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ATLANTE SEGRETO...

 
SAO PAULO TOWER:
LO STRANO PROGETTO DEL SANTONE INDIANO

di Giuseppe Badalucco
per Edicolaweb



Nell’ambito del recupero di uno strumento di pensiero antico, che per millenni ha caratterizzato la cultura orale e scritta di diversi popoli del mondo, si inserisce una notizia che appare alquanto curiosa, ma che al tempo stesso ci attrae e ci fa riflettere, sia per le persone che ne sono protagoniste sia per la portata del progetto che è notevole e degno di essere considerato.

Circa tre anni fa apparve la notizia su alcune testate (anche sul Televideo Rai da cui la trassi) secondo cui l’ex Guru dei Beatles, Sua Santità Maharishi Yogi si sarebbe impegnato con la sua fondazione, insieme ad alcuni finanzieri Brasiliani e con la collaborazione con un pool di imprese, nella costruzione di un grattacielo da realizzare nella città di San Paolo del Brasile.
La "Sao Paulo Tower", un edificio geometrico con caratteristiche simili alle piramidi a gradoni, sullo stile messicano o antico babilonese, dovrebbe raggiungere l’altezza di 495 metri, con una superficie complessiva di qualcosa come 1,2 milioni di acri.
Una vera e propria città verticale per oltre 50 mila persone, con diversi centri commerciali al suo interno, un museo, una biblioteca, due hotel, diversi uffici commerciali di imprese multinazionali, un parcheggio sotterraneo per 24 mila autoveicoli, un parco con i giochi per i bambini e ancora la stazione della metropolitana.
Un’opera architettonica megalitica, che dovrebbe temporaneamente acquisire il primato dei grattacieli più alti del mondo, in attesa di essere superato da altre costruzioni.
Allo stato attuale delle nostre conoscenze e delle informazioni che provengono dalla stampa non siamo in grado di fornire dati sull'avanzamento della costruzione. Il fatto importante per noi è un altro: perché l’Ex santone indiano dei Beatles si sarebbe spinto a fare tutto questo? Solo per investire qualche soldo che poteva avere sotto il materasso?
Ovviamente non è così, poiché quando un uomo di quello spessore spirituale si muove è per lasciare ai posteri qualcosa di importante. Ma che cosa?
Che cosa può lasciare di tanto importante alle generazioni future un uomo di religione nonché figura di spicco del mondo Indu, punto di riferimento per generazioni di giovani che hanno trovato nelle pratiche orientali un’alternativa al pensiero dell’Occidente?
Cosa nasconde la realizzazione di un grande manufatto, che apparentemente è il trionfo della mentalità occidentale di voler riempire il pianeta di grandi edifici di vetro e cemento?
Il segreto di quest'uomo è nei numeri e nel modo in cui questi sono stati combinati per far si che nessuno se ne accorga.
Abbiamo già avuto modo di dire che tra gli strumenti di pensiero cosmologico dell’antichità c’è quello dei numeri precessionali, cioè dei numeri che indicano la durata, espressa in anni, dei cicli della precessione degli equinozi, cioè il lento fenomeno di rotazione inversa dell’asse terrestre, che si compie in 25.776 anni, con un ritmo di circa 1 grado ogni 71,6 anni (che si può arrotondare a 72 anni) e che comporta la variazione delle coordinate celesti degli astri con il loro spostamento apparente nella volta celeste e la rotazione retrograda delle costellazioni della fascia zodiacale con lo scivolamento del sole nel punto equinoziale, meccanismo apparente che crea le cosiddette ere cosmiche precessionali.
Questo moto reale del pianeta, che crea un effetto ottico apparente legato alla sfera celeste, è stato per millenni il regolatore del destino dell’Uomo, nel pensiero antico, per cui la storia di dinastie regali, di guerre, sconfitte e vittorie, trionfi e umiliazioni dei popoli antichi, passavano attraverso la lettura di questi segni del cielo, legati alle epoche precessionali, che erano tenute in grande considerazione come una cornice che avvolge la storia umana.
