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VIAGGIO IN TURCHIA
di Valentino Rocchi per Edicolaweb
Ho avuto occasione di visitare due volte la Turchia, viaggiando in auto da nord a sud percorrendo la costa Egea.

Nell'agosto 1997, con un amico, ho visto diversi siti archeologici nel nord (Istanbul), a est (Troia, Pergama, Efeso e Pamukkale), e nel 1998, nel sud (Myra) e al centro (Cappadocia).
Quello che più mi ha colpito in questi luoghi è l’impressionate accostamento con la civiltà Egizia che, secondo la storia, dovrebbe essere appena più antica di queste popolazioni che eressero tali siti. Ci sono molte analogie anche con la cultura greca e con le strutture della valle dei Templi, in Sicilia, addirittura impressionanti soprattutto in riferimento ai Templi ed ai siti con colonnati e mura collegate a costruzioni templari.
Ma andiamo con ordine: il primo sito che ho visto è stata la Chiesa di Santa Sofia ad Istanbul. A prima vista sembra una chiesa (musulmana) come tante, solamente un po’ più grande, con i minareti molto alti e ben decorati.
Da un esame più approfondito dei colonnati, sia esterni ma soprattutto interni, oltre alla pavimentazione, si nota una precisione molto elevata dei tagli e della forma, come se nella progettazione e nella successiva costruzione ci fosse stato l’intervento di precise misurazioni e l’ausilio di tecniche costruttive di un certo rilievo.
Ufficialmente il sito sarebbe stato costruito dai Romani intorno all’anno 500 d.C. e successivamente ricostruito e trasformato in minareto dai Bizantini, ma secondo alcuni storici sarebbe antecedente addirittura di millenni, almeno il sito originale su cui poggia la chiesa. Essa è stata distrutta e ricostruita qualche secolo fa, soprattutto nella cupola e nella parte superiore dove si notano ancora evidenti segni di restauro. Alcuni colonnati sono davvero impressionanti per la massa e la precisione della circonferenza; la pavimentazione è molto precisa per quanto riguarda l’incastro delle lastre del basamento con tagli lineari e netti.
L’altezza della cupola è considerevole, e supera di gran lunga quella del duomo di Milano e delle cattedrali gotiche europee.
Il sito è collegato ad una piazza abbastanza estesa che ha di fianco una cavità sotterranea, denominata "cisterna".
I turchi fanno pagare l’ingresso al sito come se fosse un museo (anche per entrare a Santa Sofia si paga), e la prima impressione che si ha quando si "scende" è quella di essere in una specie di parcheggio sotterraneo ma dalle dimensioni molto più vaste, al punto che potrebbe starci comodamente un intero centro commerciale. Lo scopo di questa struttura era, e lo è ancora, il deposito di acqua proveniente dal sottosuolo ed utilizzato per la città di Istanbul. Anche qui come nella chiesa a fianco, si notano mura e colonnati di una massa e di una precisione nella realizzazione impressionanti e l’accostamento con le strutture egiziane nei Templi di Giza e Luxor è notevole.
Alcuni colonnati hanno circonferenze che superano i 2 metri di diametro, con altezze di oltre 7 metri e con forme stranamente bombate molto simili tra loro, come se fossero stati lavorati con tecniche particolari. Anche i muri appaiono molto levigati e senza imperfezioni, a parte quelle causate da usura ed asportazioni parziali. Da considerare poi che l’intera struttura è stata ricavata completamente nella roccia, per cui le pareti appaiono tutte in granito o roccia levigata, poi parzialmente rivestita o verniciata di recente con opere di restauro.

