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ATLANTE SEGRETO...

 
LE PIRAMIDI DI GIZA
COME MISURATORE PRECESSIONALE DELLE EPOCHE

di Giuseppe Badalucco
per Edicolaweb


[L’eclittica - 22K .jpg] [Diagramma della precessione dell’asse terrestre - 29K .jpg] [Effetto gravitazionale della Luna - 25K .jpg] [Zodiaco di Dendera - 50K .jpg] [Il merkhet - 23K .jpg] [Gli allineamenti astronomici dei condotti interni - 17K .jpg] [Gli allineamenti astronomici dei condotti della Camera del Re e della Regina - 18K .jpg] [Piana di Giza e cintura di Orione - 30K .jpg] [Costellazioni dell’eclittica - 27K .jpg] [Posizione della costellazione di Orione - 18K .jpg] [Posizione della levata e culminazione di Orione - 18K .jpg] [Schema del cielo approssimativamente alla data del 10.400 a.C. - 25K .jpg] [La Cintura di Orione e la disposizione delle tre piramidi di Giza - 24K .jpg]
 

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INTRODUZIONE »
LA TERRA, I SUOI MOTI E LE GEOMETRIE ORBITALI »
LE CONOSCENZE ASTRONOMICHE DEGLI ANTICHI EGIZI »

