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GLI ARTICOLI DEI LETTORI...

LO SCIAMANISMO TRANSCULTURALE
di Lorenza Menegoni per Edicolaweb
Un lavoro di ricerca e sperimentazione per riproporre, in termini a noi culturalmente più vicini, queste antiche conoscenze di cui gli sciamani sono depositari e custodi.

La pratica sciamanica contemporanea nell’approccio di Michael Harner
L’antropologo americano Michael Harner è attualmente considerato la massima autorità nel campo dello sciamanismo, sia per quanto riguarda gli studi teorici che l’applicazione pratica. Le sue ricerche, svoltesi nell’arco di quarant’anni, si sono dirette principalmente a sviluppare una metodologia e una pratica sciamanica fondate sui principi e metodi dello sciamanismo tradizionale, ma accessibili alla moderna cultura. Tale approccio Harner ha definito "core shamanism", alla lettera "il nucleo centrale dello sciamanismo", qui tradotto con "sciamanismo transculturale".
Scopo di questo articolo è presentare il lavoro di ricerca e sperimentazione condotto da Harner per riproporre queste antiche pratiche in termini a noi culturalmente più vicini, conservandone allo stesso tempo gli elementi chiave. Questa presentazione si propone, inoltre, di mostrare in che modo i metodi sciamanici di guarigione possano rappresentare un complemento, non un’alternativa, alla medicina e alla psicoterapia occidentali.
Lo sciamanismo è una pratica spirituale, un sistema di conoscenza e un metodo di guarigione. Gli elementi fondamentali sono stati descritti da Mircea Eliade nel suo libro "Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi" (1), un testo che rappresenta tuttora il fondamento degli studi teorici sullo sciamanismo. Secondo l’interpretazione di Eliade, seguita anche da Harner, ciò che contraddistingue lo sciamano, in rapporto ad altre figure di guaritori spirituali, è il "viaggio" in altri mondi. Il viaggio sciamanico è un’esperienza di visione in cui la coscienza è modificata, mediante il suono ritmato del tamburo e talvolta con le droghe e i nostri sensi si aprono per percepire e penetrare la realtà spirituale normalmente invisibile (realtà non ordinaria). Quale ne sia la direzione, verso l’alto o verso il basso, il viaggio sciamanico implica sempre uno scarto o una "rottura di livello" (un termine di Eliade), cioè un passaggio dalla dimensione fisica a quella spirituale, concomitante alla modificazione della coscienza.
Nella terminologia dello sciamanismo transculturale, si definisce come "realtà non ordinaria" l’universo nascosto che si rivela e si manifesta allo sciamano nel viaggio. Questo termine, originariamente coniato da Carlos Castaneda, è utile perché ci ricorda che l’accesso a quei mondi è collegato al processo e al grado di modificazione della coscienza. Il cosmo spirituale dello sciamano ha tipicamente una struttura a tre livelli e comprende il Mondo Inferiore, un mondo immateriale percepito esistere sotto la superficie della Terra; il Mondo Superiore, collocato dall’altro lato del cielo (vale a dire, oltre l’universo fisico); il Mondo di Mezzo, cioè il mondo dell’esistenza umana, che ha pure una sua dimensione spirituale o non ordinaria. Per il viaggio nel Mondo Inferiore il varco, o via di accesso all’invisibile, si configura come un tunnel che conduce dentro la Terra; per il viaggio nel Mondo Superiore, come un foro nella volta del cielo. Questi mondi sono considerati reali dallo sciamano, anche se di natura diversa dalla realtà ordinaria o materiale; il suo scopo nell’accedervi è di contattare vari spiriti tutelari e ottenere conoscenze e poteri terapeutici.
Sebbene coesista con differenti tradizioni religiose (ad esempio, il Buddismo in Asia), lo sciamanismo non è una religione, ma una metodologia che presenta caratteristiche di uniformità in culture anche molto diverse.
Come Harner ha sottolineato più volte (per esempio, Harner 1997) (2), lo sciamanismo non è una fede, ma un sistema di conoscenza basato sull’esperienza diretta: lo sciamano non "crede" semplicemente negli spiriti, ma li "conosce" perché nel viaggio egli ha visitato i loro mondi, ha comunicato e interagito attivamente con loro, ottenendo risultati come la guarigione e altre informazioni utili alla vita del gruppo.
