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LE RELIGIONI DEI CELTI E DEI GERMANI

di Stefano Giuliano, presentato da: La Via del Nord
per Edicolaweb

 

La ricerca bibliografica riguarda le pubblicazioni apparse, a vario livello, nel panorama editoriale italiano, sugli Indoeuropei, sui Celti e sui Germani, a partire dagli anni '50.

A queste si sono volute aggiungere le pubblicazioni concernenti i Finni, i quali, pur essendo di altra etnia, si situano in un rapporto di scontro/incontro con la cultura germanica.
Con i termini Indoeuropei o Indogermanici si suole indicare una comunità di cultura, religione, etnia, lingua, che, tra il 4500 e II millennio a.C., a ondate successive, avrebbe colonizzato gran parte dell'Europa e dell'Asia centro-meridionale. Da essa si sarebbero originati i popoli storici: Germani, Celti, Greci, Romani, Indiani vedici, Iraniani, ecc. Sebbene l'unità linguistica indoeuropea (Ursprache) sia stata ricostruita solo attraverso il lavoro degli studiosi e il problema della patria di provenienza (Urheimat) permanga aperto - sono state proposte con varia fortuna: l'India, l'Asia minore, i Balcani, le regioni baltiche, la Russia meridionale, ecc. - gli elementi che permettono di giustificare tale assunto sono notevoli. Tra questi risaltano le parentele linguistiche, testimoniate dai numerosi vocaboli aventi l'etimo in comune e che investono diverse aree d'interesse (le istituzioni, la famiglia, l'agricoltura, ecc.), e la così detta ideologia tripartita, ossia la suddivisione della realtà esistente all'interno di tre funzioni specifiche: sacrale, guerriera, produttiva, che si ritrova consapevolmente come tale soltanto presso i popoli di stirpe indoeuropea.

I Celti, divisi in varie comunità, abitarono in una vasta area dell'Europa dalla penisola iberica alla Germania, all'Irlanda, all'Italia settentrionale, ai paesi danubiani. Costoro, conosciuti alle fonti classiche con i nomi di galati, galli e keltoi, ebbero la massima espansione culturale e militare a partire dai così detti periodi di Hallstatt (I millennio - VII a.C.) e soprattutto La Tène (VI a.C. - II a.C.) - dal nome delle località dove sono stati rinvenute numerose tombe e reperti di squisita fattura. Essi, tra il V e II sec. a.C., penetrarono, in Italia (dove fondarono le città di Torino e Milano e attaccarono Roma), in Grecia (dove saccheggiarono il santuario di Delfi) e in Asia minore (dove crearono un regno e dove si fecero conoscere soprattutto come mercenari), per poi declinare stretti tra la potenza romana e le bellicose tribù germaniche.

I Germani, a loro volta, stanziati nei territori compresi tra la Svezia meridionale, la Norvegia meridionale, la Danimarca e la Germania settentrionale, fecero la loro comparsa intorno al I millennio a.C. Essi sono generalmente distinti in Germani orientali (Cimbri, Teutoni, Goti, Burgundi, Gepidi, Vandali, ecc.), Germani occidentali (Angli, Sassoni, Juti, Frisoni, Longobardi, Franchi, ecc.), e Germani settentrionali (Danesi, Svedesi, Norvegesi) più tardi meglio noti come Vichinghi. I Germani orientali e occidentali entrarono ben presto in contatto con le civiltà latina e celtica (il primo a descriverne usi e costumi fu il celebre navigatore greco Pitea nel IV sec. a.C.), subendone l'influsso. Costoro, inoltre, com'è noto, parteciparono a quel grande movimento di popoli originatosi nelle steppe asiatiche, conosciuto sotto il nome di Völkerwanderungen, che ebbe il suo massimo sviluppo tra il III e il VI sec. d.C. e che, tra i suoi esiti ultimi, condusse alla formazione dei così detti regni romano-barbarici. I Germani settentrionali, residenti in aree periferiche, situate più a nord e, dunque, meno esposte all'incontro/scontro con altre culture, preservarono maggiormente a lungo i propri tratti distintivi, affacciandosi all'onore delle cronache solo verso l'VIII-XI sec. d.C.

