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GLI UFO A PALERMO

di Marcello Messina
per Edicolaweb

 

Avvistamenti storici nel capoluogo siciliano.

Il 24 giugno 1947 Kenneth Arnold, uomo d’affari statunitense, mentre sorvolava Washington a bordo del proprio aereo privato, osservò volare in formazione nove oggetti a forma di disco, che descrisse con pittoresca denominazione - entrata poi nell’inglese comune - "Flying Saucers" ovvero "Sottobicchieri Volanti".
L’avvistamento ufologico di Kenneth Arnold è per convenzione ritenuto il primo, ma è opinione comune degli esperti che simili fenomeni aerei furono osservati sin dalle epoche più remote, quando furono interpretati come presagi, segni divini, armi nemiche o altro.
La "clipeologia" è la disciplina che si occupa di individuare, studiare ed archiviare attraverso le fonti più diverse (testi sacri, cronache, diari, stampa, rappresentazioni grafiche, ecc.) presunti avvistamenti segnalati in qualunque epoca o paese.
Numerose tradizioni di popoli, lontani geograficamente e culturalmente, narrano di divinità giunte dallo spazio a bordo di "navi di fuoco". Nel Ramayana, testo sacro indiano, si fa riferimento ai "Vimana", macchine volanti usate dagli dei in spettacolari battaglie celesti. Il profeta Ezechiele nella Bibbia affermò di aver visto un "Carro Volante" luminosissimo simile alle moderne descrizioni di Dischi Volanti. Plinio il Vecchio e altri scrittori latini riferiscono di "Clipeus Ardens" (da cui "clipeologia"), scudi infiammati che percorrevano il cielo.

In epoca meno remota gli avvistamenti menzionati dalle fonti sono in numero di gran lunga maggiore e non basterebbero poche pagine solo per segnalare i più noti. Il più emblematico fra questi si verificò in un paese francese nell’anno 814, quando un uomo ed una donna dichiararono di essere stati rapiti da esseri celesti. I contadini intimoriti decisero di metterli al rogo, ma i due furono salvati dall’intervento dell’arcivescovo Agobardo di Lione, il quale sostenne che, non potendo scendere alcuna persona dal cielo, il fatto non era potuto avvenire.

A Palermo cronisti abituali ed occasionali per varie ragioni tramandano di fenomeni aerei non ricondotti a qualcosa di convenzionale da parte dei relativi testimoni. La più antica testimonianza individuata risale al 1598 ed è riferita da un anonimo notaio scrittore che descrisse il particolare avvenimento in uno dei registri degli Atti del Senato - conservati oggi presso l’Archivio Storico Comunale - dove l’improvvisato cronista aveva l’incarico di trascrivere le deliberazioni dell’antico collegio comunale:

"Jhesus Mariae filius. Nota come a li X di marzo XI indizione 1598, a circa hora di la Ave Maria, apparse in questa città di Palermo currire per l’aria un fulguro di foco, il quale fu spaventosissimo et dopo di havere sparso, lassao per undi passao una arsura seu un fumo bianco et l’aria si vedeva in parte infocata et questo fu non solo in questa città, ma per tutto il regno." (1)
Il canonico Antonino Mongitore, erudito e autore di numerose opere di carattere storico, sacro, giuridico, economico e biografico, fa riferimento a ben cinque fenomeni celesti nei propri "Diari", opera di inestimabile interesse culturale custodita dalla Biblioteca Comunale di Palermo, che compilò con infaticabile zelo dal 1680, appena diciassettenne, sino alla morte avvenuta nel 1743. I fenomeni segnalati si manifestarono tra il 1726 e 1737 e presentano affinità con altri: il "globo infuocato" del 1728 sembra simile al ricordato "fulguro di foco" del 1598 e "l’improvviso lume" del 1731 è affine alla luce osservata nel 1716 dall’astronomo inglese Edmund Halley.

"A 19 ottobre 1726. Verso le tre ore della notte apparvero più volte alcune impressioni infuocate, che apportarono gran timore a quanti l’osservarono."

"A 22 maggio 1727. Circa le ore 16 furono veduti alcuni fenomeni del sole, e fra gli altri un circolo, che poi si convertì a forma di trave."

"A 5 luglio 1728. Ad ore due della notte apparve nell’aria dalla parte di Greco una grande esalazione ignea in figura d’un globo infuocato che, aprendosi in largo striscio verso la terra, mandò una straordinaria luce color sulfureo dalla parte di Ponente; onde apparve ad un tratto, che si fosse fatto giorno chiaro. Ma svanì subito, restando l’aria oscurissima, con vedersi molti lampi, seguiti da grossa ma breve pioggia. Molti del volgo, spaventati da quella insolita luce, usciron dalle case, dubitando di vicino terremoto, e implorarono la divina misericordia e il patrocinio della santissima Vergine e s. Rosalia; e non pochi corsero alle chiese per confessarsi."

"A 23 maggio 1731. A ore 3 in circa si vide nel cielo palermitano, mentre era oscuro, un improvviso lume, come fosse giorno e all’istante svanì, restando l’oscurità di prima."

"A 16 dicembre 1737. Ad ore 4 di notte apparve un fenomeno spaventevole nell’aria di Palermo; e fu, che si vide tutta infuocata da quella parte, che sovrasta al golfo presso monte Pellegrino, sino al capo di Zafarana: e soprastava alla metà della città; e dopo due ore si dileguò in mare. Quanti lo videro si spaventarono e in particolare nel quartero del Capounati Quan, che usciron dalle case e si portavano a’ piani aperti, temendo di qualche terremoto. Molti accorsero al piano del Regio Palazzo. Nella chiesa de’ Santi Cosmo e Damiano i padri del convento esposero il Santissimo. Non pochi accorsero ad altre chiese, come alla chiesa di Montesanto."

