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ARCANI ENIGMI...

 
OMERO E IL MISTERO NELLA VICENDA DI TROIA

di Stelio Calabresi
per Edicolaweb

 

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TROIA E LA SUA STRUTTURA »
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PROBLEMI INTERNI: CULTURA DELLA GRECIA ACHEA E AMBIENTE SOCIO-POLITICO »
PROBLEMI INTERNI: CULTURA DELLA GRECIA ACHEA E FASI DI SVILUPPO »
PROBLEMI INTERNI: CULTURA DELLA GRECIA ACHEA E LINGUA GRECA »
CULTURA DELLA GRECIA: OMERO E L'EPICA »

PROBLEMI ESTERNI: DIFFUSIONE E TRASMISSIONE DELL'EPICA
Ciò di cui ho appena parlato nel paragrafi precedenti sono quelli che si possono qualificare "interni" della cultura achea, in quanto congeniali ad essa.
Restano a questo punto da prendere in esame quei problemi che è lecito definire "esterni" perché provenienti dalla cultura della critica.
Vi si possono comprendere:

  • la questione della diffusione dei testi;
  • quello (che, in assoluto, è conosciuto, come un incubo, da tutti gli studenti del liceo classico) della cosiddetta "questione Omerica".
Quanto al primo aspetto, quello della diffusione e trasmissione dei testi, normalmente inizia nel momento stesso in un cui un'opera passa dalla fase dell'ideazione a quella della scritturazione.
Sotto questo primo aspetto si dovrà ricordare che la scrittura ricomparve in Grecia, dopo una prima fase di oblio seguita al tramonto della civiltà micenea, nell'VIII secolo a.C..
Tuttavia per lungo tempo, le opere letterarie continuarono a mantenere la loro caratteristica di oralità: le scrittura non era, infatti, sufficientemente diffusa ed, inoltre, la produzione letteraria - anche a quei tempi - subordinata alle aspettative degli appassionati.
Ma era stato già stabilito un principio: l'attività letteraria si era profondamente radicata nella vita della collettività e su di essa poggiava la sua finalità primaria.
In questo quadro, l'epica occupava un posto di grande importanza insieme alla poesia.
Possiamo quindi affermare che il prodotto dei due generi, il poema epico, era memoria del passato e richiamo alle proprie radici, memoria delle tradizioni religiose, richiamo alle norme di comportamento e insegnamento morale.
Va però immediatamente affermato che i fruitori non costituivano e non costituiscono un'élite: sia i principi che il popolo, tutti si raccoglievano intorno agli aedi (ed Omero ce ne fornisce memoria).
Quello che si vuole dal poeta non è solo la narrazione delle storie degli dèi ma soprattutto la conoscenza delle leggi che regolano gli aspetti dell'esistenza.
Tuttavia, in via di principio, la diffusione orale - tipica delle forme sociali più antiche - non esclude l'uso della scrittura nella fase della composizione.
Nei poemi omerici il rapporto tra oralità e testo scritto costituisce un problema nel problema nel senso che rende più complessa la "questione omerica" di cui mi occuperò tra poco.
In ogni caso si deve considerare la soluzione di questo problema "condicio sine qua non" rispetto alla trasformazione del testo mnemonico in testo scritto.
Se consideriamo astrattamente un testo letterario oggi possiamo identificare alcune fasi che contraddistinguono la sua vita:
  • la "composizione" (30),
  • la "trasmissione" (31),
  • la "diffusione" (32).
Orbene: mi sembra di assoluta evidenza che, quando si tratti di testi poetici "orali" o "mnemonici" (come sono quelli della letteratura greca arcaica) quelle tre fasi si concentrano nella sola "diffusione" perché il testo viene presentato direttamente al pubblico col canto dell'aedo. Manca qualsiasi possibilità di intermediazione.
Ma è altrettanto di tutta evidenza - e ce lo dimostra la grande quantità di testi arcaici sopravvissuti - che si debba necessariamente escludere che siano stati tramandati sempre e solo per via mnemonica.
Se queste considerazioni possono essere valide in generale, possiamo dire che valgono anche per i testi omerici?
Purtroppo la risposta non è facile. I poemi omerici costituiscano anche, in tal caso, un problema nel problema: la loro trascrizione non segue la stessa solita strada.
Si dice, ad esempio, che nel corso del VI secolo a.C. Pisistrato (33) - Tiranno di Atene, dalla storia tumultuosa - avrebbe curato una reazione scritta dei poemi di Omero; nello stesso periodo cominciarono a diffondersi testi di Esiodo e dei lirici.
Si dice ancora che, a partire dalla fine del secolo successivo (il V), nella stessa Atene sarebbe esistito un vero e proprio mercato librario (34).
E si aggiunge che, in periodo ellenistico - vale a dire nel III secolo - il punto focale della cultura ellenica si sarebbe spostato ad Alessandria dove venne istituita la famosissima biblioteca affiancata da un centro di studi letterari, il cosiddetto "Museo" (35).
Questi passaggi, al limite tra il leggendario e lo storico, sarebbero le fasi della diffusione dei testi poetici ed epici.
Il fatto certamente storico è che con il "Museo" (una vera e propria "istituzione") ebbe inizio la vera diffusione delle opere letterarie di varia natura attraverso la registrazione e la conservazione dei testi con criteri scientifici.
Infatti la registrazione di un testo presso la "Biblioteca" non aveva la funzione di garantire l'uniformità al testo originale della varie edizioni pervenute quanto la sua esistenza.
