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ARCANI ENIGMI...

 
I MISTERI DI ATLANTIDE

di Stelio Calabresi
per Edicolaweb

 

    parti precedenti:

INTRODUZIONE ALL'ATLANTIDE »
TRA STORIA E MITO: VERSO UNA STORIA DI ATLANTIDE »
TORNANDO ALL'ANTICO »
PAUL SCHLIEMANN »
DA FETONTE AD ANTILLA ED AL MESSICO »
LE DISLOCAZIONI DI ATLANTIDE »
ATLANTIDE NELL'EGEO »
L'ATLANTIDE ESOTERICA »

LA FINE DI ATLANTIDE E LE SUE CAUSE
Quando e come sarebbe scomparsa Atlantide
Immaginiamo di aver accertato che l'Atlantide sia esista, anche indipendentemente dalla sua effettiva collocazione. Anche se questo fosse possibile, non avremmo risolto tutti i problemi che ci pone l'Atlantide: tanto per cominciare ci si presenta immediatamente un nuovo duplice mistero.
Restano in piedi i problemi relativi alla causa (o alle cause) della scomparsa e quello relativo al tempo in cui ciò sarebbe accaduto.
Cominciamo col problema del "quando", per il semplice fatto che, probabilmente, è il problema di più facile (si fa pere dire) soluzione.
Buona parte dei fautori dell'esistenza di Atlantide sono concordi su una data di scomparsa (ovviamente approssimativa): Atlantide si darebbe inabissata (o comunque distrutta) intorno a 10.000 anni fa. Vale a dire proprio nel periodo di cui parla Platone.
Tra questi ce n'è uno, Otto Muck, che va ben oltre l'approssimazione. Il ricercatore, attraverso calcoli eseguiti con l'ausilio del calendario Maya, ha ricostruito addirittura il giorno della catastrofe: la distruzione di Atlantide avrebbe avuto luogo il 5 giugno dell'8498 a.C.!
Ma, sottigliezze a parte, più difficile risulta il quesito relativo al "come" ciò sarebbe accaduto.
Qui le cose si complicano notevolmente perché le ipotesi sono svariate e sono caratterizzate da diverse varianti.
Le ipotesi infatti, si susseguono, in maniera più o meno fantasiosa; vanno dalle eruzioni vulcaniche, alla guerra nucleare (!), dalla caduta di un asteroide o di una seconda luna (che avrebbe orbitato intorno al nostro pianeta) fino all'impatto con una cometa o con un asteroide.
Inutile dire che ciascuna delle ipotesi formulate porrebbe aver distrutto Atlantide provocando conseguenze accessorie di grande momento: tra queste certamente la modifica del corso di correnti oceaniche e di situazioni climatiche, fino alla modifica dell'inclinazione dell'asse terrestre ed alla modifica della precessione degli equinozi.
Né sarebbe da escludere un'onda d'urto dall'inimmaginabile potenza con annessa onda di marea (oggi è di moda definirla, alla giapponese, "Tsunami") dalla impossibile velocità (127): in tutti i casi gli effetti sarebbero stati devastanti per l'intero pianeta.
Considerazione questa che può valere, indifferentemente, per l'esplosione vulcanica, per l'impatto con un grosso asteroide, o con una cometa, o per la caduta di una luna.
In tutti questi casi l'effetto immediato sarebbe stata la creazione di un immane quanto fulmineo effetto di compressione cui sarebbe seguita l'emissione di radiazioni su tutto l'arco delle lunghezze d'onda ammissibili.
Il primo effetto sarebbe stato quello che la polvere sollevata da una tale calamità avrebbe oscurato il sole per millenni.
Senza parlare dei terrori ancestrali, basterebbe pensare alle inevitabili ricadute sul clima e sull'intero ecosistema (128).
In secondo luogo, al venir meno di un'Atlantide - intesa come potenza imperialistica - sarebbero seguite lotte e sconvolgimenti interstatuali.
In altri termini, se quei fatti si fossero verificati nell'Atlantide platonica, sulla Terra si sarebbe conosciuta una fase di regresso ed un'era di barbarie. Di una di una nuova civiltà non si sarebbe potuto parlare prima che fossero passati almeno 5-6 mila anni.
E non è detto che questo sarebbe stato sufficiente per cancellare il passato ma, certamente idoneo per trasformare in leggenda ogni sua traccia.