Per avvicinarsi al mondo dello sciamano e cercare di capire il modo in cui egli opera, è importante ricordare che nello sciamanismo prevale la dimensione spirituale, sia per quanto riguarda la concezione della realtà che l’interpretazione della malattia. Per lo sciamano, tutte le cose create - gli animali, le piante, le pietre - sono dotate di coscienza e vita, hanno cioè spirito. Il benessere di ogni forma vivente dipende dal suo essere in armonia con il resto del creato e ciò vale anche per l’uomo.
Per lo sciamano, guarire significa ristabilire il legame spirituale tra l’individuo e il cosmo, in quanto la malattia è vista come una perdita di unità e armonia nei vari piani dell’esistenza. La guarigione sciamanica non è mai diretta esclusivamente alla persona considerata come entità separata, ma si rivolge all’individuo visto nella sua interrelazione con il mondo. Il lavoro dello sciamano è quello di unire e creare un ponte tra la realtà umana e il mondo spirituale, aprendo un canale per il potere di guarigione.

Sviluppo dello sciamanismo transculturale
Michael Harner ha iniziato le sue ricerche nel 1960-1961, studiando e vivendo a stretto contatto con gli sciamani Conibo e Jìvaro dell’Amazzonia. Come descritto nel suo libro "La via dello sciamano" (3), il suo apprendistato si è basato su delle pratiche che includevano l’assunzione dell’"ayahuasca", un potente allucinogeno nativo. Questo tipo di coinvolgimento diretto rispondeva alle nuove tendenze in antropologia a sperimentare con gli allucinogeni come mezzo per conoscere dall’interno l’universo mistico e spirituale di una cultura (l’apprendistato di Carlos Castaneda negli stessi anni con lo sciamano Yaqui Don Juan è l’esempio più noto). Per le culture che le utilizzano a scopi sacri, le droghe psicoattive rappresentano una porta di accesso all’altra realtà e un veicolo per entrare in comunicazione con il mondo soprannaturale. Bisogna comunque ricordare che l’uso degli allucinogeni si riscontra solo in una minoranza di culture.
Terminate le ricerche in Amazzonia, Harner ha continuato a lavorare con gli sciamani della costa nord-occidentale degli Stati Uniti, in particolare con i Salish della Costa. Questi gruppi non utilizzavano sostanze allucinogene, ma il tamburo come mezzo per modificare lo stato di coscienza ed entrare in contatto con il mondo spirituale. Lavorando con questi sciamani, Harner fece l’importante scoperta che con il tamburo si potevano ottenere le stesse esperienze e visioni che con gli allucinogeni: l’uso del tamburo non era solo un metodo efficace, ma anche sicuro per il controllo sulle proprie esperienze che conferisce alla persona. È infatti il metodo utilizzato più frequentemente per trasportare lo sciamano nell’altra realtà e sostenerlo nei suoi compiti per tutto il corso del viaggio. Molte caratteristiche del viaggio sciamanico sono legate all’uso del tamburo: il rapido passaggio nella realtà non ordinaria, il controllo sulla direzione e sulla durata del viaggio, la memoria dell’esperienza. Per sottolineare il fatto che si tratta di uno stato di coscienza lucido e prettamente attivo, Harner ha coniato il termine di "stato sciamanico di coscienza", uno stato che ha gradi diversi di profondità.
In seguito, sulla base sia dello studio diretto che della ricerca comparativa, Harner giunse ad identificare un solido nucleo di pratiche diffuse in tutte o quasi tutte le culture sciamaniche (essenzialmente, il viaggio sciamanico e i vari metodi di guarigione). Affascinato dall’idea che se lo sciamanismo fosse fondato su facoltà umane universali potrebbe essere praticato anche dalle persone ordinarie, nei primi anni ’70 cominciò ad insegnare i metodi sciamanici ad amici e studenti, scoprendo che gli occidentali potevano facilmente apprendere la tecnica del viaggio. Spesso dicevano che era come un "ricordare" o un risvegliare delle capacità innate, ma assopite. Per Harner questa facilità nel compiere il viaggio confermava le conclusioni di Eliade, che aveva visto nello sciamanismo un’eredità umana universale. Portava inoltre a vedere lo sciamanismo non più come un fenomeno magico-religioso legato a culture primitive o tribali, ma come una metodologia a carattere transculturale che si avvale di facoltà umane universali e risponde a dei bisogni umani universali. Poteva quindi essere utile e applicabile anche per l’uomo moderno.
