LA RETE DI HARTMANN
di Giuseppe Badalucco
per Edicolaweb
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COSA DEPONE A FAVORE DI HARTMANN
Ci sono elementi che possono deporre a favore di Hartmann e dei suoi seguaci?
Senza ombra di dubbio Hartmann intuì, perché nella sua epoca le conoscenze scientifiche sui campi magnetici erano già avanzate, che vi è qualcosa nell’elettromagnetismo e nei campi magnetici che può creare pericolosi disturbi agli esseri umani.
Le ricerche moderne sui campi elettromagnetici hanno messo in luce la potenziale pericolosità di impianti e apparecchiature che possono generare campi magnetici, come molti elettrodomestici che conviene utilizzare con la massima attenzione, evitando il contatto con esseri umani per periodi prolungati.
In particolare l’uso dei telefoni cellulari esporrebbe gli esseri umani ad un bombardamento elettromagnetico che alla lunga può avere effetti nocivi.
Il problema è che, quando la scienza subisce la commistione di interessi con grandi potentati economici che finanziano in parte la ricerca scientifica, non vi è interesse ad approfondire le ricerche in tal senso in modo da raggiungere un’ effettiva conoscenza delle problematiche di tipo tecnologico legate all’utilizzo di certe apparecchiature di larghissimo uso. Per questo la scienza si è affrettata a smentire l’eccessiva pericolosità di certi elettrodomestici.
Il problema del rischio di esporre gli esseri umani ad effetti nefasti, se questi sono situati in punti di incrocio del reticolo di Hartmann in cui la fonte di radiazioni potrebbe essere interna alla Terra, fu più che altro una scintilla che fece scoccare l’attenzione degli studiosi sul rischio di esposizione degli esseri umani a fonti elettromagnetiche e radioattive, naturali o artificiali che siano.
Sicuramente al di là di quelle che possono essere le polemiche di basso profilo fra studiosi che si affannano a scavalcarsi gli uni con gli altri, bisogna ammettere che la presenza, per esempio, di tralicci dell’alta tensione di elettrodotti di proprietà della Società di gestione del servizio elettrico nazionale in prossimità di centri abitati ha generato, in alcuni paesi, una vera e propria questione scientifica nel momento in cui si sono presentati con una certa frequenza casi di leucemia fra la popolazione dei centri abitati coinvolti. In alcuni casi la potenza dei campi elettromagnetici provocati dagli elettrodotti genera disturbi del sonno, emicranie e patologie anche più gravi, anche se non è mai stata provata la relazione di causa effetto.
I fenomeni descritti dai medici sono in modo impressionante simili a quelli descritti dalla geobiologia come effetti nefasti dell’esposizione degli esseri umani ai Nodi incrociati del reticolo di Hartmann.
Gli studiosi ribattono che la questione dell’esposizione degli esseri umani a fonti di inquinamento elettromagnetico è tutt’altra cosa rispetto alle teorie di Hartmann, ma senza dubbio il medico tedesco centrò in largo anticipo un problema che sarebbe stato affrontato decine di anni dopo di lui.
Difficile dire quali possano essere stati i motivi che abbiano spinto Hartmann a sostenere le sue tesi contro le evidenze della scienza. Sicuramente si può dire che egli potrebbe in qualche modo aver cercato di far cadere l’attenzione degli studiosi su alcune differenze esistenti tra i campi elettrici e i campi magnetici.
Sappiamo infatti che i campi elettrici, che possono essere definiti come una grandezza vettoriale, definita in ogni punto dello spazio da una intensità, da un verso e da una direzione, sono generati da cariche elettriche ferme, mentre i campi magnetici sono generati da correnti elettriche, cioè cariche in movimento.

Da notare le differenti caratteristiche fisiche dei campi elettrici e magnetici:
il campo elettrico agisce sulle cariche accelerandone o decelerandone la velocità nel senso del moto, mentre i campi magnetici deviano le cariche in senso perpendicolare alla direzione del moto.
