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ATLANTE SEGRETO...


TOMMASO CAMPANELLA E LA CITTÀ DEL SOLE

di Giuseppe Badalucco
per Edicolaweb

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Il suo pensiero come traspare in uno degli scritti più importanti, composto nel 1602, con l'approfondimento delle tematiche che portano alla scoperta di una nuova visione dell'opera.

Tommaso Campanella (il suo vero nome era Giovanni Domenico) fu uno degli intellettuali e filosofi più rappresentativi del Rinascimento italiano nella fase compresa fra il '500 e il '600.
Campanella nacque a Stilo, in Calabria, il 5 settembre 1568; di origini estremamente umili, entrò in convento all’età di 13 anni a Placanica nell’ordine dei Frati Domenicani e prese i voti nel convento di San Giorgio a Morgeto, col nome di Fra’ Tommaso. Successivamente si dedicò agli studi di teologia e di filosofia, attraverso i quali approfondì la sua conoscenza del pensiero filosofico greco.
In questo periodo, nel quale crebbe la sua formazione culturale, Campanella ebbe modo di approfondire anche la conoscenza del pensiero filosofico a lui contemporaneo, accompagnando agli studi classici le letture di grandi pensatori della sua epoca, come Erasmo da Rotterdam, Marsilio Ficino, Telesio, Tommaso Moro, alcuni dei quali, criticando le dottrine aristoteliche, si trovarono in contrasto con il pensiero della Chiesa denunciandone anche la corruzione.
Nello stesso periodo fu attratto anche dalla cultura esoterica, in particolare dagli scritti di Ermete a cui si aggiunse un particolare interesse per l’alchimia e l’astrologia cui si dedicò con fervore.
In questo periodo giovanile matura in lui l’idea che Dio non possa essere espresso dalla figura aristotelica del motore immobile, creatore dell’Universo, ma piuttosto da quella di garante dell’ordine universale.
Per il manifestarsi di queste sue idee, in odore di eresia rispetto alla dottrina cristiana, venne trasferito al soggiorno coatto presso il monastero di Altomonte. Negli anni a venire riuscì ad entrare in contatto e a frequentare l’Accademia delle Arti Segrete che si trovava a Napoli, gestita da Giovan Battista della Porta (uno dei massimi esponenti del mondo dell’occultismo all’epoca) e sempre in questo periodo pubblicò il primo suo scritto "Philosophia sensibus demonstrata".
La reazione delle Autorità Ecclesiastiche fu immediata e Campanella venne arrestato con l’accusa di eresia e sottoposto a processo. Fu condannato e costretto al rientro forzato al suo monastero in Calabria con l’obbligo di attenersi esclusivamente alle verità rivelate da S.Tommaso d’Aquino e alla Sacra Scrittura.
Campanella non abiurò realmente alle proprie idee e negli anni successivi viaggiò recandosi a Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Padova dove ebbe modo di approfondire i propri studi e conoscere studiosi e personaggi importanti della propria epoca.
In questo periodo il controllo dell’Inquisizione sul suo operato cominciò a farsi sempre più stretto e Campanella fu nuovamente arrestato nel 1594 con l’accusa di eresia, indi nuovamente processato e costretto ai domicili coatti presso il convento di Santa Sabina a Roma e di Santa Maria della Minerva.
Successivamente nel 1598 venne nuovamente processato e costretto al rientro forzato a Stilo dove fu isolato e costretto ad abiurare alle proprie dottrine. In questo periodo scrisse altri importanti testi come "De auxiliis", il "De Episcopo", la "Monarchia di Spagna", e nel contempo, parlando alle masse parlò della possibilità di un riscatto sociale per gli uomini e di un periodo di rinnovamento (una sorta di nuova Primavera politica, sociale e culturale), incitando alla ribellione contro la dominazione spagnola e facendosi garante di un grande progetto politico volto alla nascita di una Repubblica guidata dal Santo Padre.
Il progetto fallì miseramente, con l’intervento dei principi locali alleati del Re di Spagna e Campanella venne arrestato e portato a Napoli dove venne imprigionato nel Maschio Angioino, torturato e processato con l’accusa gravissima di eresia e ribellione al Re di Spagna. Per sfuggire alla condanna Campanella si finse pazzo ma fu condannato comunque al carcere a vita, pena che fu poi ridotta a 27 anni di carcere grazie all’intervento di Papa Urbano VIII.
In questo periodo compose alcune tra le sue opere più importanti quali "De sensu rerum", "Monarchia Messiae", "Atheismus triumphatus", "Philosophia rationalis", "Quod reminiscentur", "Apologia di Galileo".
Le autorità spagnole invocarono la sua estradizione ritenendolo comunque ispiratore di diversi tentativi di ribellione perpetrati in quegli anni ma non fu fatta nessuna concessione in tal senso da parte del Papa.
Con la complicità di amici Campanella riuscì a fuggire dal carcere e a rifugiarsi in Francia dove fu accolto dal Re Luigi XIII e dal Cardinale Richelieu, che gli permise di continuare la sua opera.
In questo periodo riscrisse "la Città del Sole" (considerata come l’opera che rappresenta un compendio del suo pensiero), dedicandola proprio al Cardinale Richelieu e continuando i suoi studi di astrologia.
Morì all’età di 71 anni, il 21 maggio del 1639, nel Convento Dominicano di Saint-Honoré.
Secondo la critica moderna Campanella, insieme a Giordano Bruno e Bernardino Telesio, oltre ad essere uno dei filosofi e delle menti più fervide del Rinascimento italiano, fu uno degli anticipatori di alcune tematiche filosofiche moderne, situazione che traspare dal suo pensiero che oscilla tra la tradizione medievale e la modernità, tra la spiritualità cristiana tipica del medioevo e l’immanentismo del periodo rinascimentale, riprendendo secondo altri alcune tematiche legate al profetismo millenaristico espresse da un altro grande pensatore calabrese del 200, l’Abate Gioacchino da Fiore.
