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LE MEMORIE DELLA TERRA

di Paolo Bergamo
per Edicolaweb

 

[Ciotola di pietra - 33K .jpg] [Nave dei morti - 26K .jpg]
 

La Terra conserva un database biomorfico sotto forma di miliardi di immagini impresse nella Pietra. Le immagini sono interposte e sovrapposte così da essere difficilmente percepite dal sistema visivo perché formano una superficie compatta e neutra.

Scientificamente, questo fenomeno va inquadrato nella Geometria Frattale e può essere descritto come: Zoomorfologia Frattale Naturale della Pietra.
Questa lunga definizione è stata da me ridotta al termine: "Torya", estraendolo da due parole che si usavano nell'antica Grecia per denominare le pietre di confine.
Nell'antica Grecia le proprietà erano demarcate dagli "oria" e il termine "to orion" indicava la linea di confine, sia privato che pubblico. La demarcazione diveniva "internazionale" se il terreno confinava con il limite della polis. I segni di confine erano pietre appena squadrate completamente anonime, sacralizzate da formule di giuramento e poste sotto la tutela del dio Zeus Horios od Apollon Horios. Demostene racconta che un altare in onore a Horios segnava il confine con il Chersoneso. Anche Platone scrisse della prassi riguardo i segni di confine.
In tutto il mondo Antico venivano usate le pietre di confine alle quali, molto spesso, veniva accreditato anche il senso di confine fra il mondo terreno e quello celeste.
La scoperta della Zoomorfologia Frattale della Pietra da un lato ci unisce a tutti gli abitanti del Cosmo ma, da un altro lato, ci insegna che la nostra Civiltà è molto giovane e infinitamente meno evoluta di tutte le altre.
Il termine Torya rende quindi molto bene il senso di confine che esiste fra Noi e gli Altri. Un limite che ci viene chiarito dalla Terra stessa per mezzo della Pietra.

UNA RICERCA SUL COMPORTAMENTO UMANO
La mia storia è lunga e complessa ma, da decenni, svolgo attività di ricerca ontologica: "cercare l’origine della Cosa e la sua struttura".
I miei studi miravano a conoscere e a spiegare il carattere umano, al fine di redigere una Teoria che fosse di aiuto a chiunque per conoscere (al meglio) i propri limiti e le proprie facoltà da sfruttare.
L’impresa è stata di una portata immensa per il semplice motivo che, come ricercatore, non mi sono mai accontentato di risultati parziali. Ho così dovuto impegnarmi nelle più disparate discipline scientifiche come: antropologia, geologia, chimica, fisica, genetica, ecc., e anche di arte preistorica.
L’indagine così profonda si è resa necessaria per essere in grado di trovare, fra molti particolari ed aventi, delle relazioni logiche, dinamiche e concatenanti. Alla fine - anche se non c’è mai una fine - ho avuto in mano la mia Teoria dei Tipi Umani ma, dal 1999, gli studi mi hanno letteralmente trascinato ad altre mete.
Nel tardo giugno del 1999, stavo esaminando delle foto di un graffito di un toro di circa 13.000 anni, quando, ad un tratto, ho notato che, al suo interno, vi erano molte immagini più piccole di teste e di corpi umani e animali.
Ovviamente mi dissi che non era possibile ma, la regola ontologica, induce a non partire da preconcetti e invita a non scartare nulla.
Lasciai trascorrere alcuni giorni, poi portai l’immagine al computer e cominciai un esame più approfondito.
Continuando l’esame dell’immagine emergevano sempre più soggetti antropomorfi e zoomorfi.
Il termine esatto è proprio "emergere del soggetto" perché, più esercitavo il sistema visivo, più riuscivo a distinguere le sottilissime linee di demarcazione fra un soggetto e l’altro.
Ho dovuto così interessarmi alle correlazioni fra la luce e le facoltà del sistema visivo. Le opere di David Park, di Vasco Ronchi e altri, sono state basilari per farmi sorgere alcuni dubbi sulle facoltà dei nostri sensi ed alcune ricerche di antropologia, psicologia e neurologia mi hanno indicato che, nel periodo antecedente il Cristo, l’Uomo aveva delle capacità visive e sensorie diverse da quelle attuali ossia molto più acute.
Capii presto che le immagini contenute in quel graffito erano migliaia - poche visibili e moltissime non percepibili - perché avevo scoperto che erano interposte e sovrapposte.
Preso dalla foga della scoperta, ritenni opportuno avvisare subito alcuni fra i maggiori esperti, al mondo, di archeologia ma non ebbi riscontri.
Non mi detti per vinto e, per farla breve, continuai ad esaminare altri reperti - graffiti e dipinti preistorici su roccia - dislocati in varie parti del mondo come:

