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ARCANI ENIGMI...

I MISTERI DI ATLANTIDE
di Stelio Calabresi per Edicolaweb
parti precedenti:

INTRODUZIONE ALL'ATLANTIDE »
TRA STORIA E MITO: VERSO UNA STORIA DI ATLANTIDE »
TORNANDO ALL'ANTICO
Il racconto di Platone e dei suoi epigoni
Come ho più volte ribadito, le notizie più complete concernenti l'Atlantide ci provengono da Platone nei dialoghi del "Timeo" e del "Crizia".
La narrazione del filosofo, nonostante l'autorità dell'autore, ha dato origine a opinioni e discussioni infinite ed a teorie contrastanti.
Ricordiamo che Platone fa dire ad un sacerdote di Sais (antica capitale culturale, politica ed amministrativa dell'Egitto):

«Voi greci siete giovani e non sapete nulla di ciò che successe (50)... gli uomini sono stati distrutti e lo saranno ancora in vari modi. Dal fuoco e dall'acqua ebbero luogo le distruzioni più grandi, ma se ne verificarono altre di molti altri tipi come la leggenda che si racconta presso di voi che Fetonte rubò il carro del dio sole e non riuscendo a condurlo sul percorso normale incendiò tutto quello che c'era sulla terra e morì lui stesso (51)... La verità é questa: a volte si verifica una deviazione del movimento dei corpi che circolano in cielo. Ad intervalli di tempo molto grandi tutto ciò che é presente sulla Terra finisce per eccesso di fuoco. Coloro che abitano le montagne e i luoghi secchi muoiono più di coloro che vivono vicino ai mari e ai fiumi. Al contrario, quando gli dei purificano il mondo con l'acqua, tutti coloro che vivono vicino ai fiumi e ai mari sono travolti dalle acque e si salvano solo coloro che vivono sulle alte montagne, così si salvano solo i rozzi montanari e la civiltà deve ricominciare da capo.» (52)

Naturalmente il sacerdote sta parlando di catastrofi che si sono ripetutamente verificate sulla Terra, catastrofi originate da fattori diversi, verificatesi in tempi antichi ma comunque durante l'esistenza dell'uomo (infatti la persistenza del fatto è legata alla memoria).
Ebbene, sorprendentemente, è possibile trovare un riscontro all'altro capo del globo.
C'è uno scritto cinese che parla di alluvioni imputabili a fiumi che straripano.
Questo scritto trova una risonanza in Platone quando questi riporta l'affermazione di distruzioni dovuta all'acqua.
In sostanza in Cina, in Egitto (ed in Grecia) si parlava di catastrofi comparabili.
E il sacerdote saitico prosegue:

«Molte grandi opere della vostra città (Atene) qui si ammirano, ma tutte sono superate da una che si pone al di sopra per grandezza e per valore; infatti gli antichi testi parlano di una immensa potenza cui la vostra città pose termine, quando (Atlantide) violentemente aveva invaso insieme l'Europa tutta e l'Asia, venendo fuori dal mare atlantico.
Infatti in quel tempo si poteva passare attraverso quel mare... innanzi a quella foce stretta che si chiama, come dite voi, colonne d'Ercole, c'era un isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte [...]. In quell'isola... v'era un regno che dominava non solo tutta l'isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne d'Ercole; includendo la Libia, l'Egitto e altre regioni dell'Europa fino alla Tirrenia.
Successivamente, essendosi verificati terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte... tutto si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide, ingoiata dal mare scomparve.» (53)

Ebbene esistono strane coincidenze tra i dati temporali ascrivibili a Platone, quelli delle leggende mesoamericane e quelli della storia europea. Ad esempio Gennaro D'Amato fa notare che, tanto per cominciare, dall'uno come dall'altro lato dell'Oceano, i fatti narrati risalirebbero alla fine del Paleolitico - inizio del neolitico.
Ci sono, poi, alcuni dati sui quali riflettere.
Prima della menzione Platonica, l'Atlantide è citata nell'Odissea, ma ne hanno parlato anche Esiodo, Euripide, Strabone, Plutarco, Diodoro Siculo ecc. E l'isola-continente non sembra neppure sconosciuta ad Isaia e ad Ezechiele che parlano di un potente popolo delle "isole immerse nel mare" (54).
Nel Medioevo il racconto di Platone, sotto l'influsso del parere di Aristotele, venne giudicato piuttosto male: profano e pagano. E venne lasciato cadere nel dimenticatoio.
Sappiamo che Atlantide tornò di moda nel Rinascimento soprattutto ad opera del gesuita Athenase Kircker (nato a Roma nel 1680) che ripescò la leggenda e considerò Canarie, Madera ed Azzorre sopravvivenze di Atlantide.
Da quel momento l'avanzata di Atlantide non ha più conosciuto ostacoli.
Da un punto di vista temporale, il racconto di Platone e dei suoi seguaci - come Proclo e Diodoro Siculo - collocano la fine di Atlantide circa a 11.000 anni fa: e forse non è un caso che tra 15.000 e 13.000 anni fa gli scienziati collochino anche l'ultima deriva dei poli terrestri documentata.
Se fosse corretta tale ipotesi potremmo escludere l'esistenza dell'Atlantide platonica: il continente perduto sarebbe irrimediabilmente sepolto sotto i Ghiacci dell'Antartide. Con l'ulteriore conclusione che i superstiti si sarebbero sparsi per il mondo generando i miti dove protagonisti sono dei semidei: Osiride, Oannes, Viracocha, Kukulkàn, Quetzalcoatl.
Essi avrebbero sparso il seme delle loro conoscenze ai pochi, primitivi e impauriti ominidi rifugiati sulla cima dei monti per sfuggire alle acque incalzanti.
Questa tesi avrebbe anche il pregio di rispondere ad un altro quesito: come mai l'agricoltura parve fiorire in tutto il mondo simultaneamente circa 9.000 anni fa, quando sarebbero state gettate le basi della fondazione delle civiltà mesopotamica, egiziana, centroamericane con un proprio specifico bagaglio di conoscenze scientifiche (55), ingegneristiche (56), religiose e cartografiche (57).
Le cose, però, non dovettero andare dovunque così lisce perché gli atlantidi sarebbero col tempo caduti in uno stato di abbrutimento per l'effetto sommatorio del succedersi di catastrofi, lotte interne, peggiorare dei rapporti con le popolazioni autoctone e l'uccisione di certi protagonisti (come ci ricorda il mito di Osiride) o della perdita delle conoscenze o di altre cause a noi sconosciute.
In genere gli scrittori della tardo romanità - come Ammiano Marcellino, lo stesso Diodoro Siculo, Proclo - sono dichiaratamente favorevoli all'esistenza di Atlantide secondo l'ipotesi platonica. In particolare Proclo si affida ai ricordi degli abitanti di gruppo di isole a ovest delle coste europee (i Guanci delle Canarie?): egli è convinto che in Atlantico fossero esistite dieci isole di cui sette sacre a Persefone. Delle restanti tre (la maggiori): una sarebbe stata sacra a Plutone, una ad Ammone e una a Poseidone.
Ad esempio Diodoro Siculo (vissuto nel I secolo a.C.) affermava, ricalcando Platone:

