Il Mistero in Internet Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
EdicolaWeb 2007  
Nonsoloufo - Ufo and much moreClicca qui per prelevareARCHEOMISTERI - I quaderni di Atlantide
Cerca negli articoli
Consulta le rubriche
  Approfondimenti
  Archeologando
  Cercando il Graal
  Para Martia
  Atlante segreto
  Luci dei Maestri
  Decriptare la Bibbia
  Arcani enigmi
  Icone del tempo
  Altra dimensione
  Dal mondo eterno
  Viaggiatori del Sacro
  L'uomo e l'aldilà
  Oltre l'Orizzonte
  Approfondilibri
  Ufostorie
  Sentieri infiniti
  Usciamo dal tunnel
  Gli inserti stampabili
  Gli articoli dei lettori
  I racconti dei lettori
  La nostra Biblioteca

Consulta le riviste
  Hera
  Archeomisteri
  UFO Notiziario
  Stargate
  Notiziario Ufo
  Ufo Network
  Dossier Alieni
  Extraterrestre
  Ali Dorate

in realizzazione
Lo spazio dei lettori
  Appuntamenti
  Invia i tuoi articoli
  Invia i tuoi racconti
  Richieste di aiuto

 

VIAGGIATORI DEL SACRO...

 
SHARDANA: IL POPOLO DEI NURAGHE

di Lawrence Sudbury
per Edicolaweb

 

Nessun turista o viaggiatore che abbia passato qualche giorno in Sardegna può aver evitato di imbattersi in una dei 6500 nuraghe che costellano ogni parte dell'isola e di domandarsi quale cultura, quale civiltà avesse creato quelle imponenti costruzioni tronco-coniche di pietra a secco, a volte semplici, a volte sviluppate a più piani ed unite tra loro in edifici a più larga struttura.

Chi avesse cercato delucidazioni nelle numerose guide che trattano l'argomento, può aver trovato le risposte più disparate, sia riguardo alla funzione di queste edificazioni, per lo più considerate a scopo difensivo o sacrale (1), sia, soprattutto, riguardo ai loro artefici.
L'opinione più diffusa su questi costruttori dell'età del bronzo, i cui tratti fondamentali e le cui origini, nonostante i progressi compiuti recentemente negli studi su di essi, rimangono ancora piuttosto misteriosi, tende a vedere la civiltà nuragica, sviluppatasi lungo tutta l'età del bronzo, come autoctona (2) o, al più, proveniente da aree circostanti (Baleari (3), Liguria (4)).
In effetti, le cose non appaiono essere così semplici.
Un numero sempre crescente di prove documentali tende, infatti, a collegare la costruzione dei nuraghe ad una popolazione proveniente, almeno in una fase intermedia della loro migrazione, dalla penisola anatolica: gli Shardana.
La loro presenza sull'isola è fatto noto ed accertato e, per alcuni versi, almeno onomasticamente ovvio (il nome Sardegna deriva chiaramente da Shardana), ma a lungo si è ritenuto che gli Shardana fossero giunti sull'isola solo in periodo tardo-nuragico e che, probabilmente, avessero accelerato la distruzione degli ultimi resti della cultura nuragica esistente (5).
Prima di analizzare le ragioni che portano ad un ribaltamento della visione (essi stessi furono artefici della civiltà nuragica, successivamente decaduta principalmente a causa delle invasioni fenicio-cartaginesi), è il caso di fornire qualche delucidazione su questo gruppo etnico che, probabilmente, ben pochi pensano si aver mai sentito nominare.
In realtà, tutti noi li abbiamo incontrati nel corso dei più elementari studi storici sul periodo faraonico egiziano, ma, semplicemente, li abbiamo conosciuti con un altro nome, quello di "Popoli del mare".