In questa breve trattazione cerchiamo di mettere in luce il suo pensiero come traspare, agli occhi della critica moderna, in uno dei suoi scritti più importanti, "La città del Sole", composto nel 1602, cercando inoltre di approfondire le tematiche che solo in parte sono state sfiorate dalla critica filosofica.

LA CITTÀ DEL SOLE
Questo testo, elaborato da Campanella nel 1602, è considerato unanimemente, dalla critica filosofica moderna, come un testo di grande rilievo filosofico, politico e sociale. Elaborato in forma di dialogo, vede come protagonisti un Cavaliere dell’Ordine di Malta, Ospitalario e Genovese, nocchiero di Colombo.
I due, durante un incontro, raccontano le proprie avventure e Genovese si sofferma sui propri viaggi intorno al mondo. Egli narra così di aver raggiunto l’isola di Taprobana (situata nell’Oceano Indiano, forse l’isola di Sumatra o Ceylon) nella quale ebbe modo di visitare una immensa città, da lui considerata come una città ideale per l’organizzazione sociale, politica e religiosa e per gli usi e i costumi del suo popolo.
La capitale di Taprobana sorge su un colle e ha forma circolare, composta da sette grandi cerchie di mura concentriche, sette gironi grandissimi, che sono nominati rispettivamente dai sette pianeti allora conosciuti e a prima vista la città sembra inespugnabile, data la grandezza e vastità delle sue mura.
È possibile accedere alla città soltanto da quattro porte, posizionate verso i quattro punti cardinali.
Sulla sommità del colle si trova un altopiano pianeggiante nel quale è situato il tempio del Sole, anch’esso in forma circolare, situato su grandi colonne che ruotano per circa trecento passi. Il tempio è chiuso da una grande cupola nella cui parte interna si trova dipinta la sfera celeste con tutte le più importanti costellazioni e stelle singole annotate con i propri nomi e alle quali sono dedicati tre versi e inoltre sono rappresentati i poli; mentre sull’altare, tondeggiante e contenente l’immagine della croce, si trova un mappamondo celeste (con la rappresentazione dell’intera sfera celeste e i due emisferi boreale e australe) e un mappamondo geografico, accanto ai quali stanno sempre accese sette lampade nominate dai sette pianeti.
Nella parte alta del tempio vi sono delle celle dove abitano i sacerdoti del Tempio, in tutto quaranta, e sopra la cupola si trova una bandiera che indica i venti, in numero di 36.
Genovese prosegue il racconto sulle caratteristiche architettoniche della Città dei Solari e si sofferma a illustrare un particolare molto interessante che riguarda le mura della città; queste sono state realizzate in modo da rappresentarvi tutte le conoscenze dell’Umanità.
Nel primo girone sono raffigurate le figure geometriche e le conoscenze matematiche, a cui si aggiunge una carta geografica della terra e delle tavole in cui si illustrano i riti, le tradizioni e i costumi di ogni paese del mondo, insieme agli alfabeti e le lingue.
Nel secondo girone sono raffigurate le principali nozioni di chimica inorganica e di geologia, con i minerali, i metalli e nozioni riguardanti la geografia dei luoghi, l’idrografia e la geomorfologia delle varie zone del mondo.
Nel terzo girone vi sono tutte le nozioni riguardanti la fauna marina e il mondo vegetale, con particolare indicazione degli alberi, delle erbe e delle loro virtù curative.
Nel quarto girone vi sono tutte le indicazioni sulle specie di uccelli, sui rettili e sugli insetti.
Nel quinto girone vi sono tutte le informazioni sugli animali terrestri.
Nel sesto girone sono raffigurate le arti umane e meccaniche, con indicazioni storiche sugli inventori della legge, delle arti, delle scienze e delle armi.
Oltre alla grandiosità della realizzazione megalitica dell’architettura di Taprobana colpisce la descrizione che Genovese fa dell’organizzazione socio-economica, politica e religiosa della città ideale. Tale società appare come una struttura ordinata in modo prettamente razionale, governata da un principe-sacerdote chiamato Sole, che risulta essere titolare del potere politico e religioso, coadiuvato da tre soggetti che si chiamano Sin, Pon, Mor (Saggezza, Potestà, Amore), che sono i ministri esecutivi preposti alla gestione della Stato, occupandosi della gestione della pace, dello sviluppo delle scienze e delle relazioni umane e sociali.
La città ideale appare agli occhi del narratore come una Società in cui non vi è spazio per gli egoismi personali, per i soprusi, per l’orrore della guerra, della fame, della violenza e in essa non vi è la proprietà privata, ma i beni prodotti dall’attività economica e il capitale sono in comunione tra tutti gli abitanti della città, allo sviluppo della quale tutti contribuiscono attraverso il lavoro e la condivisione delle risorse.
Al perseguimento degli obiettivi di sviluppo ordinato della vita sociale contribuiscono gli "offiziali" che vigilano sul rispetto delle leggi della città.
La vita e le relazioni umane sono regolate da leggi che permettono a uomini e donne di sposarsi e di procreare rispettivamente all’età di 21 e 19 anni e l’educazione dei figli è affidata al sistema educativo della città, guidato da maestri che insegnano le conoscenze ai bambini attraverso le attività ludiche; giocando proprio a ridosso delle mura in cui vi sono le descrizioni di tutte le discipline del sapere umano, i bambini leggono libri che sono scolpiti nella pietra, dipinti e raffigurati sulle mura di questa città eterna e fanno proprio il sapere umano in modo naturale, senza alcuna difficoltà.
Per quanto riguarda la religione e la spiritualità, i "Solari" sostengono l’esistenza dell’anima e la sua immortalità pur non credendo in un castigo eterno, ma piuttosto in una forma di infinita metempsicosi e onorano Gesù e i suoi discepoli, Osiride, Zeus, Mosè, Mercurio e Maometto. Di fatto essi sono portatori di una spiritualità fondata sulla ragione e sulla religione naturale, che è innata nel Genere umano e questa va di pari passo con il Cristianesimo.

