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NON SOLO NEGLI USA
di Francesco Caruso per Edicolaweb
Troppo importanti sono i fatti accaduti, non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo, per restare solo a guardare. Mi pare giusto, facendolo umilmente, ricordare determinati fatti storici non trascurabili.

In passato, più precisamente nel 1938, un grande scienziato e, se così si potrebbe anche definire, filosofo disse:

"Il nostro tempo è ricco di menti creative, le cui invenzioni ci potrebbero facilitare la vita in modo considerevole. Attraversiamo i mari con l’energia e utilizziamo questa anche per liberare l’umanità da ogni spossante fatica muscolare… …tuttavia, la produzione e la distribuzione dei beni sono del tutto disorganiche, tanto che siamo costretti a vivere tutti quanti nella paura di essere eliminati dal ciclo economico, soffrendo di conseguenza per mancanza di ogni cosa. Inoltre, a intervalli di tempo irregolare, popoli di differenti paesi si sterminano a vicenda così che anche per questa ragione chiunque pensi al futuro non può che vivere nella paura e nell’apprensione. La causa di ciò, sta nel fatto che l’intelligenza e il carattere delle masse sono incomparabilmente inferiori all’intelligenza e al carattere dei pochi che producono qualcosa di prezioso per la società. Confido che la posterità possa leggere queste mie asserzioni con un senso di orgoglio e di giustificata superiorità".

Questa persona nacque ad Ulm, in Germania, nel 1879. Fu direttore dell’Istituto Kaiser Wilhelm di Berlino fino al ’33, anno in cui fu costretto dai nazisti a lasciare la Germania. Si trasferì quindi negli Stati Uniti, dove insegnò nell’Università di Princeton. Fu premio Nobel nel 1921, morì nel 1955 a Princeton. Lo scienziato era Albert Einstein, padre della bomba atomica. Tutti conoscono la sua teoria sulla relatività, ma pochi sanno delle sue idee, pensieri e opinioni. Egli ha riflettuto molto sul suo tempo, come ieri, oggi le sue parole sembrano ancora, più che mai, "presenti".

Anno 1946:
"lo sviluppo della tecnologia e degli strumenti bellici ha provocato una sorta di rimpicciolimento del pianeta. L’interconnessione economica ha allacciato i destini delle nazioni a un grado di gran lunga maggiore che negli anni precedenti. Le armi distruttive, a nostra disposizione, sono di una pericolosità tale che nessun luogo sulla terra è salvaguardato dal rischio di una distruzione totale improvvisa. La sola speranza di protezione sta nel garantire la pace a livello soprannazionale. Possiamo considerare una persona o una nazione amante della pace solo se pronta a consegnare la propria forza militare alle autorità internazionali e a rinunciare ad ogni tentativo o persino ai mezzi con cui perseguire i propri interessi esterni mediante l’uso della forza… …Il potere reale, al momento, è nelle mani di pochi".

Ripeto, è bene notare come sia pensabile che queste parole vengono pronunciate da una persona che vede e pensa su il nostro presente.

Nel 1945 invece, alla fine della guerra, le sue parole furono:

"…La guerra è stata vinta, ma la pace no. Le grandi potenze, unite nel combattere, sono adesso divise sugli accordi di pace. Era stata promessa al mondo la libertà dalla paura, ma dal termine della guerra la paura, di fatto, è terribilmente aumentata. Era stata promessa al mondo la libertà dal bisogno, ma ampie aree del mondo languono nell’inedia, mentre altre vivono nell’abbondanza. Alle nazioni erano state promesse la liberazione e la giustizia. Ma abbiamo assistito, e continuiamo ad assistere tuttora, al triste spettacolo degli eserciti 'liberatori' che aprono il fuoco contro le popolazioni che vogliono la propria indipendenza e l’eguaglianza sociale… …Possa lo spirito che indusse Alfred Nobel a fondare la sua grande istituzione, lo spirito della fiducia e della speranza, della generosità e della fratellanza tra gli uomini, imporsi alle menti di coloro dalle cui decisioni dipende il nostro destino. Altrimenti l’umana civiltà sarà condannata".

Vi prego, prendete seriamente in considerazione le parole dei grandi pensatori del nostro secolo.
Per ultimo citerei Antonio Gramsci:
"L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari".

Francesco Caruso, di Cosenza
studente di Giurisprudenza presso l’Università "Magna Graecia" di Catanzaro.

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