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ARCANI ENIGMI...

 
OMERO E IL MISTERO NELLA VICENDA DI TROIA

di Stelio Calabresi
per Edicolaweb

 

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LA FONDAZIONE DI TROIA NEL MITO »
È MAI ESISTITA TROIA? SI È MAI COMBATTUTA LA GUERRA DI TROIA? »

IL MONDO DELL'ODISSEA
Tutto ciò riguarda il mondo dell'Iliade. Possiamo trarre le stesse conclusioni per quello che è il sottofondo storico dell'"Odissea"?
Credo che anche in tal caso la risposta debba essere negativa. Almeno sul piano storico.
Tanto per incominciare è fuori discussione che Itaca ha mantenuto una collocazione geografica che è rimasta immutata fino ai nostri giorni.
Purtroppo non possiamo dire la stessa cosa per i luoghi del viaggio di Ulisse.
Per la tradizione Odisseo percorre in lungo ed in largo il Mare Mediterraneo (ma esistono autori che spostano le vicende narrate da Omero fuori da questo Mare).
Tuttavia non possiamo certo dire che esista corrispondenza tra luoghi e civiltà del reale. Gli uni e gli altri non hanno quasi mai segnato corrispondenze tra se stessi e le vicende dell'"Odissea".
Diversa è la valutazione se dal punto di vista storico passiamo ad esaminare l'aspetto economico della società Itacese. Infatti nell'"Odissea" è sempre possibile ricostruire l'esistenza di una società sia nei campi che nelle città: e questa possibilità ci offre il destro per valutare l'ambiente umano.
Se ora proviamo a combinare gli elementi che emergono dalla lettura dell'"Odissea" con gli spunti propri dell'"Iliade" riusciamo ad ottenere un ritratto molto dettagliato della civiltà micenea dell'epoca pre-dorica (achea).
Tuttavia dobbiamo notare che questo ritratto dell'epica non coincide con i risultati dell'archeologia: perché le tracce - che indubbiamente sono arcaiche - sono in effetti frammiste ad altre sicuramente posteriori e tali che dobbiamo dubitare se ne conoscesse la funzione.
Il Peruzzi, ad esempio, ci ricorda che all'epoca di Omero fosse pacifica l'esistenza (in un passato più o meno remoto) dei carri da guerra. Ma è evidente che nell'"Iliade", se ne ignorasse la funzione: gli Achei, a Troia, se ne servono come mezzi di locomozione, perché poi lo abbandonano e combattono a piedi (68).
È stato osservato che le differenze, sotto l'aspetto culturale, fra "Iliade" ed "Odissea" per quanto difficili da individuare, sono evidenti.
Ad esempio, si dice che la società descritta nell'"Iliade" sia una società di tipo aristocratico, mentre quella dell'"Odissea" sia molto più articolata.
Questa considerazione viene utilizzata per fissare una certa distanza temporale tra le due serie di eventi nel senso che l'"Iliade" rappresenterebbe un "prius" (vale a dire un momento di arcaicità): la stabilità. L'"Odissea", attraverso la "ribellione" dei Proci sarebbe un "post" che si apre su una vera e propria crisi sociale.
Se questa ipotesi è valida ne discende la conseguenza che i poemi rappresentassero due fasi storiche diverse e che tale diversità è stata mantenuta in tutte le successive elaborazioni epiche e tragiche.
Ma fu proprio così?
In altri termini si può far conto sulla certezza storica di quanto i poemi omerici narrano?
In vero questo problema non è stato mai e probabilmente non lo sarà mai né sono state mai sopite le polemiche.
Un ingegnere (!), tal Felice Vinci (69), ha pubblicato uno studio che ha suscitato sia consensi che dissensi. Il Vinci credeva che fosse possibile risolvere le numerose incongruenze tra i due poemi, spostando lo svolgimento degli eventi oggetto dell'epos in terre e mari della preistoria, ma nel nord dell'Europa.
In sostanza uno spostamento nel tempo e nello spazio sicché i colonizzatori Greci, di origine norrena, si sarebbero mossi da lì fra il III ed il II millennio a.C..
Identificò anche una serie di luoghi che potrebbero essere stati il primo sfondo dei nuclei dei poemi omerici. Non mi soffermerò sulla trasposizione dei luoghi.
Ad onor del vero una parte degli storici, in effetti, ritiene che i micenei siano una popolazione non originaria della Grecia, ove giunsero intorno al XVI secolo a.C.. Non si sa quale fosse la loro patria di origine, ma una sua collocazione nel Baltico potrebbe essere plausibile: infatti, nel II millennio a.C., nel Baltico e nella Scandinavia fioriva l'età del bronzo.
Inoltre già alcuni decenni prima di Vinci ed in modo del tutto indipendente, lo studioso indiano Bal Gandahar Tilak (che partiva dalla propria analisi dei Veda, i testi sacri dell'induismo) ha avanzato la teoria che le popolazioni indoeuropee vivessero anticamente nell'estremo nord dell'Europa o dell'Asia.
Onestamente non ho letto l'opera e so del Vinci attraverso le recensioni sul suo studio: non so come intendesse risolvere le incongruenze tra i due poemi. Tuttavia la lettura di Wikipedia mi dice che, in sostanza le incongruità di cui si occupa il Vinci sono quelle della geografia del Mediterraneo piuttosto che quelle tra Iliade ed Odissea.
Orbene a me pare che il solo spostamento spazio-temporale delle vicende dell'Odissea non risolve alcuno dei problemi legati per la gran parte al mito ed alla fantasia (si pensi ai Lestrigoni, all'isola di Polifemo, ad Eea tra i luoghi e a Circe, a Calipso tra i personaggi (umani e non).
Peraltro l'ipotesi dell'ing. Vinci mi sembra uno sforzo apprezzabile, ma - con buona pace degli storici professionisti - storicamente insostenibile: che i Greci sarebbero fluiti nella loro sede da nord portando con sé il ricordo di antiche gesta, riadattandole, dopo una lunga gestazione orale a mutate condizioni sia sociali che geografiche.
E allora, mi domando, la guerra che gli Achei condussero contro la città trovata da Schliemann avrebbe perso ogni consistenza?
Almeno la città di Schliemann posta in una località all'ingresso dei Dardanelli aveva la collocazione adatta (e privilegiata) per controllare il commercio con tutto il Mar Nero per cui, almeno era il bersaglio strategico ideale per una civiltà (quella achea) in fase di sviluppo (70).
Questa ipotesi mi sembra quanto meno coerente con due altre serie di miti: quella del Minotauro (71); e soprattutto quella del Vello d'oro che Giasone andò a conquistare in Colchide, vale a dire sul Mar Nero (72).
Del resto l'ipotesi del Vinci può escludere che i riadattamenti - partiti inizialmente da una tradizione mnemonica - siano stati rielaborati da un unico genio creatore a seguito della ricomparsa della scrittura (metà dell'VIII secolo).