Lasciato Istanbul siamo partiti alla volta della costa Egea, ad est della penisola Anatolica passando a sud del Bosforo.
La prima località di una certa rilevanza è stata Troia, nota per la storia del cavallo che tutti abbiamo studiato a scuola. In effetti è stato costruito per i turisti un cavallo enorme in legno alto circa 7/8 metri, con tanto di scala e stanza interna.
Ma veniamo al sito: anche qui come a Santa Sofia, l’impressione è che più "mani" abbiano contribuito alla sua costruzione in diverse epoche e si può considerare l’ipotesi di un’origine "molto antica", se davvero diverse civiltà hanno avuto modo di costruire e ricostruire tale sito.
Questa nostra impressione risulta evidente da diverse considerazioni: sono presenti diversi tipi di materiali, differenti per struttura e per grado di erosione, quindi non contemporanei e si notano strutture "interne" a quella principale, molto grandi ed estese.
Considerazione che ci ha lasciati sconcertati, è che i colonnati più pesanti in granito o basalto, oltre ai capitelli dei Templi (che ora sono solamente ruderi a terra), sono presumibilmente i più antichi. Tra questi abbiamo trovato strutture monolitiche molto pesanti, presumibilmente strutture portanti o capitelli, ma che comunque risultano più vecchie delle strutture più leggere ma più erose, trovate a lato.
Interessante è notare che di quasi tutti questi siti non si conoscono ancora le vere origini, ed esistono teorie talvolta molto divergenti sia sulle datazioni che sui reali esecutori delle strutture.
Qui a Troia abbiamo notato sui capitelli e su alcune parti di quello che ormai è rimasto dei Templi (cioè ben poco) cavità, fori e tagli estremamente precisi che richiamano vagamente fontane o argomenti di decoro in bassorilievo. Abbiamo poi rilevato un particolare curioso riguardo il tipo di incastro tra i capitelli: sono presenti delle specie di "bottoni semisferici" (maschi) che si incastrano in corrispondenti cavità semisferiche (femmine), come per garantire l’incastro e la tenuta dei blocchi. Probabilmente il sistema era relativo alla pavimentazione o al tetto dei Templi o delle piazze, e se così fosse si trattava di un sistema veramente ingegnoso che garantiva la massima stabilità e la coesione delle strutture. Va notato che è difficile immaginare un lavoro manuale per tagli ed asportazioni così precise su materiali granitici o comunque su roccia estremamente dura.
Le funzioni di questi siti sarebbero state quelle di creare un avamposto difensivo per le popolazioni residenti, ma questa a nostro avviso è una teoria tutta da dimostrare, essendo la conformazione sia del sito che del territorio di natura strettamente abitativa.

Piu a Sud si trova il sito di Pergama, rigogliosa città fino ai tempi dell’impero bizantino.
Tutto il sito si sviluppa attorno ad una rocca posta su una collina alta circa 300-400 metri. Stupendo è il Tempio, in cima alla collina all’interno della rocca ed in generale tutta la struttura (di cui ancora non è certa l’origine).
Anche qui stupisce la geometria del Tempio (che al contrario di Troia è ancora ben conservato) e soprattutto del muraglione che si erge sul lato del piccolo lago visibile a valle, che sembra quasi una propaggine artificiale di quel lato della collina. Una serie di massi di diversi metri, tutti simmetrici, incastrati uno sull’altro su di un lato della collina con tale maestria da non trovare uguali in alcuna costruzione eretta successivamente dai Bizantini o dagli Ottomani.
Ancora una volta si evidenzia la stessa similitudine già notata a Troia: la parte più antica è quella più possente, più precisa e perfetta. I resti delle adiacenti costruzioni erette prima dai Romani, poi dai Bizantini ed infine dai Turchi-Ottomani impallidiscono al confronto.
Sul sito, nella parte alta della città, è molto evidente la tecnica costruttiva delle mura esterne, che ricordano molto da vicino i siti centroamericani Atzechi, con una lunga scalinata con gradini ad arco, molto bella, e quello che rimane della cinta esterna, un muraglione composto da blocchi autoincastrati molto precisi e con strati a "sbalzo", con la sporgenza esterna maggiore verso la base.
In questo sito si cominciano a trovare con maggiore frequenza, delle specie di camere sepolcrali che ricordano nicchie ed anche grandi sarcofaghi, ma questi li vedremo con maggior dettaglio nel sito di Pamukkale, nell’Anatolia centro occidentale, dove sono molto frequenti sarcofaghi e nicchie, oltre a mura e muretti con strane lavorazioni ed incisioni.
Osservando bene quello che rimane di capitelli e colonnati, qui come a Troia e negli altri siti, si notano strane lavorazioni su di essi, come ornamenti ed orletti in stile Greco-Romano, eseguiti sicuramente a mano con scalpelli e tecniche rudimentali. Queste raffigurazioni, che sono veri e propri rilievi, a mio avviso sembrano decorazioni eseguite in un secondo tempo su quello che era rimasto delle strutture; non si spiegherebbe infatti il perché di simili decorazioni su superfici piane, e molto spesso interrotte senza uno scopo oppure eseguiti con molte imperfezioni, senza che nulla abbiano a che vedere con la struttura stessa.