La maggior parte delle cosmologie antiche di diversi popoli, anche del Nuovo Continente, sono fondate sui numeri precessionali, nella loro scansione come numero base o multiplo o sottomultiplo (72, 4320, 43200, 25920, e così via), perché si riteneva che gli eventi cosmici che avevano dato origine al mondo, o ad una delle epoche terrestri, erano legati alle battaglie compiute dagli dei o da esseri extraterrestri che avvenivano nella sfera celeste, nel grande oceano cosmico e in particolare nella fascia dell’eclittica. In queste guerre cosmiche erano spesso presenti questi numeri, a cui si accompagnano immagini figurate e similitudini che richiamano il fenomeno precessionale.
Questo fenomeno culturale permase ancora nel pensiero di alcuni grandi del medioevo europeo, addirittura con un tentativo realizzato nell’epoca rinascimentale di costruire da parte di grandi letterati italiani una sorta di cabala che vivificasse il pensiero antico. Tutto questo venne, apparentemente, cancellato con la genesi del pensiero scientifico moderno, che non aveva più bisogno della cosmologia antica per costruire i suoi pilastri. Il pensiero antico fu, per fortuna, mantenuto in vita dai circoli segreti e dalle associazioni esoteriche, di cui alcune ancor oggi molto importanti. Così come è stato ripreso e studiato, non senza fatica, da alcune menti illuminate, studiosi di diversi paesi e con diverse esperienze, che sono riusciti lentamente a ricostruire un puzzle in cui mancano ancora molte tessere, ma di cui conosciamo la fisionomia complessiva, proprio perché ci sono giunte molte testimonianze dal passato.
Tra le diverse testimonianze del passato ci sono proprio i monumenti megalitici, espressione delle architetture sacre, che parlano ancora questo linguaggio matematico molto semplice, ma al tempo stesso molto raffinato.
Per le piramidi egiziane e quelle messicane, i calcoli e i modelli matematici approntati in questi decenni hanno dimostrato che incorporano nelle loro misure rapporti di p (il rapporto costante tra circonferenza e diametro pari a 3,14). La grande piramide di Khufu (Cheope) può essere considerata come un modello in scala 1:43.200 delle misure del globo terrestre, con un margine d’errore dello 0,75%, dove la scala di riduzione è fondata proprio sui numeri precessionali.
Questa pratica dei costruttori delle piramidi di inserire dei rapporti matematici, o comunque legati a fenomeni scientifici, nelle misure dell’edificio geometrico appare come un segno distintivo di una conoscenza e di una pratica trasmessa a diversi popoli sparsi sul globo, in modo tale da ritrovarne tratti distintivi anche in posti sperduti del pianeta.
Da un punto di vista della logica del pensiero antico non c’è nessuna differenza tra l’inserire in un manufatto geometrico delle misure matematiche oppure realizzare un allineamento astronomico, perché ciò che si voleva realizzare con queste tecniche di trasmissione dei dati era appunto quello di lasciare una conoscenza alle generazioni future. Così la tecnica dell’allineamento astronomico è presente nelle piramidi di Giza (allineate perfettamente con i punti cardinali e con alcune costellazioni o stelle singole in una determinata epoca) come nei monoliti di pietra dell’Isola di Pasqua. Questo ovviamente significa che entrambi i costruttori ne erano a conoscenza, ma i costruttori dell’Isola di Pasqua non erano indigeni probabilmente emigrati dalle isole polinesiane secoli addietro?
Ciò di cui disponevano sembra essere espressione di un retaggio culturale, forse proveniente da quell’entità che chiamiamo civiltà perduta.
Noi sappiamo che apparentemente il pensiero antico, legato alle cosmologie precessionali, sembra essere andato perduto, in realtà sopravvisse proprio perché era inserito nella forma di semplici modelli matematici nelle architetture sacre che per fortuna sono arrivate fino a noi.