«...la storia narra che la terra paludosa dei Tritoni scomparve di vista durante un terremoto, quando furono divelte alcune sue parti prospicienti l'oceano. Il reame era diviso fra Atlante e Cronos. Atlante ricevette il mondo delle regioni sulle coste oceaniche, portò alla perfezione la scienza astrologica e fu il primo a rivelare all'uomo la dottrina della sfera.»

Qual è la dottrina cui allude Diodoro Siculo? Sembra che egli si rifaccia alla sfericità della Terra che può essere divisa in cinque settori ognuno di 72°.
Poi Diodoro Siculo aggiunge che:

«Le figlie di Atlante si accoppiarono con i più famosi Dei e divennero le antenate degli esseri umani e furono collocate in cielo col nome di Pleiadi... Esiste al di là della Libia un isola di vaste proporzioni a due giorni verso ovest dalle coste libiche... con una pianura di insuperabile bellezza. L'attraversano fiumi navigabili usati per l'irrigazione... vi sono tutte le piante, gli animali, ville giardini frutti abbondanti.»

Le prove dell'archeologia
Nel corso del tempo agli studiosi non è bastato leggere e rileggere la storia raccontata da Platone. Quelli che hanno studiato Platone si sono sforzati di enfatizzare il mito atlantideo cercando di portare alla luce i resti di questa antica civiltà.
E la ricerca delle sopravvivenze atlantidee ebbe inizio già all'indomani della scoperta dell'America. Essa diede la stura ad un vasto dibattito sulla possibilità di ritrovare la civiltà perduta, soprattutto quando ci si rese conto del ruolo che avrebbero potuto svolgere le civiltà dell'America centrale.
La presunzione dei conquistadores ovviamente li faceva sentire superiori agli indios delle Americhe. Fu, quindi, con grande disappunto che scoprirono che quegli indios possedevano tesori culturali e resti archeologici che oggi possiamo ammirare a Città del Messico, nello Yucatàn, nel Chiapas ed altrove (58).
Come potevano quei popoli inferiori essere gli autori di templi, palazzi e piramidi apparentemente di un altro mondo e come avevano fatto ad edificarle?
Agli inizi del '500 l'archeologia, in senso moderno, era tutta da inventare, ma è pur vero che gli studiosi di cose antiche cominciavano allora a catalogare testi antichi ed a studiare reperti archeologici.
Ma il '500 è anche l'epoca in cui studiosi di matrice cattolica, per lo più esponenti del mondo ecclesiastico, fecero scempio del grande patrimonio culturale mesopamericano, del preziosissimo materiale delle civiltà precolombiane (si pensi a Diego de Landa), dei monumenti fallocratici Maya ed Atzechi.
In nome della cristianità il problema delle origini di intere civiltà precolombiane venne semplicemente "rimosso" per essere ripreso troppo tardi (quando il male era già stato irrimediabilmente compiuto).
La cosa è particolarmente grave perché l'opera di annichilimento culturale era stata posta in essere da parte di chi, per altro verso, aveva evidenziato come le tradizioni dei precolombiani, i loro miti, facevano riferimento a uomini, eroi, o dei che provenivano da oriente e che avevano fondato le successive civiltà sulle rovine di un cataclisma che aveva cancellato il mondo antidiluviano.
Finalmente, alla fine dell'800, ha avuto inizio una ricerca archeologica "seria" con la posa dei cavi oceanici. Fu allora che divenne possibile portare alla luce del sole campioni di roccia magmatica sui quali si appuntò immediatamente l'attenzione degli studiosi.
Paul Tremier, allora Direttore dell'Istituto di geologia di Parigi, potette così dimostrare che quelle rocce risalivano a circa 15.000 anni prima e che si erano cristallizzate all'aria aperta.
Si immagini lo scalpore del mondo accademico che improvvisamente si rese conto che un simile scoperta poteva costituire la premessa per arrivare alla tanto sospirata prova di veridicità, del racconto platonico.
Per la prima volta era possibile verificare che un'isola, come quella di Atlantide, poteva essersi realmente inabissata sul fondo dell'oceano.
Era quindi risolto l'enigma "Atlantide"?
Assolutamente no: questa ipotesi celava, in realtà, ben altre implicazioni ed apriva nuovi e diversi interrogativi (59).
Si cominciò col dire che un'isola grande come un continente non può inabissarsi nel giro di una notte e si cominciò a sostenere (da parte di Immanuel Velikovsky) la possibilità che un asteroide o una cometa fosse precipitata nell'oceano Atlantico provocando lo spezzarsi della dorsale atlantica e l'inabissamento dell'Atlantide.
