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DAL CODICE DA VINCI AL CODICE GIORGIONE

di Marcuzio Isauro (Prima Parte)
per Edicolaweb

 

[La Tempesta - 42K .jpg] [Prima versione dei Pastori d’Arcadia - 45K .jpg] [Il diavolo Asmodeo - 42K .jpg]
 

Anche il pittore di Castelfranco avrebbe nascosto nel suo famoso quadro "La Tempesta" il segreto eretico della Maddalena, ambientandolo nella città di Treviso.

L’uscita dell’attesissimo film tratto dal romanzo di Dan Brown ci propone la rilettura di opere d’arte pittorica secondo chiavi interpretative che ci possono svelare messaggi cifrati nascosti nelle tele. Nella pellicola appare enigmaticamente come cammeo l’autoritratto del Giorgione, mentre i due protagonisti stanno per raggiungere la cripta della chiesa scozzese di Rosslyn che conserva i documenti segreti dei Gran Maestri del Priorato di Sion.
Questa sembra essere una licenza del regista non riportata nel libro di Dan Brown: sta di fatto che l’illustre trevigiano, autore di "La Tempesta", compare brevemente nel film più osannato e criticato dell’anno. Chi è quella misteriosa donna che accudendo e allattando amorevolmente il suo pargolo lancia un’occhiata di sfida all’ignaro visitatore delle gallerie dell’Accademia di Venezia?
Perché seduta in modo assai scomodo, si tocca con la mano sinistra il ginocchio destro evidenziandolo ulteriormente con il dito indice?
In latino, lingua ancora usata dai dotti del cinquecento, ginocchio destro si traduce con "dextrum genu" ("genus" secondo Cicerone) che parimenti, secondo abile gioco di parole, può significare anche "giusta nobile stirpe" o meglio "vera discendenza".

L’ipotesi qui formulata è che Giorgione volesse indicare nel suo più enigmatico dipinto il pensiero eretico concernente la discendenza di un figlio di Cristo attraverso la Maddalena, sua sposa.
Leonardo da Vinci può aver influito sulla crescita artistica e culturale del giovane pittore veneto durante il suo soggiorno veneziano del 1500; entrambi gli artisti sarebbero stati altresì influenzati dall’esoterico testo "Hypnoerotomachia Poliphili" pubblicato a Venezia nel 1499.
Leonardo, presunto Gran Maestro del Priorato di Sion dell’epoca, giunse nella città lagunare per non meglio precisati motivi di lavoro ma anche per incontrare autorevoli personaggi della cultura locale.
Nel quadro "La Tempesta" la Maddalena potrebbe essere identificata per via dei suoi abiti succinti, per i suoi capelli rossicci ma anche dall’attributo simbolico della torre, che si erge alle sue spalle.
Per completare l’opera di ermetismo iconografico Giorgione avrebbe anche raffigurato se stesso come giovane re pastore, ben conscio del segreto iniziatico, mentre avanza con il proprio ginocchio destro. Il personaggio, inoltre, è vestito di bianco e di rosso, i colori dei Templari ribaditi ulteriormente dalle croci rosse su sfondo bianco dei pantaloni alla zuava.

"La Tempesta" sembra essere ambientata in un preciso punto di Treviso, visto da uno dei suoi scorci più suggestivi, dove ancor oggi si può osservare il fiume Cagnan attraversare placidamente la città. Più precisamente è possibile identificare il ponte di legno con l’attuale ponte S. Agata e alla sua destra si può osservare, sebbene leggermente modificata, la medioevale casa Zanon, che per un lungo periodo fu il fortilizio del Capitano della città durante il dominio dei Carraresi.
Come è evidente nel quadro, tuttora nella realtà, è possibile individuare sulla facciata di tale edificio lo stemma dei Da Carrara e il piccolo squero fatto ad arco verso l’acqua. Passando oltre il ponte si giungerebbe nell’attuale via Carlo Alberto con il vicino insediamento dei Templari e dei Cavalieri di Malta di S. Giovanni del Tempio, attuale S. Gaetano. Coincidenza vuole che proseguendo oltre, verso il centro della città, è possibile raggiungere rapidamente la chiesa di S. Maria Maddalena collocabile al di sotto della folgore che sta squarciando le nubi nel misterioso dipinto. In lontananza è poi possibile osservare le signorili case dell’attuale zona della Pescheria superate in altezza dall’imponente campanile della chiesa di S. Francesco.

Il quadro del Giorgione può aver influenzato la vena pittorica di altri artisti che hanno velatamente raffigurato nelle loro opere queste tesi ermetiche.
Innegabile è l’influenza che "La Tempesta" esercitò sul Poussin nell’esecuzione dei due quadri sul tema dei Pastori d’Arcadia, dipinti in seguito al soggiorno veneziano del pittore francese nel 1624.
Poussin è chiamato in causa nel mistero dell’abate Sauniere, che ha poi dato il nome al principale personaggio del Codice Da Vinci, perché questi suoi quadri conservano enigmatiche cifrature riguardo la Nobile Stirpe.
Come non notare le analogie tra la donna che allatta ne "La Tempesta" e la donna vestita di bianco nella prima versione dei "Pastori d’Arcadia": ambedue presentano il seno destro scoperto e indicano il ginocchio destro!
Come non notare la similitudine tra l’uomo con il bastone di "La Tempesta" e i pastori presenti nelle tele del Poussin, intenti nel perseguire la decifrazione del motto ermetico "Et in Arcadia Ego".
Ma il motivo iconografico più sbalorditivo incontrato nel tentativo di accostare Giorgione al mistero di Berenger Sauniere, è dato dall’identica postura tenuta dalla Maddalena di "La Tempesta" e dal diavolo Asmodeo, posto all’ingresso della chiesa di Rennes le Chateau in Francia. Anche il demone mette chiaramente in evidenza il proprio ginocchio destro segnandolo con la mano sinistra!
Sauniere fece scolpire questa statua, insieme a molte altre bizzarre opere, seguendo delle precise indicazioni dottrinali e avendo ben in mente l’insegnamento dei grandi maestri quali Leonardo, Giorgione e Poussin.

fine Prima Parte
vedi: Seconda Parte



									

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