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UN TESTIMONE SOTTO PRESSIONE

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IL CASO CAPONI »

Per inquadrare la nostra storia dobbiamo doverosamente riferirci alla prima inchiesta condotta dagli inquirenti del CUN che, dopo vari sopralluoghi, le interviste al protagonista ed ai suoi familiari e i riscontri di altri testimoni indiretti, riportarono i risultati delle indagini in un rapporto dettagliato che consentì di tirare solo conclusioni preliminari. Contemporaneamente, altri ricercatori avvicinavano Caponi e da lui ottenevano dichiarazioni che, pur sostanzialmente coincidenti con quelle rilasciate al CUN, portavano a diverse interpretazioni, come quella di Massimo Fratini (CETI, Roma) sempre convinto della sincerità del testimone. Se ne desumeva comunque un quadro contrassegnato da alcune contraddizioni ed omissioni, emerse soprattutto quando alle indagini si era imposto un ritmo investigativo più serrato. Come dire che - sotto la pressione degli inquirenti, nel clima piuttosto convulso precedente alla pubblicazione delle foto sul settimanale milanese e a causa della presenza di giornalisti italiani e stranieri - la versione dei fatti riferita da Filiberto Caponi (una ricostruzione nel tempo sostanzialmente sempre coerente) purtroppo corroborava solo in parte le foto stesse. Tant'è che il capo inquirente del CUN, Roberto Pinotti richiedeva ripetutamente di visionare il materiale fotografico nella sua completezza, sia per chiarezza sia per garantire al testimone la necessaria autonomia nella gestione di materiale, in ultima analisi, quanto mai delicato. Prova ne sia che furono successivamente sequestrate dalla magistratura di Ascoli Piceno, con una procedura giudiziaria senza precedenti, quali elemento di prova di un possibile reato (turbativa della quiete pubblica, ecc.) a carico di Caponi.
Le fotografie, nel corso delle indagini del CUN, venivano quindi analizzate visualmente ma non strumentalmente (essendo gli originali ancora sotto sequestro giudiziale) restando pertanto in secondo piano rispetto alla verifica del racconto del testimone diretto. Oggi, nel ricostruire il caso di Pretare d'Arquata, presentiamo i fatti come furono raccontati da Filiberto Caponi ai nostri inquirenti, in una sintesi tratta da oltre trenta pagine di dettagliato rapporto di Gianfranco Lollino. Torniamo quindi alla prima intervista, quella del 23 Ottobre 1993, svoltasi alla presenza dei familiari di Caponi.
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