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CONTINENTE PERDUTO, PENSIERO SMARRITO

di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb

 

Quando lessi e studiai, mio malgrado, il testo di Burckhardt "Considerazioni sulla Storia Universale", qualcosa di utile rimase nel peculiare approccio agli eventi storici o agli eventi anti-storici.


Considerazioni a nesso semi-casuale sulla reminiscenza atlantidea.

Le considerazioni semi-casuali risultano essere uno strumento formidabile al servizio del pensiero; esse infatti permettono di connettere tra loro situazioni solo apparentemente slegate o addirittura antitetiche grazie a ragionamenti puramente speculativi, vere e proprie palestre mentali. Questo tipo di riflessioni è paragonabile alle ipotesi; soltanto che, queste ultime, devono essere suffragate da osservazioni oggettive, sperimentazioni di fenomeni materiali, un domani riproducibili in laboratorio e pronte per essere trasformate in teorie da studiare sui testi scolastici al fine di spiegare razionalmente il mondo circostante e negare l'invisibile (o il "non-più-visibile") come fantasioso o semplicemente "ouk einai", "non-essere", inesistente, celia da fanciulli.
L'uomo moderno, da qualche secolo in qua, è bravissimo a chiudere in una prigione costituita da formule e corollari l'intero creato; e lo è altrettanto nel negare l'evidenza ricorrendo a stratagemmi omertosi quali l'occultamento delle prove o, più semplicemente, il disprezzo e il ridimensionamento di quelle prove che sfuggono al controllo culturale, confondendo le carte in tavola con il vecchio giochetto del "carta vince, carta perde".
Le considerazioni semi-casuali, al contrario, non necessitano di alcun retroterra dimostrabile o rigorosamente scientifico; esse si dimostrano da sole per il semplice fatto che risultano semplici, lampanti, lapalissiane; partono da una considerazione principe, si articolano in nessi semi-casuali con altre considerazioni universalmente riconosciute e alla fine divengono causali, addirittura fondanti.

Facciamo un esempio: l'evoluzione umana; prendiamo il genere Australopiteco e la specie Africanus (Mankapan - Sud Africa, 1958); eretto, bipede, etc. esistito tra i 3 e 1 milione di anni fa; il Parantropo di cui l'Etiopico, 3,3 - 2,6 milioni di anni fa e il Robusto (Oldavai - Tanzania, 1959) 1,8 milioni di anni fa.
Andiamo avanti. 11.500, 11.000 a.C., regioni basse dell'Egitto, delta del Nilo. Una super civiltà realizza i monumenti di el Gizah con una sorprendente precisione geometrica e cosmica, mediante mezzi a noi sconosciuti (e pertanto inesistenti!) nonché per un fine oscuro.

E ancora:
1400, 1450 nostra epoca, Umanesimo e prodromi del Rinascimento; 42 anni alla scoperta (o ri-scoperta...) del Nuovo Continente.
1969, luglio, conquista della Luna da parte degli Stati Uniti d'America.
1997, 1999; sonde robotizzate raffinatissime solcano nuovamente il suolo del Pianeta Rosso; Marte ritrova i suoi conquistadores, gli americani.
Se tra il 1400 e il 1969 sono passati 500 anni circa e tra il 1969 e il 1999 una trentina e la civiltà ha fatto certi progressi, forse non è negli anni il parametro principale delle vette cognitive umane.

E se comunque in 500 anni la situazione è mutata radicalmente, forse tra 2,6 milioni di anni e 11.500, essendoci 2 milioni e mezzo di anni a fare da spartiacque, probabilmente non dovremmo stupirci di fronte a presunte civiltà scomparse che hanno dettato legge sul pianeta. Il tempo per evolvere c'era ed in abbondanza.
Per non parlare delle trasformazioni radicali climatiche, geologiche e idrologiche occorse negli stessi periodi.
E allora perché negare categoricamente l'esistenza, peraltro inconsciamente presente a livello collettivo, di un continente perdutosi all'alba dei tempi per un non ben identificato cataclisma ed una diaspora dei sopravvissuti su tutto il globo?
E perché negare categoricamente la possibilità di aver avuto, tra i progenitori, civiltà avanzatissime in grado di concepire ciò che solamente fino a 5/600 anni fa veniva considerato eresia?
Considerazioni semi-casuali...
Siamo bravissimi ad occultare le prove, a non pubblicizzarle e a raccontare nelle scuole le convenzioni storiche che aiutano a non pensare.
Parliamo ai nostri ragazzi delle navi fenicie affondate al largo del Perù, delle monete romane ritrovate in Sud America, delle navi vichinghe ritrovate nell'arcipelago del Canada. La Storia diverrebbe più affascinante ed il concetto di villaggio globale un fondamento del genere umano.
Riflettiamo sul testo di Mariano Tomatis "Sulle tracce di Atlantide", manoscritto di un certo Padre Armand de Chateauroux che narra una vicenda incredibile: un viaggio di Cristobal Colon (Cristoforo Colombo) nel continente americano venti anni prima della data ufficiale di scoperta, 1492 ed il suo essere stato accompagnato nell'arcipelago di Atlantide gelosamente custodito dalle popolazioni amerinde, in seguito massacrate dagli europei; viaggio peraltro basatosi su un manoscritto di un certo Pater Johannes, attraccato sulle coste americane nel 1140. Suffragato da brucianti prove storiche e supportato, forse involontariamente, da Castelli nel suo "La Quarta Caravella" (1992). Il tutto prontamente ignorato dall'Ufficialità.
Quel viaggio ci ricorda che ci siamo persi il pensiero quando abbiamo smarrito il continente.
E che, soprattutto, abbiamo il dovere morale di capire perché qualcuno vuole impedirne la reminiscenza.


									

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