Però l'ipotesi di Velikovsky, che pure aveva ottenuto l'appoggio di eminenti accademici, venne ben presto stroncata.
Da quel momento il dibattito "Atlantide sì, Atlantide no" è rimasto sempre acceso: il contributo delle scienze moderne ha permesso di introdurre via via nuove acquisizioni che sono ancora al vaglio degli studiosi, a partire dagli archeologi subacquei.
Anzi, è proprio l'archeologia subacquea che ha dato un contributo determinante nella ricerca di resti della civiltà perduta (basti pensare al muro di Bimini).
Con Bimini, aveva inizio ufficialmente la fase della ricerca scientifica di Atlantide.
Nel 1968 un naturalista americano, Manson Valentine, scoprì che sotto pochi metri d'acqua al largo dell'isola di North Bimini (nelle Bahamas) esistono alcune grandi pietre piatte e allineate che fanno pensare a una sorta di pavimentazione, ad una strada e ad un muro sommersi. Il caso fece scalpore e furono organizzate diverse spedizioni archeologiche. La conclusione, secondo alcuni un po' frettolosa, a cui giunsero gli esperti fu che si trattava in realtà di formazioni calcaree naturali.
Si aggiunga, tra l'altro, che la scoperta sembrava essere stata anticipata dalla predizione i E. Cayce!
E nel 1974 una nave per ricerche oceanografiche fotografò i fondali ad un arcipelago (quello di Horseshoe) a 450 chilometri da Gibilterra. Quando la pellicola venne sviluppata si notò che la cima della montagna sottomarina di Ampère, si innalzava dalle profondità oceaniche fino a 60 metri dalla superficie, mostrando delle insolite composizioni formate da pietre che sembravano lavorate: enormi blocchi che sembravano i ruderi di antiche costruzioni in pietra.
Del resto non sembra che la cosa costituisse una novità. Infatti altri reperti sottomarini, erano stati rilevati, strumentalmente, anche da altre spedizioni.
Sembra peraltro che nelle isole Canarie, esistano tunnel subacquei in cui è possibile trovare resti di una civiltà precedente quella oggi autoctona delle Isole.
Lo affermano i componenti di una spedizione italiana organizzata nel 1981 diretta dal giornalista-esploratore Pippo Cappellano che hanno visitato i tunnel sommersi e trovato lastroni di pietra di natura artificiale molto simili a quelli di Bimini (60).
Le ricerche di Valentine hanno attirato l'interesse della scienza "ufficiale" al punto che negli ultimi decenni ha assunto, nei confronti di Atlantide, due tendenze fondamentali:
- La prima è quella nell'ambito della quale gli studiosi puntano sul ruolo svolto delle civiltà precolombiane e sui collegamenti (veri o presunti) con Atlantide sicché molte spedizioni sono state indirizzate all'America Latina nella speranza di trovare elementi utili per ricostruire la storia di Atlantide;
- La seconda è quella dell'archeologia subacquea che ha iniziato a ricercare le sue tracce in diversi punti della Terra.
E proprio l'archeologia subacquea ha dato frutti insperati e risultati sorprendenti (61); anche se è chiaro che questo indirizzo abbia generato una convinzione quanto meno opinabile: che Atlantide fosse una civiltà planetaria, in grado di lasciare ovunque tracce di sé.
Tale tendenza ha anche prodotto degli effetti ed una indiscutibile novità: sicché neppure il Giappone si è salvato dalla Atlantidemania trovando la propria isola sommersa (62).

Questioni di semantica
C'è ancora un fatto che occorre considerare. Anche se parliamo di Atlantide, dobbiamo pensare che probabilmente l'espressione potrebbe essere impropria: noi - ovviamente - non sappiamo quale fosse il nome con cui i suoi abitanti la identificassero.
Ciò nonostante una accurata analisi semantica, per quanto indiretta, potrebbe rivelarci che il suo nome, nella lingua originale non dovesse suonare in modo molto diverso da quella immortalata da Platone.
E vi sono innumerevoli dati ai quali possiamo attingere.
Tanto per incominciare i Celti raccontavano di un'isola iperborea chiamata "Avalon"; e poi i Fenici parlavano di una leggendaria "Antilla"; gli Aztechi di un luogo mitico: "Aztlan"; i Berberi di "Attala"; i vichinghi di "Atli" (63); i Baschi di "Atlantika"; gli Indù di "Attala" o di "Atyantika"; i Babilonesi di "Arallu"; gli Egizi di "Amenti" (64).
Tutte queste parole iniziano con una stessa vocale e, di più, sono tutte costruite sul radicale "atl", "arl" o "ar".