L'idea di una catalogazione delle opere pubblicate in Italia sugli Indoeuropei, sui Celti, sui Germani, è nata dall'osservazione del crescente interesse verso tali argomenti recentemente sviluppatosi nel nostro paese. Se tale fenomeno è abbastanza naturale nei luoghi d'origine (Regno Unito, Irlanda, Germania, Scandinavia, ecc.), legandosi a fenomeni di riscoperta della propria storia nazionale, per converso, esso appare di gran lunga più eclatante in Italia, paese notoriamente dominato dalla cultura classica. Da noi, infatti, in passato, le predette culture avevano ricevuto, generalmente, scarsa attenzione oppure erano state liquidate come secondarie rispetto alle civiltà mediterranee - tanto è vero che gli studi, risalenti alla prima metà del '900, dedicati ai Celti e ai Germani o in genere agli antichi nordici, sono davvero pochi.

Scopo dichiarato della ricerca, dunque, è avviare, attraverso la disamina delle pubblicazioni italiane sull'argomento, una prima, seppure sommaria, stima dell'impatto che la riscoperta di queste culture sta avendo sulla nostra. Ovvero, in altre parole, valutarne complessivamente l'entità, i possibili risvolti, le implicazioni ultime.

L'interesse maturatosi intorno ai popoli del nord-Europa si riscontra a vari livelli. In primo luogo le fonti, cioè l'edizione critica dei poemi mitologici, delle saghe eroiche, delle leggende, nonché delle fiabe e dei racconti facenti parte il folklore popolare. In secondo, le pubblicazioni di carattere scientifico e le traduzioni di saggi di alcuni studiosi di fama.
Tali studi vanno dall'interpretazione delle forme religiose, all'analisi di ritrovamenti archeologici, all'esposizione dei fatti storici, alla descrizione degli usi e dei costumi, ecc. Quindi, le pubblicazioni di tipo esoterico o sapienziale, che propongono sistemi di conoscenza astrologica, suggerimenti terapeutici, pratiche magiche, modelli di vita alternativa, ecc. Ancora, la diffusione di testi divulgativi per ragazzi, corredati di illustrazioni, mappe, ecc. Infine, la presenza nella rete Internet di numerosi siti di associazioni, case editrici specializzate, riviste, gruppi neo-pagani, ma anche di semplici appassionati, che si richiamano esplicitamente ai Celti e/o ai Germani.

Le motivazioni di una tale espansione sono molteplici e occorrerebbe un'analisi specifica per poterle adeguatamente sviscerare. Nondimeno, si possono segnalare, seppure sinteticamente, alcuni fattori che hanno di certo inciso nella diffusione, in Italia, dell'interesse intorno a tali tematiche.

Un primo fattore importante può essere individuato nel grande successo editoriale ottenuto da un testo di letteratura fantasy come "Il Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien. Si tratta, com'è noto, di un libro che affonda le proprie radici proprio nei miti nordici e che, nonostante la tardiva pubblicazione nel nostro paese (la prima pubblicazione inglese è del 1954, cui fecero seguito, in pochi anni, le traduzioni nelle principali lingue europee, quella americana che ne decretò il boom mondiale è del 1965, quella italiana solo del 1977), dovuta a motivazioni di carattere ideologico, ha anche qui stimolato mode, proposto modelli di comportamento, suscitato attenzione verso quelle che erano le fonti primarie dell'ispirazione dello scrittore oxoniense, raggiungendo, nel 1999, la trentatreesima edizione.