- Perù, Ica-Stones - Nazca-Lines - la montagna di sfondo al Machu-Piccu,
- Nord-Australia, Arnhem-Iand: pittura di 22/25.000 anni,
- Argentina, Patagonia, Rio Pinturas, Chubut: pitture di oltre 15.000 anni,
- Inghilterra, Northumberland, Old-Bewick: cerchi concentrici incisi di oltre 10.000 anni,
- Portogallo, Evora: grande menir, pietra molto vecchia, non databile ma disposta nella terra più di 5.000 anni fa,
- Italia, Valcamonica: rocce molto vecchie, incise da 3/4.000 anni (?) secondo il Professor Immanuel Anati,
- Yucatan, Piramide di Palenque: la famose stele di Palenque del re dei Maya Pacal, datata al 683 d. C..

Tutti i reperti esaminati hanno offerto lo stesso risultato e posseggo una numerosa collezione di queste immagini.
Era quindi chiaro che coloro i quali crearono queste opere rupestri sapevano bene che, al loro interno, potevano disporre mille storie e mille memorie, per mezzo di immagini interposte e sovrapposte.

IL MISTERO DELL’ARTE PREISTORICA
Era anche certo che quelle opere litiche preistoriche, che mostrano migliaia di immagini leggibili in positivo, in negativo ad anche da varie altre prospettive, quelle opere che molti esperti hanno accreditato a presunti sciamani illuminati e in trance, per giustificare l’ardita complessità di molte opere, hanno una diretta relazione con molti cerchi nel grano di oggi perché non sono opera di mano umana.
Ieri i dipinti su roccia. Oggi i cerchi sul grano. Come in una progressiva paranoica fissazione che si perde nel mistero della dimensione del tempo (lineare o verticale?) e che ci rivela la presenza costante di Osservatori, le opere litiche preistoriche, sono, in massima parte, dei messaggi che hanno sempre lo stesso identico contenuto: sono messaggi relativi alla creazione umana e alle manipolazioni sulla specie umana. Non mi meraviglierei che molti cerchi sul grano servano per lo stesso motivo.
La mia meraviglia era tanta ma non ero che al principio.
Nel 2002 mi misi ad esaminare una ciotola di pietra (1) ritrovata negli scavi della vecchia Uruk, in Mesopotamia, oggi Iraq, datata dagli esperti al protosumerico ossia a 7/8.000 anni fa.
Si tratta di un piccolo oggetto di circa 30 cm conservato nel Museo dell’Iraq, a Baghdad, (oggi probabilmente scomparso ma ben catalogato in varie pubblicazioni (2).
Questo oggetto rappresenta una scoperta di portata immensa perché è stato interamente creato da un Individuo e, in esso, vi sono migliaia di immagini (sufficientemente nitide) che raccontano più storie, relative al periodo presumerico ossia immediatamente precedente alla comparsa delle nostre Civiltà moderne.
Come si può vedere alcune immagini rappresentano una strana "Nave dei Morti", un mito che tanto fece parte delle seguenti culture mesopotamica ed egizia.
Ma vi sono tante altre immagini importanti. Fra l’altro, sembra proprio che la coppa (data anche la sua forma semisferica) serva a rappresentare una cartografia del mondo nella quale sembra sia spiegato il motivo dell’evento apocalittico che noi chiamiamo "Diluvio mondiale".
Inoltre, il fondo della ciotola serve per spiegare degli eventi remoti relativi all’asse terrestre e alla sua inclinazione. Molte immagini sono nel libro "È scritto nella pietra, 250 immagini di Atlantide, di altri Popoli, di altri Mondi", Macro Edizioni, 2003. In verità, l’uscita di questo libro è stata prematura e precede di 4 mesi la scoperta della Zoomorfologia Frattale della Pietra.