IL PENSIERO DI CAMPANELLA SECONDO LA CRITICA LETTERARIA
Il pensiero di Campanella che traspare dalla Città del Sole, a cui si affiancano gli altri importanti scritti del frate Domenicano è, secondo la critica letteraria moderna, quello di un grande filosofo e pensatore, rivolto all’elaborazione e alla ricerca di un modello di Società che possa definirsi ideale, fondato sulla moralità, sull’uguaglianza, sulla giustizia, sulla libertà, sulla libera espressione del pensiero umano.
Campanella si fa portatore di grandi istanze di rinnovamento che investono la Società del suo tempo, avvertendo e combattendo in ogni modo il peso che storicamente hanno assunto nella sua epoca tutte le istituzioni politiche e religiose che appaiono corrotte, immobilizzate da interessi di parte e incapaci di farsi carico di quel rinnovamento spirituale e sociale che i segni dei tempi rendevano manifesto.
È importante sottolineare che da un lato egli si pone di fronte alle problematiche storiche e sociali del suo tempo come un combattente che tenta di scardinare il sistema sociale imposto dalla dominazione spagnola nell’Italia meridionale, fondato ancora sui privilegi feudali e sulla baronia, mentre dal punto di vista della rivoluzione culturale in atto egli fa propri tutti gli schemi innovativi della scienza galileiana, ponendosi anche come innovatore del pensiero scientifico e filosofico del '600.
Sotto questo aspetto, infatti, non a caso alcuni studiosi ritengono che il Campanella abbia precorso nei suoi scritti alcune tematiche che di lì a poco saranno affrontate dalle grandi menti del '600 e del '700, come Kant, se non addirittura viene visto come un anticipatore del pensiero illuminista e marxiano, legato all’utopia di una società ideale.
Sotto questo aspetto ciò che forse sorprende del modo in cui Campanella abbia realizzato la Città del Sole è proprio la forma che egli dette a tale sua opera, che è quella di un’utopia letteraria.
La città è essenzialmente l’ideale utopistico di una Società perfetta, egualitaria, di tipo socialista, fondato sulla guida teocratica di sacerdoti supremi che fondono il potere politico con quello religioso, in uno Stato in cui non vi è separazione tra i due poteri; questo per Campanella non crea problemi, come possiamo paventare nell’epoca moderna delle grandi democrazie, perché tale guida risponde alle esigenze naturali di una Società perfetta dove la moralità, la giustizia sociale, la fratellanza, l’eguaglianza sono dei punti saldi che rappresentano la struttura stessa su cui si fonda tale Società. Il potere stesso non può scardinare tali impostazioni e piegarle per propri fini perché esse sono connaturate alle origini della Società umana e quindi accettate come elementi di una alleanza originaria.
È importante tuttavia non sottovalutare il pensiero di questo grande filosofo che da alcuni venne visto come un sognatore, un combattente solitario che si erge rispetto agli uomini della sua epoca per l’ingegno e il coraggio dimostrati nel guidare le istanze di cambiamento politico.
Va aggiunto che la forza del pensiero di Campanella sta proprio nel fatto che egli fa proprio lo schema dell’utopia letteraria di cui è intrisa la Città del Sole ma la vive in prima persona, creando un’aspirazione e rendendo tale utopia come un ideale politico e culturale che si può davvero realizzare. La tensione emotiva con cui vive il proprio sogno trasforma tale utopia in un ideale realizzabile, in cui viene per la prima volta messa in luce la possibilità di operare storicamente per la costruzione di un modello di Società egualitaria, in cui i soprusi, la violenza, la povertà, la guerra, l’odio siano messi al bando e cancellati dall’amore, dalla concordia, dalla fratellanza, dalla solidarietà comune tra gli esseri umani; in ultima analisi la realizzazione di un modello di Società in cui il bene comune trionfi sul male, un paradigma a cui il Genere umano possa fare riferimento.
Secondo gli studiosi, sulla formazione del pensiero di Campanella influirono in modo determinante lo studio della Repubblica di Platone, in cui vi sono alcuni tratti comuni, e l’Utopia del Cancelliere inglese Tommaso Moro, pubblicato nel 1516.
In particolare colpisce gli studiosi il fatto che Campanella sottoscriva lo stesso tipo di schemi organizzativi della città ideale presenti nella Repubblica di Platone (la comunione dei beni e delle donne), schemi ideali legati all’esigenza di unità della Società.
Altri studiosi hanno messo in luce un insieme di analogie legate allo schema urbanistico della Città del Sole di Campanella con l’Atlantide di Platone, in cui il punto fondamentale è dato dallo schema circolare della città, anche se nella città Campanelliana i gironi circolari sono sette contro i cinque di Atlantide.
Il Firpo per esempio individua una certa analogia tra lo schema urbanistico della Città del Sole e alcuni disegni di Leonardo da Vinci presenti nel Codice Atlantico; in tal senso il Campanella fornisce attraverso questo tipo di disegno architettonico l’interpretazione più autentica dell’utopismo urbanistico del periodo rinascimentale e congiunge il modello sociale dell’antica Grecia con quello atlantideo, facendo corrispondere il modello sociale e statuale ideale con una forma di teocrazia.
Per quanto riguarda invece il rapporto tra la scienza e la religione, Campanella si pone come uno strenuo difensore della libertà di pensiero e di indagine scientifica, pensiero che viene espresso in modo netto nell’Apologia di Galileo, a cui si affianca un atteggiamento di fervente ottimismo in rapporto alla possibilità di promuovere una nuova scienza, in grado di rivoluzionare la cultura umana.
