parti precedenti:

IL NOME »
LA SCOPERTA E LO SCOPRITORE »
TROIA E LA SUA STRUTTURA »
CULTURA DELLA GRECIA ACHEA: AMBIENTE ETNICO (LA Koinh DI FRONTE AI Barbaroi) »
PROBLEMI INTERNI: CULTURA DELLA GRECIA ACHEA E AMBIENTE SOCIO-POLITICO »
PROBLEMI INTERNI: CULTURA DELLA GRECIA ACHEA E FASI DI SVILUPPO »
PROBLEMI INTERNI: CULTURA DELLA GRECIA ACHEA E LINGUA GRECA »
CULTURA DELLA GRECIA: OMERO E L'EPICA »
PROBLEMI ESTERNI: DIFFUSIONE E TRASMISSIONE DELL'EPICA »
PROBLEMI ESTERNI: "QUESTIONE OMERICA" »
ALTRI PROBLEMI: A CHI SI DEVE LA FONDAZIONE DI TROIA?
Esaminate le problematiche cosiddette esterne ad Omero ed alla sua opera, possiamo passare all'esame dei "problemi interni".
Il primo elemento che viene alla mia attenzione è, nella storia di Troia, quello relativo alla identità dei fondatori. Essi restano avvolti nel più assoluto segreto.
Gli archeologi parlano di una fondazione avvenuta tra il 3000 ed 2500 a.C. ad opera di popoli venuti dal mare (da Sud-est). Si trattava forse di una primissima ondata di indoeuropei?
Di certo sappiamo che i primi abitanti di Troia utilizzavano armi di pietra e, forse, anche di bronzo.
Peter Kolosimo fa osservare che la ceramica dei vasi del primo livello delle emergenze dell'attuale sito archeologico di Troia ricordano stranamente quelle della Mesoamerica precolombiana (56).
Il mistero che circonda quella città non finisce qui. Come ci rivelano le rovine di Troia II, tra il 2500 ed il 2200 a.C., la città viene distrutta da una catastrofe di natura sconosciuta: simile al disastro che colpì Mohenjo Daro con l'unica differenza che a Troia II non è stato ritrovato alcuno scheletro, ma solo poche suppellettili e pochi preziosi (57). Comunque sappiamo che già Mohenjo Daro costituisce di per sé un mistero.
Negli strati di Troia III, appartenenti al periodo tra il 2200 ed il 2050 a.C., colpisce la tipologia del vasellame ivi trovato che è analogo a quello di Palenque e molto somigliante a quello etrusco, ai reperti di Glozel (58) ed a quelli di Vittimula (59).
Non si intravedono misteri neppure negli strati di Troia IV, relativa al periodo dal 2050 al 1900 a.C.. Sono qui caratterizzanti alcuni idoli molto simili a quelli di Tell Ashmar (in Mesopotamia) e delle Cicladi; ma anche museruole (60), svastiche e fiori di loto.
I misteri ci circondano, viceversa, con gli strati di Troia V, VI, VII/a.
Qui, tanto per cominciare, non sappiamo per quale motivo sia stata demolita Troia V, relativa al periodo dal 1900 al 1800 a.C.: non vi sono tracce di incendio né di guerra. Gli edifici sono stati puramente e semplicemente rasi al suolo.
Gli strati di Troia VI, dal 1800 al 1300 a.C., segnano una decisiva rottura completa. La città viene distrutta (ancora una volta); la distruzione stavolta sembra determinata da un cataclisma (viene istintivo pensare al diluvio: ma quale?). Omero, per esempio, ricorda un'altra distruzione, immediatamente precedente quella famosissima ad opera degli Achei; quella che è condensata nella leggenda di Laomedonte (61).

Note:
56. Sono disegnati con svastiche sinistrorse; ma si pensi anche alla stele di calcare grigio con volti molto simili alle steli della Lunigiana ed ai monumenti della Corsica.
57. Appartiene a questo strato uno spillone con impugnatura a doppia spirale analogo a quello trovato a Grassen (Saar) e con altri segni riscontrabili in numerose altre parti del mondo.
58. Come rileva Hans Schneider somigliano pure ai vasi di Glozel (risalenti a 10-15.000 anni fa. Nel 1925 a Glozel (vicino a Vichy - Allier, Francia) Emile Frendin sprofondò nel suo campo dove stava lavorando, e trovò "Il campo dei morti": 3000 oggetti incisi, vasellame, utensili, gioielli, manufatti in osso e legno del 17-15.000 a.C. - quando non dovrebbero esistere né scrittura (il primo sistema di scrittura documentato è quello sumero-accadico, IV millennio a.C.), né la ceramica (la cui lavorazione oltretutto mostra un senso artistico assai sviluppato ed eccezionalmente raffinato, coordinato con notevole intuito simbolico; ad esempio, le statue coi volti senza bocca che hanno portato alla denominazione di "civiltà del silenzio").
"Vittimula" da "Vit" (montanaro) o da "Vittimar" (esecutori di sacrifici cruenti): gli abitanti di Vittimula sono descritti per la prima volta da Polibio (280-210 a.C.);
59. Sorprendono inoltre le dimensioni delle ossa umane rinvenute (crani grandi il doppio), delle impronte, e dei monili (ad esempio bracciali) su misura per arti giganteschi. Ricordano inoltre i reperti di Vittimula.
60. Manufatto in terracotta od altro materiale, di varia forma, provvisto di foro centrale per l'inserimento dell'asta del fuso, di cui stabilizzava il movimento rotatorio durante la filatura.
61. Laomedonte fu il primo costruttore delle mura di Troia. Figlio di Adrasto e di Euridice ebbe l'aiuto di Posidone (il quale costruì materialmente le mura) e di Apollo (al quale incombeva l'onere di rendergli il lavoro lieve mediante il suono della lira). Ma Laomedonte truffò i due dei, unitisi ad Ercole, nella retribuzione e gli dei fecero distruggere le mura appena costruite. "Apollodoro", II, 59; II, 6,4 e III, 12,3; "scolio ad Omero", Iliade; Omero, Iliade, III, 250; VI, 23-26; Diodoro Siculo, IV, 32 ma anche Orazio "ode III", 3, 21.