LA GEOMETRIA DELLA NATURA
In sintesi. Volendo cercare una spiegazione scientifica di questo fenomeno, ho preso in considerazione la "Geometria Frattale", detta da Benoit Mandelbrot "La Geometria della Natura".
Dopo attenti esami, nel marzo di quest’anno, ho riscontrato che il fenomeno delle immagini nella pietra risponde esattamente ai requisiti della Geometria Frattale.
Ogni pietra conserva molte immagini zoo-antropo-morfe e quindi la Terra, il nostro pianeta, conserva le sue Memorie.
Anche se incredibile, il fatto è spiegabile se si prendono in considerazione vari fattori come il metabolismo dei cristalli, le proprietà di molti minerali, il processo di formazione di diversi tipi di pietre semipreziose (come l’agata) e via dicendo.
Concludendo: In questo Universo non siamo soli.
Le immagini nella Pietra, mostrano decine di Individui (apparentemente molto evoluti) simili all’Uomo o diversi dall’Uomo. Queste immagini, non sono opera della mano dell’Uomo Moderno pertanto non vi è più alcun dubbio che non siamo soli.

I NOSTRI SISTEMI SENSORI SONO DEFICENTI
Aumenta fortemente il sospetto che la maggior parte degli individui umani possa percepire le Altre presenze solo in condizioni psicologiche diverse da quella che noi reputiamo "normale". Per esempio, studi condotti dal famoso neurologo Michael Gazzaniga, hanno dimostrato che alcune zone cerebrali addette (oggi) a determinate funzioni, potrebbero (ieri o domani) essere adibite ad altre funzioni. Un altro problema è rappresentato dalla reale possibilità che esistano più dimensioni, interposte e sovrapposte, così come, in Fisica, declamano la Teoria delle Corde e la Teoria delle Membrane. E su tutto questo sarebbe da fare uno studio urgente.

UNA NUOVA CONOSCENZA
Peraltro, la mia scoperta apre la strada a nuovi sistemi di comunicazione e a moltissime altre applicazioni.
Le immagini nella pietra esistono perché le concrezioni minerali (sedimenti) sono in grado di ricevere e memorizzare informazioni elettromagnetiche selezionate.
E fin qui non è difficile. Abbiamo già usato dei minerali per immettere delle memorie.
Il problema nasce dal fatto che, le informazioni raccolte dalle concrezioni minerali, si dispongono in Insiemi Zoomorfici.
E questo è un mistero che rasenta l’arcano. Non è una questione irrisolvibile perché, come dimostrano le "immagini" che ho isolato, nel lontano passato, molti Individui hanno sfruttato queste proprietà dei minerali per "registrare" le loro conoscenze biologiche e astronomiche.
La tecnica usata, per imprimere le immagini nella Pietra, a me ignota ma sulla quale ho una teoria ben precisa, indica che le nuove applicazioni potranno fare a meno di gran parte dell’odierna, costosissima, tecnologia perché sfrutteranno altri processi, attivati da altri tipi di energie.
Alla luce di questa scoperta, ritengo che l’Umanità potrà avere a disposizione nuovi sistemi di indagine e di comunicazione. Sistemi così nuovi e così avanzati che, in questo momento, è difficile poter capire il loro ordine di grandezza.

Note:
1. Vedere più diffusamente all'indirizzo:
http://www.torya.net/it/MES_uruk_atlantis_it.htm
2. Enciclopedia Zanichelli, 1997, TAV. LXXVII, figura 2.

© Copyright 2004
Paolo Bergamo è uno studioso di ontologia ed ha scritto numerosi testi sulla struttura della mente e sul comportamento umano. È autore del libro "È scritto nella pietra, 250 immagini di Atlantide, di altri Popoli, di altri Mondi", Macro Edizioni, 2003.
Attualmente cerca di ricostruire la storia dell'Uomo studiando le immagini nella pietra.
Su esplicita richiesta e solo con il consenso scritto, si concedono in uso testi ed immagini necessari per seri fini di studio, scrivendo a: info@torya.net
Sito Internet: http://www.torya.net


									

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