Un altro coefficiente significativo, anche se, ovviamente, ad uno stadio meno popolare rispetto a Tolkien, è sicuramente rappresentato dall'opera di G. Dumézil che ha profondamente rinnovato gli studi relativi agli Indoeuropei a livello internazionale. Tradotto in Italia presso i maggiori editori ("Gli dèi dei Germani", Adelphi 1974; "Storia degli Sciti", Rizzoli 1980; "Mito ed epopea", Einaudi 1982; "Gli dei sovrani degli Indoeuropei", Einaudi 1986; ecc.), Dumézil, nonostante le resistenze incontrate presso taluni studiosi di chiara fama come Momigliano e Ginzburg, ha segnato una ragguardevole svolta nel generale incremento d'interesse verso le tematiche storico-religiose. Egli, infatti, ha fornito un'efficace e raffinata interpretazione dei miti dei popoli nordici, miti che, come si è accennato in precedenza, erano stati a lungo ritenuti oscuri ed enigmatici se non, addirittura, il prodotto di culture minori.

Un terzo possibile elemento può essere, poi, rintracciato nella celebre mostra di Palazzo Grassi a Venezia dal titolo: "I Celti: la prima Europa". Questa si tenne dal 24 marzo all'8 dicembre 1991, presentando oltre 2000 preziosi reperti provenienti da 200 diversi musei di tutto il mondo. La mostra ottenne un'enorme successo di pubblico - circa 800.000 visitatori - attirando i riflettori dei mass-media sull'argomento e creando un notevole indotto (articoli dedicati ai Celti su quotidiani e magazine, documentari televisivi, pubblicazioni, ecc.).

Infine, vale attirare l'attenzione su un aspetto tutt'altro che marginale, come lo spostamento degli itinerari turistici verso paesi, che almeno fino a pochi anni fa erano poco frequentati dagli italiani, quali la Norvegia, la Svezia, ma soprattutto l'Irlanda. Effettivamente, i turisti nostrani si sono trovati a contatto con culture e tradizioni diverse e fortemente sentite (si pensi al valore assunto dall'identità celtica per gli irlandesi nella loro lotta per l'autonomia dalla dominazione inglese e la grande diffusione che questa ha assunto anche da noi, veicolata attraverso film, canzoni, ecc.), le quali hanno esercitato una notevole fascinazione tradottasi per molti nel desideri di approfondirne la conoscenza.

Naturalmente, la riscoperta della religione degli antichi popoli nordici ha un significato complessivo che travalica fenomeni letterari clamorosi tipo Tolkien, scientifici tipo Dumézil, o di massa tipo la mostra di Palazzo Grassi e le nuove mete turistiche. In un paese dominato da sempre dalla cultura classica nelle sue varie forme e/o trasposizioni, l'emergere di queste altre culture rappresenta un venire alla luce di istanze psicologiche diffuse e latenti che, da un certo momento in poi, hanno cominciato ad affiorare in maniera sempre più insistente e prepotente. Tale affiorare rinvia a mutamenti psicologici, sociali e culturali testimoniati dal diffondersi di pubblicazioni in cui, ad esempio, si rinvia alla sapienza degli antichi druidi o al potere magico delle rune dei Vichinghi, oppure alle pratiche terapeutiche degli sciamani e che paiono essere espressione di una religiosità paganeggiante nella quale si mescolano insofferenza verso la liturgia e i dogmi delle chiese tradizionali, repulsione nei confronti dei ritmi di vita e dei valori o pseudo tali della società moderna, attrazione verso un mondo eroico che sfugge alla banalità del quotidiano, rinnovata sensibilità verso la Natura, rifiuto della logica di mercato e dell'individualismo, riscoperta del vivere comunitario, e così via.