Un altro sito di notevole rilevanza - e qui mi vorrei soffermare in relazione con le strane decorazioni notate a Pergama che qui sono estremamente numerose - è quello di Efeso, splendida località sulla costa egea a sud di Smirne. Il sito è veramente molto esteso e purtroppo non rimane quasi più nulla di quella che prima era una vera e propria città di roccia e marmo, che sicuramente doveva essere meravigliosa.
La cosa che più ci ha impressionati è stato uno dei muri che delimitano una delle strade interne. Richiama in maniera impressionante alcune strutture analoghe esistenti in America Latina, tipo quelle di Cuzco in Equador ed altri siti in Bolivia e Perù. Si notano anche qui blocchi enormi autoincastrati con precisione millimetrica e tagli estremamente lineari.
Stupendo è l’anfiteatro Greco-Romano (almeno così la storia ufficiale lo considera). In quasi tutti i siti analoghi qui in Turchia sono presenti gli anfiteatri a semicerchio formati da ampie scalinate a sbalzo. Alcuni sono discretamente conservati come questo di Efeso, altrove sono veri e propri ruderi, ed a malapena si intravedono i resti delle strutture esterne. È molto marcata la somiglianza con gli anfiteatri Greci e della Valle dei Templi in Sicilia.

Proseguendo il viaggio verso il centro dell’Anatolia da ovest ad est, ci dirigiamo a Pamukkale, noto centro termale della Turchia vicino a Denizli.
Qui lo spettacolo è davvero impressionante: un sito davvero enorme, estremamente ricco di colonnati e nicchie in pietra, oltre a sarcofagi, resti di mura e di Templi. Per visitarlo tutto è necessaria una giornata e, così ad occhio, le sue dimensioni sono all’incirca quelle di una ventina di campi da calcio, circa il doppio rispetto al sito di Efeso. Qui un tempo c’era una fertile pianura che si estendeva lungo una valle che ora è estremamente arida e semidesertica, come quasi tutta l’Anatolia centrale.
Il visitatore si trova subito circondato da immense rovine, alcune delle quali, come già visto a Pergama ed Efeso, lasciano davvero pensare a come sia stato possibile costruire simili opere a mano, come nel caso di un muro formato da blocchi enormi ed autoincastrati in maniera perfetta. Ci sono poi numerosissimi sarcofagi il cui scopo, a mio avviso, non era quello di contenere le salme dei defunti, (altrimenti non si spiegherebbe il fatto che siano diffusi ovunque e si potevano facilmente scoperchiare) ma bensì di inserire le persone malate, come se fosse una specie di contenitore energetico in grado, attraverso la pietra, di fornire energia all’individuo che si trovava all’interno. È molto marcata la somiglianza con i sarcofagi visti in Egitto, e non è escluso un nesso tra loro, almeno a livello di questa funzione energetica. In effetti il sito è ancora adesso un centro termale.
Il primo viaggio finisce qui.
Sono tornato in Turchia nell'agosto 1998, arrivando sulla costa sud, esattamente nella zona di Antalya, per poi risalire a nord, in auto, attraverso l’Anatolia centrale e la Cappadocia, con destinazione Istanbul.
Abbiamo avuto occasione di visitare il sito di Myra, antica roccaforte di un popolo che visse in Turchia circa venti secoli fa.
A Myra si notano case costruite interamente nella roccia con precisione dei tagli veramente impressionanti.
Sinceramente anche qui, non riesco a concepire come possano essere riusciti a scolpire in una parete che è puro granito, delle cavità così nette e profonde senza l'uso di tecnologie. È inconcepibile come sia possibile con tecniche rudimentali compiere opere simili. Sappiamo benissimo che la roccia molto dura è scalfibile solo con tecnologie, almeno se si vogliono ricavare dei tagli estremamente precisi e lineari.
È quanto meno strano che popoli semiprimitivi e che comunque vivevano in condizioni precarie si mettessero a scolpire con scalpelli, (è tuttora da dimostrare che conoscessero il metallo) delle pareti di una consistenza notevole al pari dei marmi più duri.
Anche l'accesso a queste abitazioni era quanto meno difficile, perché in alcuni casi si trovavano a diversi metri d'altezza con pareti a strapiombo e perfettamente verticali. Alcune stanze andavano in profondità e poi proseguivano per diversi metri, continuando a mantenere la linearità dei tagli sulle pareti e sulla volta.
Lo scopo di queste abitazioni era sicuramente abitativo, ma non è escluso che le stesse abbiano anche avuto funzioni di culto.
L'analogia con la città di Petra in Giordania è impressionante e molte strutture analoghe si trovano anche in Cappadocia nell'Anatolia centrale; alcune di queste cavità sono state utilizzate come chiese o rifugi dai cattolici Turchi che fuggivano dalle persecuzioni dei musulmani, perpetuate nei secoli scorsi.
Nell'area medio orientale sono presenti molti siti analoghi a questi, ad esempio ad Abu Simbel in Egitto, esistono statue e raffigurazioni sagomate direttamente nelle pareti di montagne.
Probabilmente era uso comune scolpire direttamente nella roccia statue e cavità che avessero la funzione di case o Templi. Nel caso specifico della Turchia, queste cavità avevano la funzione di case, ma se notiamo alcuni particolari, ad esempio delle curiose decorazioni attorno all'ingresso, si ritrova un collegamento con i siti presenti nell'area del mare Egeo, tipo Efeso e Pergama, con ricerca stilizzata che ricorda appunto la civiltà Greca e Bizantina.
Un tipico caso di Tempio scavato nella roccia lo si ritrova a Luxor in Egitto, dove sono presenti alcuni colonnati ricavati in maniera incredibilmente perfetta all'interno di una parete, nella valle delle Regine.