I misteriosi avvenimenti sinora segnalati sono soltanto di natura luminosa e potrebbero per questa ragione apparire perfettamente spiegabili come errori di valutazione, perturbazioni atmosferiche o in altro modo, mentre proporre un’interpretazione razionale di un fenomeno dotato anche di un’evidente consistenza fisica, quale è quello di cui appresso, è certamente ben più difficile.
Il fatto si verificò durante i lavori di rifacimento della chiesa dell’Annunziata alla Zisa, un tempo annessa ad un convento francescano e oggi sede della Parrocchia di S. Stefano Protomartire, e fu ritenuto un evento miracoloso, che i frati attribuirono all’intercessione del venerabile Vincenzo Ferreri, loro defunto confratello.
La testimonianza dell’avvistamento, riportato anche da A. Mongitore nel narrare la storia della chiesa (2), s’individua fra gli atti - conservati presso l’Archivio Storico Diocesano di Palermo - dell’interrotto e mai ripreso processo di beatificazione di V. Ferreri ed è riferito da un testimone oculare, fra’ Ambrogio Piaggia, già priore del convento.
Il testo, redatto rapidamente dal notaio scrittore incaricato di registrare le testimonianze, presenta una forma poco accurata e un’alternanza nelle persone delle forme verbali riferite allo voce narrante:

"Havendo spedito di fabricare la chiesa li volse fare il dammuso (volta), et havendo fatto la furma di menza chiesa incominciando a mettere li testetti, venne un tempo così grande che incominciò a dilluiare di sorte tale che mi pareva non solo a me ma a tutti che mi dovesse far cadere tutta la fabrica la quale havea fatta. Ricorse a pregare al Servo di Dio (Vincenzo Ferreri) con fede con le frate e subito per l’agiuto che hebbe del Servo di Dio pareva che per tutto havesse dilluviato e solo sopra la nostra chiesa non gli cascava una stizza d’acqua, li mastri e muraturi tutti piangivano d’allegrezza per il miraculo del Servo di Dio e si spedì di coprire detta metà di dammuso senza cascari una stizza d’acqua. Sopra l’otto giorni successo il medesimo caso, che volendo coprire il resto del dammuso venne una pioggia più grande della prima, ricorse al detto Servo di Dio come al solito con fede grande; in quel medesimo punto vidde che dalla montagna di Montepellegrino uscì una stella essendo giorno e si pose sopra la nostra chiesa, cessando di cascare una stizza d’acqua sopra la nostra chiesa, nè meno dove si stava impastando la calce. Li mastri e manuali tutti d’allegrezza piangevano, videndo questo miraculo e che per tutto vi era il dilluvio e solo dove si stava fabricando, non cascava una guccia d’acqua, e durò sempre per insino che si spedì di coprire detta chiesa." (3)

Il teste affermò, pertanto, di aver visto insieme a molte altre persone un corpo luminoso sollevarsi da Monte Pellegrino e soffermarsi sopra la chiesa in costruzione. Tale oggetto volante aveva una propria consistenza fisica e impedì, come un gigantesco ombrello, che la pioggia potesse bagnare l’edificio, lungo circa 40 metri, e la vicina fossa della calce e si soffermò tanto a lungo, da consentire agli operai di concludere la costruzione della volta.
Il testo non riporta, purtroppo, la data dell’avvistamento, ma dalle informazioni tratte dal documento si può determinare indirettamente che si verificò dopo la morte di V. Ferreri, avvenuta nel 1662, ed anteriormente alla testimonianza di A. Piaggia del 1674.
Questo documento conclude il nostro lungo percorso attraverso tre secoli di testimonianze alla ricerca di probabili avvistamenti U.F.O. nel cielo palermitano ed aggiunge nuove voci ad un argomento che da oltre 50 anni pone in contrasto ufologi e scettici.

Gli U.F.O. sono allucinazioni, errori di valutazione, macchine del tempo venute dal futuro, buchi neri, minigalassie di forma lenticolare a spasso per l’universo o, come avrebbe ipotizzato il teologo Mons. Corrado Balducci, esseri posti in un regno intermedio tra natura umana e angelica?
Secondo l’ipotesi più diffusa sarebbero apparecchi mossi da un’energia sconosciuta, che forme di vita intelligente provenienti da altri pianeti userebbero per osservare la terra e i suoi abitanti.
Speriamo, se così fosse, che questi viaggiatori siderali, tanto evoluti tecnologicamente, siano molto più saggi ed equilibrati dei terrestri, poiché, altrimenti, dovremmo temere che un bel giorno possano discendere dal cielo con la legittima pretesa di esportare evoluti modelli politici "marziani" per amministrare con giustizia e saggezza le risorse del nostro pianeta...

Note:
1. G. Mazzola, "Cronisti... ante litteram" in "Il Pitrè", Settembre-Dicembre 2000, pp.38-39
2. A. Mongitore, "Chiese e case dei regolari" B.C.Pa, segni Qq E 5 f. 602v.
3. A.S.D.Pa, Busta 1592, f. 250 v.

L'articolo è comparso sul periodico Scirocco del settembre-ottobre 2004 alle pag. 11-14


									

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