del ponte, sulla mano della levatrice, sull’orma di chi giunge in aiuto, sul vetro, sull’oro, sugli amuleti degli uomini, sul vino, sulla birra, sulle sedi della gioia, sulla punta di Grungnir, sul pettorale di Grani, sull’unghia della norna, sul becco della civetta.
Tutte le rune così intagliate furono levigate, intinte nell’idromele sacro, inviate per ampi cammini.
Sono fra gli Asi, sono fra gli elfi; alcune fra i Vani sapienti... altre le possiedono gli uomini".

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