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ATLANTE SEGRETO...

 
L'OSCURITÀ INTORNO A NOI

di Giuseppe Badalucco
per Edicolaweb

 

Il cammino dell'umanità ebbe inizio, secondo le scoperte della scienza moderna, almeno un milione di anni fa, con l'evoluzione lenta ma graduale verso l'homo sapiens. Dai primi ominidi fino a giungere all'uomo di Neandhertal e infine all'homo sapiens la storia dello sviluppo umano è ancora poco conosciuta dagli stessi paleontologi e archeologi per poter fornire un giudizio definitivo su quello che sia stato il percorso effettivo che ha portato allo sviluppo attuale.

In questo lungo percorso, fatto di centinaia di migliaia o di milioni di anni preistorici e di una "storia effettiva" che si riduce a poche migliaia di anni, vi sono delle tappe fondamentali che portano l'Uomo dalla presunta vita simile allo stato animale alla capacità di creare una civiltà evoluta, in cui il grande sviluppo riguarda un complesso di variabili in gioco:
  • Sviluppo tecnologico: porta l'uomo a costruire civiltà megalitiche in epoche che per noi oggi sono antichissime, come la civiltà egizia, babilonese, indiana, cinese, persiana, precolombiana, ecc..
  • Sviluppo della scrittura: l'uomo passa dalla capacità di esprimersi con una lingua orale a quella di servirsi di segni che esprimono concetti sulla pietra fino ad inventare un alfabeto che consente di consegnare all'eternità il pensiero umano.
  • Sviluppo dell'architettura urbana e delle istituzioni sociali-politiche-economiche: non appena l'uomo comincia ad organizzarsi in una comunità evoluta si sviluppano le comunità urbane, si vive in agglomerati che esprimono il concetto di comunità organizzata al suo interno, nella quale si sviluppano delle istituzioni che la regolano e che interagiscono con i suoi membri per ordinarne i rapporti. Queste istituzioni si sviluppano nel tempo divenendo sempre più complesse fino a raggiungere la massima complessità nell'epoca delle grandi civiltà del vicino oriente, quindi a partire almeno dal 3000 a.C.. Già nell'epoca delle grandi civiltà esiste un ordinamento statuale e codici che regolano il funzionamento della società anche da un punto di vista giuridico. Esiste una concezione del potere che si incarna nella figura del sovrano che detiene sia quello legislativo che quello esecutivo e giudiziario e che in parte detiene in sé anche il potere religioso. Esiste in queste società antiche un'organizzazione non solo del potere del leader politico ma anche delle risorse, quindi un vero e proprio sistema fiscale, un esercito per difendere i confini ed espanderli, addirittura un sistema di misure, un catasto dei terreni e fabbricati, ecc..
  • Sviluppo della religione: l'uomo passa dalle prime forme di espressione della spiritualità di tipo magico e animiste ad una vera e propria organizzazione del pensiero religioso di tipo politeista in cui si sviluppano vere e proprie dottrine religiose e cosmogoniche, con una vera e propria letteratura religiosa già nelle civiltà del vicino oriente e della valle dell'Indo.
  • Sviluppo delle conoscenze umane, delle arti e delle scienze: da una conoscenza empirica della sua stessa vita e delle esperienze quotidiane l'uomo passa ad una teorizzazione di tutto lo scibile. Nascono le grandi scienze relative al pensiero umano come la filosofia, la matematica, la geometria, la scienza medica, l'astronomia. Nascono anche le arti, intese come espressione della creatività umana già ben presente nella preistoria umana.
In linea di principio si può dire che tutte le civiltà antiche siano state caratterizzate dallo stesso cammino evolutivo passando da una fase "preistorica" ad una fase più evoluta. La sociologia, come scienza che studia l'evoluzione storica della società umana e la sua struttura, può senz'altro confermarci che anche nel futuro vi saranno delle costanti cui l'uomo non potrà mai rinunciare.
Eppure c'è da chiedersi fino a che punto questo possa essere considerato scontato oppure se si possa portare l'umanità verso un abisso insondabile, a causa della corsa verso l'ignoto iniziata con il progresso tecnologico moderno.
Considerazioni, parzialmente sibilline, che derivano da osservazioni e pensieri scaturiti dalla visione di due grandi pellicole cinematografiche che sono diventate, a distanza di oltre vent'anni dalla loro uscita, veri e propri cult movie della fantascienza e fantapolitica: Blade Runner (1982) e 1997 Fuga da New York (1981) rispettivamente di Ridley Scott e John Carpenter, due maestri del cinema americano.
Che cosa raccontano questi film che tanto hanno affascinato e spaventato il pubblico?