Questi risultati incoraggiarono Harner a continuare il lavoro di ricerca e insegnamento e a creare un Centro per gli Studi Sciamanici, poi trasformato in Fondazione ("The Foundation for Shamanic Studies", attualmente con sede in California). Mentre gettava le basi per sviluppare un programma completo di addestramento nelle varie tecniche, Harner affinava il suo approccio sul piano teorico e metodologico. In questo approccio egli ha condensato e ridotto al nucleo essenziale ("core" in inglese) i metodi delle diverse tradizioni, riproponendoli in termini a noi più accessibili e raccogliendoli sotto il termine di "core shamanism", un’espressione che si riferisce unitamente agli aspetti centrali e transculturali dello sciamanismo.
Il "core shamanism" non si richiama ad alcuna tradizione particolare (per esempio, lo sciamanismo nativo americano, siberiano, ecc.), ma rappresenta invece la reinterpretazione e sintesi dei metodi sciamanici fondamentali comuni a culture diverse. In quanto universalmente presenti, tali metodi trascendono l’ambito di specifiche tradizioni e possono essere adattati e applicati in contesti culturali diversi, incluso l’ambito occidentale. Questa estrapolazione e adattamento sono possibili perché i metodi sciamanici sono fondati su una capacità innata e, indipendente dalla cultura, permettono di espandere la propria coscienza per accedere a fonti non ordinarie di conoscenza e di guarigione.
Secondo Harner, i nostri antichi progenitori, non disponendo di tecnologie mediche avanzate, hanno sperimentato e usato i poteri della mente per curare il corpo e preservare la salute, giungendo ovunque agli stessi risultati. Questo spiega l’uniformità dei metodi sciamanici in culture molto diverse tra loro e lontane nel tempo e nello spazio (4).
In quanto espressioni storicamente particolari, le pratiche sciamaniche di un popolo sono sempre inserite organicamente nella cultura globale di quel popolo e sono influenzate dalla religione e dalla mitologia, come pure dall’organizzazione economica e sociale.
Poiché è slegato da un contesto culturale specifico, il "core shamanism" non richiede di aderire a delle credenze a noi estranee o difficili da accettare. Consente inoltre di praticare i metodi sciamanici senza appropriarci delle tradizioni sacre dei popoli nativi. Il "core shamanism" tuttavia non è in contrapposizione con lo sciamanismo tradizionale, in quanto la base è comune. Molto del lavoro condotto dalla Foundation di Michael Harner è diretto a sostenere gli sciamani tradizionali nel loro complesso lavoro di preservare le antiche conoscenze di cui sono depositari e custodi.
Ci sono molte convergenze, ma anche alcune differenze tra lo sciamanismo classico o tradizionale e lo sciamanismo contemporaneo. Anche quest’ultimo riconosce la medesima cosmologia tripartita e il ruolo simile degli spiriti tutelari, sia animali che umani. Lo sciamanismo transculturale, tuttavia, assegna uguale importanza al Mondo Inferiore e a quello Superiore, diversamente dalle varie tradizioni che enfatizzano l’uno o l’altro. In termini molto generali, le società tribali danno maggior importanza al Mondo Inferiore, spesso considerato il regno privilegiato dell’animale guida, mentre le società influenzate dalle grandi religioni celesti, per esempio lo sciamanismo siberiano, privilegiano il mondo Superiore quale sede degli spiriti guida, sia animali che umani. Inoltre, non ci sono generalizzazioni nello sciamanismo transculturale circa il numero di livelli esistenti nel Mondo Inferiore e in quello Superiore, mentre nello sciamanismo tradizionale il numero di livelli è legato alla cosmologia, all’astrologia e, in certi casi, anche alla numerologia. La divisione tripartita del cosmo, concezione presente in molte culture sciamaniche, non deve tuttavia suggerire l’idea di una realtà rigidamente stratificata. Poiché è di natura spirituale, la realtà non ordinaria non deve essere interpretata nei termini di una concezione lineare dello spazio, cioè nel modo in cui percepiamo normalmente la realtà fisica. Mentre la divisione in Mondo Inferiore e Superiore si riferisce alla direzione del viaggio dello sciamano, i vari livelli presenti in questi mondi possono fondersi o espandersi aprendo dei varchi e passaggi tra i vari piani, più di quanto potrebbe suggerire il linguaggio piuttosto schematico che utilizziamo per descriverli.
