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L'UOMO BLU »

Sabato 18 Febbraio 1996, ore 5,35 circa. Durante la notte avevo dormito molto male, mi preoccupava che l’entità potesse tornare. Non ero proprio spaventato, ma trascorsi tutta la notte avvinghiato a mia moglie. Avevo questa paura irrazionale che potessero portarmi via e non restituirmi mai più, così rimasi tutto il tempo rannicchiato sotto le coperte, temendo di vedere l’entità che mi guardava. Suonerà incredibile o ridicolo, ma non feci altro che avvertire nella camera una presenza, come in attesa. Attorno alle 5,35 del mattino sentii gli uccelli che cantavano. Stanco di stringermi a mia moglie, mi girai e mi stesi sulla schiena, continuando a tenere gli occhi chiusi. Il canto degli uccelli aveva su di me un effetto rassicurante e, dopo tutto, non poteva succedere nulla. Mi sbagliavo. Non avevo finito di girarmi che qualcosa, o qualcuno, afferrò il mio braccio sinistro (o la mia mano) stringendolo in una morsa. Quasi simultaneamente sentii una vibrazione familiare che assaliva la mia mano, iniziava dalla punta delle dita e si insinuava salendo lentamente lungo il braccio. Era simile ad una scarica elettrica, ma dieci volte più forte di una normale scossa e mi faceva male (mai sentito un dolore simile prima). Stavo male ed ero spaventato. Allo stesso tempo, provando una sorta di paralisi in tutto il corpo, riuscii ad aprire gli occhi. Nella mia linea visiva, vidi di sfuggita degli occhi che fissavano intensamente i miei. L’intera immagine era nuovamente immersa in una pallida luce blu, la stessa vista la sera prima. Quegli occhi. Sembravano vagamente umani e stranamente femminili; ma no, non era mia moglie! Erano occhi che trasmettevano preoccupazione. C’era un’iride ben distinta e ciglia. Ero in preda al panico, in qualche modo cercai di staccarmi da quello sguardo intenso, di girarmi e afferrare mia moglie, mentre il braccio sinistro mi doleva terribilmente. Mia moglie si svegliò, trovandomi aggrappato a lei quasi freneticamente. Le dissi cosa era successo, ma si guardò intorno e non c’era nulla da vedere. Mi calmai un po’ e provai a tornare a dormire. Non avevo ancora chiuso gli occhi che ricevetti un chiaro messaggio telepatico, un’impressione mentale definita. Dico telepatico perché nella mia testa distinsi chiaramente le seguenti parole: "Tua figlia e te siete precisamente lo stesso". Dal modo in cui la frase era costruita si desumeva che la fonte non aveva una perfetta padronanza della lingua inglese. Sembrava anche che l’entità nel trasmettere il messaggio si stesse prendendo gioco di me. All’inizio pensai volesse riferirsi a mia figlia, ma c’era anche un’altra possibilità: durante una OBE (Out Of Body Experience - esperienza extracorporea o viaggio astrale, ndr.) di tre anni fa, mi ritrovai in una stanza con una ragazzina dal viso di fata, quasi immobile. Aveva la pelle diafana, lunghi capelli biondi, mento appuntito e gli occhi più intelligenti che avessi mai visto, un ibrido metà alieno e metà umano di nome Helas. Ero perfettamente conscio del fatto che lei fosse una parte di me, forse geneticamente. (Non chiedetemi come sia possibile, so che può apparire assurdo).
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