BLADE RUNNER
Film, ambientato nella Los Angeles del 2019, espone uno scenario futuribile relativo ad un'epoca prossima alla nostra. All'inizio del XXI secolo una società di bioingegneria genetica americana, la Tyrrell Corporation, porta la ricerca scientifica sulla robotica ad uno stadio tale da riuscire a realizzare dei Replicanti, cioè degli esseri che, pur essendo realizzati con una tecnica mista che unisce la robotica con l'ingegneria genetica, sono in tutto e per tutto simili agli esseri umani, al punto da divenire in grado di provare emozioni dopo poco tempo dalla loro attivazione, emozioni che sono tipiche della vita umana (rabbia, invidia, odio, paura, passione, amore, desiderio di potere). Lo stadio a cui giunge la ricerca permette al Dott. Tyrrel di creare una generazione di super-esseri che viene definita Nexus 6, in tutto e per tutto uguali agli Uomini ma molto più potenti fisicamente e resistenti. Per evitare che possano diventare un pericolo per l'umanità il proprio codice genetico viene limitato per garantire una durata breve della vita, non superiore a 4 anni. I Replicanti Nexus 6 vengono impiegati nelle missioni più pericolose e nell'esplorazione e colonizzazione dello spazio e per la costruzione e la gestione delle colonie extramondo, ma la situazione sfugge di mano alle autorità terrestri. I Nexus 6 si ribellano e resisi conto della loro vita limitata cercano di tornare sulla Terra nella speranza di poter allungare la propria vita e di ottenere l'immortalità. Le autorità incaricano allora l'agente scelto Deckard (Harrison Ford), che fa parte delle Unità Speciali che si occupano dell'eliminazione dei Replicanti pericolosi, di uccidere cinque replicanti sfuggiti al controllo. Deckard riesce in modo avventuroso e con grandi colpi di scena ad uccidere quattro replicanti ma si innamora di una di essi, Rachel, con la quale cerca di fuggire nel finale quando scopre di essere anche lui un replicante. Il finale è sconcertante e lascia aperta la porta ad ogni possibilità.

1997: FUGA DA NEW YORK
Del 1981, questo film mette in luce uno scenario relativo al futuro prossimo. Nel 1988 il tasso di criminalità raggiunge il 400% negli Usa. Il governo decide allora, stante l'impossibilità di gestire una grande megalopoli come New York, di trasformare l'isola di Manhattan in un carcere di massima sicurezza, circondato da un muro di 15 metri di altezza che corre lungo il perimetro dell'isola. All'interno dell'isola-carcere i detenuti possono muoversi "liberamente" (si organizzano così in bande e sono abbandonati a se stessi) ma una volta entrati non è possibile più uscirne, pena la morte. Chiunque tentasse l'evasione verrebbe eliminato dalla polizia che sta perennemente a guardia della città trasformata in uno strumento di punizione e di morte sociale. Tutti i reietti dalla società vengono condannati ad una pena che è peggiore della pena di morte in quanto tale, poiché sono condannati a soffrire fino alla fine dei propri giorni all'interno della città di New York trasformata in un inferno di orrore, sopraffazione, paura, fame, malattia, violenza, un luogo infernale nel quale prevale solo il più forte, il quale troverà prima o poi sulla sua strada qualcuno più forte di lui. Questo meccanismo infernale, che schiaccia qualunque individuo si sia macchiato del minimo reato per il quale viene espulso dalla società, finisce con lo travolgere le stesse autorità istituzionali. Infatti proprio l'aereo presidenziale cade, a causa di un dirottamento, all'interno della città-prigione, mentre il Presidente si sta recando ad un vertice militare programmato con la Cina e la Russia. Il Presidente viene rapito dai detenuti e tenuto in ostaggio in cambio della loro liberazione. L'alto commissario Hauke decide allora di tentare un'azione, una sorta di missione impossibile, dando l'incarico all'ex tenente S.D. Plisken (Kurt Russell), ora detenuto in attesa di essere inviato a Manhattan per rapina e altri reati, di entrare nella città con l'oscurità, di raggiungere il Presidente (che aveva al braccio un segnalatore a radiofrequenza) e di portarlo in salvo, poiché l'intervento della polizia in modo massiccio avrebbe determinato la morte dell'ostaggio. Per compiere la sua missione Plisken deve calarsi sulla città inosservato per mezzo di un aliante che gli permetta di atterrare sul tetto del World Trade Center. Egli è l'unica persona in grado di compiere una missione segreta di questo tipo data la sua esperienza di eroe di guerra pluridecorato e la dimestichezza con l'aliante che altri non hanno. In cambio Plisken otterrà una grazia speciale per i crimini commessi negli Usa e sarà reintegrato nella società. Il tenente Plisken, sotto la minaccia di due capsule esplosive iniettate nelle arterie, riesce a compiere la sua missione fra incredibili colpi di scena e al termine del film si fa beffe delle stesse autorità nelle quali non ha più fiducia.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Le due opere di Carpenter e Scott non sono solo film di fantascienza ma piuttosto pellicole che mettono in risalto una profonda spaccatura socio-politica che potrebbe esistere in futuro all'interno della società umana, trasformata in una società anti-umana.
I protagonisti si muovono in uno scenario prossimo futuro, ma non fra mostri e alieni che vogliono far del male all'uomo ma all'interno della società dove gli uomini fanno male a se stessi.