Tornando alla Turchia, dopo aver lasciato Myra, ci siamo diretti all'interno verso la Cappadocia dove abbiamo trovato molti siti simili a quelli visti in precedenza.
Ci sono quattro o cinque paesi dove le costruzioni scavate nella roccia sono veramente tante, ed in esse sono presenti molte finestre ed aperture con la funzione di mantenere ben aerato l'ambiente. Queste costruzioni sono fresche d'estate e calde d'inverno, per cui sono ottime come strutture abitative. I Turchi non sono ricchissimi, per cui si accontentano ben volentieri di abitare in case del genere soprattutto se questo può fruttare un ritorno economico dato dal turismo, che in Cappadocia certo non manca.
Abbiamo visitato una antica Chiesa scavata interamente in una parete di montagna, che è stata utilizzata come rifugio dai cristiani per sfuggire ai musulmani; molto spesso questi nascondigli naturali erano inaccessibili ed introvabili e risultavano estremamente adatti.
Una cosa che mi ha lasciato perplesso è il fatto che queste abitazioni sembrano concepite per ospitare individui non molto alti, ed in molti casi occorre accedere chinando il capo. Sembra perlomeno strano che potessero abitarci individui alti circa 160 centimetri.
In molti casi invece, le altezze dei siti sono normali o considerevoli, ed in genere sono abitati tuttora. Ho come avuto l'impressione che gli abitanti fossero nani oppure una razza molto bassa di statura e questo vale anche per le strutture visitate a Myra.
Finisce qui la nostra esperienza in Turchia.
Rimane molto da vedere qui, soprattutto in Anatolia orientale, nelle vicinanze del lago di Van (Erevan), quasi al confine con la Siria. Ci sono molti siti interessanti, di cui uno in particolare che presenta delle sfingi del tipo Egizio, ed alcune teste raffiguranti alcuni Dei, come Zeus. Queste strutture sono gigantesche e situate su di un altipiano a circa 2000 metri di altezza. Anche qui, come in Bolivia ed in Perù, non si capisce il perché di questi siti quasi inaccessibili. Sempre in quella zona sono presenti diversi Templi e siti molto simili a quelli di Efeso e Pergama e di conseguenza il collegamento è inevitabile.
Spostandoci più ad est, in Siria ed Iran, troviamo anche qui le stesse strutture con particolari più o meno simili. Questo conferma alcune teorie che sostengono esistesse una civiltà comune migliaia di anni fa, precedente ai Greci e forse addirittura agli Egizi, quella di Sumer.
Sarà la ricerca archeologica avanzata attraverso la datazione dei reperti, a dare le risposte ai moltissimi interrogativi.

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