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ARCANI ENIGMI...

IL SIMBOLO
di Stelio Calabresi per Edicolaweb
IL SIMBOLO COME SEGNO
Il termine "simbolo" offre notevoli spunti di riflessione sia dal punto di vista semantico che dal punto di vista contenutistico. E l'inizio di uno studio - che del resto si basa per gran parte sulla steganografia - non può in alcun modo prescindere né dall'uno, né dall'altro.
Il primo approccio alle problematiche dell'esoterismo è costituito dalla individuazione e definizione dell'oggetto della ricerca.
Mi sono accorto, però, che si possono individuare modi diversi di definire la tematica della quale mi vado ad occupare:
- Il primo concerne la mancanza di univocità. Nel senso che viviamo praticamente immersi nei simboli;
- il concetto di simbolo viene normalmente utilizzato in una vastissima gamma di sfumature e campi (dalla matematica all'astronomia, dalla chimica alla fisica, dalla religione alla magia e così via);
- tuttavia esistono solo definizioni descrittive o storico-descrittive.
Ne costituisce un esempio la definizione classica di un'enciclopedia la quale mi dice che la parola "simbolo" deriva dal greco (sun-bolon) e ci parla "della riunione di due parti di un oggetto spezzato, ciascuna delle quali ha la capacità di ricordarci l'oggetto originale".
Ad esempio il Gabrielli (nel "Grande dizionario illustrato della lingua italiana", Milano, 1980) ci dice che "...nell'antica Grecia il simbolo indicava ciascuna delle due parti spezzate in un oggetto che due contraenti si cambiavano e che, ricongiunte, consentivano la perfetta ricostruzione dell'oggetto e quindi il riconoscimento dei due possessori. Nelle religioni misteriche costituiva la formula grazie alla quale gli adepti si riconoscevano."
Ne ho ricavato l'impressione che servirsi di una siffatta definizione, ha senz'altro un valore storico. Ma, in sostanza, si risolva in una tautologia: il "simbolo" è ciò che è "simbolo"!
E questo mi sembra assolutamente abnorme.
Chiaramente non sono qui a contestare in assoluto la validità sia dell'aspetto storico che di quello descrittivo: intendo unicamente sottolineare la loro scarsa utilità relativa al fatto che debbano essere assunti come elementi esteriori di primo approccio ad un problema che non è solo di semantica.
Tuttavia possiamo tentare un primo approfondimento, ma solo partendo proprio dalla semantica a patto di renderci conto che la "parola", il "suono" sono essi stessi "simbolo" di un diverso livello di realtà.
Il discorso, in questo senso, va riportato nell'ambito generale del simbolismo, per cui la parola deve cessare di essere unicamente il prodotto di una "convenzione" che ha utilizzato quel suono, in luogo di un qualsiasi altro. E ciò al di là della valutazione di un suo significato intrinseco.
Se riteniamo valida questa premessa, possiamo cominciare a pensare alla nostra parola in termini steganografici.
Con il tempo mi sono infatti convinto questa proposta sia l'unica che si adegui perfettamente al pensiero esoterico ispirato al suo principio fondamentale del "Così in alto, così in basso", dove il microcosmo è lo specchio del macrocosmo e dove la "parola" è specchio del "Logos".
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