Sotto questo aspetto gli intellettuali del tardo rinascimento anticipano il pensiero espresso nell’Età dei Lumi, in particolare la propensione per l’idea che possa esistere un progresso indefinito per l’Umanità, anche se l’epoca in cui vivono vede ancora solo all’inizio lo sviluppo della scienza galileiana.
In questo contesto storico e culturale gli intellettuali del Rinascimento vivono di una sorta di illusione circa la possibilità di porre in essere una rivoluzione culturale che dia l’avvio ad una scienza del tutto, in cui tutti i misteri della Natura vengono assorbiti da una conoscenza istantanea di cui gli Uomini possono essere protagonisti grazie al contributo degli scienziati e degli intellettuali stessi.
Questa rivoluzione culturale di cui sono protagonisti gli intellettuali dell’Umanesimo fonderebbe le proprie radici sul tentativo di recuperare lontane matrici culturali precristiane e antecedenti persino al pensiero greco, che affondano nella cultura egizia e babilonese e in parte nelle filosofie orientali, giunte in Europa nel periodo ellenistico, e che diedero origine anche a gran parte delle scuole di pensiero esoteriche (come quella dei Pitagorici) dell’Antichità, alle dottrine platoniche e neoplatoniche, nonché al pensiero cabalistico presente nella tradizione ebraica.
Il tentativo di recupero di queste antiche tradizioni riguarda tutti i rami della scienza antica, compreso la conoscenza della magia, l’astrologia, l’occultismo, che ufficialmente vengono ancora all’epoca condannati come atti di stregoneria dalla Chiesa, la quale si contrapponeva con fervore al recupero di tali tradizioni antiche anteriori agli sviluppi e alla sistemazione teologica fornita al cristianesimo dai Padri della Chiesa e dai grandi pensatori cristiani del medioevo (da S. Agostino a S. Tommaso).
Gli studiosi moderni quindi "rimproverano" agli intellettuali del Rinascimento questo limite, che è quello di aver voluto essere portatori di una rivoluzione scientifica e culturale che in realtà fu un recupero di tradizioni culturali più antiche del pensiero greco, mentre la vera rivoluzione ha inizio con la scienza galileiana e il pensiero illuminista nel '700.
Da parte sua Campanella, osteggiato dall’Inquisizione per il suo pensiero, con tutte le conseguenze che ne dovette subire, cercò di coniugare la sua fede cristiana con l’idea che possa esistere una religione naturale, che si forma nell’Uomo alla luce della ragione e con la rivoluzione scientifica e culturale di cui l’Occidente cristiano cominciava a vivere le prime avvisaglie nella prima metà del XVII secolo.
Nell’Apologia egli esprime chiaramente questo concetto parlando della metafora dei due libri, in cui si afferma che Dio ha parlato agli Uomini attraverso il libro della Natura, che può essere indagata dalla Scienza separatamente dalla religione, mentre dall’altra parte ha espresso le Verità eterne attraverso le Sacre Scritture bibliche, interpretate dalla teologia affinché l’Uomo possa avere la fede.
Questi due campi di indagine sono separati e non interferiscono tra di essi, mentre per la Chiesa la scienza doveva operare per confermare le Verità di fede espresse dalle Scritture; due posizioni inconciliabili che alla fine avrebbero messo in difficoltà il principio di infallibilità del Magistero della Chiesa, per cui persone come Campanella avrebbero rappresentato un vero pericolo culturale.

IL NUOVO PARADIGMA CULTURALE DI CAMPANELLA
Sicuramente gli studiosi si saranno chiesti nel corso dei quattro secoli che ci separano dalla morte di Campanella quale fosse fondamentalmente il paradigma, il modello culturale di riferimento di questo coraggioso pensatore e, in linea di principio, la critica è riuscita ad inquadrare quasi tutti i punti di questo mosaico che ci è stato lasciato dai grandi pensatori di quest’epoca ormai lontana.
Si può dire che gli intellettuali del primo '600 abbiano cercato di lottare per la libertà di pensiero e per l’autonomia della Scienza dalla Religione, scontrandosi e subendo l’aggressione dell’Inquisizione cattolica che tentò, invano a dire il vero, di bloccare sul nascere quella rivoluzione culturale che di lì a poco più di un secolo avrebbe portato alla fine del predominio culturale della Chiesa sulla Scienza e in genere sulla cultura.
Sempre gli intellettuali si adoperarono per il recupero di quelle tradizioni culturali antiche che erano state letteralmente annullate o fagocitate dal Cristianesimo e che provenivano dall’epoca greca ed ellenistica e dalle civiltà antiche.
Grazie a pensatori di grande ingegno come Campanella, Giordano Bruno, Pico della Mirandola, si ebbe un ritorno di fiamma e un interesse per le culture antiche, per l’astrologia, per la Cabala ebraica, per la magia e l’alchimia, che rappresentarono un vero e proprio rivolgimento culturale che ad alcuni studiosi appare anche come un controsenso rispetto alle aspettative di sviluppo della scienza galileiana. Controsenso che deve essere visto come un tentativo di ripristinare una visione del mondo che lascia aperta la discussione e la libertà di pensiero e di ricerca per la scienza, che in tal modo può permettere all’Uomo di conoscere i misteri del Cosmo e della vita, ma che al tempo stesso riallaccia un filo rosso interrotto secoli prima dall’avvento del pensiero greco e del cristianesimo.
Questo filo conduttore riporta le conoscenze dell’Uomo antico alla ribalta della cultura moderna e permette già all’epoca di Campanella di capire quanto profonde fossero le conoscenze degli Antichi e quanto rappresentassero un patrimonio per l’Umanità che non doveva andare perduto ma semmai salvaguardato e vivificato da una nuova Era culturale.