Ancora questione di prove (ipotesi R. Ballard)
Di simili accadimenti, nonostante i millenni trascorsi, non dovrebbe essersi persa la memoria.
Il solito problema della prove mi impone una domanda: c'è, nella storia del nostro pianeta, qualcosa che, sebbene trasferita nel mito, possa far pensare ad un evento del genere, ad un disastro planetario globale di portata inimmaginabile?
A ben pensarci credo che la risposta debba essere affermativa ed imponga un riflessione sull'intero problema.
Non so e non posso dire se si chiamasse Atlantide, Lemuria o quello che volete. Un dato di fatto da premettere è che l'uomo esistesse sulla Terra e che avesse raggiunto un grado minimo di civiltà: c'erano stati dei testimoni, ci furono dei sopravvissuti e quindi, c'erano tutte le premesse perché si formasse il mito.
Una seconda premessa è quella che l'evento avesse carattere planetario sicché ne dovrebbe essere derivato il carattere planetario del mito.
Ebbene non credo che esista un mito più planetario di quello del "Diluvio universale" (129).
Il dilemma comunque resta almeno per quanto riguarda il reperimento ed la validità di una prova che riguardi la connessione causale.
Qualche tempo fa, l'oceanografo R. Ballard, ha affermato di aver ritrovato le tracce del Diluvio Universale nella scomparsa, circa 8.000 anni fa, di un'antica linea costiera, tra il Mar Mediterraneo ed il Mar Morto per effetto di un'immane inondazione. Per Ballard questa sarebbe la prova del racconto biblico.
Ebbene, io penso che "quel" diluvio non aveva bisogno di prove (peraltro si tratta di ben poca cosa rispetto ad uno sconvolgimento di portata planetaria). Inoltre è sufficiente la constatazione che il ricordo è rimasto nei miti di tutti i popoli (130).
Il vero problema, come ho accennato, non è quello di stabilire se quello sconvolgimento sia stato il solo, ma quello di stabilire se esista una connessione causale il Diluvio (evento certo) e la scomparsa di Atlantide (evento probabile).
E, purtroppo ci ritroviamo come Gilgamesh alla ricerca del diluvio e di trovare un suo antenato Ut-Napishtim, unico sopravvissuto di quel diluvio (voluto dagli dei), cui Ut-Napishtim non sa dare una spiegazione.
Ebbene, se pensiamo al diluvio biblico (cioè mitico, globale), mi viene da pensare che si sia trattato di un evento tanto spaventoso che non riusciamo a superarne il trauma nonostante siano passati migliaia di anni. Esso fa parte del nostro D.N.A.
Indipendentemente dalla sua portata continuano a porsi le solite domande che ci angustiano quanto parliamo di Atlantide: al di là del mito, quando avvenne e cosa provocò l'immane disastro?
E ci ritroviamo allo stesso punto: l'unica cosa che possiamo dire è che abbia avuto luogo; ma non possiamo rispondere a nessuno dei due quesiti in maniera conclusiva. Nel cataclisma del Diluvio può ben rientrare qualsiasi altra catastrofe: anche Atlantide.

Alle origini del mito (ancora Platone)
La parola "Atlantide" è una parola evocativa: essa fa parte del nostro inconscio ancestrale: chi la pronuncia non ha bisogno di spiegare a cosa si riferisca. Di fatto, per il nostro io, essa suona allo stesso modo di "Eden", di "paradiso perduto".
Ma questa è un'apodittica affermazione di principio, è una tautologia che equivale a dire che si tratta di un mito. E non ci possiamo fermare a questo.
A livello cosciente e solo un po' più in alto, sappiamo che il mito di Atlantide ci è stato tramandato dalla mitologia greca attraverso i dialoghi di Platone, dove si narra che nel regno di Atlante si era sviluppata una civiltà molto evoluta in un'isola situata al di là delle colonne di Ercole, dove sarebbero vissuti i discendenti di Poseidone.
Atlantide nel mito era la terra dell'oro, del bronzo, e dell'oricalco.
Assurti a grande potenza, gli Atlantidi si sarebbero caratterizzati per una progressiva e crescente degradazione morale tanto che Zeus ne decretò la fine: gli atlantidi furono prima sconfitti dagli Ateniesi e poi completatamene distrutti da un diluvio (?) che cancellò l'isola dalla faccia della terra.
La prima domanda che mi pongo (e che, probabilmente, ci poniamo) è la seguente: dobbiamo considerare il "mito" come contrapposto alla "realtà"? (131)
E, ancora, il mito va considerato una sorta di racconto del genere "fantascienza o fantasy"?
O, piuttosto, non può essere che il "mito" sia un modo di leggere una realtà che resta celata al di sotto di essa?
Indipendentemente dalle convinzioni personali (132), l'area nella quale opera il mito è letteralmente un terreno minato. In via di principio ritengo giusto ribadire che, comunque li intendiamo, i miti non devono e non possono essere ignorati e tacciati sempre di falsità (Schliemann docet).
Il XIX secolo, forse sotto l'influsso delle scoperte di Schliemann, è stato il secolo delle gradi teorie sulla "lettura" di certi miti.
Ad esempio, Ignatius Donnelly (133) si sforzò, per tutta la vita, di dimostrare che esistessero strette correlazioni tra le civiltà americane e quelle del vecchio continente. L'autore spiegava tali analogie con l'esistenza (in un remoto passato) si un continente "ponte", che un tempo si estendeva dall'Africa al Pacifico, di cui oggi sarebbe visibile solo l'Australia (Lemuria).
Altri hanno preferito parlare di un'Atlantide nell'isola di Thera, oggi Santorini (134).
Tutti miti?
Nel secolo XX° sono arrivate le teorie di Charles Berlitz per il quale la collocazione di Atlantide è... l'Oceano Atlantico, dove esiste la "dorsale mediana" e gli affioramenti delle Azzorre, che sarebbero le cime delle montagne sommerse dell'Atlantide e meglio si adattano alla descrizione di Platone.
Si tratta di un tentativo di giustificare un mito con notazioni scientifiche?
Senza dimenticare che molti si riferiscono ad Atlantide come ad una leggenda, e negano ogni tipi di esistenza reale. Per costoro Atlantide sarebbe espressione dell'ansia religiosa dell'uomo alla ricerca delle proprie origini. Posizione che, per il vero, non raccoglie molti seguaci perché i più ritengono l'Atlantide una realtà storica della quale cercare e trovare le prove.
E questo tipo di soluzione è anch'essa basata sul mito?
Sembra, a questo punto, ovvio affermare che un tentativo di trovare queste benedette prove deve essere fatto. Fatto strano: quale strada, migliore del mito, c'è da ripercorrere?
Torniamo ancora a Platone.
Platone, per bocca di Crizia (un suo parente) in due dialoghi scritti intorno al 340 a.C., esordisce affermando che, nel 590 a.C., Solone (famoso legislatore ateniese), si era recato in Egitto, a Sais. Qui aveva cercato di far colpo sui sacerdoti di Iside parlando delle più antiche tradizioni greche. Ma un sacerdote aveva sorriso, affermando che il popolo greco era, in realtà, un popolo fanciullo nei confronti di un altro di cui, come quello egiziano, possedeva ampia documentazione scritta sull'esistenza di una civiltà evoluta su "un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme". L'isola era stata distrutta, 9.000 anni prima, assieme a tutti i suoi abitanti, a seguito di un immane cataclisma.
Ecco le parole che Platone fa pronunciare al sacerdote egiziano:

«Al di là di quello stretto di mare chiamato Le Colonne d'Ercole, si trovava allora un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte... In quell'isola chiamata Atlantide v'era un regno che dominava non solo tutta l'isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne d'Ercole; includendo la Libia, l'Egitto e altre regioni dell'Europa fino alla Tirrenia. Dal mare, verso il mezzo dell'intera isola, c'era una pianura; la più bella e la più fertile di tutte le pianure, e rispetto al centro sorgeva una montagna non molto alta....»

Ad un certo punto gli abitanti di quel paradiso si erano corrotti sicché:

«Quando l'elemento divino, mescolato con la natura mortale, si estinse in loro, il carattere umano prevalse, allora degenerarono, e mentre a quelli che erano in grado di vedere apparvero turpi, agli occhi di quelli che sono inetti a scorgere qual genere di vita conferisca davvero la felicità, apparvero bellissimi, gonfi come erano di avidità e potenza. E Zeus, il dio degli dei, intuito che questa stirpe degenerava miserabilmente, volle impartire loro un castigo affinché diventassero più saggi.»

convocati gli dei, decretò la fine di Atlantide:

«Più tardi, avvenuti dei terremoti e dei cataclismi straordinari [...] l'isola di Atlantide s'inabissò in mare e scomparve.»

Allo stato delle cose non è possibile trovare una prova definitiva dell'esistenza di Atlantide: la caldera di Santorini, il muro di Bimini, la conformazione della dorsale atlantica, i crateri della costa americana... indubbiamente esistono. Purtroppo - rispetto ad Atlantide - costituiscono solo indizi.
D'altra parte le parole del mito sono frasi che un filosofo attribuisce ad un proprio a antenato che le avrebbe apprese da un predecessore comune: nulla più che un sentito dire.
Se ne deve forse dedurre che il problema si chiuda con un nulla di fatto?
Niente di più errato.
Dall'insieme delle teorie più o meno immaginifiche, o addirittura più o meno strampalate, sono riuscito a ricavare il seguente abbozzo di cronologia che, tra l'altro, riguarda anche Atlantide.

Tra 4.500.000 e 900.000 anni fa:

ad Atlantide secondo la Teosofia, nasce l'"Homo sapiens" (135)

900.000 anni fa:

secondo la Dottrina del Ghiaccio Cosmico, viene fondata Tiahuanaco. La terza delle lune, che avrebbero ruotato in tempi remoti intorno alla Terra, si avvicina alla Terra facendo salire il livello delle acque (136).
Secondo l'esploratore Percy Fawcett i Toltechi possedevano il potere per invertire la forza attrattiva della gravità in una forza repulsiva. Ad essi si deve la fondazione di Tiahuanaco e di una città chiamata Zeta, perduta nella giungla del Mato Grosso.
Il Tolteco diventa la lingua dell'impero atlantideo; la tecnologia raggiunge un alto sviluppo. Per spostarsi, usavano delle aeronavi (i Vimana del Mahabharata?)... Durante le battaglie le astronavi spargevano gas tossici. Nei primi tempi erano mosse dal Vril, la "Forza personale"; quindi esso fu sostituito con un'energia generata con un procedimento sconosciuto che agiva con l'intermediario di una macchina.

