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GENOVA: IL BATTISTA, LA MADDALENA E IL GRAAL

di Alberto Cavazzoli
per Edicolaweb

 

[Piatto - 40K .jpg] [Croce Stauroteca - 45K .jpg] [Sacro Catino - 40K .jpg] [Simbolo della rosa - 24K .jpg]
 

Per chi non è genovese viene spontaneo rispondere alla domanda: "chi è il patrono di Genova?", indicando il nome di "San Giorgio".

Invece il capoluogo ligure ha un legame strettissimo da secoli con un santo che è stato il "patrono" di diversi ordini cavallereschi, fra cui i Gerosolomitani ed i Templari: S. Giovanni Battista.
Le testimonianze del legame di Genova con il Battista le possiamo trovare nel Museo che custodisce il Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo.
Il pezzo più affascinante contenuto nel museo, legato al Santo Patrono, è sicuramente il "Piatto" che secondo la tradizione fu usato per raccogliere la testa di S. Giovanni Battista, dopo la sua decollazione avvenuta ad opera di Erode come ricompensa della danza effettuata da Salomè, figlia di Erodiade, moglie del fratello di Erode ma convivente con quest'ultimo.
Il fatto che esso sia di manifattura romana (1), sia in calcedonio (2) e sia datato I secolo d.C., potrebbe far pensare che esso sia veramente il piatto sul quale venne messa la testa mozzata del Battista.
Nel XV secolo il Piatto fu arricchito con una decorazione preziosa posta al centro, raffigurante la testa del Precursore, mentre il bordo fu rivestito di una lamina in oro finemente punzonata e con una scritta in latino, tratta dal Vangelo di Matteo: "Joannes Baptiste inter natos mulierum non surrexit maior", "Giovanni Battista tra coloro nati da donna non vi fu uno più grande". Questa frase, pronunciata da Gesù, racchiude una grande ambiguità: non era lui, Gesù, "il più grande tra coloro nati da donna"?
Il Piatto fu regalato alla Protettoria della Cappella di S. Giovanni Battista da Papa Innocenzo VIII. Questi apparteneva ad una delle famiglie nobili più importanti di Genova: i Cybo. Uno scrittore italiano, Ruggero Marino, nel suo libro intitolato "Cristoforo Colombo e il Papa tradito", ipotizza - anche sulla base di documenti trovati dall'autore - che questo Papa fu il vero padre di Cristoforo Colombo e che a questi consegnò mappe templari presenti negli archivi vaticani che vennero poi utilizzate dal navigatore per "scoprire" le Americhe. Ora, se il Vaticano aveva in quel periodo delle mappe templari, forse sequestrate all'Ordine del Tempio quando questi venne soppresso, probabilmente anche il Piatto faceva parte dei beni sequestrati ai Templari, che durante il loro periodo di permanenza in Terrasanta avevano fatto incetta di reliquie, in particolare quelle che riguardavano i santi decollati - come S. Giovanni Battista - visto il loro culto per il "Baphomet".
Sempre nella Cattedrale di S. Lorenzo sono custodite le ceneri di S. Giovanni Battista, che i Genovesi trasportarono qui dalla città di Mira nel 1098. Queste sono portate in processione il giorno della festa del Santo, il 24 giugno. Due sono le arche processionali utilizzate, una risalente al XV secolo ed una quasi coeva al ritrovamento delle ceneri, che la tradizione narra sia stata donata dall'Imperatore Federico Barbarossa.
Nel tesoro della Cattedrale è presente un oggetto che nulla ha a che fare con il santo patrono di Genova, ma che è una reliquia preziosissima per il suo valore intrinseco. Si tratta di una Croce Stauroteca, fatta con argento dorato e pietre preziose, contenente un pezzo della Vera Croce. Essa proviene dalla basilica di S. Giovanni Evangelista di Efeso e fu commissionata nel IX secolo da Barda, fratello dell'Imperatrice Teodolinda, madre del giovanissimo Imperatore Michele III d'Oriente. Nel 1308 fu rubata dai Turchi, ma l'anno successivo la Croce giunse a Genova dopo diverse peripezie, portata dalla famiglia Zaccaria. Il pezzo più importante presente nella Cattedrale è però il Sacro Catino, ritenuto per secoli il Santo Graal, in cui il Cristo mangiò l'agnello pasquale durante l'Ultima Cena e nel quale Nicodemo ne raccolse il Sangue, nel momento della sua morte.
La maggior parte delle fonti sostengono che il Sacro Catino fu portato a Genova da Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio, avventuroso condottiero genovese appartenente alla famiglia Spinola, dopo la conquista di Cesarea da parte dei Crociati nel 1101.
