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ARCANI ENIGMI...

I MISTERI DELLA MUSICA: DA PITAGORA AI NOSTRI GIORNI
di Stelio Calabresi per Edicolaweb
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L'UNIVERSO CHE CANTA »
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DAL SUONO AL TRASCENDENTE »
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LA RAPPRESENTAZIONE DA CHIESA, MUSICA E ALCHIMIA »
ATALANTA FUGIENS ED IL LIBRO DI EMBLEMI »
MUSICA E MASSONERIA »
LA NOTAZIONE MUSICALE: CHIRONOMIA E SCALA DIATONICA
Fin dai tempi più antichi si pose il problema della Scrittura musicale. Già gli antichi greci avevano tentato di inventarla.
I greci erano legatissimi al loro alfabeto che utilizzavano come elemento di misura sia numerico che musicale: in pratica essi utilizzavano le lettere dell'alfabeto perché ognuna indicasse una nota della scala.
Un perfezionamento di questo tipo di notazione fu l'introduzione della scala "chironomica".
Con questo sistema venivano indicati i gesti delle mani che il direttore del corso doveva fare durante l'esecuzione di una melodia. I cantori, in effetti, l'intonavano sulla base della gestualità del direttore (questo metodo venne usato per l'esecuzione dei primi brani del repertorio paleocristiano e di quello tibetano).
Chiaramente questo sistema di notazione lasciava nella più completa soggettività, da parte del direttore del coro, la fissazione ritmico-melodica del brano.
L'esigenza di dare una maggiore importanza alla uniformità oggettiva, portò alla elaborazione di sistemi di scrittura che indicassero anche l'altezza dei suoni ed i tempi di esecuzione di ciascuna nota.
Questa esigenza richiese l'introduzione della scala "diatonica" vale a dire l'adozione di un sistema che fosse in grado ricomunicare all'esecutore tutti gli elementi oggettivi della melodia (suono, altezza, tonalità e tempo).
Alle realizzazione si arrivò attraverso vari passi successivi. Si cominciò col tracciare sul foglio una sola riga corrispondente ad una nota.
Le note scritte potevano quindi essere sotto il rigo (e ciò si traduceva nell'esecuzione di note più basse: note gravi) o sopra il rigo (note più alte o note acute).
Col tempo finirono con l'aggiungersi altri righi che consentirono contribuirono una maggiore puntualità nella trascrizione della linea melodica; per le indicazioni di lunghezza del suono vennero adottati simboli detti "neumi".
I "neumi" furono dunque i primi autentici antenati delle note musicali tonde (con e senza gamba) quali conosciamo, col vantaggio che il neuma poteva essere introdotto nel contesto delle note stesse e poteva riguardare una o più note.
Nella notazione medievale i neumi assumevano l'aspetto grafico del rombo.
Nell'alto Medioevo venne infine risolto il problema della definizione di un nucleo di note contraddistinte da nomi fissi e tali che potessero ripetersi, con il medesimo nome, ad altezze tonali diverse.
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