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NANI DAL MONDO ANTICO

di Gabriella Cetorelli Schivo
per Edicolaweb

 

[Il nano Seneb - 30K .jpg] [Il piccolo Arnz - 42K .jpg] [La duchessa di Mantova con la sua nana - 51K .jpg] [Il nano Morgante - 29K .jpg] [Il nano Francisco Lezcano - 31K .jpg] [Il nano Sebastian de Morra - 25K .jpg]
 

Prospettive storiche, archeologiche e sociali dell'acondroplasia nell'antichità.

"Come un albero
rimane sempre un albero
sia esso alto o basso
così un uomo
rimane sempre un uomo..."

(Kong Qiu)

Il nanismo ha sempre destato, nell'immaginario collettivo, una curiosità spesso generata dal "lusus naturae", visto come elemento di disarmonia della creazione.
Già in età Paleolitica, nell'Aurignaziano, è attestata nella Valle del Danubio austriaco la testimonianza di un reperto riconducibile alla divinità femminile della fecondità, in cui appaiono ben accentuati i caratteri del nanismo.
Nella civiltà egizia l'interesse per il dato naturalistico emerge spiccatamente nelle raffigurazioni di nani rinvenuti all'interno di tombe, tra cui celebre quella di Seneb, sacerdote e dignitario di corte al servizio dei faraoni Cheope e Gedefra, rappresentato in un gruppo statuario con tutta la sua famiglia.
In questo contesto, infatti, i nani appaiono utilizzati in varie attività, artigianali o anche, come nel caso di Seneb, sovrintendente dei nani di palazzo, di indubbio prestigio sociale. Loro protettore è Bes, dio mostruoso rappresentato nelle fattezze di un nano scimmiesco dai tratti marcatamente apotropaici, protettore della casa e della famiglia.
Considerati anche come una manifestazione del dio Ra e di Horus, per i loro caratteri giovanili riferibili al culto solare, i nani in Egitto non furono mai ritenuti creature mostruose ma, al contrario, legati ad una visione positiva della vita e della religione, come dimostra, nel Nuovo Regno, la loro diffusione tra le divinità popolari.
In particolare, si diffonde in questo periodo anche il culto di Ptah (1), rappresentato come un nano panciuto con le gambe storte e associato, secondo quanto ci dice Erodoto (Herod., III,37), oltre alle divinità fenicie "Pataicoi", anche al dio Efesto ed evocato, nei riti magici, come nume tutelare della morte.
In Grecia i nani, per le loro caratteristiche acondroplastiche, furono inseriti nei culti dionisiaci. Il loro aspetto veniva anche considerato di buon auspicio nei confronti delle divinità ostili e, sotto forma di demoni "kourotropici", erano spesso ritenuti protettori di bambini o dispensatori di fertilità, come testimonia anche il ruolo di Efesto, reputato divinità ostetrica nella nascita di Athena (2).
L'"epos" omerico riporta nell'Iliade (Hom. Il., 3,2 ss) la straordinaria lotta tra le gru e il popolo dei Pigmei, così come viene raffigurata, con freschezza narrativa, dal ceramografo "Kleitias" nel piede del celeberrimo cratere "François", ma è evidente come la localizzazione di questo popolo in un luogo lontano della Grecia, indichi un disagio culturale nei confronti di tale patologia, probabilmente riferibile alla tendenza, propria del mondo ellenico, ad attribuire grande importanza alla perfezione fisica (3).
La cultura classica nei confronti della diversità evidenzia, infatti, atteggiamenti di scarsa accettazione: nella Repubblica di Platone la città ideale è sede della trasparenza e dell'ordine; in essa le deformità non devono esistere e vengono relegate in un luogo segreto.
Platone sogna per gli uomini un mondo senza patologie, privo di "incidenti naturali", concetto comune anche alla medicina ippocratica, in cui la natura umana deve rispondere al principio dell'armonia.
Nella cultura etrusca, più incline all'analisi della realtà naturale, troviamo un esempio di ipoevolutismo staturale nella raffigurazione del "piccolo Arnz", l''uccellatore basso e tozzo che compare, intento a liberare il "picus martius", al fianco di "Vel Saties" nella tomba "François" di Vulci (4).
Tra il II e il I secolo a.C. la cultura alessandrina, col suo virtuosismo veristico, ripropone lo studio anatomico dei tipi umani e si diletta di rappresentare la decadenza fisica e la malattia in una raffinata creazione di tipo intellettualistico: tra le opere emerge un bronzetto caricaturale che rappresenta une mendicante nano, gobbo e scheletrito dal male, oggi conservato al Museo di Berlino.
Nell'età regia e repubblicana a Roma le malformazioni fisiche venivano considerate come delle mostruosità ed eliminate drasticamente.
Durante l'età imperiale, invece, poter esibire nani come accompagnatori o consiglieri divenne motivo di compiacimento.
Svetonio ci informa che Tiberio (Tib., LXI) ammetteva alla sua mensa un nano, con il compito di giudicarlo nei suoi affari privati e ci ricorda anche come Domiziano, (Dom., IV). tenesse sempre presso di sé un "puerulus" durante gli spettacoli gladiatori.
Lo stesso imperatore inoltre, nei giorni dedicati alle feste dei "Saturnalia" usava far combattere i nani nell'anfiteatro, contrapponendoli tra di loro, contro donne, o in grottesche "venationes".
