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Tutti gli articoli di DOSSIER ALIENI CONDIZIONE, L'ANONIMATO

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ENTITÀ BIOLOGICHE E DISCHI VOLANTI NELL'AREA 51 »

La prima volta che parlai con Kewper mi disse che i suoi protocolli di sicurezza erano scaduti circa 30-35 anni dopo aver lasciato l’Esercito e la CIA nel 1960, cioè nel 1995 e che, di conseguenza, poteva dirmi ciò che sapeva sugli extraterrestri, informazioni desunte da files classificati Top Secret da lui letti ed analizzati personalmente. Dopo diversi tentennamenti, il 30 maggio 1998, su promessa di mantenere l’anonimato, ha accettato di rendere pubbliche le sue conoscenze. Successivamente, avvertimenti gli sarebbero giunti da un anonimo per telefono. Kewper avrebbe poi scoperto che la persona chiamava dalla Wackenhut Corporation, una società che da anni si occupa della sicurezza di diverse agenzie di Intelligence, inclusi il National Reconnaissance Office (NRO) e la CIA. Quanto segue, su richiesta di Kewper, è stato registrato, a condizione che omettessi certi nomi, ed è stato trasmesso radiofonicamente sui programmi "Dreamland" il 31 maggio e "Coast To Coast AM" dell’1 e 2 giugno 1998, entrambe le trasmissioni condotte da Art Bell.

Dunque, lei era a conoscenza dei rapporti del Progetto Blue Book e del fatto che quelli che venivano divulgati erano quelli spiegati... ma è vero che quelli inesplicabili passavano per le sue mani?

Sì, forse non tutti, ma noi costituivamo uno dei gruppi di investigazione sui rapporti non spiegabili. Quando chiusero il "Blue Book", dichiararono di non aver trovato nulla di inesplicabile. E fondamentalmente era vero, perché tutto quello che non riuscivano a capire era destinato a Fort Belvoir, in Virginia, e poi inviato ad altri settori militari. So che anche l’FBI era coinvolto, perché erano agenti FBI a visitare i testimoni.

Vuole forse dire che certi di loro erano Uomini in Nero?

Credo di sì. È probabile che si trattasse di gente della FBI.

In quali anni ha lavorato per la CIA, occupandosi personalmente dei rapporti classificati sugli UFO?

Dal 1957 al 1960. Presi servizio nell’Esercito nel 1956, ma il primo anno non mi fecero vedere nulla. Con il grado di tenente, mi trovai contemporaneamente nei Signal Corps ed a lavoro con la CIA, ricevevo infatti due stipendi, uno dalla CIA e uno dai militari.

Nel periodo fra il ‘57 e il ‘60 ha mai visto dei filmati in 16 mm collegati a questo fenomeno?

Vuole dire riguardo a Roswell?

Esatto.

Vidi solo un filmato: è quello divulgato un paio di anni fa, che mostra un’autopsia aliena (il "Santilli Footage", ndr.). Lo vidi nel 1957.

In quali circostanze?

Fu nel contesto delle nostre investigazioni o insabbiamenti sugli UFO. Apparentemente, qualcuno da Fort Belvoir, Virginia, spedì il filmato al mio capo. Il nostro team lo vide un sabato mattina, poi la pellicola fu rispedita a Fort Belvoir. Ma noi ne avevamo preso visione. Allo stesso modo vedemmo molti altri filmati e foto, in quel periodo altamente classificati, riguardanti avvistamenti UFO. Uno mostrava un disco volante che si materializzava sopra una centrale elettrica in uno degli Stati dell’Ovest, forse in Oregon o nello Utah.

Si trattava di una ripresa effettuata per caso?

Sì! Qualcuno stava provando la sua nuova cinepresa e aveva inquadrato prima le montagne, poi la centrale elettrica, che su un lato aveva una sorta di ciminiera. Non molto lontano dal fumo della ciminiera, apparve un piccolo oggetto sferico bianco, simile ad una nuvoletta. Diventava sempre più denso, grande e circolare e dopo un po’ vi si distinsero delle finestrelle - non è il termine più corretto, ma non ne trovo altri - attorno alla parte ventrale. Continuò a ingrandirsi e a concretizzarsi, trasformandosi infine in un oggetto solido, dai riflessi metallico-argentei. Infine si allontanò, volando via lentamente.