LE CARATTERISTICHE TECNICHE E GEOASTRONOMICHE
DELLE PIRAMIDI DI GIZA

È importante rilevare che le caratteristiche geometriche, matematiche e astronomiche delle piramidi di Giza e in particolare della grande piramide di Cheope sono oggetto di studio da parte di diverse discipline che si ricollegano all’archeologia già da tempo.
Il campo di studi che ha fornito più sorprese è quello dell’archeoastronomia, che studia gli allineamenti astronomici fra singole stelle o costellazioni con monumenti dell’architettura sacra antica e con monumenti in genere.
Anche se sembra procedere a rilento nel suo cammino, l’archeoastronomia ha compiuto passi da gigante negli ultimi decenni, pur se le teorie che sono state espresse in questi anni, grazie al contributo di ricercatori indipendenti, sono state fortemente dibattute e oggetto di attacco da parte dell’archeologia classica che non ammette gran parte dei risultati ottenuti.
Nella storia dell’archeologia e in particolare dell’Egittologia vi sono numerosi esempi di studiosi che nel corso dei loro studi, in modo più o meno marcato, hanno messo in luce le importanti caratteristiche geometriche e astronomiche dei monumenti di Giza.
Tra i primi a effettuare misurazioni della Grande piramide troviamo Sir Flinders Petrie (periodo 1880-81), evidenziando l’impressionante precisione matematico-geometrica e l’inclinazione dei condotti interni che furono da lui definiti come condotti d’aerazione.
Tra le prime caratteristiche geoastronomiche che gli studiosi hanno avuto modo di accertare vi è l’allineamento quasi perfetto ai punti cardinali. La facciata settentrionale è allineata al nord vero e così via le altre facciate con un errore medio di appena 3 minuti d’arco pari in termini percentuali allo 0,015%, una precisione che lascia esterrefatti ancora gli studiosi moderni, per i quali non è possibile trovare una vera spiegazione plausibile.
Nonostante si fosse capito sin da subito che le connotazioni geoastronomiche della Grande piramide fossero evidenti, l’indirizzo dato dall’Egittologia classica fu quello di ritenere i monumenti della piana di Giza come i monumenti funerari dei Faraoni della IV dinastia. Idea che prevale ancora oggi insieme a quella che connota le piramidi alla religione solare.
La conseguenza immediata della considerazione delle caratteristiche geometriche e astronomiche delle piramidi è stata, in epoca recente, di spingere diversi studiosi ad ipotizzare che le piramidi di Giza fossero in passato una sorta di osservatorio astronomico, partendo dal presupposto che fosse stato possibile impiegare rampe interne per scrutare il cielo notturno, pratica a cui i sacerdoti egizi erano dediti non solo per motivi pratici, legati alla formulazione del calendario e dei cicli lunari, ma anche per motivi legati alla religione egizia che era fondata sul culto degli astri.
L’archeologo americano Isler ha ammesso questa possibilità asserendo inoltre che l’alto grado di precisione nell’allineamento con i punti cardinali poteva essere spiegato proprio con l’impiego per l’osservazione astronomica.
Quindi nel XX secolo gli studi sulle caratteristiche astronomiche delle piramidi di Giza cominciano a prendere corpo e tra i primi studiosi accademici che seriamente prendono in considerazione tale possibilità vi è l’egittologo Alexander Badawy.
Essendosi nel frattempo fatta strada l’ipotesi che i condotti interni della piramide non fossero canali d’aerazione ma avessero una finalità religiosa legata ai riti funerari, per permettere all’anima del Faraone l’apertura di un passaggio verso il cielo, Badawy in un suo studio dei primi anni 60 ipotizzò che fossero dei canali rivolti verso le stelle; cominciò a collaborare con la Prof.ssa Virginia Trimble (1964), astronoma, e insieme pubblicarono i risultati delle loro ricerche su riviste specializzate.
Badawy, fornì i dati in suo possesso all’astronoma che fece i necessari calcoli astronomici per verificare la declinazione di eventuali stelle o costellazioni rispetto all’equatore celeste con riferimento ad un’epoca approssimativa relativa alla IV dinastia (circa il 2600 a.C.), in modo da calcolare l’altezza al meridiano di alcune costellazioni in quell’epoca di riferimento e si accorse che il condotto settentrionale puntava verso il polo nord dell’eclittica e quindi verso la stella polare (allora α draconis) mentre quello meridionale puntava verso le tre stelle della cintura di Orione (Al Nitak, Al Nilam, Mintaka).
Le tre stelle della cintura di Orione culminavano ogni giorno sul meridiano passando esattamente sopra il condotto meridionale di tale Camera. Nello stesso periodo nessun altra costellazione passava nella stessa porzione della sfera celeste per cui l’allineamento con la costellazione di Orione fu la prima grande scoperta archeoastronomica del XX secolo.
Badawy giunse alla conclusione che tale condotto puntava deliberatamente sulle costellazioni suddette per permettere all’anima del Faraone di intraprendere il viaggio celeste verso la zona del cielo che comprendeva la costellazione di Osiride - Orione.
Questa scoperta, dapprima inosservata, fu ripresa solo all’inizio degli anni '80 dal Prof. Edwards.
Ovviamente il fatto, che nessun egittologo, a parte la Prof.ssa Sellers, abbia approfondito gli studi di Badawy, ha aperto spazio a nuove e suggestive ipotesi messe in campo da ricercatori di altre discipline e studiosi indipendenti.
