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UN TESTIMONE SOTTO PRESSIONE »

"Pensai di essermi imbattuto in un piccolo gatto che si lamentava, chiuso in una busta di plastica".
Filiberto Caponi iniziò così la descrizione (agli inquirenti del CUN Roberto Pinotti, Gianfranco Lollino e Massimo Angelucci, e Fabio Della Balda del CROVNI di San Marino) del suo primo incontro con il piccolo umanoide, un'entità isolata, da lui in seguito più volte fotografato.
"Era la sera del 9 Maggio 1993. Come sempre, rientravo da un giro in macchina e stavo chiudendo il garage, proprio all'entrata del paese, quando sentii un lamento diverso da quelli tipici degli animali. Scesi in strada pensando anche ad un ubriaco che stesse facendo versacci. Poi, in un angolo di una casa, vidi una 'palletta bianca', dalla cui direzione mi sembrò provenisse lo strano lamento. Sorridendo, pensai di aver trovato un gattino abbandonato, avvolto in una busta di plastica e stavo per toccarlo con le mani, ma mi fermai riflettendo sul fatto che avrebbe potuto graffiarmi. Perciò mi limitai a dargli un calcetto per vedere se fosse uscito da solo. E lì il mio terrore, perché la 'palletta bianca' è saltata su, mostrando di avere testa, braccia e gambe. Ridiscesa a terra, è corsa via, salendo sul muretto che vi ho mostrato prima. Comunque era molto veloce, aveva le gambe come fasciate e appresso si portava qualcosa che ballonzolava, che sembrava una sacca, che aveva sulla schiena, ma non era pelle. La pelle l'ho distinta solo dalla testa e da quelle braccette che sembrava non usare, non le muoveva".
Un'annotazione, rispetto a questo primo incontro, riguarda il fatto che Caponi riportò sul piede destro, quello con cui aveva colpito l'entità, una sorta di inspiegabile annerimento cutaneo, che sparì dopo tre giorni.
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