In altri termini, la CIA aveva direttamente filmato una materializzazione di quello che appariva un disco metallico emerso da una nuvola di condensazione.

Pensammo che quegli alieni usassero la smaterializzazione-rimaterializzazione per viaggiare da un luogo all’altro in breve tempo; forse sfruttando la corrente elettrica della centrale, trasformandola in energia elettromagnetica o addirittura in materia solida.

Il filmato di questo UFO vi fu mostrato perché era collegato a quello dell’umanoide a sei dita?

Non proprio. Ce lo presentarono solo come qualcosa che non sapevano spiegare e che noi dovevamo vedere per dare loro una mano. Aggiunsero che avremmo ricevuto un sacco di chiamate da persone che potevano aver visto l’oggetto a conferma che il filmato rappresentava realmente quanto accaduto.

Come introdussero il filmato della autopsia/dissezione dell’umanoide a sei dita? Con quale spiegazione?

Dissero solo che era stato girato a Roswell, il giorno stesso o il giorno dopo il recupero notturno dello scafo precipitato; l’autopsia fu effettuata il giorno dopo alla base militare, un’altra fu praticata in una piccola clinica od ospedale che avevano in città.

Questo appare in contraddizione con il racconto del presunto cameraman dell’autopsia, il quale ha dichiarato di essere stato sul luogo dell’incidente dove avrebbe filmato il rottame dell’astronave ed i pannelli con su impressi i simboli, e al quale circa due settimane dopo, credo, fu richiesto di recarsi in qualche posto a filmare l’autopsia/dissezione. Come conciliare le due versioni?

Non lo so. Ci fu detto - o meglio, si diceva nel filmato - che gran parte del materiale era stato girato nella base militare nei pressi di Roswell, mentre una piccola parte era stato filmata nella clinica locale.

Che genere di briefing vi venne fatto sugli umanoidi a sei dita?

Ci dissero poco. All’epoca la pellicola era vecchia di dieci anni, ed era l’unica cosa che mostrasse alieni e la loro morfologia. Esistevano, sì, delle foto scattate da alcuni civili, di alieni ripresi accanto agli UFO con cui erano atterrati, cose di questo genere, ma gli esseri erano sempre troppo lontani per identificarne le fattezze. Quello, dunque, era l’unico filmato in cui si vedevano alieni in primo piano. La cosa sarebbe risultata importante quando, intervenendo su una segnalazione di avvistamento di quel tipo particolare di essere, avremmo avuto elementi di confronto.

Il filmato era in bianco e nero o a colori?

L’autopsia era in bianco e nero. L’unico filmato a colori che ricordo era quello dell’astronave che si materializzava.

Fra il 1957 e il 1960 lei prese visione di foto, informazioni o disegni relativi ad altri tipi di esseri diversi dall’umanoide a sei dita del film dell’autopsia?

Niente del genere. Un paio di foto scattate da privati, ma di scarsa qualità e a grande distanza, che mostravano esseri in prossimità di UFO, vennero passate al "Project Blue Book".

Dunque, lei lavorava per la CIA e la sua attività era correlata al Project Blue Book. Dove si trovava Quando proiettarono il film? A Washington? O nel Sud?

Il filmato fu inviato a (località non menzionata su richiesta di Cooperfield, il responsabile della sezione CIA cui faceva riferimento Kewper, ndr.) e ci fu mostrato, poi il mio capo lo rispedì con un corriere speciale che impiegavano fra Fort Bervoir e il quartier generale CIA.

Fra Fort Belvoir e la CIA. Lei lo ha visto? Lo mostrarono con un proiettore 16 mm su uno schermo?

Usarono un normale schermo da proiezione avvolgibile.

Quanti eravate?