Raffigurati con esagerato realismo, spesso al limite della parodia, i nani divengono in questo periodo indiscussi protagonisti delle scene nilotiche, come negli affreschi della Casa del Medico di Pompei o nei mosaici, come in quello rinvenuto a Cartagine, poco lontano dalle Terme Antoniniane, in cui compare una teoria di nani danzanti identificati nella accezione degli "Augustiani", così come sono descritti da Svetonio (Ner., XX).
Ricercatissimi soprattutto dalle matrone, che seguendo un costume di provenienza greca ionica li tenevano presso di sé come accompagnatori o come buffoni (Mart. Epigr. XCIII), si giunse persino a crearne di artificiali, chiudendo i bambini in casse speciali (glottoxoma) in modo da renderli disarmonici e poterne accrescere il valore economico. (Sen. Controv. X,4; Longinus, Subl. 44.5).
La tarda età imperiale vede il diffondersi di una sempre maggiore avversione nei confronti dell'impiego di nani domestici, iniziata con l'imperatore Alessandro Severo. Sappiamo tuttavia da Niceforo Callisto che un nano di origine egiziana viveva ancora alla corte di Costantino, in cui godeva di un certo prestigio come musico e cantore.
Nel periodo tardo antico si assiste ad un radicale mutamento degli atteggiamenti sociali nei confronti dei nani: la diffusione del Cristianesimo, infatti, modifica profondamente, in senso religioso, il rapporto con la "diversità". S. Agostino, nel "De Civitate Dei", (Aug. - De Civ. Dei XVI,8), sottolinea come ciò che si allontana dalla somiglianza di Dio rappresenti, comunque, la riconferma di un ordine trascendente esteso ed immutabile, ma si diffonde al tempo stesso, la consapevolezza che il diverso è altra "res", altra manifestazione del concetto di divino che, nell'organizzazione medievale dell'universo, sfugge alla comprensione epistemica.
Così l'"anomalos" si identifica con l'"anomos", il senza legge e, per estensione, con l'individuo privo di valore sociale.
Nel patologico medievale, pertanto, è insita la sofferenza intesa come espiazione di una colpa.
Infatti, sebbene la morale cristiana imponesse per un verso l'assistenza e la carità nei confronti dei più deboli, al tempo stesso considerava la malattia come una forma di punizione dei peccati (5).
Così, tra gli esclusi della società medievale, non stupisce che insieme a musulmani, ebrei, eremiti, prostitute, folli, prigionieri e lebbrosi, vengano citati anche i nani.
E proprio dei nani è il mestiere del giullare, la cui comicità è spesso ricercata nella deformazione fisica: buffoni nani e buffoni gobbi.
La raffigurazione del buffone Turoldo nell'arazzo di Bayeux dell'XI secolo, ne costituisce una chiara testimonianza.
La chiesa cristiana del medioevo classifica tra i mestieri illeciti proprio i giullari, ritenuti, nella loro caratteristica di artisti ambulanti, i principali diffusori della cultura profana.
Considerati "ex lege" e destinati ala giustizia popolare (Tommaso d'Aquino, Summa Theol. 2.2. quaest.168 art. 3), i nani buffoni confusi con i giocolieri, i prestigiatori, i funamboli e i ciarlatani da fiera, cominciano solo dopo il Concilio di Ravenna del 1286, che vietava di ospitare i giullari in casa, a distinguersi tra buffoni di strada e giullari di corte.
Con il Rinascimento i nani tornarono ad essere una delle più sofisticate manifestazioni del lusso delle grandi corti e, poiché ritenuti dotati di viva intelligenza, utilizzati come consiglieri e confidenti.
Celebre, a tale proposito, è la raffigurazione della "Camera Picta", opera del Mantegna in cui la duchessa di Mantova è rappresentata in compagnia della sua nana, o il ritratto di Morgante, un nano vissuto nella Firenze di Cosimo I de' Medici, eseguito dal Bronzino "con quella stravaganza di membra mostruose" (Vasari, Vite, III).
Grande interesse suscitarono i nani anche alla corte si Spagna, come ci attestano anche i numerosi dipinti secenteschi di Velázquez o in Russia, alla corte di Pietro il Grande e, infine presso il re di Polonia, Stanislas Lesczinsky nella metà del XVIII secolo, ultimo periodo in cui furono considerati come una curiosa manifestazione di prestigio sociale.
In Germania la mitologia li ritenne esseri di natura demoniaca, la cui creazione, come attesta la prima canzone eddica (Völuspa 9-10), compare immediatamente dopo quella dei giganti e degli dei, ma precede quella degli uomini.
Costruttori di armi e maestri di saggezza nella leggenda eroica tedesca, riproposta dalle grandi opere del Romanticismo, i nani furono stimati esseri dai poteri sovrannaturali.
Ritenuti in tutte le società, anche in quelle con maggiori capacità inclusive, espressioni viventi dell'inconsueto, seppure talora interpretato come estrema rappresentazione dell'ordine divino, si può pertanto affermare, insieme a Darmon che "riche ou pauvre, noble ou roturier, nain de foire ou nain de cour, toute l'histoire témoigne, depuis l'Antiquité, de l'impossible insertion sociale des nains"  (6).