Inoltre le linee di forza dei campi elettrici (che sono le tangenti in ogni punto al segmento che rappresenta il vettore in quel punto) sono aperte, nel senso che hanno un inizio che corrisponde alla carica positiva ed una fine che corrisponde alla carica negativa mentre le linee di forza dei campi magnetici sono chiuse.
Nei termini in cui può essere posta la questione Hartmann, lo studioso tedesco potrebbe aver confuso le caratteristiche dei campi elettrici con quelle dei campi magnetici ed aver parlato dell’esistenza di un reticolo prodotto da forze non ben definite, tratto in inganno dalle linee di forza "aperte" dei campi elettrici.


Sul fatto, invece, che Hartmann possa aver intuito l’esistenza di anomalie nel campo magnetico terrestre, attraverso esperimenti che sfruttano tecniche di rabdomanzia, si può discutere sui metodi che egli impiegò per effettuare tali esperimenti ma non sul fatto che esistano anomalie nel magnetismo terrestre che sono indiscutibili.
Infatti, nel corso degli studi oceanografici condotti negli anni passati, sono state riscontrate delle importanti anomalie magnetiche nei fondali oceanici, distribuite con delle caratteristiche particolari. Queste anomalie sono date da piccole deviazioni dei valori medi dell’intensità del campo misurata sui fondali.
In particolare, in zone con anomalia positiva si riscontravano valori maggiori della media, mentre in zone con anomalie negative i valori erano inferiori alla media. Tali anomalie si distribuivano in forma di bande lineari e parallele per centinaia di chilometri nel fondale oceanico, presentando inoltre una distinta simmetria bilaterale rispetto alla conformazione della dorsale oceanica che è stata spiegata con il meccanismo di formazione della nuova crosta oceanica in cui le rocce che si solidificano registrano le inversioni di polarità del magnetismo terrestre.
Niente esclude che Hartmann abbia potuto individuare anomalie magnetiche di questa portata, registrandole come un insieme di bande in cui si denota un’anomalia magnetica che determina una variazione di intensità del campo terrestre che sarebbe poi divenuto un reticolo; anche se resta un mistero su come possa aver potuto captare tali anomalie.
Certo, la questione rimane controversa per quanto riguarda la ricerca di indizi che possano portare a nuove scoperte nell’ambito della fisica terrestre che determinino nuove frontiere della conoscenza umana, che per ora sono accantonate nella sfera del mistero e della rabdomanzia.
Non bisogna però dimenticare che ciò che nel passato sembrava inspiegabile divenne spiegabile successivamente con il progresso della scienza e questo progresso divenne possibile anche superando quelle che sembravano leggi incontrovertibili.
Noi sappiamo che il grande Einstein aveva ipotizzato, in occasione dei suoi studi che avevano portato all’elaborazione della Teoria generale della relatività (del 1905), che l’Universo avesse caratteristiche geometriche legate allo spazio Riemaniano (immaginiamo di vedere l’Universo come una bolla in espansione, come un palloncino che si gonfia), mentre per esempio il telescopio spaziale Hubble ha dimostrato che l’Universo può essere considerato "piatto", cioè con caratteristiche legate alla geometria euclidea.
Questo significa che Einstein sbagliò la sua teoria sulla relatività?
Assolutamente no, la sua teoria è ancora valida.
Così pure il grande fisico contemporaneo Hawking ha recentemente ammesso di essersi sbagliato in merito ad alcune caratteristiche che dovrebbero avere i buchi neri, ma le sue teorie sono ancora in piedi.
Semplicemente la questione Hartmann potrebbe comportare il fatto che lo scienziato tedesco possa avere intuito l’esistenza di forze di origine elettromagnetica con caratteristiche ancora sconosciute, la cui manifestazione possa comportare degli effetti sul campo magnetico terrestre e sugli esseri umani.
Non bisogna dimenticare infatti che anche le conoscenze sul campo magnetico terrestre hanno subito un processo di approfondimento rispetto ai primi studi condotti nel XVII e XVIII secolo.