Adesso sappiamo che un maestro come Maharishi Yogi riesce a convincere un gruppo di costruttori a realizzare un grattacielo di 495 metri, che assomiglia alle piramidi a gradoni in stile messicano o babilonese.
Si può comprendere dove vuole portarci questo maestro indiano...
Vuole forse perpetuare questa antica pratica dei costruttori delle piramidi, di inserire i numeri precessionali nella architetture moderne?
Proviamo a fare qualche calcolo.
Sappiamo che il raggio equatoriale della terra ha una lunghezza di 6378,38 km; proviamo a ridurlo in scala impiegando come scala di riduzione il numero precessionale 12.888, cioè esattamente pari alla metà di un ciclo precessionale. Che cosa otteniamo?
Otteniamo la cifra 6.378.388:12.888 = 494,9. Cioè esattamente pari all’altezza della Torre di San Paolo che il Santone sta costruendo, con un margine d’errore infinitesimale.
Il Santone indiano, insieme al progettista della torre, che è lo stesso del World Trade Center di New York distrutto l’11 settembre del 2001, ha inserito la misura del raggio equatoriale della terra nell’altezza della Sao Paulo Tower, di fatto perpetuando un’antica pratica dei costruttori delle piramidi, probabilmente allo scopo di trasmettere nel tempo agli uomini del futuro, una testimonianza del grado di conoscenze raggiunto dalla nostra epoca, ma in genere allo scopo di trasmettere una conoscenza.
Che questo faccia parte di un disegno esoterico più profondo, che possa essere finanziato da persone che operano nell’ombra, è difficile dirlo in quanto non abbiamo gli elementi per poterlo affermare, ma sicuramente fa parte di un progetto che lo stesso Santone indiano sta portando avanti anche in altri paesi del mondo.
Sicuramente deve farci riflettere il fatto che lo stesso Maestro Maharishi Yogi ha chiesto l’approvazione da parte del governo indiano di un progetto per la costruzione di un grande grattacielo che dovrebbe essere realizzato nei prossimi anni nello stato del Madya Pradesh, più o meno nello stesso stile, e che dovrebbe raggiungere l’altezza di 677 metri (circa 180 in più della torre di San Paolo) con ben 144 piani.
È oltremodo interessante notare che, rifacendo i calcoli su questo nuovo progetto, si può rapportare la misura del diametro terrestre, pari a circa 12.756,77 km, all’altezza del nuovo grattacielo ottenendo un risultato pari a 6000 volte p. Non solo in questo caso il maestro indiano ha introdotto un rapporto di p nel manufatto, ma siè spinto fino al punto di progettare il grattacielo in modo da avere 144 piani, dove il numero 144 è multiplo del numero 72, cifra base del fenomeno precessionale.
Il disegno è compiuto. Non si può pensare che tutto questo sia solo frutto di una pura casualità, secondo noi è proprio il frutto di un disegno premeditato, in cui si vuole realizzare un’opera di trasmissione del codice precessionale, a beneficio dell’uomo del futuro, chiunque esso sia.
Speriamo che sia capace e meritevole di accogliere tale messaggio.
A noi resta il dubbio se quest’uomo abbia agito da solo o sia pilotato da uomini che spesso operano all’ombra della storia, il cui volto è difficile da individuare, la cui mente sfugge alla nostra comprensione, il cui modo di operare fuoriesce dalle normali regole del gioco e che forse operano ancora per il bene comune.
Sicuramente resta il fatto che l’aver progettato la costruzione di grandi opere megalitiche, che ricordano le antiche architetture sacre, rappresenta un modo per creare quel ponte tra la terra e il cielo. Un forte significato simbolico, quasi a voler riscattare il significato di morte e orrore che sembra aver acquisito oggi l’immagine del grattacielo.


									

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