L'insieme delle indicazioni concerne sia testi di studiosi italiani sia traduzioni. In quest'ultimo caso si è cercato di raccogliere sia gli studi di carattere critico o divulgativo, compresi i libri per ragazzi, sia le fonti antiche (poemi, leggende, fiabe, saghe, ecc.), sia le rielaborazioni dei miti del passato ad opera di poeti e scrittori moderni. Sono state, invece, escluse le opere di carattere meramente linguistico e filologico in quanto esulano dalle finalità del presente lavoro di screening. Sebbene la ricerca si focalizzi sull'editoria italiana, si è tentato di fornire luoghi e date di prima pubblicazione in lingua originaria degli studi tradotti. In alcuni casi, purtroppo, si è stati nell'impossibilità di rintracciare taluni dati sicché qualche "voce" rimane scoperta. Inoltre, pure esistendo edizioni successive, a meno che non si trattasse di una nuova pubblicazione presso altra casa editrice, si è preferito indicare solo la prima edizione italiana allo scopo di rilevare quando il libro è entrato in circolazione nella nostra cultura. In ultimo, alle indicazioni bibliografiche si è voluto allegare una specifica sezione dedicata ai siti Web in italiano, nella persuasione che Internet, oggi, costituisca non solo un formidabile e acclarato strumento di diffusione di contenuti culturali, ma anche un sensibile termometro per valutare i fenomeni e le mode più significativi del momento.

Dall'elenco di testi emergono alcuni dati significativi. Il primo dato riguarda l'appariscente disparità tra gli studi dedicati agli Indoeuropei e ai Finni, pochi e, in gran parte, recenti, e quelli incentrati sui Celti e sui Germani, numerosi e diversificati (complessivamente 252 titoli su un totale di 269, ossia il 93,6% delle pubblicazioni). Nel caso degli Indoeuropei, ciò si spiega col fatto che, essendone gli studi, almeno in Italia, appannaggio pressoché esclusivo di linguisti e glottologi, essi sono destinati, per lo più, ad un pubblico altamente specializzato (ricercatori, studenti universitari, ecc.). Per i Finni, invece, evidentemente, occorre parlare di uno scarso interesse di fondo, in tutta probabilità dovuto anche alla loro marginalità storica.

Un secondo elemento traspare dal confronto tra gli studi rivolti ai Celti e ai Germani. Se le opere di carattere storico, pur con una prevalenza di libri sui primi (71 titoli contro 57), denotano una sostanziale equivalenza, i testi di tipo esoterico e spiritualismo, al contrario, rivelano un più marcato sbilanciamento a favore dei Keltoi (29 libri contro 4). Questo, verosimilmente, è dovuto all'attribuzione ai druidi di conoscenze di tipo occulto, credenza diffusa che risale all'interpretatio classica - Posidonio, Diodoro Siculo, Cesare, ecc. - e perpetuatasi nei secoli sia a livello colto che popolare. Curiosamente, tale situazione s'inverte nei libri il cui target dichiarato è il pubblico infantile e adolescenziale, con una netta preponderanza dei Germani, e, dettagliatamente, dei Vichinghi (con quasi il triplo di titoli di differenza, 17 contro appena 6). Forse la spiegazione deve ricercarsi nel fascino esercitato da sempre dai guerrieri nordici i quali colpiscono l'immaginario collettivo dei ragazzi, ma non solo, per il valore delle loro imprese guerriere e marinare. Infine, tra le pubblicazioni di poemi mitologici, fiabe, racconti leggendari, e così via, quelle del mondo germanico sono più numerose (35 a 13) in forza delle tante saghe edite in questi ultimi anni. Tale rapporto muta relativamente alle fiabe e al folklore. Quivi, avendo naturalmente escluse dalla ricerca le celebri raccolte dei fratelli Grimm, le cui storie sono state fortemente contaminate nel corso dei secoli, non vi sono in Italia libri di favole dedicate al mondo germanico mentre sovrabbondano quelle di origine celtica e, segnatamente, irlandese. Vale rimarcare, inoltre, che esse hanno spesso per protagonisti il Piccolo Popolo (elfi, fate, leprecauni, ecc.) e sono destinate più a lettori adulti che a bambini, forse per le suggestioni ricavate dai personaggi dei libri di Tolkien.