È di fondamentale importanza, tuttavia, ricordare che prima delle recenti scoperte realizzate sulle piramidi di Egitto legate proprio alla correlazione stellare con Orione alcuni studiosi di fama mondiale, il cui contributo ha create notevole imbarazzo alla comunità scientifica, diedero un impulso notevole ad una sorta di rivoluzione culturale sulle conoscenze che gli uomini della nostra epoca possono vantare della mentalità e della storia della scienza delle civiltà antiche; mi riferisco a studiosi del calibro di Zaba, Scwhaller de Lubicz, la Prof.ssa Jane B. Sellers, gli egittologi Selim Hassan e Mercer a cui non si può non aggiungere l’ulteriore nome di Santillana.
Di questi Schwaller de Lubicz affermò, da filosofo e storico della scienza quale era, che i veri depositari della scienza e della filosofia fossero gli Egizi che la trasmisero (ormai sulla via del "tramonto") come retaggio alla civiltà Greca, ed esortò gli studiosi della nostra epoca a rivoluzionare il nostro giudizio sulle civiltà antiche considerando in modo più corretto le profonde conoscenze scientifiche di cui esse erano portatrici.
L’astronomo Zbynek Zaba affermò, in un suo studio del 1953, che molti monumenti funerari erano orientati secondo le stelle, mentre in altri casi l’orientamento seguiva l’asse sud-nord e che non è da escludere che gli Egizi conoscessero la precessione.
Di uno degli oggetti ritrovati nei condotti interni alla Grande Piramide Zaba espresse l’opinione che si trattasse di uno pesh-en-kef oggetto impiegato in antichi rituali funebri legati al culto della rinascita e dimostrò che veniva impiegato, fissato su un pezzo di legno insieme ad un filo a piombo per orientare le costruzioni megalitiche alla stella polare.
A sua volta Giorgio de Santillana, in un suo studio del 1973, mise in luce l’importanza della precessione degli equinozi nelle cosmologie e miti antichi mentre la Prof.ssa Jane Sellers concentrò la sua attenzione sull’importanza dell’astronomia precessionale negli antichi testi religiosi egizi, in particolare sugli antichissimi Testi delle Piramidi scoperti nelle piramidi di Saqqara.
La Sellers rimprovera ai suoi colleghi Egittologi la scarsa conoscenza dell’astronomia antica che rappresenta un valido punto di riferimento per poter capire la storia della cultura, delle architetture sacre, della religione nella sua dinamica evoluzione temporale e delle tradizioni mitiche dell’Antico Egitto. Nei suoi scritti dimostra che l’interpretazione precessionale è molto attinente ed è di gran lunga superiore, nella sua normalità, a quella spesso "forzata" che gli studiosi di filologia cercano di accreditare, in cui il pensiero scientifico e cosmologico degli Antichi viene mortificato.
La studiosa americana sostiene la tesi che gli Egizi fossero a conoscenza della precessione e fossero giunti anche a calcolarla, anche con margini d’errore più o meno ampi, ancorché non l’avessero compresa da un punto di vista scientifico.
Una serie di elementi che riguardano gli avvenimenti della protostoria dell’Antico Egitto e dei primi tempi della storia dinastica si fonderebbero sulla conoscenza dell’astronomia precessionale e, secondo la Sellers, gli Egizi avrebbero dato notevole importanza all’osservazione dell’equinozio di primavera.
Altri studiosi come Selim Hassan e Mercer, negli anni '50, ipotizzarono che gli antichi Testi religiosi egizi come i Testi delle piramidi avessero riferimenti precisi ad una religione "preistorica" stellare che avrebbe caratterizzato la cultura religiosa egizia molto prima dell’avvento di una religione solare.
Questi studiosi misero in discussione per la prima volta il dogma secondo cui i Testi delle piramidi fossero solo delle invocazioni liturgiche e rituali magici e posero l’accento sull’interpretazione allegorica in senso astronomico di questi antichissimi scritti che, essendo stati ritrovati incisi all’interno delle pareti delle piramidi di Saqqara, sono da ricollegarsi al complesso significato dell’architettura monumentale dell’Età delle piramidi.
Con gli studi di Mercer, Selim Hassan e più tardi Faulkner si fa strada l’idea che la religione stellare degli antichi Egizi fosse collegata all’astronomia attraverso un insieme di rituali estremamente complessi, fondati sulla rinascita del Faraone dopo la sua morte terrena, trasfigurandosi come il dio Osiride nella costellazione di Orione che diviene la sua dimora celeste nel Douat (cioè il Faraone risorge come il dio Osiride e si trasfigura nella sua dimora celeste che è Orione).
La conseguenza di quanto detto è che esiste un duplice aspetto sotto cui è possibile trattare l’antica cultura religiosa egizia:
  • l’aspetto teologico-scritturale che deriva dall’interpretazione delle Antiche Scritture egizie che sono state trovate grazie alle grandi scoperte testuali dei secoli scorsi
  • l’aspetto visivo degli antichi culti religiosi egizi, legato all’architettura sacra dell’epoca delle piramidi (e non solo).
Questi due aspetti non possono essere considerati disgiuntamente poiché gran parte del materiale ritrovato attraverso le scoperte testuali risale proprio all’epoca delle piramidi, per cui sono inscindibili.
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