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GLI ELEMENTI NEL SUONO PRIMORDIALE
Platone distingue i quattro elementi di cui sarebbe stata costituita la materia, vale a dire: aria, acqua, terra e fuoco, che vengono considerati a coppie: aria-acqua e terra-fuoco.
Ora, se teniamo conto che - come abbiamo visto - i principi fondamentali sono tre: spirito, materia ed essenza, possiamo costruire la proporzione matematica che collega gli elementi materiali e spirituali che si costituisce con i numeri che si ottengono moltiplicando o elevando a potenza (quadrato e cubo) i numeri 2 e 3 come segue:

23 : (22)x3 = (22)x3 : (32)x2 = (32)x2 : 33

da cui:

8 : 12 = 12 : 18 = 18 : 27

e quindi:

0,666 = 0,666 = 0,666 (4)

Questa serie di proporzioni esprime per Platone il principio divino della "Harmonia mundi" alla quale si rifanno le scale della musica greca formate da "tetracordi" (cioè da gruppi di quattro note) che generano una successione di sette suoni con un suono di collegamento in comune (5).
Nel Timeo, peraltro, leggiamo ancora che l'uomo (dotato di un'anima immortale) è stato creato dalla stessa sostanza dell'anima mundi, solo che non è totalmente puro perché, pur riflettendo la "harmonia mundi", è a diretto contatto con la materia: è un suo preciso compito quello di purificarsi (cioè quello di ricreare dentro di sé gli elementi originari) (6): e la purificazione può essere ottenuta per mezzo di discipline come la musica e - dopo Platone - l'alchimia.
In questo senso la musica agisce, in particolare, per mezzo di melodie strutturate su particolari scale dette "modi".

Note:
4. Si vedano le considerazioni sulla notazione in Heindel, "Il modo magico dei Rosacroce".
5. I greci, secondo una simbologia oggi perduta, leggevano le note dalla più alta alla più bassa simboleggiando così la discesa in terra dell'opera del Demiurgo.
6. In sostanza, appare evidente che l'uomo è il prodotto degradato dalla materia (peccato originale) della "harmonia mundi" (divinità, creazione): non sembra esista in Platone un "peccato" a meno di non considerare l'originalità del peccato come insito nella stessa creazione che, pertanto, diviene una degradazione della divinità creatrice che è cosa diversa dal Demiurgo.