Gli Shardana e l'Egitto
Gli Shardana, infatti, furono tra i primi Popoli del mare ad affacciarsi alla ribalta della storia: la prima registrazione della loro presenza risale addirittura alla metà del XIV secolo a.C., nelle "Lettere di Amarna" (6), in cui compaiono come mercenari in una guarnigione dell'esercito egiziano a Byblos, al servizio di tale Rib Hadda. Verso la metà del XIII secolo riappaiono sotto il regno di Ramesse II: nelle "Iscrizioni di Kadesh" alcuni di loro vengono ricordati come parte della guardia personale del faraone (7) e nel "Papiro Anastasi" vengono indicati come ausiliari dell'esercito impegnato contro gli Ittiti (8).
Sebbene, stranamente, già nella stele di Aswan (sempre nel periodo di regno di Ramesse II) vengano indicati come nemici del regno (senza ulteriori specificazioni) (9), è negli anni successivi che evidentemente, i loro rapporti con l'Egitto dovettero mutare radicalmente: una iscrizione commemorativa del 1225 a.C. li vede come parte di una coalizione di Popoli del mare che, alleata ad alcune tribù di Libi, viene sconfitta (con 6000 morti e 9000 prigionieri tra le loro fila) dal faraone Merenptah (10) e, unitamente ad altre tribù, vengono indicati come nuovamente sconfitti da Ramesse III nel sepolcro di quest'ultimo a Medinet Habu (11).
Proprio sulla base di queste datazioni alcuni studiosi hanno ritenuto che, a seguito delle sconfitte riportate contro l'Egitto, gli Shardana avessero cominciato una migrazione verso occidente che li avrebbe portati in Sardegna, a contatto con i Nuragici che sarebbero stati inesorabilmente battuti da questi guerrieri, il cui livello di tecnologia bellica era nettamente superiore.
Come vedremo, però, anche dal punto di vista cronologico qualcosa non quadra.

L'origine degli Shardana
Prima di addentrarci nello specifico, è però necessario gettare un ultimo sguardo sulle origini, alquanto misteriose, di queste popolazioni. Anche in questo senso le opinioni sono tutt'altro che univoche.
Nel XIX secolo Gaston Maspero aveva suggerito una loro origine nella città di Sardi (a cui, esattamente come successivamente per l'isola nuragica, avrebbero dato nome), da cui sarebbero successivamente migrati in Sardegna.
L'ipotesi di essere di fronte ad un popolo nomadico ha retto fin verso la metà del secolo scorso, quando ha cominciato ad apparire evidente che nessuna traccia archeologica dimostra in alcun modo un nomadismo non forzato di questo popolo (12).
Più probabilmente, da una iniziale localizzazione nell'area di Sardi e nella penisola anatolica (area comune a tutti i Popoli del mare) questa potente tribù aveva intrapreso una politica di stabilizzazione di colonie in varie aree del Mediterraneo: Donald Redford (13) riconosce gli Shardana nei Sardani, menzionati da Erodoto (14) come genti guerriere della costa ionica in lotta contro i Focesi e dotati di una grande flotta, con la quale si dedicavano anche alla pirateria, mentre Adam Zertal (15) trova loro tracce (in particolare in relazione a similitudini tra corridoi litei presenti nell'area e "tombe dei giganti" in Sardegna) nell'area centrale dell'odierno Israele.
Una più corretta definizione degli Shardana non può, comunque, esimersi da contestualizzare questo gruppo nel quadro più vasto dei Popoli del mare di cui fanno parte.
Le menzionate iscrizioni relative ai faraoni Merenptah e Ramesse III ricordano, oltre agli Shardana stessi, almeno altre otto popolazioni: Akawasha, Teresh, Lukka, Sheklesh, Peleset, Tjeker, Denyen e Weshesh.
Senza dilungarci troppo su particolari di estremo interesse ma non strettamente pertinenti l'argomento di questo scritto, è possibile affermare che recenti studi (16) hanno portato ad una quasi certa riconducibilità di queste tribù ai nuclei fondativi di popolazioni assolutamente fondamentali per lo sviluppo del Mediterraneo: Achei, Etruschi, Lidii, Siculi, Filistei, Troadi, Danai e Proto-Troiani.
Cosa accomuna genti che gran parte della storiografia ufficiale ha sempre designato come molto diverse tra loro? Molto probabilmente né l'origine ultima (che risulta eterogenea, in parte indo-europea, in parte non indo-europea) né una comunanza completa di usi e costumi, quanto, piuttosto, la comune presenza, tra fine del calcolitico e inizio dell'età del bronzo, in un'area piuttosto delimitata, più o meno corrispondente all'Anatolia occidentale, con propaggini nelle zone circostanti della Grecia orientale.
Questi gruppi, di non enorme entità, si trovarono a fronteggiare la potenza ittita e, come dimostrato da numerosi documenti (sia ittiti, sia di Ugarit) (17), furono forzate ad una alleanza, quasi ad una federazione che, riuscita vittoriosa in numerosi scontri con gli ingombranti e pericolosi vicini (per altro in una fase di estrema debolezza), ebbe la forza di affrontare i Mitanni delle aree prossime al lago Van e di attaccare, sebbene con risultati disastrosi, l'impero egiziano, che precedentemente avevano servito in qualità di mercenari.
Ovviamente, tale alleanze portarono a scambi culturali e tratti di omogeneizzazione che finiranno per costituire un substrato comune, quasi un minimo comune denominatore tra tutte le tribù coinvolte in questa sorta di "patto federativo".

