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ATLANTE SEGRETO...

ATLANTIDE PERDUTA E RITROVATA
di Giuseppe Badalucco per Edicolaweb
parti precedenti:

ATLANTIDE PERDUTA E RITROVATA »
LA LOCALIZZAZIONE DELL’ISOLA »
L’ATLANTIDE MINOICA »
ATLANTIDE O ANTARTIDE? »
LA DESCRIZIONE DI ATLANTIDE »
LE EVIDENZE ARCHEOLOGICHE »
RECENTI SCOPERTE DI CIVILTÀ SOMMERSE »
L’EVOLUZIONE STORICA DEL MITO ATLANTIDEO
È importante sottolineare anche l’evoluzione storica che ha subito il mito platonico dell’Atlantide.
Per molti secoli è rimasto immutato e addirittura ha influito sul tentativo di navigare oltre le coste occidentali dell’Europa, poiché si riteneva che quel tratto di oceano fosse impraticabile a causa della fanghiglia provocata dal cataclisma atlantico.
Ovviamente con l’evoluzione del quadro politico e storico che riguardò l’Europa tra il 300 e il 400, si riaccese l’interesse per la navigazione oltre il mediterraneo nella speranza di trovare nuovi sbocchi che permettessero di raggiungere le Indie orientali, essendo le vie di terra comunque bloccate dalla dominazione islamica sul vicino oriente.
Si ritiene che scoperte come quelle di Magellano, di Colombo e degli altri grandi navigatori di quella grandiosa epoca siano un misto tra una sfida intellettuale e tecnologica da un lato e un’esigenza economica dall’altro, considerando che queste sfide erano coperte dalle finanze del Re di turno, con grande dispendio di denaro statale.
È proprio a partire da quest’epoca che il mito Atlantideo cominciò a subire una lenta evoluzione che lentamente lo distaccò dal racconto platonico per portarlo verso una nuova dimensione che è stata data dalla fruttuosa mente umana.
Cominciamo col dire che gli uomini che toccarono il suolo americano e che negli anni successivi scoprirono le civiltà precolombiane ebbero la sensazione di trovarsi di fronte ad indigeni (uomini o animali che fossero) che occupavano le vestigia di civiltà antichissime che avevano preceduto tali popoli primitivi.
Possiamo immaginare il fervore con cui uomini di cultura, ecclesiastici e autori di cronache del tempo possano aver descritto i ritrovamenti dell’epoca a cui fece seguito non solo la totale distruzione di documenti originari e testimonianze che andarono perdute per sempre, ma anche il più o meno repentino genocidio ci milioni di persone innocenti che la storia sembra avere dimenticato.
Una volta preso possesso di queste terre, i vincitori hanno riscritto la storia, hanno contraffatto documenti e vergato sulla carta tradizioni dei popoli locali, modificando deliberatamente i miti di fondazione di molti di questi popoli, per cui è molto difficile stabilire l’esatta origine di molti di questi.
Tuttavia la follia umana non arriva fino al punto di distruggere grandi opere come le piramidi e i templi e palazzi che ci sono rimasti a testimoniare le affinità culturali tra le due sponde dell’oceano atlantico.
Questo ci è bastato per capire che vi era un collegamento anche se è molto difficile da ricostruire.
La sensazione che quindi provarono questi uomini che affacciavano il loro sguardo sulle civiltà dell’America Latina fu quello di trovarsi di fronte alla mitica civiltà di Atlantide, di cui una parte non era affondata nel gorgo oceanico e quindi di essere di fronte ad un pezzo dell’Eden antidiluviano.
Già da questo momento il mito platonico viene intaccato per subire una deviazione rispetto alle sue origini. Ma è nell’epoca moderna che il mito atlantideo subisce l’evoluzione più forte che ne modifica gli aspetti essenziali, riportando l’alveo del mito stesso alla civiltà egiziana, dopo che il baricentro della ricerca archeologica si era spostato verso l’America.
Alla fine dell’800 si assiste in Europa alla nascita di uno dei movimenti culturali più importanti che siano mai sorti nell’ultimo secolo; la società teosofica creata da Helena Blavatskiy che ebbe il compito di unire la cultura esoterica occidentale con quella orientale di matrice prettamente indiana. Questa società segreta ebbe un rapido sviluppo, grazie anche al contributo economico di decine di persone interessate, anche di rango elevato, e contribuì ad elaborare una pesante mole di opere letterarie che divennero dei classici della teosofia moderna.
Nei circoli culturali sparsi in tutta l’Europa e in America si abbeverarono alla "fonte" esoterica di questo scorcio di fine secolo diversi personaggi, tra cui, in Europa anche personaggi che furono protagonisti della scena politica europea dell’inizio del 900.