Organizzazione di Atlantide secondo Platone
Platone, nel Timeo e nel Crizia, si riferisce ad Atlantide come ad una civiltà fiorente e ad un territorio dal clima temperato.
Da un punto di vista organizzativo e politico Atlantide oggi sarebbe stata una sorta di federazione nata dall'unione (o da un patto federativo) fra le 10 maggiori città. A questa federazione avrebbero poi aderito le due città principali: Atlante e Gadiro (probabilmente una prefigurazione di Atene e di Sparta).
Atlante, la capitale, si sarebbe trovata nella parte meridionale dell'isola, al termine di una fertile pianura; questa posizione felice, unita alle risorse tipiche del suo territorio, avrebbero consentito alla federazione di organizzarsi in senso imperialistico e militaristico, fuori dai propri confini.

La descrizione della città dataci da Platone, è indubbiamente un'immagine surreale. Essa non sembra prodotto dell'uomo ma, piuttosto l'opera estremamente sofisticata e simbolica, proprio di un prodotto della divinità. Il che, probabilmente era proprio ciò che voleva essere.
Unica eccezione: la sua pianta ad anelli che dovrebbe essere stata ispirata a necessità difensive o, in alternativa, denunciare il fatto di essere ubicata all'interno di un vulcano invaso dall'acqua del mare, in pratica, una "caldera" come a Santorini.
La descrizione platonica fornitaci fa pensare ad un monte-isola, che divenne acropoli di Atlantide e suo simbolo.
Quanto al nome Atlantide, abbiamo visto che non ne conosciamo l'etimologia, ma che elementi semantici indicherebbero il significato di "luogo circondato dalle acque" (che è tipica derivazione dalla tradizione Azteca che la chiama "Aztlàn").
Ciò che suscita perplessità è la vocazione difensivistica della topografia di Atlantide. Il problema è inatteso e sorprendente: era necessario difendersi da chi?
Infatti Platone tipizza la politica "estera" di Atlantide come orientata in senso imperialistico, vale a dire essenzialmente offensiva. Né ci riesce di vedere chi possedesse la capacità tecnologica o l'attitudine ad offendere Atlantide.
Fu forse questa loro vocazione che li inducesse a valutare anche l'ipotesi di una possibile (per quanto ipotetica) esigenza difensiva? o tale atteggiamento sarebbe stato diretto nei confronti delle altre città confederate della stessa della stessa Atlantide?
Questa seconda ipotesi sembrerebbe essere avvalorato dal fatto che, se Atlantide era una federazione, ciò non significava che fosse il posto dell'eterna pace. Tra le due ipotesi formulate, è probabile che quella struttura difensiva dovesse funzionare proprio contro attacchi interni.
Certo, mi vado muovendo su un campo minato. Per avvalorare o negare tutto ciò che possiamo immaginare non esiste uno straccio di prova del quale possiamo servirci. Abbiamo solo la parola di Platone e, spesso, neanche quella.
Mi sia consentito di continuare, per un momento, a ragionare su questa falsariga.
Quella che ho definito "politica estera" di Atlantide, ad un certo punto, dovette produrre un autentico impero e ciò grazie alle molteplici campagne di conquista lungo le coste dei continenti che la circondavano (penso, come metro di paragone, all'impero Ittita che doveva produrre una analoga situazione imperialistica in Anatolia: si pensi allo scontro di Supiluliumas II con Ramses II il Grande culminato nella battaglia di Qadesh).
Se la mia ipotesi può essere considerata valida, diventa inevitabile pensare che, ad oriente, probabilmente Atlantide finì col sottomettere tutta la zona costiera della Spagna (Tartesso), del Nordafrica e dell'Italia fino alla zona occupata dai Tirreni (Etruschi).
A nord-est, sulla piattaforma continentale della Gran Bretagna dovette sottomettere Lyonesse, l'ultima Thule prima dei ghiacci polari.
È impossibile ipotizzare quali conquiste attuasse ad ovest, sul continente americano, soprattutto in Meso-America che conservò l'etico "Aztlan".
A questi progressivi avanzamenti all'estero dovettero corrispondere altrettanti ampliamenti della capitale Atlante cui si aggiunsero nuovi anelli e nuove cinte murarie.
La tecnologia degli Atlantidi ovviamente non potette procedere di pari passo col progresso politico. Ma dovette essere comunque di tipo relativamente progredito rispetto alle altre popolazioni, ferme all'ultima età della pietra.
Probabilmente l'unica meraviglia dovette essere l'oricalco. Una lega metallica, forse a base di rame nativo, per lungo tempo rimasta indefinibile.
Anche indipendentemente dal caso limite dell'oricalco, già l'impiego sistematico del bronzo dovette risultare un progresso enorme rispetto ad un cultura ferma alla pietra. Ovviamente la fusione del bronzo dovette passare attraverso l'impiego di stagno, dalle terre del sud (come lo Zimbabwe) e del nord est (come da Lyonesse).
E questo potrebbe spiegare come le regioni africane e quelle della Gran Bretagna dovettero essere delle vere e proprie colonie strategiche (sulla matrice dello stagno), ferocemente conquistate e difese.
È il momento di chiedersi se tutto questo sia solo frutto di fantasia.
Se la risposta è sì dovremmo ammettere che debbono essere considerati fantasia anche il Timeo ed il Crizia.
E, tra l'altro, dovremmo dimenticare che l'Atene arcaica (come dimostrerebbe il mito della Colchide e del vello doro), doveva essere in grado di controllare il Mediterraneo orientale ponendosi come una spina nel fianco nel progresso di Atlantide. Ed i fantomatici Pelasgi do Erodoto furono essi stessi degli atlantidei? E non erano probabili atlantidei gli stessi ateniesi?
Il sacerdote di Sais disse che ci fu guerra tra atlantidi ed ateniesi; ma non ci dice che la campagna degli Atlantidi dovette essere un fiasco perché gli antichi coloni si erano evoluti mentre Atlantide si era involuta connaturata al passaggio del tempo ed al naturale evolversi delle cose.
E poi, un brutto giorno, nel cielo del sud apparve una nuova stella, come di dice Michanowsky.
L'asteroide o la cometa spinta dalla supernova (Vela X) dovette precipitare in mare ad occidente di Atlantide mentre lo sciame meteorico si schiantò sulle coste americane, Ma l'onda di Tsunami ormai aveva travolto Atlantide. Le flotte di superstiti in fuga e l'arca di Noè, la barca di Deucalione avrebbero potuto far parte di queste navi.
Per centinaia (forse per migliaia) di anni, l'umanità dovette pensare unicamente alla propria sopravvivenza: ogni forma di cultura era stata spazzata via.
L'Età dell'Oro era definitivamente tramontana.