In particolare, il personaggio di Jena è un uomo e come tale un eroe di guerra caduto in disgrazia che può riscattarsi compiendo una missione impossibile. Egli vive la vicenda solo per salvarsi la vita e non per spirito di appartenenza in qualcosa in cui non crede, e nella sua discesa agli inferi incontra personaggi e si muove in scenari terrificanti. Palazzi semidistrutti, incendi appiccati da esseri errabondi con bottiglie in mano, negozi e supermercati pieni di topi, esseri simili a zombie cannibali e vestiti di stracci che escono dalle fognature in cerca di carne umana, mostri che non hanno più nulla di umano e si muovono sulla scena come fantasmi. E sopra a tutto ciò domina l'oscurità, una tetra e buia notte, che vuole essere soprattutto la Notte dell'umanità, una notte simbolica, cioè il venire meno di qualunque tipo di luce, e forse di speranza. La speranza che l'umanità possa vivere il proprio futuro in pace, nell'uguaglianza, nello sviluppo armonico dell'economia e della società. Tutte queste speranze sono disattese e gli esseri che non appartengono alla società ma che si sono macchiati di un'onta indelebile sono espulsi dalla società e relegati a carne da macello all'interno del carcere di massima sicurezza da cui nessuno può più uscire, pena l'eliminazione fisica. Non esiste possibilità di recupero sociale per questi esseri che lo Stato del futuro vuole annientare, abbandonare a se stessi. Da una parte del muro i mostri infernali che devono essere espulsi dalla società e dall'altra i Giusti che vivono in una sorta di Eden che non ci viene mostrato.
Jena appartiene ad una umanità che ha già superato il concetto di istituzioni socio-politiche e vive proiettato in un futuro che in realtà è un ritorno al passato di una preistoria umana in cui vi sono peculiarità sociali e umane anteriori allo sviluppo della società organizzata. L'umanità che traspare dal film è un'umanità preistorica in cui vi sono anche i cannibali e in questo contesto Jena si adatta perfettamente.
Lo scenario apocalittico che traspare da questo film tetro e oscuro è l'annientamento della civiltà umana, cioè una dinamica regressiva in cui la società organizzata esplode o meglio implode per dare luogo ad una miriade di sfaccettature socio-culturali che sono comunque legate ad una violenza infernale. Il tema dello scontro di civiltà non è alla portata di questo film perché il problema islamico non era evidente nel 1981, ma traspare lo scontro razziale, in cui il capo di New York è un nero che si fa chiamare il Duca e che domina sulla città.
Tuttavia questo è l'ultimo dei problemi, perché il problema più grande è il venir meno della civiltà e delle regole anche per i carcerati, perché in un carcere ci sono delle regole, mentre qui non esiste più nessun ordinamento interno e gli uomini o esseri che dir si voglia sono messi l'uno contro l'altro pronti a mangiarsi o sgozzarsi l'uno con l'altro. Chi ha creato tutto questo può dirsi migliore di quegli esseri che sono dentro a quelle mura?
A questa domanda nessuno può rispondere o meglio tutti possono rispondere almeno nel proprio animo interpellando la propria coscienza. Il messaggio anche politico che traspare da questa pellicola e che secondo me giustamente Carpenter ha messo bene in luce è che quando la società non si evolve verso una "rivoluzione" democratica che abbia al centro i valori dell'uguaglianza, della libertà, della giustizia sociale ed economica, allora può implodere su se stessa e regredire verso una forma di cieca e brutale violenza in cui anche se il contenitore, la cornice politica e istituzionale sembra democratica, in realtà siamo di fronte ad una forma di dittatura latente, perché non c'è libertà senza giustizia sociale, non c'è giustizia senza democrazia economica, senza valori condivisi.