Shardana e civiltà nuragica
Dopo queste necessarie premesse, è ora possibile affrontare il problema della identità tra Shardana e Nuragici.
Si diceva, innanzitutto, che l'identificazione degli Shardana come distruttori della civiltà nuragica presenta un notevole problema cronologico. Sappiamo che quest'ultima civiltà si sviluppa approssimativamente tra il 1700 a.C. (Nuragico IA) e il 510 a.C. (Nuragico IVC), con propaggini, ormai marginali, che arriveranno, nelle zone più interne della Barbagia, addirittura fino al periodo romano tardo-romano (Nuragico V).
In questo quadro, molti storici (18), fissando il periodo migratorio degli Shardana ad un lasso di tempo immediatamente successivo alle sconfitte per mano dei faraoni, cioè intorno al 1200 a.C., ritengono che da questo momento (Nuragico III) si possa far partire la fase di decadenza nuragica.
Ciò di cui non si tiene conto in questa teoria è la variazione architettonica che avviene nei nuraghe intorno al 1500 a.C.: le strutture cambiano radicalmente, passando da forme larghe, basse e piuttosto tozze, spesso neppure circolari, alle forme troncoconiche più alte ed affusolate che conosciamo (19).
In questo periodo, tra l'altro, si assiste alla sparizione definitiva delle civiltà pre-nuragiche megalitiche precedenti (quelle dei dolmen e delle "domus da janas") sia in Sardegna che in Corsica.
La domanda che ci dobbiamo porre è: per quale motivo, qualora ipotizzassimo un "continuum" di civiltà tra 1700 e 900 a.C., ci troveremmo di fronte ad una così radicale cesura verso il 1500 a.C. e non assisteremmo a nessuna frattura di così vasta portata dopo il 1200 a.C., ma, unicamente, con il passaggio tra Nuragico II e Nuragico III, ad uno sviluppo della complessità architettonica, con la giustapposizione di più nuraghe (la cui forma rimane immutata) uniti da una cintura muraria?
Non sarebbe più economico pensare ad una invasione Shardana che si situi proprio intorno al 1500 a.C., distrugga facilmente le culture pre-nuragiche, ferme ad uno stadio di civilizzazione pre-calcolitico (20), e si stanzializzi in Sardegna e Corsica e ad una successiva ondata susseguente, dovuta alla sconfitta per mano egizia, che, giungendo intorno al 1200 a.C., apporti miglioramenti e sviluppi alla piuttosto isolata cultura shardano-sarda omologa?
Formulata così sommariamente, si potrebbe pensare che questa sia una semplice teoria campata in aria e, notoriamente, dal punto di vista storico "quod gratis adfirmatur, gratis negatur".
In realtà, però, alcuni elementi probanti sembrano corroborare questa tesi.
Il più importante di essi riguarda proprio l'architettura nuragica.
Si è detto che i contatti occorsi tra i vari popoli del mare non sono senza conseguenze: ebbene, se analizziamo la forma del nuraghe più comune, quello del Nuragico IB, non possiamo fare a meno di notare che esso riflette completamente la forma dei thaloi funerari achei (21), sia nella struttura ad alveare che nella chiusura a falsa volta con pietra piatta finale. Una tale identità strutturale non può in nessun modo essere casuale, tanto più che la medesima identità è rinvenibile, come accennato, tra un altro elemento caratteristico della civiltà nuragica, le cosiddette "tombe dei giganti" e le strutture funerarie rinvenute negli scavi relativi alle città filistee di Israele.
Anche dal punto di vista plastico, la presenza in aree nuragiche di stilizzazioni antropomorfe presenta caratteristiche comuni (collo lungo, testa piccola, figura estremamente slanciata) con numerosi manufatti rinvenuti in altre aree abitate da popolazioni originate da Popoli del mare (Troia, Micene, Volterra).
La funzione stessa di gran parte di queste statuette votive, una funzione religiosa legata al culto degli antenati, divinizzati o eroicizzati non può che riportare alla mente culti consimili presenti in tutta l'area mediterranea legata alla presenza dei Popoli del mare, alla base, in fase molto successiva, dei culti di Lari e Penati passati dalle religioni italiche a quella romana.
Lo stesso discorso vale anche per la ceramica: sia la "ceramica pettinata" del Nuragico II che quella monocroma del Nuragico II e III presentano strutture comuni all'area greco-micenea e palestinese, a livello tale da lasciare pochi dubbi su una origine comune.
Infine, ma qui i legami si fanno più sfumati, in tutte le zone di presenza degli Hanebu, come venivano chiamati i Popoli del mare dai loro nemici Egizi, compresa quella Creta in cui fonti bibliche (22) ci dicono fossero stanziati appartenenti alle tribù dei Peleset e dei Tjeker, è presente un curioso culto degli "animali cornuti" (tori, renne) che si riscontra inequivocabilmente anche nell'arte sacra nuragica, sia in forma di rappresentazione diretta, sia in forma indiretta, attraverso l'inglobamento della forza dell'animale tramite il posizionamento di corna sugli elmi da guerra.
In quest'ultimo caso, comunque, potremmo essere di fronte ad una casualità, dovuta a retaggi di animismo naturale, presenti anche in altre civiltà sicuramente senza contatti tra loro.
Di fatto, comunque, per tutti gli altri elementi menzionati, sia in relazione alle similitudini riscontrate, sia in relazione al numero di evenienze che emergono dal confronto tra le diverse civiltà sviluppatesi da un gruppo coeso, come è storicamente provato fosse quello delle varie tribù dei Popoli del mare ed elementi della civiltà nuragica è quasi certamente da escludere che ci troviamo di fronte a semplici "scherzi del caso".
Su queste basi, allora, è possibile affermare che ben difficilmente possiamo considerare la civiltà dei nuraghe come autoctona della Sardegna ma che, alla ricerca dei costruttori di queste torri dalla funzione ancora incerta, il nostro sguardo si deve spingere oltre, a quel popolo di navigatori e guerrieri che conosciamo come Shardana.