600.000 anni fa:

Ha luogo (secondo la Teosofia e altre teorie) la prima distruzione di Atlantide. Dopo centomila anni dalla fondazione, la "Città dalle porte d'oro" degenera. I seguaci della Magia Nera, tra cui l'Imperatore, diventano sempre più numerosi; la brutalità e la ferocia aumentano, e la natura animale si avvicina alla sua espressione più degradata.
Un primo, grande cataclisma, forse scatenato dallo sconsiderato uso dei poteri occulti, colpisce Atlantide; la città viene distrutta, l'Imperatore Nero e la sua dinastia muoiono. Il continente americano si separa dall'Atlantide; la Gran Bretagna si unisce in una grande isola con la Scandinavia e la Francia Settentrionale. La catastrofe funziona da avvertimento e per un lungo periodo la stregoneria è messa al bando.

150.000 anni fa:

seconda distruzione di Atlantide (secondo la Dottrina del Ghiaccio Cosmico). La terza Luna si abbatte sulla Terra e causa la sua distruzione.
Le acque si abbassano bruscamente per il calo della forza di gravità (?) e le grandi città Atlantidee rimangono isolate sulle vette di montagne inaccessibili. I giganti perdono il loro popolo e gli uomini ritornano allo stato primitivo.

Tra 150.000 e 75.000 anni fa:

Secondo la Teosofia la civiltà è corrotta. Sull'Isola di Ruta, ad Atlantide, viene ricostruita la "Città delle Porte d'oro"; vi prospera una civiltà potente ma troppo sontuosa. Gli imperatori tornano alle pratiche di magia nera e solo una piccola minoranza di Maghi bianchi cerca di tenere a freno gli occultisti. Ma, nelle profondità dell'Himalaya, i saggi di Agharti vigilano...

75.025 a.C.:

Secondo la teosofia avviene la terza distruzione di Atlantide. Il "Re del Mondo" muove contro gli Atlantidei corrotti con un grande esercito, a bordo dei Vimana; le armi del "Re Del Mondo" quasi distruggono il continente corrotto. La città di Daitiya è completamente sommersa; di Ruta si salva solo una piccola parte (137).

10.000 a.C.:

L'Ipotesi Extraterrestre vede a questo punto la distruzione finale di Atlantide. Gli spaziali che erano venuti dal pianeta Suerta, nell'anno 10.048 a.C. abbandonano la Terra: stava per accadere qualcosa di terribile. Karl Brugger, in Akakor, ce ne dà una descrizione E qualcosa di terribile accade davvero: "Che cosa avvenne sulla Terra? Chi la fece tremare tutta? Chi fece danzare le stelle? Chi fece scaturire l'acqua dalle rocce? Il freddo era atroce, e un vento gelido spazzava la Terra. Scoppiò una calura terribile, e al suo alito gli uomini bruciavano. E uomini e animali fuggivano, in preda al panico. Tentavano di arrampicarsi sugli alberi, e gli alberi li scaraventavano lontano. Quello che era in basso si capovolse e si ritrovò in alto. Quello che era in alto precipitò sprofondando negli abissi...".
L'immensa quantità di ghiaccio accumulatasi sull'Artide durante l'ultima glaciazione scivola nell'Oceano scatenando un maremoto gigantesco, divenuto nella tradizione il Diluvio Universale. La tecnologia dei Nefilim (un altra stirpe di spaziali che si è insediata in Mesopotamia) ha previsto la catastrofe; l'ordine è di abbandonare la Terra e i suoi abitanti al loro destino. Ma, contravvenendo alle disposizioni, i Nefilim (evidentemente più umanitari dei colleghi spaziali venuti da Suerta) ospitano alcuni esemplari dei terrestri della stirpe di Ziusudra (Noè) nelle loro arche; questi ultimi ripopoleranno il pianeta. Conclusa la missione, i Nefilim lasciano la Terra.
Per Platone e la Teosofia: Poseidonia (ossia l'Atlantide) - ultimo relitto del gigantesco impero teosofico - è ormai completamente corrotta. In un giorno e una notte, nell'anno 9.564 a.C. gli Dèi la sprofondano nell'Oceano con tutti i suoi abitanti. La catastrofe è di portata planetaria; le opere edificate dai Greci - dominatori del Mediterraneo grazie alla recente vittoria - sono completamente spazzate via dagli elementi; il Mare del Gobi si solleva e diventa l'attuale deserto; uguale sorte tocca alla pianura del Sahara.
Per Otto Muck: un gigantesco meteorite proveniente dalla Zona degli Asteroidi si abbatte nell'Atlantico, generando una mostruosa onda di marea che distrugge la civiltà di Atlantide. È il 5 giugno del 8.498 a.C..
Per la Dottrina del Ghiaccio Cosmico: la Terra attira la sua quarta Luna quella che ci è rimasta adesso. Il fenomeno cosmico scatena una gigantesca marea che, in una sola notte, distrugge Atlantide. Scompaiono i giganti; e nasce la civiltà giudeo-cristiana.