Il nostro gruppo era composto da 26 persone. Presenti alla proiezione erano una ventina, in quanto alcuni si trovavano oltreoceano, in quel momento. Molte delle foto UFO in nostro possesso non venivano dagli USA, ma dall’Europa, o dal Centro America. Messico, Sud America o dall’Italia. Uno dei filmati veniva dall’Italia. Credo che tutto questo materiale venisse gestito e tenuto dalla CIA, proprio perché questa agenzia aveva sedi in ogni angolo del mondo e poteva verificare più facilmente gli avvenimenti. Avevamo uomini distaccati in ogni Paese.

C’erano voce narrante o suoni?

No, tranne una breve dichiarazione iniziale. Niente suoni, niente voce. Era solo un’autopsia. Il filmato mostrava l’intera autopsia e poi si soffermava a illustrare il tipo di cervello. Gli organi interni erano del tutto diversi dai nostri.

Nessuna voce fuori campo?

Solo alla fine. All’inizio ed al termine della proiezione sotollinearono la diversità del cervello, dello stomaco e dei polmoni rispetto ai nostri. Per quanto riguarda gli organi interni nulla somigliava a quelli umani.

Come commentaste fra di voi la proiezione?

Ovviamente, ci scambiammo le nostre impressioni, chiedendoci da dove potessero provenire quegli esseri. Nessuno ne aveva la benché minima idea o ipotizzava che cose del genere potessero accadere.

Quella fu la sua prima esperienza visiva con qualcosa di non umano. Si ricorda cosa pensò a quel tempo?

Sì, ero perplesso. Ho pensato: "Come può essere? Come possono essere arrivati fin qui? E come fanno ad essere così diversi dall’uomo?"

Ma in fondo non sono così diversi, hanno una forma umanoide...

Certo, è vero. Soprattutto nel caso dell’alieno a sei dita, sembra quasi un uomo in miniatura con una testa più piccola, non uno di quelli con la testa grande e stretta e gli occhi enormi. Non hanno neppure orecchie come le nostre, ma solo un piccolo cerchio attorno ad un forellino situato nel cranio. La bocca è solo una fessura, ed anche il naso.

In base ai fotogrammi (del Santilli Footage, ndr.) dell’autopsia/dissezione - alcuni hanno ritenuto si trattasse di una dissezione esplorativa piuttosto che di una autopsia tecnica - si notano piccole orecchie posizionate più in basso.

Può anche definirle piccole orecchie, una porzione di orecchio, di circa 1/2 o 3/4 di pollice, intorno al foro auricolare, praticamente vestigia di orecchie.

Non discuteste fra di voi delle lenti nere che vengono rimosse dagli occhi dell’essere?

Ci sconcertarono, ma ci colpirono maggiormente gli organi interni, sezionati e riposti in contenitori inossidabili.

Lei rammenta se nel 1957, quando vi fu mostrato il filmato, circolassero informazioni tra le agenzie di Intelligence in merito a comunicazioni stabilite con questi esseri ed in particolare sulla loro origine?

Nei tre anni che ho lavorato là non abbiamo mai avuto alcuna informazione riguardo la loro provenienza, o su cosa facessero qui. Il mio capo ed io ce lo domandavamo spesso. Per quanto ne so, in quel periodo il governo non aveva idea di dove provenissero, né delle loro intenzioni.

Dal punto di vista militare e di Intelligence, venivano considerati una minaccia?

No, non immediata: una potenziale minaccia. Ci si basava su questo assunto, cercando di migliorare il sistema radar del Paese, per rilevare immediatamente eventuali visite dallo spazio esterno. Ed essere in grado di intercettare gli intrusi, oppure tentare di abbatterli allertando le basi Air Force più vicine.

All’epoca non riceveste altre informazioni sull’argomento, al di là della proiezione del filmato?

No, non durante quel periodo. Ricevevamo segnalazioni di avvistamenti nazionali ed internazionali. Ma nel 1958 mi recai presso l’Area 51, dove credo di aver visto un altro tipo di essere... con il viso oblungo, grandi occhi ed il mento a punta, denominato Grigio, stando a quel che ne so.

Può descrivere questa esperienza?