Il problema non è solo che questi intellettuali credessero fosse possibile trovare, attraverso le discipline antiche, la soluzione dei misteri del Cosmo e della Vita (la scoperta della pietra filosofale) ma piuttosto il fatto che essi ritenevano che nel passato si nascondessero conoscenze rimaste dissimulate nel patrimonio di libri, monumenti megalitici, tradizioni orali, e che essi fossero in grado di riportare alla ribalta queste conoscenze attraverso una nuova interpretazione del pensiero degli Antichi.
Non bisogna dimenticare il contesto storico e culturale nel quale questi grandi pensatori si trovarono ad operare; da un lato l’accanimento della Chiesa, pronta a distruggere in qualunque momento il loro lavoro, dall’altro la mancanza di strumenti idonei a studiare le culture antiche.
All’epoca del Rinascimento tra il '500 e il '600 non era ancora stata scoperta la Stele di Rosetta che permise nell’800 di tradurre i geroglifici egiziani, così come non erano ancora stati tradotti i caratteri cuneiformi dell’antica lingua sumero-babilonese, per cui la conoscenza dell’Antichità si fermava ai manoscritti greci, a quelli tradotti dagli amanuensi arabi, e ai pochi manoscritti di altre lingue disponibili all’epoca e che non fossero stati censurati dalla Chiesa.
In un contesto di questo genere i grandi intellettuali dell’epoca dovettero operare un recupero delle tradizioni antiche operando su altri schemi che non fossero quello dello studio della letteratura antica, dalla quale Campanella ebbe il solo contributo di Platone, Aristotele e i classici greci e del pensiero cristiano.
A questo recupero accompagnarono le proprie elaborazioni e speculazioni filosofiche nelle quali immisero il proprio pensiero sullo sviluppo della scienza nella propria epoca, pagando il giusto tributo a scienziati come Copernico e Galileo che già stavano cambiando il mondo.
Nella commistione di antico e moderno sta il mistero dell’elaborazione di questo importante testo che è la Città del Sole in cui vi sono una serie di elementi narrativi e temi che provengono da culture antiche e che sono incastonati nel racconto come delle tracce lasciate dall’autore per permettere al lettore di comprendere la matrice culturale da cui proviene questo scritto, che richiama il pensiero antico pur facendo trionfare un modello cosmologico fondato sull’eliocentrismo.
Vediamo attentamente quali sono questi elementi che si traggono dalla lettura del testo.

Nelle prime battute del dialogo così si esprime Campanella per bocca di Genovese: "È la città distinta in sette gironi grandissimi, nominati dalli sette pianeti, e s'entra dall'uno all'altro per quattro strade e per quattro porte, alli quattro angoli del mondo spettanti... - e più oltre - ...Nella sommità del monte vi è un gran piano ed un gran tempio in mezzo, di stupendo artifizio... Il tempio è tondo perfettamente... Sopra l'altare non vi è altro ch'un mappamondo assai grande, dove tutto il cielo è dipinto, ed un altro dove è la terra. Poi sul cielo della cupola vi stanno tutte le stelle maggiori del cielo, notati coi nomi loro e virtù, c'hanno sopra le cose terrene, con tre versi per una; ci sono i poli e i circoli signati non del tutto, perché manca il muro a basso, ma si vedono finiti in corrispondenza alli globbi dell'altare. Vi sono sempre accese sette lampade nominate dalli sette pianeti...".
Campanella descrive la Città del Sole come una grande città fortificata che risulta costituita da sette cerchia di mura concentriche, indicate con il nome dei sette pianeti conosciuti nella sua epoca. Nella sommità della Città fortificata vi è un altipiano nel cui centro si trova un tempio circolare, che è la sede del Principe Sacerdote che si chiama Sole, sul cui altare vi sono due grandi mappamondi celeste e geografico mentre nella cupola del tempio del Sole vi è raffigurata la volta celeste con i poli dell’eclittica e le costellazioni.
La descrizione fornita da Campanella è un modo ingegnoso e pieno di fantasia creativa per descrivere il sistema eliocentrico copernicano.
La Città del Sole è il paradigma cosmologico della Nuova Era nascente. Il Sole (il tempio sulla sommità della Città, che sta al centro dell’altipiano) è al centro dell’Universo, e i sette pianeti (Mercurio, Venere, Terra, Luna, Marte, Giove, Saturno) ruotano intorno al Sole con orbite circolari (la forma circolare e concentrica delle sette cerchia di mura).
All’esterno del Sistema solare sta la sfera delle stelle fisse e la fascia dell’eclittica in cui si trovano le costellazioni zodiacali e le altre costellazioni conosciute dall’Uomo sin dall’Antichità e che formano la sfera celeste.
Copernico (1473-1543) aveva compiuto durante la sua vita importanti studi di astronomia che lo portarono ad elaborare un sistema astronomico completamente alternativo a quello tolemaico, che vede la terra al centro dell’Universo e il Sole, i pianeti e le stelle ruotanti intorno alla Terra. Dopo aver dimostrato che il centro delle orbite dei pianeti non poteva essere la terra, egli dimostrò che tale centro era il Sole anche se rimase convinto che le orbite dei pianeti fossero circolari. I risultati della sua fondamentale opera, che fu controllata dalla Chiesa al punto che egli saggiamente decise di non pubblicare tale testo fino al momento della sua morte, furono racchiusi nel "De Revolutionibus Orbium Coelestium" (Sulle Rivoluzioni dei Corpi Celesti) che diede l’avvio ad un pesante dibattito culturale tra la seconda metà del '500 e l’inizio del '600, periodo nel quale fu accusato di eresia e bruciato sul rogo Giordano Bruno (che tra l’altro aveva appoggiato la tesi copernicana).
Campanella che scrive la Città del Sole nel 1602 è partecipe di questo dibattito e si assume la responsabilità di far sua la teoria eliocentrica con questo scritto filosofico che mette in luce, nella forma e nell’architettura di questa città ideale, il diagramma del sistema solare eliocentrico.