10.000 a.C.:

Secondo la Dottrina Cosmica ritornano gli Atlantidei. Alcuni Grandi Iniziati Atlantidei, tra cui il Mago Merlino, sopravvivono alla distruzione della città di Lyonesse (138), fondano il centro magico di Avalon scegliendosi dei discepoli come Artù che portino avanti la Tradizione. Gli Atlantidei si mescolano con i Celti, e si diffondono per tutta l'Europa, ove elevano megaliti a simboleggiare il culto del Sole.

La scomparsa di Atlantide secondo L. Spence
Lo studioso Lewis Spence (139) non condivide l'ipotesi di Platone sulla fine di Atlantide.
La sua scomparsa non è stato un fatto repentino.
Spence è dell'opinione che l'isola (o il continente) sia scomparsa per una serie di cataclismi ripetuti.
Ed è convinto che questo sia un fatto provabile. I disastri di Atlantide si sarebbero conclusi coincidendo con i periodi nei quali la cultura europea avrebbe fatto un salto di qualità.
Quei salti di qualità sarebbero stati compiuti dagli Atlantidi migrati a causa di quei cataclismi.
Nel dettaglio, Spence ipotizza che la sommersione si sia realizzata in tre fasi: intorno al 25.000 a.C., intorno al 14.000 e infine intorno al 10.000 a.C., quando Atlantide sarebbe scomparsa definitivamente.
In quella stessa fase la Terra era abitata dalla cultura dei Crô-Magnon i quali sarebbero stati dotati di notevoli conoscenze, dei veri e propri superuomini.
Secondo Spence l'uomo di Crô-Magnon avrebbe avuto origine in Asia e si sarebbe mosso attraverso i continenti, seguendo due direttrici di marcia: una verso levante in direzione dell'Oceano Indiano (direttrice con direzione verso le terre australi e fino all'isola di Pasqua); l'altra in direzione dell'Atlantico, diretta a ponente (direttrice verso l'America).
Secondo tale teoria i due rami più antichi dell'umanità sarebbero arrivati in America da occidente anziché da oriente.
Il problema, diverrebbe quello di capire come potrebbero essersi verificate le migrazioni che avrebbero attraversato l'oceano Atlantico. La spiegazione dovrebbe essere solo una: l'attraversamento sarebbe avvenuto tramite di una serie di isole intermedie.
Del resto attendibili studi antropologici, rivelerebbero il passaggio non solo attraverso l'Europa, ma anche attraverso l'Africa. E altrettanto attendibili studi geologici (i sondaggi oceanici) rivelerebbero l'esteso rilievo sottomarino del terziario affondato in epoca remotissima nell'Atlantico (140).
A questi dovrebbe aggiungersi il fatto che studi archeologici sarebbero in grado di provare la simultaneità cronologica delle varie componenti insieme ad una analogia di usi e costumi dei due emisferi (141).
Ad essi dovrebbero aggiungersi gli studi linguistici i quali rivelano un fondo semantico comune nei linguaggi dei popoli situati di qua e di là dell'Atlantico (142).
Per parte sua, Cristoforo Colombo, in una lettera inviata ai re di Spagna, datata all'ottobre 1499, scriveva:

«Ogni volta che navigai dalla Spagna alle Indie, trovai a cento leghe a ponente delle Azzorre, un cambiamento straordinario nel cielo, nelle stelle, nella temperatura dell'aria e delle acque del mare. Trovai il mare talmente coperto di un'erba che somiglia a dei piccoli rami di pino carico di lentisco, da far pensare di essere su un bassofondo.»
E la presenza di alghe galleggianti nel Mar dei Sargassi, per alcuni, costituirebbe un altro argomento di prova del fatto che in quel punto sarebbe esistita una massa di terra successivamente sprofondata (143).
C'è un fatto che lascia perplessi: l'Egitto, in senso stretto, non ha un proprio mito del Diluvio. Tuttavia le mitologia egiziana conserva il ricordo di una catastrofe provocata dalla Dea Hathor che, per impossessarsi dell'Occhio Divino, dovette lottare con il genere umano massacrandolo.
Tuttavia Râ, per porre fine al massacro, versò sulla terra un mare ove la Dea si fermò per specchiarsi e si placò.
Questo mito ha le caratteristiche di un vero e proprio "diluvio".
C'è tuttavia una evidenza archeologica che sembra convalidare il mito. Ai piedi della Grande Piramide sono state rinvenute conchiglie fossile inglobate nei massi. Questi fossili testimoniano che, anche indipendentemente dal mito di Hathor, una catastrofe avrebbe interessato anche quella terra pure se non sappiamo dire quando ciò sia avvenuto.
Mi è impossibile, in ogni caso, seguire l'onda delle assonanze, delle similitudini, delle coincidenze testuali e di quelle folkloristiche attraverso le quali si è pensato di dare una giustificazione alla scomparsa dell'Atlantide.
Questo è un capitolo che richiederebbe da solo un volume a parte.
Mi sembra inutile precisare che la presente non è una recensione critica.
Mi basterà ricordare, che - tra gli altri - se ne occuparono Pomponio Mela (144) e Plinio il Vecchio (145) i quali parlarono dell'arrivo di uomini dalla "pelle rossa", con nasi aquilini, dall'Atlantico.
Questo particolare ha attirato la mia attenzione per una strana coincidenza sugli uomini "rossi": dovunque fossero vissuti si veneravano Dei in cima a piramidi (a gradini, menhir e ziggurat, zomapantli e castillos); peraltro su quegli altari veniva bruciata la carne di vittime sacrificali (146).
Ma, coincidenze a parte sembra impossibile dimenticare che l'uomo di Crô-Magnon, dopo la scomparsa di Atlantide, avrebbe colonizzato l'Europa proprio mentre il mondo entrava nel terziario.
Orbene i Baschi ci riportano la strana reminiscenza dell'esistenza di un terra nell'Atlantico da cui sarebbe venuto quel popolo.
Si ritiene, abbastanza comunemente, che i caratteri somatici dei Baschi siano quelli della razza rossa atlantidea (essi hanno, infatti, il profilo caratteristico dei Maya e degli indiani dell'America Centrale ed utilizzano varie usanze agricole comuni tra i Maya come il sistema del "taglia e brucia").
Quanto all'aspetto culturale, è comune l'opinione che gli atlantidi appartenessero all'epoca del bronzo: portavano il primo componente (il rame) dalle miniere del Nord America (147). E se ne è dedotto che gli Atlantidi trasferissero grandi quantità di rame grezzo fino in Europa, dal fatto che le cronache sumere ci riportano che gli Annunaki erano grandi minatori (148).
Ma un brutto giorno ci fu il grande disastro del quale resta testimonianza nel mezzo milione di crateri ellittici prodotti da uno sciame meteorico in South Carolina e censiti nel 1930. Essi restano un chiaro sintomo dell'impatto di uno sciame meteorico o di un corpo celeste frantumatosi dopo la collisione con un altro asteroide.
I campioni prelevati dimostrano che l'evento si sarebbe verificato alla fine dell'ultima era glaciale, tra 13.000 e 11.000 anni fa. Nessuno può stabilite una data più precisa ma si ritiene che dovrebbe essere molto prossima a quella descritta da Platone.
Non mi sembra il caso di prendere in considerazione ipotesi fantascientifiche come quella di un'Atlantide isola artificiale (tesi di Heli Sarre), o quella degli Atlantidi provenienti da un altro spazio-tempo.