Note:
1. Il dio nano è attestato altresì come divinità protettrice degli orafi, la cui origine era individuata nella Nubia, regione ricca di giacimenti auriferi. In tal senso si comprende l'attestazione di nani impiegati in oreficeria, come si riscontra anche nell'imponente mastaba di Mereruka, visir e sacerdote del faraone Teti (VI dinastia- 2350-2320 a.C.). L'utilizzo di nani come orefici trovò altresì larga diffusione anche in età successive, per la possibilità, offerta loro dalle minute caratteristiche fisiche, di adoperare nelle varie epoche, con straordinaria abilità, strumenti atti alla modellazione, al cesello, all'intaglio, al bulino, allo sbalzo e alle smaltature.
2. Al culto di questo dio si lega pure l'attestazione di arcaiche confraternite di mitici lavoratori dei metalli, i Dattili, i Telchini e i Cureti spesso rappresentati come "paides", a dimostrare l'utilizzo di nani anche nel lavoro di miniera.
3. Va peraltro riscontrato come il termine "Pygmaeismus", designante una immaginaria "specie" umana, si distingua dal termine "nanismus", pertinente una condizione patologica.
4. Contra Weber Lehmann 1998, pp. 449 ss.
5. Interessante, al riguardo, è il caso di un sepoltura con due defunti di sesso diverso rinvenuti insieme, l'uno disteso sull'altro, nella necropoli di San Mauro a Cividale del Friuli, pertinente al basso Medioevo. Gli scavi, condotti nel 1998 a cura della Soprintendenza Archeologica del Friuli, hanno evidenziato, per l'inumato di sesso maschile, un ipoevolutismo staturale di tipo acondroplasico. Il defunto presenta una inconsueta giacitura primaria in posizione prona, vale a dire con il viso rivolto verso terra. Tale inusitato "rituale", che lascia intravedere un atteggiamento di disprezzo da parte della comunità di riferimento verso lo stesso, proprio in connessione alle diffuse credenze religiose sopra menzionate, appare, a chi scrive, in stretto rapporto alla condizione patologica dell'inumato.
6. Un particolare ringraziamento va dall'Autrice al dott. Alfredo Corrao e al dott. Alessandro Betori, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, per la preziosa collaborazione.

