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IL SIGNORE DEGLI ANELLI
di Lisa e Marco Paoletti per Edicolaweb
La luce si abbassa, il proiettore si accende, lo schermo s’illumina e improvvisamente veniamo catapultati nel mondo sognato, immaginato per mille e duecento pagine: la Terra di Mezzo adesso esiste.

"Un anello per domarli,
un anello per trovarli,
un anello per ghermirli
e nel buio incatenarli..."

Mai tanto lunga è sembrata l'attesa per un film. Mesi sono passati dal giorno in cui il regista Peter Jackson ha annunciato l'inizio delle riprese. Adesso la Contea, la Terra di Mordor e Gran Burrone, che tutti hanno amato leggendo il libro, prendono vita attraverso una scenografia di grande effetto, in linea con i luoghi descritti da Tolkien. Accompagnati dalle note di una musica a tratti dolce e melodica, a tratti irruente e fragorosa, osserviamo una fusione di paesaggi reali e virtuali, frutto delle nuove tecnologie di cui dispone oggi l’industria cinematografica (ispirati e ideati dall’estro e dalla competenza degli "addetti ai lavori").
Sicuramente nessun libro è mai stato riprodotto fedelmente in un film. Anche qui, per ovvie ragioni stilistiche e tecniche, e per la personale interpretazione del regista, vengono effettuati tagli ed aggiunte, non sempre gradite, soprattutto dai lettori. I cambiamenti apportati da Peter Jackson si possono giustificare nell’esigenza di far comprendere a tutti la storia, anche a coloro che non conoscono l’opera di Tolkien. In particolare l’eliminazione di Tom Bombadil, misterioso personaggio sul quale l’anello non ha potere e di Tumulilande, ha costretto il regista a rendere più corto il viaggio della Compagnia per Brea. È stata enfatizzata la storia d’amore tra Arwen e Aragorn descritto da Tolkien solo in appendice.
Lascia un po’ a bocca amara il taglio delle scene che riguardano il Bosco di Lothlorien, una delle più belle parti del libro; scene che si spera di vedere nel DVD che, si dice, uscirà a Luglio. Forse in un "flash back" dei prossimi episodi.
Il film dà la sensazione di correre troppo e sembra non riesca a dare profondità ai personaggi. Teniamo conto, però, che in un film è necessario creare un clima incalzante, avvincente, che non procuri noia, in particolare se devi stare seduto davanti allo schermo per tre ore. Se il regista fosse stato fedele al racconto, che nella prima parte risulta piuttosto lento e super descrittivo, non avrebbe forse stimolato l’attenzione dello spettatore.
D’altra parte l’ottima ricostruzione di Moria, Mordor, Gran Burrone, dei paesaggi di Contea, l’aver saputo evidenziare la leggerezza corporea dell’elfo che non affonda nella neve come gli altri, la bravura degli attori, gli effetti speciali, ne fanno un film da non perdere; anzi, da rivedere una seconda volta per apprezzarne e assaporarne meglio il tutto. Rimaniamo con l’immagine di Frodo che si dirige verso Mordor e aspettiamo con ansia gli altri due episodi per esprimere un giudizio definitivo sull’intera opera di Jackson.
Uno speciale apprezzamento al regista che, in certo qual modo, si è misurato con la bravura di Tolkien, il quale non è un semplice scrittore, bensì un professore di storia e letteratura Inglese di Oxford, nonché collaboratore nella stesura dell’English Oxford Lexical Dictionary.
Guardando al passato e ripensando quale successo ha conseguito la trilogia di Star Wars viene da pensare che questo si possa ripetere anche per "Il Signore degli Anelli".

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