Altre teorie dell'antichità
Se Platone non è stato l'inventore di Atlantide, non è stato neppure l'unico a parlarne.
Tra il II ed il III secolo Tertulliano (65), parlando dei mutamenti periodici della Terra, citò esplicitamente "l'Atlantide, un'isola pari alla Libia e all'Asia insieme" aggiungendo che "oggi la cercheremmo invano".
Anobio Afro di Sicca, difendendo i Cartaginesi ebbe ad affermare che:

«...ricordiamo... che circa diecimila anni fa un numero enorme di uomini uscì con terribile foga da un isola chiamata Atlantide distrusse e annientò infinite tribù.»

E Claudio Eliano, un intellettuale romano che scriveva in greco, nel III secolo d.C. affermò che il maschio delle otarie (che chiamava arieti di mare), hanno sulla fronte una striscia bianca "simile a quella che portavano in capo i re dell'Atlantide". La descrizione del grande impero oceanico (con capitale Anostes) e della Meropide (ovvero della "terra di Merope") è stata tramandata ai posteri insieme a Teopompo di Chio (contemporaneo di Platone) proprio da Claudio Eliano.
Ma le tavolette Babilonesi di diversi secoli prima, parlando di misteriosi esseri discesi dal cielo, affermando che:

«venne poi il diluvio e dopo la regalità scese di nuovo dai cieli. Gli antichi Dei che portarono la civiltà e la luce del progresso sulla terra sparirono a causa della caduta dell'ultima delle lune.»

E non dimentichiamo che il biblico Ezechiele narra di un arcipelago, che chiama isole di Tarsis (Tiro?), dove Jahweh lo avrebbe mandato per portare a quel Re un messaggio:

«Di' al Re, che ha affermato di essere un Dio e ha preteso di sedere su di un trono circondato dai mari, che è solo un uomo.»

e Jaweh direttamente aggiunge:

«Io, il Signore, ti manderò contro i più feroci popoli stranieri. Vivevi in un Eden, il giardino di Dio, coperto d'ogni specie di pietre preziose, gioielli preparati il giorno in cui sei stato creato. Ho messo un cherubino imponente a proteggerti, vivevi sul monte sacro a Dio e camminavi fra pietre 'moventi'. Per il tuo commercio hai peccato. Ti ho cacciato dal monte di Dio e il cherubino ti ha allontanato dalle pietre 'mobili'.»

Cosa sono queste pietre "mobili"? Probabilmente Ezechiele si riferisce alle pietre mosse da un sisma.
Comunque sia molti sono gli scrittori antichi, che hanno parlato di Atlantide, quanto meno come esemplificazioni di una punizione divina. Ricorderò solo i nomi di:
- L'astronomo Posidonio (II secolo a.C.);
- Il filosofo Filone d'Alessandria (I secolo d.C.);
- Tertulliano (66);
- Ammiano Marcellino (67);
- Erodoto;
- Strabone (68);
- Plinio (69);
- Annone (70);
- Avieno (71);
- Filone Giudeo (72);
- Plutarco di Cheronea (73). Un'isola di nome Saturnia ed un'isola di nome Ogigia, a cinque giorni di navigazione delle coste britanniche nominata da Plutarco di Cheronea (46-120 d.C.) e da Ammiano Marcellino (330-395 d.C.);
- Proclo (410-485 d.C.) riteneva che esistesse un continente - poi scomparsa nel mare - al di là delle coste dell'Europa con la quale gli abitanti comunicavano e che un tempo dominava tutti (74).
- Omero parla solo indirettamente di Atlantide a proposito di Scheria, patria dei Feaci (75).
- Un faraone della II dinastia (forse Necao), avrebbe inviato una spedizione allo scopo di scoprire cosa fosse successo di Atlantide;
- Ancora gli egiziani, avevano memoria di popoli invasori provenienti da "...in capo al mondo..." e li commemorarono negli affreschi di Medinet Abu (Popoli del mare);
- Erodoto, nel V secolo a.C. fa diversi riferimenti all'Atlantide: Tartesso, ancora ai suoi tempi, era frequentata da mercanti fenici;
- Secondo lo storico greco-egiziano Timagete (I secolo a.C.) i Galli avrebbero conservato il ricordo di un'invasione da parte di un popolo che proveniva da un'isola sommersa.
Naturalmente non tutti gli autori antichi erano d'accordo sull'esistenza di Atlantide. Ad esempio la contestarono Aristotele e Teopompo.