Sotto questo aspetto è quindi importante fare qualche precisazione in merito al significato ultimo dell’opera di Campanella. La critica letteraria e filosofica si è limitata ad affermare che la Città del Sole è l’espressione più alta di un ideale utopistico di una Società e di un mondo fondati sulla giustizia, sull’uguaglianza degli Uomini, sull’amore e sulla fratellanza, un mondo ideale nel quale non esiste il male, la guerra, la violenza, i soprusi, la divisione in classi. Un modello di Società che riporta il Paradiso sulla terra. Tuttavia non è sufficiente dire questo, in quanto la Città del Sole è molto di più di un ideale sociale.
Nello sviluppo storico e sociale dell’epoca greca e cristiana, la religione acquisì un ruolo di guida politica che divenne evidente, dopo l’epoca costantiniana, con la crescita del peso istituzionale della Chiesa che divenne una delle istituzioni fondamentali del medioevo insieme all’Impero.
In un contesto storico e culturale di questo genere non vi era più spazio per tutte quelle scuole di pensiero e discipline che, cresciute all’interno e nell’alveo naturale del Cristianesimo, ne potevano minare alla base il ruolo di guida politica e creare delle interpretazioni filosofiche alternative a quelle che derivavano dalle impostazioni teologiche che i Padri della Chiesa vollero dare alla religione cristiana.
Ecco allora la lotta impietosa contro quelle che da subito, già dal II secolo d.C., apparvero come delle vere e proprie eresie, legate soprattutto al pensiero gnostico. Pensiero che, partendo dai principi del Cristianesimo e fondendoli con elementi provenienti dalle tradizioni neoplatoniche, persiane, egizie, caldee, ebraiche, creava una nuova filosofia che si poneva lo scopo di portare l’Uomo verso la conoscenza di Sé e della Divinità, attraverso una serie di speculazioni filosofiche che fuoriuscivano dal contesto puramente religioso della tradizione apostolica per accedere ad una nuova visione della Divinità e del Cosmo.
In tal senso le pagine scritte dagli intellettuali gnostici tra il I e il III secolo d.C. (pervenuteci con le scoperte di Nag Hammadi) rappresentano tra le più complesse ed elaborate speculazioni filosofiche mai raggiunte dall’Uomo, per certi versi superiori anche ai classici del pensiero greco, poiché raccoglievano in se il meglio della tradizione del pensiero greco, in particolare del pensiero neoplatonico, e lo rielaborarono alla luce potente delle Verità metafisiche rivelate da Cristo.
Dal pensiero gnostico uscirono alcuni temi che influenzarono profondamente il pensiero medievale, nonostante la sconfitta storica dello gnosticismo, tra i quali il tema del viaggio dell’anima verso le sfere celesti, nel quale l’anima si purifica per andare incontro alla luce suprema nel Pleroma. Inoltre uscì una visione cosmologica che pur essendo legata alla tradizione antica divenne un punto di riferimento fondamentale per tutti gli intellettuali che volevano approfondire lo studio delle antiche dottrine esoteriche di stampo egizio e caldeo.
Nella cosmologia antica, i movimenti degli astri avevano per gli Uomini un preciso significato storico, anche di natura politica e sociale, per cui grandi battaglie, guerre, nascite di Re, cadute di regimi, rivoluzioni, grandi cataclismi naturali venivano letti nel movimento degli astri e dei pianeti a cui era associato un preciso simbolismo.
Questa tradizione astrologica, che andò scemando e incancrenendosi col passare del tempo, aveva le sue radici nella precisa analisi della configurazione del cielo notturno ad una data epoca, con riferimento alle costellazioni zodiacali, alle stelle occidue e ai pianeti, per cui il movimento precessionale delle costellazioni zodiacali dava origine nel corso di oltre due millenni alle Ere cosmiche.
In queste ere vi potevano essere grandi cambiamenti storici per l’Uomo, riprendendo e consolidando il modello platonico del Grande Anno in cui la visione circolare e ciclica del Cosmo portava, al termine di un grande ciclo temporale, ad una palingenesi del Cosmo. Questa tradizione antica rimase, nascosta tra le pieghe della cultura esoterica, anche nell’epoca cristiana e continuò a perpetuare nei pensatori l’idea che la struttura stessa del Cosmo, nella sua circolarità e ciclicità potesse incidere sul destino dell’Uomo.
Nei pensatori gnostici e negli intellettuali medievali, che diversi indizi hanno lasciato sul tema (si veda per esempio il pensiero di San Bonaventura), vi era la necessità di coniugare il tempo della Venuta di Cristo, della sua incarnazione nella storia dell’Uomo, con i tempi della scala cosmica, per cui le speculazioni cosmologiche realizzate nel pensiero medievale misero Cristo nell’esatto centro geometrico-astronomico del ciclo cosmico.
Nel momento in cui Cristo compare sulla terra, tra il 7 e il 4 a.C., si verificarono non solo importanti congiunzioni astrali che ne espressero in termini simbolici la regalità, ma secondo i pensatori gnostici e del primo medioevo Cristo venne a rappresentare l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine, il punto di equilibrio del Cosmo, l’esatto centro in cui ha inizio e fine il ciclo cosmico.
Con la venuta di Cristo il Cosmo ritorna alla sua configurazione iniziale, allo stato iniziale nel quale il male prodotto dal turbamento iniziale del Cosmo - alla caduta degli Angeli e del Genere umano - viene cancellato per sempre dal sacrificio di sangue del Cristo, Sacerdote supremo. In esso si completa la storia della salvezza e da questo momento ha inizio una nuova Era.
Si può ben comprendere come questo modo "visionario" di vedere il Cosmo non avesse più, almeno ufficialmente, diritto di cittadinanza nel nuovo ordine politico-sociale del Cristianesimo, per il quale esistevano solo due epoche; l’epoca antica dei Patriarchi e quella segnata dalla Venuta di Cristo, che è l’ultima epoca al termine della quale avrà luogo il giudizio universale, con la Seconda Venuta di Cristo.