Inoltre il film mette in luce quello che appare come un fallimento delle istituzioni politiche. Infatti che razza di nazione democratica è una nazione che non riesce a combattere la violenza e il disagio sociale? Una nazione che trasforma il proprio gioiello, la propria città-simbolo in un carcere di massima sicurezza da cui nessuno può più uscire?
Va messo in luce che alcune tematiche narrative di "1997 Fuga da New York" anticipano in modo quasi profetico, vent'anni prima dell'11 settembre, il dramma e l'orrore del terrorismo come forma di lotta politica e sociale. Infatti come nell'attentato dell'11 settembre anche qui c'è un aereo dirottato da terroristi, aereo che si schianta contro i grattacieli di New York, aereo guidato da una terrorista kamikaze, che si uccide e che utilizza le persone per uccidere le persone, per colpire il nemico. In tal senso il film appare come uno scenario profetico di ciò che avrebbe atteso l'umanità nel prossimo futuro e che in parte si è già realizzato.
Invece Deckard, il protagonista di "Blade Runner", si muove in uno scenario futuristico in cui il mondo sembra inghiottito da una perenne oscurità, nella quale non esiste più la luce del giorno e non c'è più differenza tra il giorno e la notte; inoltre gli esseri umani sono condannati a subire la caduta di una pioggia fine ed insistente. La grande megalopoli, con architetture futuristiche, schiaccia e avvolge l'umanità con un'architettura urbana di tipo verticale, in cui i trasporti sono garantiti da macchine volanti che possono anche essere usate come veicoli stradali.
La vita "reale" si svolge negli edifici in cui vi sono le sedi delle autorità istituzionali, mentre veicoli perennemente in movimento sopra i grattacieli e con luci spettacolari pubblicizzano con voci e immagini le colonie extramondo invitando i cittadini a partecipare alle selezioni. Giù, sotto, nelle strade che un tempo erano le strade di asfalto, vi è un'umanità perduta formata da prostitute, loschi individui, poveri, derelitti, ristoratori che vendono strani prodotti alimentari, persone che si riuniscono in mercatini improvvisati dove vendono prodotti impensabili (come i serpenti clonati) e in genere tutti i reietti dalla società che non sa cosa farsene di queste persone che non sono state selezionate per vivere nelle colonie extramondo; è in questa umanità perduta che si muove Deckard nella lotta contro i replicanti.
Gli esseri umani in realtà sono esclusi dalla vita reale e si ha quasi la sensazione che sulla scena si muovano solo i replicanti contro l'ultimo degli uomini, ma alla fine si scopre che anche lui è un replicante...
Che fine hanno fatto gli esseri umani?
In questo film in realtà l'umanità non esiste più e sembra essere esautorata dalle macchine parlanti.
Alla fine ciò che importa è che questi individui abbiano preso il posto della vecchia umanità per creare una nuova umanità in cui Deckard e Rachel sembrano una sorta di nuova coppia adamitica, comunque più "umani" degli umani.
La sensazione che si prova è quella di un futuro apocalittico, non nel senso di un olocausto atomico, ma piuttosto derivante da un'evoluzione "naturale" della storia umana.
Siamo di fronte ad un avvertimento di quanto può accadere nel futuro prossimo dell'umanità.