Inizialmente si pensava che la Terra potesse essere un grande magnete ma poi si è capito che le temperature all’interno della crosta terrestre non potevano essere tali da permettere l’esistenza dei minerali di ferro e delle rocce allo stato solido. Così, quando si capì che un campo magnetico può essere generato da una corrente elettrica si giunse alla conclusione che il campo magnetico terrestre può essere generato da un flusso di energia elettrica prodotta dai movimenti dello strato di metallo fuso che è presente nello strato più profondo della Terra e che avvolge il nucleo terrestre, attraverso un meccanismo di geodinamo autoalimentata.
Quindi le conoscenze umane circa la natura del magnetismo terrestre sono di derivazione più recente rispetto alle prime scoperte sul magnetismo; ciò significa che nuove scoperte possono ancora essere realizzate su fenomeni che non sono ancora stati del tutto chiariti.
Senza ombra di dubbio possiamo dire che le anomalie e le perturbazioni che si registrano regolarmente nel campo magnetico terrestre (si veda il
precedente articolo), come le tempeste magnetiche, provocano nella loro prima fase una distorsione locale, nella zona in cui si verificano, delle linee di forza del campo principale, che tendono a divenire contorte.
Quando si verificano tempeste magnetiche è possibile osservare un aumento dell’intensità della componente orizzontale del campo principale (fino a 30 nT), per poi regredire a valori inferiori a quelli di partenza, con un recupero dei valori pre-tempesta nel giro di qualche giorno. In questo contesto il campo è molto irregolare, infatti l’equatore e i meridiani magnetici risultano linee contorte.
Si potrebbe pensare che Hartmann abbia osservato fenomeni di distorsione delle linee di forza del campo magnetico, dovute a perturbazione del campo stesso provocate da tempeste e successivamente si sia formata l’idea di reticolo magnetico globale.
Ancora è importante ricordare, ai fini di una effettiva comprensione dei problemi che scaturiscono dallo studio del campo magnetico terrestre, che la tesi di Edward Bullard dell’origine del campo magnetico terrestre sulla base del meccanismo di geodinamo autoalimentata è stata ulteriormente perfezionata dalla tesi secondo cui tale meccanismo avrebbe comunque bisogno di un piccolo campo magnetico iniziale, che potrebbe essere generato dal nucleo terrestre fluido e ricco di ferro i cui continui movimenti sarebbero provocati dai moti convettivi prodotti dal calore generato dal nucleo stesso e su cui inciderebbe la rotazione stessa del pianeta.
Il campo magnetico iniziale interagisce con lo strato di metallo fluido che avvolge il nucleo terrestre provocando delle correnti elettriche che generano un ulteriore campo magnetico, con un meccanismo che si autoalimenta a catena e che determina l’esistenza del campo stesso.
È proprio dalla considerazione della struttura interna della Terra che si è giunti alla conclusione che le repentine variazioni e la velocità stessa di variazione del campo magnetico della Terra possa essere legata proprio alla fluidità dello strato più profondo che avvolge il nucleo terrestre perché, mentre i fenomeni geologici legati alle rocce richiedono milioni di anni per portare a variazioni della superficie terrestre, la variazione repentina che nel giro di poco meno di duemila anni potrebbe portare all’inversione del campo magnetico terrestre non può che essere legata in qualche modo al nucleo fluido la cui rapidità dei moti modifica velocemente il campo magnetico terrestre.
In questa prospettiva sarebbe interessante verificare come cambierebbe la Rete di Hartmann quando si è in prossimità di un’inversione del campo magnetico terrestre, considerando il fatto che gli studi di simulazione condotti da Glatzmaier e Roberts hanno dimostrato che, in prossimità di tale evento, il campo magnetico non scomparirebbe ma assumerebbe caratteristiche fisiche a noi sconosciute e le linee di forza del campo magnetico tenderebbero a divenire contorte.
Rimangono ancora delle zone d’ombra sulle nostre conoscenze effettive del magnetismo terrestre e in genere dell’elettromagnetismo di cui bisogna tenere conto per fornire un giudizio sereno su questo fenomeno che Hartmann cercò di spiegare e i cui risultati sono stati più che altro oggetto di strumentalizzazione da parte di persone che cercano il facile profitto ingannando gli altri così come di scienziati e studiosi che si affannano a distruggere il lavoro altrui per invidia personale.