Pur essendo caratterizzato da una notevole uniformità per quanto riguarda le tecniche, lo sciamanismo presenta una grande ricchezza e diversità nei riti e nelle cerimonie, che possono variare notevolmente da cultura a cultura. Il viaggio sciamanico stesso implica una sorta di percorso "standard" da seguire per accedere all’altra realtà, ma le esperienze che si possono avere una volta penetrati in quei mondi sono numerose e molteplici.
Lo sciamanismo è una metodologia che valorizza l’esperienza diretta, personale: la conoscenza che si ottiene nei viaggi è sempre individuale e appropriata alla persona ed al momento. Ciò nonostante, sono presenti temi ricorrenti nelle esperienze dei praticanti occidentali e degli sciamani tradizionali, come pure similarità nella geografia di quei mondi.
Uno dei progetti più importanti della "Foundation for Shamanic Studies" è la creazione di una mappa della realtà non ordinaria attraverso lo studio comparato delle testimonianze e dei resoconti sul viaggio sciamanico sia degli sciamani tradizionali che dei praticanti occidentali (progetto "Monor" o mappatura della realtà non ordinaria). Un altro punto che è utile sottolineare riguarda il tambureggiamento per il viaggio sciamanico: un suono monotono e regolare si è rivelato più adatto per gli occidentali, che normalmente lavorano stesi per terra quando compiono il viaggio. Gli sciamani tradizionali generalmente danzano e cantano durante il viaggio, modificando il ritmo e l’intensità del tamburo a seconda delle esperienze ed emozioni che vogliono comunicare agli astanti (questo modo di lavorare è insegnato nel programma più avanzato della Foundation, il cosiddetto Three-Year Program). Infine, anche nello sciamanismo transculturale rivestono grande importanza il canto, la danza e il rituale come mezzi per contattare i propri spiriti tutelari e canalizzarne il potere.

La guarigione sciamanica
Come già menzionato, alla base della guarigione sciamanica c’è una concezione spiritualistica: la malattia è vista come una perdita o una diminuzione del potere spirituale e come un’armonia disturbata. La guarigione sciamanica mira a restituire all’individuo il proprio potere spirituale e a ristabilire unità e armonia là dove c’era separazione e squilibrio.
Il ruolo dello sciamano è di essere un tramite o un canale per l’energia di guarigione; come dicono i Nativi Americani, egli deve diventare un "osso cavo". Questo concetto implica che, per compiere il suo lavoro, lo sciamano deve mettere da parte il proprio ego e la propria soggettività. Vale a dire, egli non presume mai di sapere ciò che è bene per la persona che chiede il suo aiuto e non decide autonomamente circa la terapia da seguire, ma interpella i propri spiriti tutelari per conoscere la causa della malattia e si affida ai poteri dell’Universo per effettuare la guarigione. L’etica sciamanica gli impone di intervenire solamente in risposta ad un’esplicita richiesta. Se il paziente è in coma o incosciente, lo sciamano contatta lo spirito della persona per scoprire che cosa vuole veramente; se vuole vivere o passare oltre. Lo scopo dello sciamano è di aiutare il paziente a guarire, non quello di mantenerlo in vita a tutti i costi. Se la persona è pronta al trapasso, lo sciamano ha un compito importante da svolgere per accompagnare l’anima del morente nell’aldilà.
La guarigione sciamanica è effettuata essenzialmente in due modi: il primo consiste nel reintegrare alla persona il potere benefico e vitale (ciò che le manca o è stato perduto); il secondo nell’estrarre da essa le energie nocive (ciò che non fa parte del suo corpo). La prima forma della reintegrazione del potere è il recupero dello spirito guardiano.
Per lo sciamano, ogni individuo deriva il proprio "potere personale" (inteso come forza vitale, non come dominio sulla natura e sugli uomini) da una connessione con uno spirito guardiano in forma di animale, quello che i Nativi Americani chiamano "animale di potere". Poiché la sua perdita è causa di malattia, depressione e sfortuna, lo sciamano va a cercare l’animale nel Mondo Inferiore e lo riporta alla persona aiutandola così a recuperare salute e benessere.