La visione cosmologica del pensiero gnostico e la sua visione della vita umana, che in alcuni casi dà l’impressione di allontanarsi da una visione coesa dell’organizzazione sociale e politica della comunità umana, ne dettò la sua condanna.
Le autorità che avevano il potere politico combatterono fino allo svilimento e annullamento delle dottrine gnostiche nel primo medioevo, poiché si riteneva che esso avesse una visione antistorica e antisociale della vita umana.
Non c’era spazio, in un modello politico, culturale, sociale, ed economico come quello dell’Occidente cristiano, che ricalcava le origini dello Stato romano e della cultura greco-romana, per un modo di vedere la religione che era più vicino ad antiche dottrine appartenenti ad un passato ormai lontano come quello delle civiltà antiche, che rimase fine a se stesso e relegato all’ambito delle culture esoteriche.
Il blocco sociale che si formò intorno al Cristianesimo ebbe la meglio contro tutte le forme di culture alternative, determinando per sempre la fine del mondo antico e anche degli dei greci.
A nessuno interessa governare il mondo con le dottrine esoteriche perché il problema fondamentale della vita umana consiste nell’organizzazione sociale, nella distribuzione del potere fra le classi che si formano nella Società, nella creazione e nella distribuzione del prodotto sociale e della ricchezza, nella gestione della ricchezza attraverso il prelievo fiscale e nella gestione dello Stato, della guerra, del reperimento delle risorse energetiche, cioè di tutto ciò che permette il perpetuarsi di una comunità umana.
Tutto ciò che fuoriesce da questo modello sociale e che appartiene alla sfera della spiritualità non può incidere su ciò che in realtà è il soddisfacimento delle esigenze fondamentali e materiali della comunità umana.
È per questo motivo che lo sviluppo storico del Cristianesimo portò di fatto la Chiesa a detenere il potere temporale, perché ad un certo punto essa si pose il problema di guidare la comunità umana che ad essa faceva storicamente riferimento cioè nell’Occidente e nell’Oriente europeo.
Una volta sistemata la religione cristiana da un punto di visto prettamente teologico, attraverso l’armonizzazione della tradizione apostolica e misterica del cristianesimo con il pensiero culturale dominante, che era quello aristotelico, la Chiesa non si pose più il problema di scardinare questo sistema di potere su cui essa stessa si era saldata e si limitò ad eliminare fisicamente tutti gli ostacoli che si presentavano a questo sistema di potere, paventando il rischio di una rivoluzione sociale e culturale che avrebbe distrutto potere e ordine sociale feudale dapprima, e signorile successivamente. Anche se la storia ha dimostrato che l’evoluzione del pensiero dell’Uomo è più forte di qualunque blocco sociale e culturale anche se apparentemente millenario.
In questo contesto storico e culturale, tenendo nel dovuto conto quanto detto più sopra, si deve inserire l’opera rivoluzionaria di Campanella, che avviene nel momento (XVII secolo) in cui la rivoluzione culturale e scientifica sta per porre fine al potere millenario della Chiesa.
Nella Città del Sole egli descrive, come detto più sopra, non solo un ideale utopistico di una Società egualitaria e fondata sulla giustizia e sulla fratellanza, ma elabora una nuova visione cosmologica attraverso la realizzazione di uno schema architettonico della città fondato sul sistema eliocentrico. In tal senso Campanella crea un duplice effetto innovativo: da un lato abbraccia le nuove istanze culturali della sua epoca, accettando l’eliocentrismo, e dall’altro le trasforma in un modello cosmologico ideale per la vita umana, come in una cornice che avvolge la vita della Società ideale. Di fatto in ciò c’è il recupero di una visione antica del Cosmo, in cui la macchina celeste avvolge completamente la vita umana e non viene separata dall’organizzazione sociale.
Il tempio del Sole, sede della teocrazia solare, ha una cupola in cui è raffigurata la volta celeste, con tutte le costellazioni e i poli dell’eclittica. Cioè la vita dei solari dipende anche dalle meccaniche celesti, essi adorano Gesù, Osiride, Zeus e altri dei, ma hanno raffigurato il Cosmo nel loro tempio.
Questo schema è un vero e proprio meccanismo di recupero del pensiero antico con il quale Campanella compie il miracolo della resurrezione della Cosmologia antica, cancellata dal cristianesimo medievale.
Ancora si può dire che questo meccanismo comporta il recupero di una visione diretta e immediata del rapporto fra l’Uomo e il Cosmo, in cui il grado di consapevolezza di essere una parte infinitesimale della meravigliosa macchina cosmica avvicina di più l’uomo al mistero di Dio e del Cosmo, con tutte le conseguenze che ne derivano per quanto riguarda l’origine della figura di Dio come trascendente o immanente al Cosmo.
Per la Chiesa Dio è prima del tempo, quindi anche prima del tempo cosmico, perché da Esso deriva l’inizio del Cosmo, quindi Dio è in una dimensione esterna al Cosmo, che è comunque un universo formato da materia corruttibile, mentre per gli intellettuali della nuova frontiera rinascimentale Dio era una figura alquanto misteriosa, più garante che creatore del Cosmo.
In questo contesto Dio rischia di essere considerato come il Cosmo stesso, o meglio il Cosmo è Dio, per cui la condanna della dottrina cristiana è immediata.
Un’ulteriore conferma del tentativo di recuperare la visione cosmologica dell’Antichità da parte di Campanella è nella forma circolare e concentrica delle cerchia di mura della Città del Sole, che ricorda in parte il diagramma precessionale, essendo la precessione uno degli strumenti fondamentali del pensiero antico.
Su questa scelta incise profondamente l’interesse particolare di Campanella per l’astrologia dallo studio della quale sicuramente trasse gli insegnamenti che gli permisero di arrivare a questo tipo di duplice elaborazione cosmologica; da un lato il modello eliocentrico come nuovo modello cosmologico di riferimento per una nuova Era, dall’altro il modello precessionale come regolatore delle ere cosmiche e del destino dell’Uomo.