Note:
127. Basti pensare al caso dell'esplosione del Piñatubo o del Krakatoa.
128. Qualcosa di simile potrebbe essere accaduto anche più di una volta, basti pensare - in un'epoca ancora più remota - alla causa della scomparsa dei dinosauri.
129. Di cui parla la Bibbia ma anche qualsiasi altro testo sacro del mondo, dal Mahabharatha, al Popol Vuh. E di questo evento ho trattato nell'articolo "I misteri del Diluvio nella storia e nel mito".
130. Infatti, differentemente a quanto si potrebbe credere, la leggenda su un Diluvio Universale, o comunque su una catastrofe di varia natura, che avrebbe colpito la Terra, non è caratteristica peculiare della tradizione giudaico-cristiana, anzi sì buon ben affermare che essa stessa sia un retaggio di miti sumerici, di cui gli Ebrei, le cui prime antichissime sedi erano in Mesopotamia, avevano avuto modo di assimilarne il contenuto.
131. Altrove ho parlato diffusamente del processo di genesi del mito e delle "leggi" che vi presiedono.
132. I miei lettori conoscono le risposte che normalmente sono solito dare.
133. Il Politico e scrittore statunitense, in "Ragnarok Atlantis: The Age of Fire and Gravel", espose la teoria che il diluvio e la distruzione di Atlantide, era derivata dalla collisione della Terra, con una grossa cometa.
134. Galanopoulos sostiene che la sua identificazione non si scontra affatto con la descrizione fatta da Platone. Il filosofo, infatti, situò il continente oltre le Colonne di Ercole. Poiché questo personaggio compì le sue imprese in Grecia, erano i due promontori di questa nazione che Platone voleva indicare. Anche per quanto riguarda i dati numerici riferiti dal filosofo, c'è una spiegazione: i dati furono moltiplicati per dieci. Quindi la data 9.600 a.C. indicata da Platone come epoca della distruzione di Atlantide potrebbe indicare, con approssimazione, il 1.300 a.C., data proposta da Galanopoulos per lo stesso evento; e, nello stesso modo, una pianura di 300 miglia viene ridimensionata a 30 miglia ed un canale largo 90 metri e profondo 30 metri ad uno di 9x3 metri.
135. "A 7° di latitudine Nord e a 5° di longitudine Ovest, nella località ove ora si trova la costa Ashanti, compaiono gli Atlantidei, primi rappresentanti della Quinta Razza Madre" (W. Scott Eliott, "The Story of Atlantis & Lost Lemuria", 1896). Si sono evoluti lentamente a partire dalle razze Lemuriane; hanno perso il loro colore azzurro e sono diventati prima rossi, poi viola e infine del nostro attuale colore rosato. I primi Atlantidei si chiamano Rmohal; sono dotati di poteri ESP e di una struttura sociale piuttosto grossolana; daranno origine all'Uomo cosiddetto "di Uro Magnon" che genererà la razza Lappone e Australiana. Nel giro di 2 milioni di anni i Rmohal emigrano verso un vastissimo territorio: Atlantide; non si tratta dell'"isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme" descritta da Atlantide, ma di un supercontinente che comprende le due Americhe, Irlanda, Scozia, parte dell'Inghilterra e dal Brasile raggiunge la Costa d'Oro. Dopo aver sconfitto gli ultimi superstiti della catastrofe Lemuriana che vi si erano insediati, gli Atlantidei si differenziano in vari ceppi, tra cui i popoli che i moderni antropologi hanno battezzato Tlavatli (Cinesi e Aztechi, "Violenti, indisciplinati, brutali e crudeli"), Toltechi e Turanici (i futuri Caldei, "Sotto parecchi aspetti, gente poco simpatica").
136. Gli uomini e i giganti salgono quindi sulle cime più alte e fondano la civiltà di Atlantide. Presso il lago Titicaca, nell'attuale Bolivia, i giganti edificano il complesso di Tiahuanaco; la loro forza colossale permette loro di realizzare un'opera impossibile per i comuni esseri umani. (Hans Horbiger, "Glazial Kosmologie", 1913). "Dai lineamenti dei volti dei giganti giunge ai nostri occhi e al nostro cuore un'espressione di sovrana bontà e di sovrana saggezza; un'armonia di tutto l'essere spira dal colosso, le cui mani ed il cui corpo, nobilmente stilizzati, posano in un equilibrio che ha un valore morale" (Anthony Bellamy, Moons, Myths and Man, 1931).
I Toltechi, la Seconda Sottorazza atlantidea, con i loro 2,5 metri di altezza non sono da meno dei Giganti; ad Atlantide edificano un immenso complesso, "La città delle porte d'oro", che sorge "presso la costa orientale, a circa quindici gradi a nord dell'Equatore, sulle pendici di una collina alta circa 150 metri sulla pianura; sulla sommità della collina erano il palazzo e i giardini dell'imperatore, in mezzo ai quali sgorgava un getto d'acqua che forniva il palazzo e le fontane e quindi scendeva in quattro direzioni, e poi perveniva, per mezzo di cascate, a un canale circolare che circondava il giardino". (Arthur E. Powell, The Solar System, 1923)
137. Questa è Poseidonia, ovvero l'Atlantide descritta da Platone. Non è escluso che queste antichissime guerre celesti siano in qualche modo legate a quanto accadde (accadrà?) intorno al 2000 a.C. a Mohenjo-Daro.
138. Un insediamento realmente sprofondato al largo della Cornovaglia e da molti ritenuto una delle città di Atlantide.
139. James Lewis Thomas Chambers Spence (25 novembre 1874 - 3 marzo 1955) è stato un giornalista scozzese, studioso di folklore, poeta e studioso di occultismo. Dopo una rapida carriera in Scozia, come giornalista, intorno al 1906 ha iniziato ad occuparsi di folgore nella mitologia. Ha scritto di circa riti e tradizioni britannici ("I Misteri della Gran Bretagna" è del 1905). Si è poi rivolto alla mitologia degli antichi messicani e centroamericani. Nel 1908, ha pubblicato "Il Popul Vuh", libro sacro dei Maya Quiché, seguito, nel 1910, da un "Dizionario di Mitologia" e da numerosi volumi.
Le ricerche di Spence sulla mitologia e sulla cultura del Nuovo Mondo, lo ha portato inevitabilmente sulla questione di Atlantide. Nel 1920 ha pubblicato una serie di libri che hanno cercato di rivalutare il tema proprio degli occultististi sull'Atlantide (1924) e sulla Storia di Atlantide (1927), continuando la linea di ricerca di Ignazio Donnelly, sulla civiltà persa dell'età del bronzo.