Come ho già detto, dopo un periodo di dimenticanza, agli albori del Rinascimento, sulle carte nautiche del XVI e del XVII secolo, improvvisamente troviamo scogli ed isolotti che ancora affiorano tra le Bermude, le Azzorre, le Antille e le isole del Capo Verde per poi scomparire improvvisamente subito dopo.
Di pari passo con la fioritura delle leggende, procedeva anche la letteratura sulla sua ubicazione e la sua distruzione.
Tucidide (460-400 a.C.), nella storia della guerra del Peloponneso, narra di una gigantesca ondata che coprì parte di Orobia, una città dell'Eubea. Facendo diventare mare ciò che era terra. La gente che non riuscì a fuggire sui monti perì.
Timagene (I secolo a.C.) ci racconta una storia, popolare fra i Galli, secondo la quale, quei popoli furono invasi da un popolo che dichiarava di discendere di una razza che viveva in un'isola situata in mezzo all'oceano (ce lo riferisce Brasseur de Boubourg).
Indipendentemente dalla credibilità personale di Brasseur de Boubourg, da quel momento fiorirono - a ritmo impressionante - gli studi ed i pseudo studi, scientifici o fantastici, pro e contro Atlantide.
Si erano comunque delineati alcuni indirizzi che sono quelli sui quali mi sto muovendo.
Il grosso delle teorie correnti colloca Atlantide nel bel mezzo dell'Atlantico conformemente agli apporti semantici.

Le teorie dell'età moderna e contemporanea
Ovviamente in età moderna e contemporanea la generalizzazione di un cultura di livello superiore e l'aumentato interesse per il "mistero" hanno comportato un aumento esponenziale delle teorie e delle possibili ubicazioni. Sono state tante le ipotesi che è impossibile eliminarle tutte.
Pinotti, in questa medesima rivista, ha pubblicato una tabella che potrà interessare moltissimo gli appassionati. Ovviamente non starò a trascriverla. Essa costituisce un valido strumento per chi voglia eventualmente approfondire le ricerche.
Ho potuto osservare che in essa sono elencati, per l'epoca moderna e contemporanea 246 autori ed altrettante teorie.
Ne ho riportato la sintesi nella tabella che segue richiamando l'attenzione sul fatto che ben 93 autori sono dichiaratamente favorevoli all'ipotesi platonica (37,80%) ma non mancano teorie sulle più strane ubicazioni.

Teoria |
Sostenitori |
Percentuale |
| Allegoria |
6 |
2,43 |
| Altre |
54 |
21,95 |
| Mare del Nord |
2 |
0,81 |
| Mongolia |
1 |
0,41 |
| Mediterraneo |
6 |
2,43 |
| Luogo della fantasia |
14 |
5,63 |
| Palestina |
6 |
2,43 |
| Thera (Santorini) |
3 |
1,21 |
| Africa |
14 |
5,68 |
| America (nord, centro e sud) |
26 |
10,56 |
| Antartide |
3 |
1,21 |
| Artico |
4 |
1,62 |
| Caucaso |
1 |
0,41 |
| Creta |
5 |
2,02 |
| Eolie |
1 |
0,41 |
| Isola nell'Atlantico |
93 |
37,80 |
| Tartesso |
4 |
1,63 |
| Territorio tra Europa ed America |
3 |
1,21 |
| TOTALI |
246 |
100,00 |

