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ARCANI ENIGMI...

 
OMERO E IL MISTERO NELLA VICENDA DI TROIA

di Stelio Calabresi
per Edicolaweb

 

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TROIA E LA SUA STRUTTURA »
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ALTRI PROBLEMI: A CHI SI DEVE LA FONDAZIONE DI TROIA? »
LA FONDAZIONE DI TROIA NEL MITO »

È MAI ESISTITA TROIA?
SI È MAI COMBATTUTA LA GUERRA DI TROIA?

Il Problema di fondo è un altro: esistette veramente una città chiamata Troia e, poi, ebbe luogo veramente la guerra di Troia?
Nell'antichità (in epoca greca e romana) non si nutrì il benché minimo dubbio.
Più tardi, almeno alla metà del XIX secolo, i poemi omerici vennero però considerati solo opera di fantasia privi di fondamento storico.
L'epica greca esalta la distruzione di Troia ad opera degli achei. E questo evento si sarebbe verificato alla fine del XII secolo a.C..
Dell'evento non si occupò solo l'epica. Ad esempio lo storico Tucidide (64) parlò di Agamennone e della guerra di Troia nel I libro delle "Storie".
Da qui è possibile ricavare una datazione grazie al passo del libro V: il cosiddetto "discorso dei Mèli". Infatti, parlando con gli Ateniesi, i Mèli affermano di essere di tradizione dorica e di essere stati colonizzati dagli Spartani da 700 anni.
Questo fatto si verificò, in effetti, nel 416 a.C. ed erano passati 80 anni tra la guerra di Troia e la colonizzazione dorica (il "ritorno degli Eraclidi"). Quella data viene attribuita da Tucidide alla caduta di Troia ed è il 1196 a.C. (416+700+80), quindi al XII secolo.
Per parte sua Erodoto (il padre della storiografia greca) ricollega l'evento ad una data più antica seppure con una analisi storica meno accurata: nel cap. 145 del II libro delle "Storie" Erodoto sostenne di essere nato 400 anni dopo Omero ed Esiodo. La distruzione di Troia sarebbe in tal modo spostata più addietro: al 1350-1250 a.C..
Eratostene di Cirene (65), invece, adotta la datazione che, dal III secolo a.C., riscosse maggiore successo.
Purtroppo non ci sono giunte opere complete di Eratostene e sappiamo della sua datazione solo per via indiretta, attraverso le "Antichità romane" di Dionisio di Alicarnasso (66) dove lo storico si collega all'arrivo di Enea in Italia e alla fondazione di Lavinio.
Dionisio riporta la data esatta, per quanto potevano esserlo gli antichi, della caduta di Troia. Questa avrebbe avuto luogo l'11 giugno 1184-1182 a.C. (vale a dire ancora nel XII secolo).
L'ultima conferma sembra essere quella di Democrito di Abdera, filosofo del V secolo a.C., contemporaneo di Erodoto. Nella sua "Piccola Cosmologia" afferma di aver composto quest'opera 730 anni dopo la distruzione di Troia; orbene egli visse intorno al 450 a.C.; ne deriva che la caduta di Troia avrebbe avuto luogo intono al 1180 a.C..
Diversi autori non greci della posterità non furono di questa opinione. Ad esempio furono contrari Robert Wood (XVIII secolo) e George Gladstone (XIX secolo). Essi ritennero addirittura che Omero fosse stato un testimone oculare della guerra.
Allora, la cosiddetta "questione omerica" può dirsi definitivamente sopita?
Io credo di no.
Innanzi tutto mi sembra non risolta la questione concernente la natura dei poemi omerici: siamo di fronte a dei documenti storici (sia pure filtrati attraverso la poesia), oppure ci troviamo di fronte ad una pura finzione artistica vista nell'ambito di una civiltà realmente esistita?
Tra questi estremi si è mosso, come abbiamo visto, un dibattito in perfetta assenza di prove certe. E questo dibattito ha seguito la strada delle ipotesi più disparate.
Né possiamo dimenticare che gli Achei sono una realtà storica che ci è provata anche da testi ittiti che documentano rapporti con gli achei. Orbene, da tali documenti sembra lecito ipotizzare che si rifacciano ad una fase storica riferita ad un periodo di espansione dell'attività degli Elleni (si doveva, in altri termini, trattare del momento di apogeo della cultura micenea) (67).

Note:
64. Tucidide (Atene, 460 a.C. - 400 a.C.), generale e storico greco, massimo esponente della storiografia greca grazie al suo capolavoro. L'opera "La Guerra del Peloponneso" è considerato uno dei maggiori modelli narrativi dell'antichità, sicuramente uno dei primi esempi di analisi degli eventi storici secondo il metro della natura umana che esclude qualsiasi intervento della divinità.
Era discendente da Cimone, figlio di Milziade e fu un sostenitore di Pericle, svolgendo un importante ruolo come stratego della flotta di Atene nella guerra contro Sparta sul mare Egeo settentrionale. Ma fallì nella spedizione di soccorso ad Anfiboli e fu esiliato in Tracia dove trascorse gran parte della vita. Fu in quegli anni di esilio che Tucidide riordinò i suoi scritti componendo la "Guerra del Peloponneso", resoconto di quanto accadde tra il 431 a. C. e il 404 a.C. tra Sparta ed Atene per il al controllo della Grecia.
Nella visione Tucidide tocca allo storico fornire, a chi guida la vita politica, gli strumenti per interpretare il presente e prevedere gli sviluppi futuri dei rapporti tra le poleis. Infatti egli riteneva che esistesse, nella storia umana, la costante della fusis (la natura) la quale fissa deterministicamente le leggi del comportamento degli uomini socialmente aggregati.
Secondo Tucidide, la principale caratteristica della natura umana è il desiderio illimitato di accrescimento (auxesis).
Questa è la tendenza ad aumentare la propria potenza sicché, quando all'interno di un territorio circoscritto geograficamente, si formano due centri di potere (come le poleis di Sparta e Atene), è certo che queste due entità tenderanno ad espandersi, sottomettendo le città-stato più deboli, finché le reciproche sfere di influenza entreranno inevitabilmente in conflitto.
65. Eratostene di Cirene (Cirene, 276 a.C. - Alessandria d'Egitto, 194 a.C.) è stato un matematico, astronomo, geografo e poeta greco. Fu probabilmente l'intellettuale più versatile della sua epoca. Bibliotecario della Biblioteca d'Alessandria, è oggi ricordato soprattutto per aver misurato per primo con grande precisione le dimensioni della Terra.
66. Dionisio (o Dionigi) d'Alicarnasso storico ed insegnante di retorica, vissuto durante il principato di Augusto. Arrivò a Roma alla fine delle guerre civili e spese ventidue anni a studiare la lingua e la letteratura latina nonché a preparare i materiali per la sua storia. In questo periodo diede lezioni di retorica, ed ebbe la possibilità di frequentare molte persone importanti. La data delle sua morte non è nota, si suppone poco dopo il 7 a.C., anno di pubblicazione delle "Antichità romane".
La sua opera maggiore, intitolata Romanikh Arcaiologia (Antichità romane), abbraccia la storia romana dal periodo mitico fino all'inizio della Prima guerra punica.
67. Popolo appartenente al ceppo linguistico indoeuropeo stanziato nel Il millennio a.C. nella penisola anatolica, ove formò un impero di notevole rilevanza politica e matura civiltà.

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