Fu Jacopo da Varagine che nella sua "Leggenda Aurea" nel XIII secolo scrisse: "…si raccontava… che in quel piatto Cristo avesse mangiato durante l'Ultima Cena… In certi libri inglesi si dice che quando Nicodemo tolse il corpo di Cristo dalla Croce, egli raccolse il suo Sangue in una stoviglia di smeraldo…" che successivamente portò a Cesarea, dove fu ritrovata dai Crociati; avanzando così l'ipotesi che il Sacro Catino fosse addirittura il Santo Graal.
Si tratta comunque di un oggetto di manifattura romana del I secolo, in vetro verde soffiato e di forma esagonale.
Per secoli però, come scritto dallo stesso Jacopo da Varagine, si ritenne che il Catino fosse ricavato da uno smeraldo che secondo la leggenda fu donato dalla Regina di Saba a Salomone. Nel 1806 Napoleone trafugò la reliquia e la portò a Parigi, qui stabilirono che non si trattava di uno smeraldo ma di vetro verde e nel 1816 la rispedirono a Genova, peraltro rotta.
Ma non potrebbe essere che lo scaltro Napoleone sostituì il Sacro Catino in smeraldo con un falso in vetro e rese quest'ultimo alla città ligure? In questo caso l'originale potrebbe essere ancora in Francia.
Certo Genova racchiude dentro le sue mura culti interessanti che ci portano alla mente il Cavalieri del Tempio di Gerusalemme, i quali adoravano la testa mozzata del Battista, uno dei loro santi protettori, ed erano i difensori in battaglia della Vera Croce di Cristo.
Avere inoltre un oggetto ritenuto per secoli il Santo Graal aumenta l'alone di mistero.
Forse esso non era il Santo Graal ma uno dei Graal, cioè uno dei recipienti che hanno contenuto il Sangue di Cristo.
C'è un altro culto diffuso a Genova, quello della Maddalena.
Poco conosciuto al di fuori della città e le cui origini non sono note e si perdono nel tempo, risalenti probabilmente al periodo medioevale, si dice che il culto sia stato importato dalla Francia e questo sarebbe molto plausibile visto che Marsiglia ed il paese di Les Saint Marie de la Mer, i luoghi che la leggenda vuole siano quelli in cui la Maddalena sbarcò, proveniente da Israele, distano poche centinaia di chilometri da Genova e sicuramente i due porti avevano frequenti relazioni già da allora.
A Genova esiste una strada dedicata alla Maddalena che si snoda nel cuore più antico della città e termina alla chiesa di S. Maria Maddalena. La chiesa attuale fu ricostruita nel XV-XVI secolo, nel luogo ove sorgeva la Cappella Sanctae Mariae Magdalenae risalente al secolo XI.
Una particolarità della nuova chiesa è che il suo orientamento è stato capovolto rispetto alla chiesa originaria. Ora poiché questa oggi ha l'ingresso a est, la chiesa originaria aveva l'entrata a ovest, verso la Francia, sulle cui coste, come abbiamo detto, sbarcò la Maddalena in fuga dalla Terrasanta.
A Genova esistono altre due chiese che hanno subito la stessa sorte, cioè il capovolgimento del loro ingresso; sono la Chiesa di Santa Fede, antica chiesa Templare e la Chiesa di San Giovanni di Prè, chiesa appartenuta ai Cavalieri di San Giovanni in Gerusalemme.
Un particolare curioso della chiesa di S. Maria Maddalena lo troviamo ai piedi del primo altare della navata sinistra, è la tomba di un personaggio il cui nome si è sbiadito, datata 1682, con inciso sulla lastra di marmo il simbolo della rosa.
Probabilmente colui che fu seppellito sotto la lastra tombale era un "rosacroce", ordine cavalleresco che nacque nel XV secolo ma che si diffuse proprio nel XVII secolo.
San Giovanni Battista, la Maddalena, la Vera Croce, il Sacro Catino e poi ancora lo stemma araldico di Genova, quella croce rossa in campo bianco. Tutti questi oggetti richiamano alla mente i Crociati, i Cavalieri Templari ed i Cavalieri Gerosolomitani, legandoli con un unico filo a questa città che rivestì un'importanza vitale per le crociate e per i territori "d'Outremer".

Note:
1. Forse commissionato da un Imperatore che potrebbe averlo poi dato in dono al un suo tetrarca.
2. Una varietà di quarzo il cui nome deriva da "Kalkeedon" una città dell'Asia Minore posta di fronte a Bisanzio.


									

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