Una bella confusione, non c'è che dire!
Note:
50. Platone, Timeo, 20e.
51. Platone, Timeo, 22b.
52. Platone, Timeo, 22d.
53. Per l'arabo Ibn Battuta, la pianta di Atlantide, così come descritta da Platone, ne avrebbe costituito anche il simbolo.
54. Del resto in taluni ambienti si sostiene che il fenomeno della scomparsa di Atlantide non si sia mai concluso. In epoca successiva ai Tolomei vennero sommerse e scomparvero le isole Cassiteridi; e nel 395 d.C. sprofondarono i territori di Scissy presso le Mont Saint Michel e la città di Ys in Cornovaglia.
55. La perfetta conoscenza da parte di Sumeri e Maya del nostro sistema solare è stupefacente se rapportato al fatto che alcuni pianeti li abbiamo scoperti solo in quest'ultimo secolo e con appropriata attrezzatura.
56. Le piramidi, la Sfinge, Tiahuanaco, i blocchi di Baalbek, Teotihuàcàn, Macchu Picchu, Angkor e così via.
57. Si pensi alle mappe di Piri Reis, di Buache, di Mercator, di Fineo, tutte mappe geografiche copiate da antichi documenti originali che hanno una sola caratteristica comune: le nozioni geografiche in esse rappresentate non erano disponibili, a quanto si crede, prima di ogni umana forma di civiltà a noi storicamente conosciuta.
58. Si pensi allo stile "neoclassicheggiante" del Palazzo del Governatore a Chichen Itza.
59. Ad esempio una rivalutazione della struttura idrodinamica delle correnti oceaniche; la modifica del clima sulla terra e la fine di un'era glaciale con lo scioglimento dei ghiacciai; la modifica dei comportamenti di specie acquatiche (come le anguille che periodicamente migravano verso il mar dei Sargassi dove un tempo doveva esserci stato l'estuario di un fiume).
60. Egli, pur lasciando ampio margine al dubbio, ha dichiarato: "Potrebbe essere l'Atlantide, forse no. Ma quello che abbiamo visto deve essere per forza la testimonianza di una grande città sommersa". "Non è impossibile che migliaia di anni prima dei Guanchos (l'antica popolazione indigena delle Canarie) altri uomini abbiano costruito una città, scavato canali e attrezzato porti. Ma ci vogliono le prove...".
61. In particolare nel maggio del 2001 una spedizione internazionale guidata dall'Ingegnere Paulina Zelitzki, ha scoperto al largo delle coste di Cuba, a circa 660 metri di profondità i resti di strutture architettoniche che hanno caratteristiche tipiche dei manufatti umani.
62. Infatti, nel 1987, un subacqueo nipponico ha trovato a Yonagumi una piramide a gradoni sommersa a circa 27 metri sotto la superficie. In realtà quella piramide era stata scoperta da tempo ma la scoperta non era balzata agli onori delle cronache fino al momento in cui destò l'attenzione dei ricercatori dell'Università di Okinawa. La struttura delle piramide ricorda uno ziggurat babilonese e ad esso si sovrappone una piattaforma con scanalature e canali che attraversano la struttura. La piattaforma, posta a 12 metri, è formata da pietre tagliate a mano e decorata con motivi triangolari e romboidali. Alcuni studiosi hanno sostenuto che si tratti di una struttura naturale modellata da milioni di anni dall'erosione prima del vento e poi dell'acqua marina. Il Prof. Kimura è tuttavia convinto che si tratti di un manufatto umano tanto antico, da far sorgere il sospetto che il Giappone possa essere una delle terre che hanno ospitato l'Atlantide.
63. Atli era la sede del Walhalla germanico.
64. La dimora dei morti ad occidente.
65. Vissuto tra il 160 ed il 230 d.C..
66. Tertulliano, "Del mantello degli asceti" (II): Ancora oggi la forma della terra subisce mutamenti locali, quando qualche luogo è danneggiato; quando fra le sue isole Delo non esiste più, Samo è un mucchio di sabbia, e la Sibilla perciò non ha mentito; quando nell'Atlantide l'isola eguale per grandezza alla Libia o all'Asia viene cercata invano; quando il fianco d'Italia, spezzato al centro dall'urto del mare Adriatico e del Tirreno, lascia come reliquia la Sicilia...
67. Che definisce l'Atlantide "...insula Europaeo orbe spatiosior...". Nella sua, Storia romana (XVII, 7, 13) afferma: "Ora i terremoti avvengono in quattro modi: essi sono 'brasmatidae', che sollevano il suolo in modo terribile, e scagliano immense masse alla superficie, come in Asia sorse Delo, e Iera... Oppure sono 'climatiae' che, con colpi obliqui, spianano città, edifici e montagne."
68. Strabone, in "Geografia" II, 3,6: "D'altra parte, Posidonio giustamente ricorda nella sua opera il fatto che talora la terra s'innalza e si assesta, e subisce cambiamenti causati da terremoti ed altri simili fenomeni, che ho del pari enumerato più sopra. E a questo proposito egli giustamente cita l'affermazione di Platone, che è possibile che la storia dell'isola di Atlantide non sia un'invenzione."
69. Questi tre ultimi narrano che vicino alle Colonne d'Ercole la navigazione era impedita da uno strato di piante galleggianti e che l'acqua era poco profonda. Nella sua "Naturalis Historia" (II, 92: Casi di terra interamente spazzata via dal mare, sono, innanzi tutto - se accettiamo la storia di Platone - l'immensa area coperta dall'Atlantico e poi, anche nel mare interno, le aree coperte nel presente, l'Acarnasia coperta dal golfo di Ambracia...
70. Narra di aver costeggiato un'isola dalla quale si sprigionavano lampo di fuoco.
71. Geografo e poeta romano del IV secolo, autore di una "Descriptio orbis terrae" nella quale narra degli ostacoli incontrati dai Fenici nell'oceano Atlantico a causa dei Sargassi che all'epoca si estendevano fino alle Colonne d'Ercole.
72. Filone Giudeo, "Dell'incorruttibilità del mondo" (XXI): "Pensate quanti distretti sulla terraferma, non solo quelli che erano presso la costa, ma anche quelli che erano nell'entroterra, sono stati inghiottiti dalle acque; e considerate quale grande proporzione di terra è divenuta mare, e su di essa ora navigano innumerevoli navi. Chi ignora il sacro stretto della Sicilia, che anticamente univa l'isola al continente dell'Italia? e là dove vasti mari, ai due lati, agitati da violente tempeste si incontrarono, mossi da direzioni opposte, la terra in mezzo venne travolta e si squarciò... e di conseguenza la Sicilia, che prima formava parte del continente, divenne un'isola".