Un’altra forma, più specializzata, della reintegrazione del potere è il recupero dell’anima, principio o essenza spirituale indispensabile alla vita. Esistono delle forme molto gravi di perdita dell’anima, come quando la persona è in coma o in rianimazione. Queste situazioni estreme possono richiedere allo sciamano di compiere un viaggio lungo e pericoloso nella Terra dei Morti per recuperare l’anima. Ci sono tuttavia altri casi, meno drammatici ma più frequenti, di perdita parziale dell’anima quando, attraverso i traumi e le difficoltà della vita, la persona perde parti del proprio essere. Per lo sciamano questi frammenti perduti continuano ad esistere nella realtà non ordinaria e possono essere riportati indietro e restituiti alla persona, rendendola nuovamente integra e completa. La perdita dell’anima non è esplicitamente riconosciuta come causa di malattia nella nostra società, anche se può celarsi sotto altri nomi; affiora spesso come un sentimento di incompletezza ed estraniazione, un senso doloroso di fragilità ed alienazione dal proprio sé. Può verificarsi in seguito a qualsiasi situazione che provochi sofferenza: la morte di una persona cara, una separazione o un divorzio, la violenza fisica o psicologica. Di fronte a questi eventi traumatici, una parte dell’anima si allontana per proteggersi e non essere ferita. Il ritorno di questo frammento perduto restituisce alla persona una parte di sé che non ha sperimentato l’evento traumatico e che può quindi contribuire al processo di guarigione.
L’antica tecnica del recupero dell’anima è stata riscoperta e adattata per gli occidentali da Sandra Ingerman, psicologa americana e collaboratrice di Harner. Nel suo libro "Soul Retrieval (Il recupero dell’anima)" (5), Ingerman espone i risultati da lei ottenuti utilizzando questa tecnica per guarire i traumi e le ferite psichiche dell’uomo moderno e per restituire vitalità e completezza alle persone. Il testo offre molti esempi e analizza in modo approfondito le forme moderne di perdita dell’anima; ci aiuta a riconoscere come molti dei nostri problemi, che chiamiamo emotivi o psicologici, siano anche spirituali e vadano quindi affrontati secondo una prospettiva che sappia rispondere ai bisogni più profondi della persona, riconoscendo anche gli aspetti spirituali del suo malessere. Il punto che l’autrice sottolinea instancabilmente è che la psicoterapia non funziona quando una parte del sé è inaccessibile. Per lo sciamano questi frammenti perduti vanno cercati al di fuori della psiche individuale, in una dimensione spirituale che pur includendo la psiche non si restringe ad essa. La finalità della guarigione sciamanica non è riportare alla coscienza il trauma originario, ma restituire alla persona quelle parti del sé necessarie per crescere ed evolvere. Come Ingerman dimostra ampiamente con varie casistiche, il recupero dell’anima non ha come scopo il ritorno del passato, ma l’evoluzione dell’anima.
Mentre la reintegrazione del potere investe la persona nella sua totalità, la tecnica dell’estrazione viene utilizzata per curare la malattia fisica localizzata. Nello sciamanismo questo tipo di malattia è vista come l’intrusione di un’energia estranea nel corpo. Nello stato alterato di coscienza, le intrusioni spirituali appaiono spesso sotto forma di insetti o di altre creature, che lo sciamano percepisce istintivamente come dannose. Mentre nello sciamanismo tradizionale le intrusioni sono talvolta concepite come "spiriti maligni", nello sciamanismo transculturale si tende a considerale più come energie che agiscono nel posto sbagliato: si ritiene, cioè, che non siano nocive di per sé, ma che lo diventino quando entrano nel corpo del paziente. Mediante l’estrazione lo sciamano rimuove l’intrusione come si trattasse di rimuovere dal corpo un’anomalia fisica con un’operazione, ma tutto questo viene fatto nella realtà non ordinaria, cioè a livello spirituale. Il metodo classico per estrarre la malattia è la suzione, ma esiste anche una tecnica alternativa che impiega le mani.
Un’ultima forma della guarigione sciamanica è la de-possessione, una tecnica che tuttavia non è unica allo sciamano. Alla base di questo metodo c’è la concezione che alcuni gravi disturbi psichici siano causati da entità che si sono introdotte nella psiche di un individuo prendendo il sopravvento e alterandone la personalità. Spesso questi spiriti disincarnati sono le anime di persone morte di morte improvvisa o violenta, inconsapevoli di essere morte. Il lavoro dello sciamano in questo caso consiste nell’aiutare questi spiriti a passare ad una condizione migliore nell’aldilà, liberando così le persone possedute.