Note:
68. Lo stesso Peruzzi ci spiega cosa potrebbe essere successo. Sappiamo che vi sono stati fenomeni di contaminazione ed è logico pensare gli episodi incriminati; che questi appartenessero ad un'epoca anteriore a quella micenea, ed i poemi salvaguardassero il ricordo delle gesta, delle strutture sociali e della cultura fino al crollo della civiltà micenea.
Quando, per alcuni secoli, ebbe luogo l'abbandono della scrittura i caratteri arcaici presenti vennero smarriti e confusi con elementi posteriori, senza che - peraltro - venisse perduta la memoria dei fatti, dei personaggi e dei luoghi. E ciò fino a quando si giunse al momento della composizione definitiva dei poemi: chiunque fosse il redattore dell'"Iliade" e dell'"Odissea" tese consapevolmente ad arcaizzare, senza però che fosse in grado di distinguere le stratificazioni storiche successive confuse tra loro.
Verosimilmente, per adeguarsi alle esigenze del "lettore", fu inserita una serie di riferimenti storici di cui lo stesso redattore aveva conoscenza diretta.
69. "Omero nel Baltico, saggio sulla geografia omerica" è il titolo di un saggio di Felice Vinci, ingegnere e storico dilettante. Il testo presenta la teoria dell'autore sull'ambientazione dell'Iliade e dell'Odissea nel Mar Baltico e nord Atlantico.
Il Vinci sostiene che il popolo miceneo vivesse originariamente sulle coste del Mar Baltico; a seguito di un irrigidimento del clima verificatosi nella prima metà del II millennio a.C. esso sarebbe migrato verso regioni più calde, per insediarsi infine in Grecia. Le gesta narrate nei poemi omerici e molte altre vicende della mitologia greca dovrebbero quindi essere ascritte ad un'epoca precedente alla migrazione della quale si sarebbe perso il ricordo. Secondo questa singolare teoria la guerra di Troia, che secondo l'opinione più corrente si sarebbe svolta intorno al XIII secolo a.C., dovrebbe essere retrodatata al XVIII secolo a.C..
70. Infatti il Vinci è costretto a contestare in toto sia la guerra che Troia che assimila a Toia in Finlandia.
71. Del quale ho trattato ne "I misteri del Labirinto". Non a caso i miti del Dinosauro ci parlano di Achei (ateniesi) che escono dalla tutela della Talassocrazia Cretese per cercare un proprio spazio vitale.
72. Questo mito ci conferma inequivocabilmente che gli Alleni si erano giù affacciati alle spalle di Troia.

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