140. Si pensi allo studio che il Prof. Gianni Trapani pubblicò sulla Rivista Universo nel 1927, secondo il quale le Canarie si elevano su di uno zoccolo poco profondo e sono la continuazione delle catene dell'Atlante africano. Hanno fatto certamente parte di un grande frammento unito alla Mauritania fino ad un epoca relativamente recente.
141. Basti pensare al simbolismo assunto dal toro Atlantideo nelle culture egizia, cretese e spagnola. Rilevante l'espandersi nella Francia e nella Spagna di un'antica civiltà che usava seppellire i morti con il viso rivolto all'Ovest.
142. In lingua ebraica "Adam" significa "rosso" e tale doveva essere il colore del primo uomo. Da Adam deriva Adama e Adamo; nonché Adamu, cioè "sangue". Adamatu è la terra rosso scura con la quale Geova formò Adamo. Lo foggiò con l'argilla rosso scura del suolo, soffiò nelle sue narici l'alito della vita mutandolo in un "Nepesh": spirito, anima, "sangue". L'Adamo era decisamente "rosso".
La storia Sumera racconta come la Dea Madre mescolò il sangue di un Dio, il "Nepesh", alla terra, nella casa di Shi.In.Ti, dove veniva alitato il vento della vita, per formare l'Adama. Classificato come un essere di 45 metri, androgino, circonciso, prima provvisto di coda poi senza, inserito, con Eva (A lei si attribuisce la tomba rinvenuta a nord di Gidda) nella stirpe dei giganti. "Adoma" è anche la parola che indica un grande continente situato nel Pacifico settentrionale nominato parlando della storia di Adamo; luogo che si vuole popolato da uomini "rossi", che sprofondò in seguito ad una catastrofe.
Adamo diviene così la raffigurazione degli Atlantidi dalla pelle rossa. In Greco, rosso si diceva " foinics", appellativo dato ai Fenici, gli uomini rossi. Adamo diventa il gigante fenicio della Britannia, una delle regioni di Atlantide.
Al tempo della XII dinastia in Egitto si conoscevano quattro razze: i Manu dalla pelle gialla di origine asiatica e con il naso aquilino; i Nassu, neri, con i capelli lanosi; i Tamaku dal carnato bianco roseo con gli occhi celesti, provenienti dalla Libia e dalle isole del Gran Verde; infine i Rutennu o egizi di razza rossa che insieme ai Fenici si definivano "i rossi".
Sui bassorilievi e sui monumenti, i personaggi di alto lignaggio venivano raffigurati con una pittura rossa.
Pure gli "uomini del mare", invasori dell'Egitto, vengono indicati come "rossi" e addirittura nelle leggende Cinesi troviamo un popolo dai capelli rossi. La parola "Rutennu" o "Rotennu" deriva da "Rut" o "Rot" che significa "rosso". Di tale colore il mare che bagnava l'Egitto, "il mare dei Rossi". "Rut" deriva da Rute che con Daytia era una delle due isole superstiti di Atlantide; punto di partenza della razza che soggiogò quella che dimorava sulle sponde del Nilo originando i Rutennu: gli uomini del mare di Rute.
143. Secondo lo studioso Germain, alghe simili proliferano da molto tempo nell'arco di un antico litorale diventato arcipelago. Gli animali marini che si annidano nelle alghe sono del tipo litoraneo. Discendono da quelli abitualmente insediati in un continente precedente. Non è pensabile che le larve di questi crostacei dalla vita di pochi giorni possa venire dalle rive del Senegal e da quelle dell'America.
Per di più il Prof. Schmidt, nel 1923, descrisse, su di una rivista scientifica, la vita delle anguille dette "pesci dell'Atlantide", e la vita delle "Civelles", pesciolini rosei, trasparenti di forma cilindrica di circa 7 centimetri, che risalgono in gruppi i fiumi cambiando colore e divengono anguille verde scuro. Dopo cinque o sette anni sono in grado di riprodursi e ritornano al mare. Quando vi giungono hanno mutato colore. Nel mese di ottobre iniziano un viaggio di sei mesi verso il mare dei Sargassi, ove si accoppiano e lasciano le uova a 300 metri di profondità. Le larve, di quattro millimetri, sono trasparenti e si nutrono percorrendo in senso inverso il tragitto.
È stato notato che anche in America le anguille dei fiumi migrano verso il mar dei Sargassi. Quindi si deduce che questo derivi da un'abitudine secolare.
Alcuni uccelli, come il Catopsilia della Guaiana Inglese, volano annualmente verso l'Atlantico. Tutto questo certifica l'esistenza di un antico continente, adesso affondato.
Baschi, Indiani, e Maya hanno in comune il gioco della "Pelota".
E allora la domanda diventa: quale è l'origine della razza rossa? Atlantide?
144. Pomponio Mela, geografo e scrittore latino del I secolo, nato a Tingentera, presso Gibilterra nel I secolo d.C..
145. Gaio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio (Como, 23 - Stabia, 24 agosto '79), è stato uno scrittore, naturalista e storico latino. Era proprio del suo stile descrivere le cose in diretta, dal vivo, ed egli è per noi un vero cronista dell'epoca. Morì infatti tra le esalazioni sulfuree dell'eruzione vulcanica del Vesuvio che distrusse Ercolano e Pompei, mentre provava ad osservare il fenomeno vulcanico più da vicino. In suo onore viene usato il termine di eruzione pliniana per definire una forte eruzione esplosiva simile a quella del Vesuvio in cui perse la vita.
146. Tutto questo è evidenziato sul libro di Otto Muck "I Segreti di Atlantide", secondo il quale il vulcano di Atlantide fu il prototipo delle piramidi: "quando il Dio si sveglia e parla con voce tonante ai terrestri la vetta del vulcano appare avvolta in una luce dorata". Il tempio di Marduk-Baal sulla cima dell'Etemenanki era ricoperto d'oro; la cima delle piramidi era dello stesso metallo, come le pagode e gli stupa con i loro tetti dorati. Fra i Fenici il monte ardente diviene il "Dio Ardente", il Melek o Molok, al quale si sacrificavano i primogeniti.
147. Sembra provato che avessero esercitato una grande impresa estrattiva in Michigan tra il 3000 ed il 1200 a.C..
148. Gli Anunnaki (anche trascritto come: Annunaku, Ananaki) sono sumeri e accadici legati alla divinità alla quale spesso si sovrappongono.

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