Poiché si rivolge all’aspetto spirituale della malattia, l’approccio sciamanico può essere complementare rispetto ad altre forme di terapia. Lo sciamanismo non esclude altri metodi efficaci per curare il corpo in modo ordinario o materiale, che si tratti dell’assunzione di farmaci o di un’operazione. Pertanto, la guarigione sciamanica non rappresenta un’alternativa alla medicina convenzionale, ma piuttosto un complemento e un’integrazione di questa. Lo sciamano tuttavia si occupa della condizione spirituale del paziente oltre che di quella fisica e questo conferisce un carattere olistico alle sue pratiche, basate su di una concezione unitaria delle persona. Allo stesso tempo non si tratta soltanto di una forma di psicoterapia diversa, o più umanistica, perché nella guarigione sciamanica intervengono delle forze e dei poteri più grandi del singolo individuo: questo è il potere dell’Universo e della vita in tutte le sue manifestazioni.
Lo scopo di Michael Harner, nell’insegnare e diffondere lo sciamanismo tra gli occidentali, era di convalidare l’approccio sciamanico applicandone i metodi ai problemi di vita e salute dell’uomo contemporaneo.
Sebbene i moderni praticanti vivano in un contesto sociale diverso e debbano quindi affrontare problemi diversi, essi operano allo stesso modo degli sciamani tradizionali, usando le medesime tecniche e facendo ricorso alle stesse fonti di conoscenza e di guarigione spirituale.
Negli Stati Uniti i metodi sciamanici sono utilizzati ormai da quasi vent’anni, da soli o in congiunzione con il trattamento medico convenzionale, per curare o alleviare varie condizioni. Non esiste ancora una valutazione complessiva del lavoro svolto da questi praticanti, tuttavia uno dei progetti della Foundation è di organizzare un convegno di medici e altri professionisti della salute, addestrati nel "core shamanism", per confrontare le esperienze e valutare in che modo essi hanno integrato i metodi sciamanici nella loro pratica.
Da tempo la Foundation sta conducendo un programma di ricerche, il cosiddetto "Progetto Sciamanismo e Salute" diretto da Sandra Harner, per dimostrare sperimentalmente l’efficacia dei metodi sciamanici di guarigione.
Per quanto riguarda i problemi più strettamente psicologici ed emotivi, il recupero dell’anima è diventato un complemento frequente della psicoterapia, sviluppandosi secondo le linee e i principi delineati nel testo pionieristico di Ingerman. Già da anni è in atto una sperimentazione volta ad estendere l’applicazione dei metodi sciamanici alla sfera della vita collettiva e alla salvaguardia dell’ambiente. Uno sviluppo interessante è l’attenzione prestata a problemi come la delinquenza minorile e altre situazioni di disagio sociale, una preoccupazione che ha sempre caratterizzato l’attività dello sciamano. Dopo i drammatici eventi dell’11 settembre, molto lavoro è stato fatto per sanare a livello spirituale le conseguenze della violenza e per aiutare sciamanicamente le vittime delle Torri Gemelle.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
1. ELIADE M., "Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi", ed. Mediterranee, Roma 1974; ed. originale francese 1951
2. HARNER M., "Shamanic Healing: We Are Not Alone" in "Shamanism" (1997, vol.10, n. 1). La traduzione italiana di questa intervista è stata pubblicata sul sito web: http://www.studisciamanici.it/
3. HARNER M., "La via dello sciamano", ed. Mediterranee, Roma 1995; ed. originale inglese 1980
4. Ibidem, pag. 85
5. INGERMAN S., "Il recupero dell’anima", ed. Crisalide, Latina 2001; ed. originale inglese 1991

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista "Uomini e Idee", n. 12 del 2002.

Lorenza Menegoni, antropologa, ha studiato e praticato lo sciamanismo sotto la guida di Michael Harner, Sandra Ingerman e altri insegnanti della Foundation for Shamanic Studies. È insegnante accreditata della Foundation (FSS-Italy); tiene seminari di base e avanzati nel core shamanism (sito web: http://www.studisciamanici.it/).

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