Ci trovavamo lì per un meeting di personale CIA, sia nostro interno, sia proveniente dall’estero, sino all’Estremo Oriente. L’incontro si svolgeva all’interno dell’Area 51. Del mio gruppo, vi partecipammo in cinque. La nostra presenza era richiesta in quanto eravamo quelli maggiormente coinvolti nel "Project Blue Book". Partimmo dalla base di (nome omesso). La riunione si tenne negli edifici principali dell’Air Force, in una sezione loro riservata.

Nella base dell’Air Force di Nellis, in Nevada.

Esatto. Ci accompagnarono a Groom Lake e ci mostrarono altre due aree che possedevano nella zona, ma solo a noi cinque, non agli agenti CIA che venivano dall’Estremo Oriente o dal Centro America. Gli altri furono esclusi. Atterrammo sulla pista principale dell’Area 51 e quindi salimmo su un minibus. Percorremmo circa 10 miglia senza mai fermarci, fino ad un’area speciale, dove erano custoditi gli U-2 e anche gli SR-71 Blackbirds, che credo stessero già testando lì in quel periodo. Poco dopo abbiamo ripreso il bus e abbiamo percorso altre otto miglia, giungendo così alla terza zona, quella finale, dove tenevano materiale altamente classificato. Ci fecero entrare in un edificio pieno di uffici, dove incontrammo un colonnello che ci guidò in un lungo giro. Tramite un passaggio coperto ci portò in un area-hangar, ricavata da una grotta naturale ed estesa in un secondo tempo scavando nel fianco della montagna. Non era eccessivamente larga.

Era il poligono della Papoose Mountain?

Davvero non saprei. Non chiesi che montagne fossero.

Ricapitolando, c’erano il colonnello, il suo responsabile CIA e tre agenti CIA facenti parte del programma, giusto?

Sì.

Eravate solo in sei?

Sì. Ma naturalmente c’era altra gente nelle diverse aree: vedemmo scienziati e tecnici variamente impegnati, ed anche impiegati d’ufficio.

Ha capito per quale motivo il suo capo l’ha voluta in quel giro scortati da un colonnello?

Volevano che vedessimo il velivolo, per essere informati in caso avessimo dovuto analizzare delle foto per stabilirne l’autenticità. Così ci fecero visitare tutta l’area, per vedere i diversi tipi di scafi ed essere così in grado di distinguere subito gli UFO veri dai coperchi dei secchi della spazzatura.

Ricorda come si chiamava il colonnello?

Sul suo cartellino c’era solo il nome: Jim.

E perché non il cognome?

Perché apparentemente lì tutti sembravano mantenere il più stretto riserbo sulla propria identità, come faceva la maggior parte di noi.
Non credo che Jim fosse il suo vero nome. D’altronde anche io avevo un nome ed un cartellino di copertura CIA, nonché un documento di identificazione con quel nome e la mia foto.

Insomma, ha sempre lavorato sotto un nome fittizio fornito dalla CIA?

Sì, ma il nome lo scelsi io. Ci diedero questa possibilità, così ne scelsi uno.

Può descrivere esattamente cosa vedeste in quell’area scavata nella montagna?

Appena entrati vedemmo due piccoli velivoli argentei, non molto lucenti o brillanti né grandi, avevano un diametro di circa cinque metri e mezzo.

Vi consentirono di avvicinarvi e toccarli?

No, il nostro percorso era confinato in un corridoio, di fronte al quale erano piazzati gli scafi.

Vedeste altri oggetti?

Ameno sette, credo. Alcuni, più grandi, sistemati sul fondo dell’hangar, avevano un diametro di almeno 18 metri.

E con quali caratteristiche?

Erano tutti di forma discoidale, ma alcuni avevano un fondo molto largo, che si estendeva sia in alto sia in basso. Inoltre erano di colori differenti. I più grandi di un grigio molto scuro. Altri più chiari, forse marrone chiaro. Gli oggetti più grandi erano caratterizzati da unità inferiori e superiori di maggiori dimensioni e restavano sollevati dal suolo mediante fasciami metallici.

L'intervista è copyright © 1998 Linda Moulton Howe e © 1999 Futuro snc.

fine Prima Parte
vedi: Seconda Parte


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