Occorre ricordare che, come detto poc’anzi, il recupero degli strumenti di pensiero antico, anteriori al Cristianesimo, si fonda principalmente sul significato più ampio e nobile che aveva l’astrologia per gli Antichi, in quanto essa regolava la storia umana. Per quanto l’astrologia sia stata considerata anche nel passato come una disciplina di origini magiche, una sorta di potere divinatorio che andava respinto in quanto contrario alla dottrina e morale cristiana, essa veniva di fatto trattata da eminenti studiosi e veniva praticata anche nel medioevo nelle corti reali di diversi paesi europei (ma anche dagli arabi) e nientemeno che tra le mura del Papato.
Lo stesso Campanella era stato assoldato da Papa Urbano VIII come consigliere astrologico, per cui da un lato le autorità ecclesiastiche condannavano l'astrologia come una pratica al di fuori del Cristianesimo ma dall’altro la praticavano di nascosto, sentendo evidentemente la necessità di avere punti di riferimento negli strumenti che tale disciplina metteva a disposizione per predire il futuro.
Il tentativo di recuperare gli strumenti di pensiero dell’Antichità da parte di Campanella va oltre rispetto a quanto detto più sopra e sfocia nel recupero della tradizione dell’architettura sacra di tipo megalitico, tipica dell’Antichità.
La Città del Sole viene descritta nella fantasia dell’autore come una grande opera megalitica, di dimensioni imponenti, simile alle piramidi d’Egitto o alle ziggurat babilonesi, anche se in forma circolare e concentrica.
Campanella fornisce misure impressionanti; la Città dei solari ha una circonferenza massima di 7 miglia, cioè circa 11,3 km, con un diametro di oltre 2 miglia (il miglio terrestre o inglese è pari a 1,609 km), all’incirca 3,5 km, dimensioni superiori ai più grandi monumenti megalitici mai ritrovati sulla terra.
Campanella fa sua, inoltre, la tradizione antica secondo cui una parte delle architetture sacre, templi, tombe, piramidi, fossero "istoriate", cioè caratterizzate da raffigurazioni che avevano scopo didascalico o che volevano trasmettere delle conoscenze di tipo generico, relative alla vita di personaggi celebri, oppure conoscenze di tipo scientifico.
Egli afferma che le mura della Città del Sole erano incise e dipinte con raffigurazioni delle più importanti conoscenze geometriche, matematiche, geografiche, etnologiche, di cui l’Umanità potesse disporre, mentre nella cupola del tempio solare vi è raffigurata la volta celeste con le costellazioni e i poli dell’eclittica.
Questa informazione che il Campanella inserisce nel testo corrisponde al vero, nel senso che realmente nella storia sono esistiti opere architettoniche che hanno presentato caratteristiche di questo genere. Per esempio a Dendera, in Egitto, in una tomba fu rinvenuto il celeberrimo zodiaco circolare di origini egizie e babilonesi che raffigurava la volta celeste con tutte le più importanti costellazioni.
Lo storico della scienza Maurice Daumas ci ricorda invece che le tradizioni antiche attestano che i padri della matematica greca, come Euclide e Pitagora, viaggiarono molto per il mondo e si recarono in Egitto, dove avrebbero appreso i principi fondamentali della geometria egizia, parlando con i sacerdoti egizi e studiando le raffigurazioni presenti sulle colonne di Sotismo.
Gli elementi architettonici introdotti da Campanella nella Città del Sole rispondono sicuramente agli ideali architettonici della cultura rinascimentale, come in un tentativo di creare un’armonia complessiva tra il cosmo, la terra e l’Uomo, ma la realizzazione di questo progetto passò attraverso il recupero di tali tradizioni nell’alveo delle culture antiche, che vengono richiamate continuamente nello scritto del filosofo calabrese.
Alcuni studiosi hanno invece fatto notare che Campanella impiega un modello architettonico, quello circolare e concentrico, che ricorda la pianta di Atlantide, come viene descritta da Platone nel Timeo e Crizia; anche se a dire il vero nell’isola atlantidea le cerchia di mura sono cinque mentre nella Città dei solari sono sette.
Qui si ritiene che Campanella abbia idealmente compiuto l’unificazione della Società ideale atlantidea, che era tale prima della sua corruzione, con l’ideale sociale della Repubblica come viene espressa dal pensiero di Platone, al quale Campanella si riallaccia in diversi punti comuni, facendo coincidere il suo ideale sociale con quello della Società egualitaria e comunistica, fondata sulla teocrazia.

CAMPANELLA UOMO DEL SUO TEMPO
Il valore dell’opera del grande pensatore calabrese sta nella grande tensione e nella spinta verso la realizzazione di quell’utopia sociale che non appare più come un sogno inarrivabile ma che diventa concretamente azione storica e che si realizzerà realmente nel breve volgere di due secoli.
La sua opera diventa ancora più grande alla luce del dibattito culturale che egli si trova a vivere nel suo tempo e che dimostra come nel breve volgere di un secolo la cultura sia passata dall’immobilismo medievale, in cui prevale il modello aristotelico-tolemaico, all’esplosione della cultura scientifica e filosofica del '600, che ha aperto la strada al mondo moderno.
In tal senso Campanella è un uomo del suo tempo, che visse la sua vita con tutte le contraddizioni e i meriti degli uomini che hanno combattuto per il bene comune e per lo sviluppo della cultura umana, ed è a questa figura di grande pensatore che noi rendiamo omaggio.

Riferimenti bibliografici
- T. Campanella - "La Città del Sole" - Universale economica, Feltrinelli
- M. Daumas - Profilo di storia della vita scientifica, in AA.VV. "Storia della scienza dalle origini ai giorni nostri" Vol. I - Laterza, 1969


									

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