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IL DIVINO FEMMINILE »

Nei testi sumeri si parla della dea Nin-hur-sag, signora della montagna, sorella di Enki. Era chiamata Nin-ti, signora della vita, giacché - è iscritto nelle tavolette sumere - ella dirigeva il settore medico e sarebbe stata lei a creare l’uomo, seguendo le formule e i procedimenti del fratello. Gli altri dei le riconoscono il merito di aver concepito la razza umana nel suo laboratorio, un compito sicuramente di primaria importanza, in cui fu assistita da altre donne-medico. I Sumeri ci narrano anche le gesta di una delle dee più importanti del loro Pantheon, Ishtar, conosciuta anche come Inanna o Astarte o Eshdar, sovrapponibile alle figure greco-romane di Afrodite e Venere. Nasce come dea del sesso e dell’amore e, con il tempo, acquisisce il rango di nobile guerriera, usando il suo fascino per conquistarsi posizioni importanti. Molte statue la ritraggono nuda o nell’atto di mostrare i genitali, a testimonianza della sua abilità nell’ottenere ciò che desiderava, come quando circuì il dio Enki che, ebbro, le svelò i segreti della sovranità, della medicina e un centinaio di arti varie. La dea salì sulla sua Barca del Cielo e ritornò nella sua terra, mentre Enki, ripresosi dall’ubriacatura, tentava invano di scatenare contro di lei le sue armi terribili. Col tempo, e grazie a tutti i segreti di cui, in un modo o nell’altro, era venuta a conoscenza, Ishtar divenne una dea della guerra di tutto rispetto, anche migliore dei suoi colleghi uomini: si batteva selvaggiamente vincendo una battaglia dietro l’altra e i re assiri conducevano guerre in suo nome e sotto il suo comando. Interi eserciti le si rivolgevano anche in virtù delle sue ottime doti di stratega. Si narra che in più di un’occasione la dea concesse una teofania e apparve davanti alle truppe. Cifrando il dizionario, alla voce teofania troviamo: "apparizione della divinità, manifestarsi del Dio" (immagine olografica?). In cambio della loro totale devozione e obbedienza, i re assiri sapevano di poter contare sull’assistenza della dea, che elargiva loro vittorie in battaglia e lunga vita. "Veglierò su di te da una Camera d’Oro nei cieli", assicura ai suoi devoti. Di lei si dice anche che vivesse in una cella d’oro e che viaggiasse nei cieli su di un carro d’oro trainato da sette leoni. E forse non a caso numerosi documenti sumerici e accadici certificano che gli dei fossero in grado di innalzarsi dalla Terra al Cielo e volare a loro piacimento. Ishtar non era da meno: è scritto che la dea potesse volare nei cieli verso terre molto lontane l’una dall’altra. Viaggiava dalla distante Aratta alla dimora di Uruk, Nippur e Sippar, e gli antichi artisti accadici la rappresentano mentre indossa le ali. Nel suo libro Il dodicesimo pianeta, lo studioso Zacharia Sitchin racconta di come la dea si preparò per il suo viaggio più rischioso, indossando, prima di partire, i sette oggetti che le consentivano il volo:
1. Lo SHU-GAR-RA ella mise sulla testa.
2. Pendenti misuratori alle orecchie.
3. Catene di piccole pietre azzurre intorno al collo.
4. Pietre gemelle sulle spalle.
5. Un cilindro d’oro nelle sue mani.
6. Cinghie strette al petto.
7. La veste PALA avvolta intorno al corpo.
Nel tempio della dea, ad Ashur, gli archeologi trovarono una scultura murale che la rappresentava in assetto di volo, con elmo aderente dotato di cuffia e antenne e un paio di occhialoni. Nella lingua antica, "pala" significa veste da sovrano, mentre l’elmo "shu-gar-ra" letteralmente sta per "ciò che fa andare lontano nell’Universo". Nelle statue che rappresentano Ishtar si vedono chiaramente le due cinghie incrociate sul petto a mo’ di cinture di sicurezza. È chiaro che si tratta di un abbigliamento atto al volo, ci troviamo dunque in presenza di un pilota di astronavi o di qualsiasi mezzo che le permetteva di spostarsi a bordo della sua Barca del Cielo. Quest’ultima è chiamata anche Mu e in numerosi scritti si parla di un Mu che illumina come un fuoco, che esce in un fuoco ed è fatto per andare lontano. In un altro inno alla dea Ishtar si dice che il Mu è un veicolo con cui gli dei volavano lontano: "la Signora del Cielo indossa la veste del cielo e vola nel suo Mu nel più alto dei cieli".
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