Note:
1. Cfr. G. Lilliu, "La civiltà nuragica", Roma, Delfino, 1998.
2. Cfr. P. Melis, "La civiltà nuragica", Roma, Delfino, 2003.
3. Cfr. D. Pilu, "Il significato dei Nuraghe", Cagliari, Arborea, 1997.
4. Cfr. A. Marcialis, "L'età del bronzo nel Mediterraneo", Roma, Ipogeo, 1989.
5. Ad esempio, cfr. P. Melis, citato.
6. Cfr. W.L. Moran, "The Amarna letters", Maryland, John Hopkins U.P., 1993.
7. Cfr. M. Lichtheim, "Ancient Egyptian literature", Vol.2, Berkeley, The New Kingdom, 1976.
8. Cfr. A.H. Gardiner, "Ancient Egyptian onomastica", New York, O.U.P., 1968.
9. Cfr. Gardiner, citato.
10. Cfr. D.B. Redford, "Egypt, Canaan and Israel in Ancient Times", Princeton, Princeton U.P., 1992.
11. Cfr. Gardiner, citato.
12. Cfr. R. Drews, "The end of the Bronze age: charges in warfare and the catastrophe ca.1200 B.C.", Princeton, Princeton U.P., 1995.
13. Cfr. Redford, citato.
14. Cfr. Erodoto, Storie, libro II.
15. Cfr. A. Zertal, "Defensive settlements of the Aegean and the Eastern Mediterranean after c.1200", Levanti Fundation, Dublin, 2001.
16. Cfr. W. Halback, "The Hanebu mystery", Bristol, Carlton Press, 2003.
17. Cfr. N.K. Sandars, "The Sea Peoples. Warriors of the ancient Mediterranean", Londra, Penguin, 1985.
18. Cfr., ad esempio, T.J. Harris, "The late bronze age civiliztion", Londra, Penguin, 2001.
19. Cfr. P. Melis, citato.
20 Cfr. O.Mayse, "The Tirrenian heritage", Oxford, O.U.P., 2003.
21. Cfr. P. Melis, citato.
22. Cfr. W. Halback, citato.

lsudbury@gmail.com



									

vai alla visualizzazione stampabile   invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home       aggiungi Edicolaweb a Preferiti


									Copyright © 2007 EdicolaWeb - Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.
									
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo][articolo seguente][articolo precedente]  Tutti gli articoli di
  Viaggiatori del Sacro...
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo][articolo seguente][articolo precedente]
 
UFO NOTIZIARIO - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
HERA - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
AREA DI CONFINE - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
Editori amici di Edicolaweb
Eremon Edizioni - www.eremonedizioni.it
Nostre realizzazioni



  BibbiaWeb

  Interkosmos

  OdontoStudio

La civiltà di Marte - Gianni Viola
Il plico misterioso - Un caso di abduction - Maja Ricci Andreini
www.majaricciandreini.com

Edicola Home | Chi siamo | Contatti | Site map | Cerca | Registrazioni | Links | Appuntamenti
info@edicolaweb.net  
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
EdicolaWeb
hosting hardware Editore Hera, I Misteri di Hera, Area di Confine Eremon Edizioni