Bibliografia:
AA.VV. - 1975, "Aspects de la marginalité au Moyen Age", (ed. Allard G.H.), Montréal.
Bartsocas C.S. - 1985, "Goiters, Dwarfs, Giants and Hermaphrodites, in Endocrine Genetics and Genetic of Growth", New York.
Becatti G. - 1977, "L'età classica", Firenze.
Buranelli F. - 1987, Scheda sulla parete destra del vano II della Tomba François, in "La Tomba Francois di Vulci", Roma, p. 111.
Cetorelli Schivo G. - 2003, "La via dei metalli" ed. Cetorelli Schivo G., pp. 28 ss.
Cetorelli Schivo G. et alii 2003, "Vivere, ammalarsi e morire nella Cividale del XIV secolo" in Quaderni friulani di Archeologia XIII, 2003, pp. 151-167.
Cetorelli Schivo G. - 2003, "I nani nelle società antiche" in Quaderni friulani di Archeologia XIII,2003, pp.168-172.
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Darmond P. - 1980, s.v. Nains, in "L'Histoire", p. 9.
Dasen V. - 1990, "Dwarfs in Athens in Oxford Journal of Archaelogy", 9, pp. 191-207.
Dasen V.- 1993, "Dwarfs in ancient Egypt and Greece", Oxford.
Le Goff J. - 1977, "Mètiers licites et metiers illicites dans l'Occident médièval", in "Etudes Historiques", Ann. De l'Ecole de Hautes Etudes de Gand , V, pp. 41-57.
Le Goff J. - 1989, "L'uomo medievale", Bari.
Le Goff J. - 1999, "Il meraviglioso e il quotidiano nell'Occidente medievale", Bari 1999.
Lejueune R. - 1966, "Turold dans le Tapisserie de Bayeux", in "Melanges offerts à René Crozzet", I, Poitiers, pp. 419-423.
Lestocquoy J. - 1951, "Inhonesta mercimonia" in "Mélanges Louis Halpen", pp. 411-415.
Macrithie D. -1902, "Zwerge in Geschichte und Uberlieferung", in "Globus" , p. 7. Martinelli B., Campailla E. - 1979, "Il nano nella pittura", Trieste.
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Tieste Conrat E. - 1957, "Dwarfs and Jesters" in "Art", London.
Weber Lehmann C. - 1988, Die Auspizien des Vel Saties: ein Kinderspiel. Etruskische Selbdastellung in Spennungsfeld zwischen römischen Politik und griechischen Lebenswelten, in Procedings of the XV° International Congress of Classical Archaeology (Amsterdam , Julii, 12-17, 1988) Amsterdam, pp. 449-453.

Gabriella Cetorelli Schivo è archeologo direttore presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Ufficio del Segretario Generale - Area II BCP - Servizio Tecnico - Via di San Michele 22 - Roma).
Specializzata in archeologia medievale ha curato pubblicazioni sulla pedagogia del patrimonio, sulla didattica museale, su aspetti di vita romana antica, su scavi e restauri condotti nella Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio, presso cui è stata per anni funzionario archeologo responsabile del servizio delle esposizioni, del settore comunicazione ed eventi e dei servizi educativi, come pure responsabile della tutela del territorio.


									

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