Un altro dato che salta immediatamente all'attenzione è poi rappresentato dalla cospicua, presenza, tra i testi sui Celti, di libri dedicati alle popolazioni di retaggio celtico che abitarono al di qua delle Alpi come i Boi, gli Insubri, i Cenomani, i Senoni. Questo sia per una certa rivalutazione delle tradizioni culturali locali, verificatasi soprattutto in determinate aree periferiche della penisola (Val d'Aosta, Tirolo italiano, ecc.), sia per la rinnovata importanza riconosciuta alla loro presenza, ancora fino a pochi anni fa ridotta entro il cliché delle bande di barbari razziatori e notevolmente sottovalutata in favore dei romani, degli etruschi, dei greci, ecc.

Un quarto elemento degno di nota riguarda lo specifico andamento delle pubblicazioni sui Celti e i Germani, con l'esclusione delle varie ristampe.
Laddove i libri sui Celti si moltiplicano piuttosto vistosamente negli anni Novanta (oltre 90 titoli, anche grazie all'attività di piccole case editrici) a fronte di una media presenza negli anni Ottanta (una trentina di titoli) e una scarsa presenza nei decenni precedenti (meno di dieci testi negli anni compresi tra i Sessanta e i Settanta), per i Germani vi è una discreta presenza negli anni Sessanta (più di 10 titoli), cui fa seguito un ulteriore aumento negli anni Settanta e Ottanta (oltre i 40 titoli) e una decisa escalation nei Novanta (abbondantemente sopra i 50 titoli). Infine, si possono notare il già ricordato sbilanciamento di volumi sui Celti aventi come argomento temi esoterici e magici (quasi una trentina di libri) che si concretizza negli anni Novanta, e le successive riedizioni di alcune fonti fondamentali come l'Edda (con due diverse edizioni della versione in prosa uscite lo stesso anno, il 1975, per i tipi di Rusconi e Adelphi, più una terza, che riprende quella Rusconi, da parte di TEA, nel 1997, e due edizioni di quella poetica, Sansoni e Garzanti, apparse però a distanza di trent'anni), o di poemi eroici come il Beowulf (due edizioni, Malipiero e Einaudi) o di saghe germaniche come quella dei Völsunghi (due edizioni, una nel '93, Edizioni dell'Orso, e una nel '94, Einaudi) o irlandesi come il ciclo di Finn (alcune parti del quale contenute nelle raccolte pubblicate da Einaudi, Mondadori, Arcana, ecc.). È appena il caso di sottolineare l'aumento di pubblicazioni proprio degli anni Novanta, rilievo che conferma ancor di più il predetto, crescente, interesse sugli argomenti storico-religiosi caratterizzante questo fine millennio.

Per riassumere, il quadro d'insieme che appare dalla ricerca è il seguente.
Su un totale di 283 opere apparse in Italia negli ultimi cinquant'anni, i volumi sono stati dedicati:

15 agli Indoeuropei (pari al 5,3%),
144 ai Celti (pari al 50%),
119 ai Germani (pari al 42%),
5 ai Finni (pari all'1,7%).

Nel dettaglio:

1 testo sugli Indoeuropei negli anni Sessanta,
3 negli Settanta,
3 negli Ottanta,
7 nei Novanta,
e, almeno, per il momento, 1 nel Duemila;

1 testo sui Celti negli anni Cinquanta,
2 negli anni Sessanta,
7 negli anni Settanta,
32 negli Ottanta,
96 nei Novanta,
5 nel Duemila;

1 testo sui Germani risale agli anni '40,
4 negli anni Cinquanta,
12 negli anni Sessanta,
21 negli anni Settanta,
23 negli Ottanta,
56 nei Novanta,
2 nel Duemila;
1 testo sui Finni nell'immediato dopoguerra,
3 negli anni Ottanta.

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