Tra lo sterminato panorama della letteratura esoterica elaborata da H. Blavatskiy, che aveva avuto a sua volta come maestro George H. Felt, della Confraternita di Luxor (la Società segreta più importante in America), insieme ai suoi collaboratori, vi è un testo "Iside svelata" in cui si parla di Atlantide. In questo testo ci si spinge ad attribuire origini atlantidee alla civiltà della Valle dell’Indo e si conclude che le speculazioni di Platone sulla creazione degli uomini primordiali e la vicenda atlantidea debbano essere interpretate in senso allegorico per poter essere comprese.
In un altro testo "Dottrina segreta" viene ideata l’identificazione degli atlantidei con i giganti biblici e si profetizza la "resurrezione" di Atlantide insieme all’altro continente perduto, quello di Lemuria.
Qui è interessante notare lo sforzo notevole messo in atto dalla teosofia per coniugare la letteratura filosofica precristiana con la letteratura religiosa cristiana, in cui l’accostamento tra il disastro atlantideo di matrice platonica e il diluvio biblico è importante, perché pone sullo stesso piano gli uomini antidiluviani atlantidei, caduti a causa del loro stesso male, e gli uomini che riempivano la terra al tempo di Noè, corrotti e malefici.
Il contributo di Blavatskiy si fermò qui, ma da allora la leggenda di Atlantide andò di pari passo con il diluvio universale, di cui, man mano che passava il tempo, si individuavano sempre nuovi pezzi fino a giungere alla scoperta delle tavolette babilonesi su cui è inciso il poema di Gilgamesh che narra del mitico diluvio e che risale almeno al 2.000 a.C.
Nel XX secolo quindi la leggenda di Atlantide conosce una nuova vita, una sorta di resurrezione che amplia le fonti di riferimento della sua origine, non fondandola solo sullo scritto platonico ma allargando tali fonti alla presunta capacità degli studiosi di esoterismo di interpretare le nuove fonti scoperte, o quelle ancora da scoprire, grazie al contributo della teosofia e degli esoteristi puri.
In questo contesto si muove il medium Edgard Cayce, il quale sfruttando le sue doti naturali che si ampliavano in stato di trance, riscrisse la storia di Atlantide, asserendo egli stesso di essere la reincarnazione di un sacerdote di Atlantide vissuto all’epoca del diluvio.
Secondo questa versione del racconto di Cayce, che non contesta il racconto platonico, Atlantide era una civiltà evoluta che era in grado di governare il mondo antidiluviano.
In particolare conosceva l’uso dell’energia atomica, era in grado di viaggiare su mezzi di trasporto simili a quelli moderni, conosceva le tecnologie moderne relative alle tecniche ingegneristiche e a quelle di costruzione.
Una vera civiltà evoluta in senso moderno che si autodistrusse con diverse guerre in cui fu impiegata anche l’energia atomica per poi inabissarsi intorno al 10.000 a.C.
I sopravvissuti di Atlantide sarebbero emigrati in parte verso l’Egitto e in parte verso l’America latina dando origine alle civiltà megalitiche e delle piramidi, dovendo comunque subire un regresso tecnologico che riportò gli uomini all’età della pietra.
Cayce (deceduto nel 1945) riscrisse quindi in chiave moderna l’epopea di Atlantide e profetizzò che l’isola più importante del continente atlantideo sarebbe risorta dalle acque della zona caraibica intorno al 1968, profezia che secondo alcuni si è avverata con le scoperte di Bimini.
L’evoluzione subita dal mito atlantideo dimostra come esso sia da considerarsi un paradigma relativo agli orizzonti della storia umana che possono essere cicilici, cioè ripetersi ad intervalli di tempo, per cui quanto accaduto nel passato lontano può essere espressione di un destino comune dell’uomo che prima o poi si ripeterà.
Comunque la si pensi bisogna ammettere che questo mito immortale affascina gli uomini da sempre e continuerà a spingere l’uomo a porsi inquietanti interrogativi su quello che possa essere il proprio destino futuro.
Che questo mito sia l’ombra di una verità storica spetta all’archeologia dimostrarlo, perché se è vero che sembra impensabile che novemila anni prima di Platone potesse esistere uno stato greco organizzato è pur vero che ciò che sembra impossibile può sempre avverarsi, come dimostrò Heinrich Schliemann che scoprì i resti di Troia.
A Platone, da grande pensatore quale era, il merito di aver raccolto e trasmesso all’Umanità questa importante eredità del passato perduto e di averla perpetuata come monito per le generazioni future.

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