Abbiamo brevemente preso in considerazioni solo ed esclusivamente le tematiche socio-politiche relative al futuro dell'umanità, senza considerare il ruolo che avranno i cambiamenti ambientali su cui torneremo in un prossimo articolo. La conclusione cui si giunge è che qualunque ottimismo sul futuro dello sviluppo tecnologico e socio-politico della civiltà umana debba essere quantomeno temperato dalle considerazioni fatte più sopra.
La sensazione che si prova all'inizio del nuovo millennio è che l'umanità abbia intrapreso un veloce cammino verso una netta separazione tra il nord e il sud del mondo, in cui le disuguaglianze anziché essere ridotte siano amplificate da un abbandono totale del sud del mondo da parte dei paesi occidentali.
A parte tutte le buone intenzioni sbandierate durante i vertici periodici che si tengono per fare il punto della situazione, non sembra che i grandi problemi del mondo siano stati fin ora affrontati con quella volontà politica di risolverli alla radice con un grande sforzo comune.
Va aggiunto che i grandi cambiamenti epocali cui sta andando incontro la comunità mondiale con la globalizzazione dell'economia, spingeranno in futuro i paesi di tutti i continenti a creare veri e propri blocchi politici in cui sarà realizzata l'unità politica di federazioni di stati.
Un processo politico di unificazione riguarderà proprio la nostra Vecchia Europa che, volente o nolente, dovrà diventare prima o poi gli Stati Uniti d'Europa. Lo stesso vale anche per altri continenti come l'Africa nel quale nascerà l'Unione Africana e così via.
Blocchi che si contenderanno le risorse e che dovranno fare al più presto i conti con le crisi energetiche che colpiranno il pianeta nei prossimi 50 anni, quando le risorse petrolifere cominceranno a scarseggiare.
A questo scenario socio-politico relativo alle grandi questioni internazionali, si aggiungeranno gli scenari interni, relativi al grado di sviluppo armonico delle società del futuro.
Quale sarà il destino di milioni di uomini, donne, giovani, anziani?
Come potremo garantire uno sviluppo economico tale per cui ci sarà lavoro per tutti?
Quale sarà il ruolo che potranno avere le generazioni future nello sviluppo della società?
Milioni di persone saranno tagliate fuori da qualunque ruolo attivo e crescerà il disagio sociale per cui si avrà lo scenario di "1997 Fuga da New York" di Carpenter?
A ciò si aggiunge lo scenario relativo al grado di sviluppo delle tecnologie che permetteranno di intervenire geneticamente sulla propria specie e sul regno animale e vegetale, in modo da modificare ciò che la natura ha modellato per centinaia di milioni di anni.
Se in parte questo scenario desta interesse per i risultati positivi della ricerca scientifica per la cura di malattie genetiche gravi e svariati tipi di patologie, c'è da chiedersi quale sarà il destino di milioni di persone che potranno essere manipolate geneticamente fin dal proprio concepimento, o per il quale sarà possibile clonare il proprio essere!
Su altre questioni sembra che lo scenario sia più roseo, poiché si prospetta la possibilità in un futuro che è già cominciato di avere computer sempre più potenti e piccoli che permetteranno di scambiare informazioni e dati a velocità sempre maggiore.
Per quanto riguarda la capacità dell'uomo di muoversi, si effettueranno viaggi a velocità sempre maggiore con i treni a levitazione magnetica ed aerei supersonici in grado di volare nella stratosfera. L'uomo colonizzerà presto lo spazio con basi lunari e marziane e niente può escludere che milioni di persone potranno emigrare su nuovi mondi.

Lo scenario descritto nei film di cui abbiamo parlato mette in luce una grande contraddizione: cioè grande sviluppo tecnologico ma regresso economico-sociale della civiltà futura.
Una grande paura del futuro incombe sulla civiltà umana, che mai come ora sembra di fronte ad un bivio, a scelte epocali, tra la salvaguardia della vita e il baratro di un apocalisse.
L'umanità potrebbe sprofondare in un regresso della sua storia verso forme sociali protostoriche; pochi privilegiati con il controllo della conoscenza e della tecnologia ed il resto della popolazione umana ridotta a zombie. Un futuro infernale dal quale potremmo non risollevarci più.


									

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