73. Plutarco di Cheronea, che si rifà agli alessandrini, considera la distruzione di Atlantide come un evento storico. Plutarco, "Vite parallele", Solone (XXXI): "Il primo viaggio di Solone fu in Egitto, e là visse, come dice egli stesso, 'presso la foce del Nilo, sulla bella spiaggia di Canopo', e trascorse qualche tempo studiando con Psenophis di Eliopoli, e Sonchis il Saita, il più dotto di tutti i sacerdoti, dal quale, come dice Platone, acquisita conoscenza della storia dell'Atlantide, la volse in un poema, riproponendosi di farlo conoscere ai greci... Ora Solone, avendo iniziato la grande opera, la storia o favola dell'Isola Atlantica, che aveva appreso dai saggi di Sais e aveva giudicato giusto far conoscere agli ateniesi, l'abbandonò; non già come dice Platone, per mancanza di tempo, ma a causa dell'età e scoraggiato dalla grandezza del compito... Platone, desiderando migliorare la storia dell'Isola Atlantica, come se fosse una bella tenuta di cui era erede e spettasse di buon diritto a lui, veramente formò atri maestosi, nobili sale, larghi cortili, quali mai erano stati introdotti in una storia; ma incominciandola tardi, termina la vita prima dell'opera; e il rammarico del lettore per la parte incompiuta è tanto più grande, perché la soddisfazione che trae da quanto è completo è straordinaria. Perché, come la città di Atene lasciò incompiuto solo il tempio di Zeus Olimpio, così Platone, tra tutte le sue opere eccellenti, lasciò incompiuto solo questo scritto sull'Isola Atlantica."
74. Lisio Proclo, "Commenti sul Timeo di Platone" (I): Per riprendere il discorso sulla politica, e la narrazione relativa all'Isola Atlantica, essa rivela attraverso immagini la teoria del mondo... Riguardo all'intera narrazione sugli atlantidi, alcuni dicono che è storia vera, com'era opinione di Crantore, il primo interprete di Platone, il quale dice che Platone venne deriso da quella del suo tempo per non essere l'inventore della "Repubblica", per aver solo trascritto ciò che gli egizi avevano scritto sull'argomento; e che tanto considera quanto dicevano i derisori da riferire agli egizi questa storia sugli ateniesi e gli atlantidi, e da credere che gli ateniesi vivessero secondo questa politica. Crantore aggiunge che questo è attestato dai profeti degli egizi, i quali affermano che i particolari narrati da Platone sono scritti su colonne ancora conservate. Altri dicono che la narrazione è una favola, un racconto fittizio di ciò che non è mai esistito... E di questo, alcuni si richiamano all'analisi delle stelle fisse e dei pianeti, ritenendo gli ateniesi analoghi alle stelle fisse, ma gli atlantidi ai pianeti...
Di questa opinione è perciò l'illustre Amelio, che con veemenza afferma che così deve essere perché è chiaramente detto nel Crizia che l'isola atlantica era divisa in sette cerchi...
Altri ancora, come Origene, riferiscono l'analisi all'opposizione di certi demoni alcuni dei quali sono più eccellenti ed altri meno... Ma altri lo riferiscono alla discordia delle anime... e questa è l'interpretazione di Numenio. Tuttavia, prima che le anime discendano nel corpi, questi teologi e Platone descrivono la guerra di alcuni contro demoni materiali che sono adatti all'occidente, poiché l'occidente, come dicono gli egizi, è il luogo dei demoni malvagi. Di questa opinione è il filosofo Porfirio...
Tuttavia, secondo me questi vengono corretti in modo eccellente dal divino Giamblico. Secondo lui, perciò, ed anche secondo il nostro precettore Siriano, questa contrarietà ed opposizione non sono introdotte con lo scopo di rifiutare la narrazione perché al contrario si riconosce che tale è il resoconto di fatti realmente accaduti. Longino dubita che fosse l'intenzione di Platone nell'inserire questa narrazione. Perché egli non l'introduce allo scopo di dare tregua agli ascoltatori, né di averne.
Ed egli scioglie il dubbio, così pensa, dicendo che viene assunto da Platone prima della fisiologia, onde allettare il lettore, e addolcire la severità di quel tipo di scritto. Ma Origene dice che la narrazione è in realtà un'invenzione e fin qui egli concorda con Numanzio ed i suoi seguaci, ma non concorda con Longino che fosse ideata per dare piacere. Che un'isola così grande un tempo esistesse, è evidente da quanto è detto da certi storici a proposito del mare esterno. Perché secondo loro, vi erano sette isole in quel mare, ai loro tempi, sacre a Persefone, e anche altre tre d'immensa grandezza, una delle quali era sacra a Plutone, un'altra ad Ammone, e quella di mezzo (o seconda) a Poseidone, e la sua grandezza era di mille stadi. Essi aggiungono che i suoi abitanti conservarono il ricordo dei loro antenati, o dell'isola Atlantica che là esisteva, e che era in verità prodigiosamente grande; che per molti periodi ebbe il dominio su tutte le isole del Mare Atlantico, e anch'essa era sacra a Poseidone. Queste cose, perciò, Marcello scrisse nella sua "Storia etiopica". Se tuttavia sia così, e se tale isola esisteva un tempo, è possibile accettare ciò che di essa è detto come storia, ed anche come un'immagine di una certa natura... E cosi, riguardo a molto di ciò che è detto della grandezza del l'Isola Atlantica, per mostrare che non è giusto non credere a ciò che fu detto da Platone, e che deve essere accettata come storia vera.
75. "Odissea", (Libro I. 44-54): E la dea, Atena dagli occhi azzurri, rispose: "Padre nostro, figlio di Crono, sovrano dei potenti... il mio cuore si addolora per l'ardito Odisseo, infelice!, che separato dai suoi soffre su di una isola cinta dalle acque, nell'ombelico del mare. Su quell'isola boscosa dimora una dea, figlia del tremendo Atlante, che conosce gli abissi di ogni mare, e custodisce le alte colonne separanti la terra e il cielo."
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