Per quanto riguardava la conformità divennero necessarie delle edizioni critiche su base storico-testuale, linguistico, stilistico e contenutistico.
Col declino dell'Impero romano, fu giocoforza operare una selezione (anche se involontariamente) e questa selezione divenne particolarmente importante quando si trattò della sopravvivenza di opere considerate classiche.
Contemporaneamente la destinazione di testi classici ad uso didattico ebbe l'effetto di selezionarne un numero limitato (per autori e per opere): si formò così il "canone" per cui tutto quanto non vi rientrasse era inesorabilmente destinato alla scomparsa (36).
La sopravvivenza della letteratura greca dipese, in altri termini, da fattori storici particolari; come il trasferimento della capitale dell'Impero romano a Costantinopoli (37), la divisione in due parti dell'impero romano; la caduta dell'Impero d'Occidente sotto i colpi delle invasioni barbariche e così via.
Per non dire delle diverse influenze esercitate da particolari tipi di scuole di tipo confessionale.
Tra l'altro, dal momento della caduta dell'impero romano d'occidente, la sopravvivenza della letteratura greca rimase affidata alle vicende dell'Impero bizantino.
Ne conseguì, purtroppo, che - specie tra l'VIII ed il IX secolo d.C. - le lotte intestine, il fanatismo oltranzista accompagnato dalla progressiva degradazione culturale dovuta al fanatismo religioso (si pensi alla lotta per la "iconoclastia") condusse alla distruzione di moltissimi testi e di immagini sacre (sia classiche che cristiane) delle biblioteche di Costantinopoli.
Tuttavia, nella seconda metà del IX secolo, la cultura bizantina riscoprì i testi classici scampati allo scempio. Essi vennero trascritti e, spesso, traslitterati attraverso un puntuale processo filologico ed esegetico. Venne inserita la separazione dei periodi e delle parole (i testi antichi erano in scrittura maiuscola e continua, privi di interruzioni e segni diacritici, spesso scritti con un sistema bustrofedico (38)).
Complessivamente il processo di recupero occupò i secoli dal XII al XIV. La risultante furono i testi che sono giunti fino a noi.
Nel 1453, accadde qualcosa che chiuse questa epoca felice: Costantinopoli fu conquistata dagli ottomani e gli studiosi bizantini furono costretti a trasferirsi in occidente (e soprattutto in Italia), portando con sé il maggior numero possibile delle opere classiche appena salvate.
Nei Paesi di destinazione fortuna volle che ricchi mecenati le fecero acquistare e copiare.
Da quel momento la palla, per così dire, passò agli umanisti europei che si applicarono entusiasticamente allo studio dei testi classici. Dopo averli trascritti ancora una volta, li tradussero e li interpretarono; biblioteche pubbliche, ebbero modo di farne - e ne fecero - tesoro.
Quando Johann Gänsfleisch Gutenberg (39) introdusse la stampa a caratteri mobili, il nuovo mezzo mediatico dette un impulso decisivo al diffondersi della cultura classica. Fu così che nel 1488 Demetrio Calcondila, a Firenze, curò la sua prima edizione di Omero alla quale seguirono molte altre dedicate, oltre che ai poemi omerici, anche agli altri grandi testi.
Questo permise a tali opere di diffondersi rapidamente su vasta scala rendendole patrimonio comune a tutti coloro che sapessero leggere (40).
Il secolo XIX portò anche la passione per l'archeologia e, in particolare, per l'egittologia. Fu così che le ricerche effettuate in Egitto riportarono alla luce grandi quantità di papiri che contenevano opere greche splendidamente conservate.
E i papiri egiziani, in genere, contengono le trascrizioni più antiche e, certamente quelle più vicine al testo originale.
Inutile dire che i ritrovamenti archeologici hanno portato a nuova vita opere che si ritenevano irrimediabilmente perdute in epoca bizantina.
A questo punto occorre dire qualcosa circa le modalità secondo le quali avviene la diffusione di un testo. È noto che vi sono due modalità attraverso le quali un'opera perviene nella percezione dei terzi: c'è la "tradizione diretta" e quella "indiretta".
La prima (tradizione diretta) riguarda opere che ci sono giunte, in edizione più o meno integrale, su pergamena o papiro; ovvero sono risultate da manoscritti bizantini o da trascrizioni successive ma derivanti dai primi. La tradizione diretta, in altri termini, riguarda opere di cui siamo materialmente in possesso (41).
La seconda (tradizione indiretta) si ha quando la notizia di un'opera ci deriva da citazioni di loro brani contenute in altri testi: in tal caso possiamo essere anche in grado di acquisirne un frammento qualora citato nell'opera terza. In tal caso parliamo di recupero parziale di un'opera definitivamente perduta.
I testi omerici costituiscono un esempio di tradizione diretta.

Note:
30. Che costituisce il vero e proprio atto creativo.
31. È costituita dall'insieme di fatti capaci di influire sull'esistenza di quel testo.
32. In un determinato periodo di tempo destinato alla trasmissione, che comprende tutte le modalità di fruizione dell'opera dai terzi.
33. Pisistrato, tiranno di Atene nel 560 a.C.; cacciato nel 555, rimase in esilio per cinque anni. Appena fatto ritorno in patria, fu nuovamente esiliato nel 549, ma con l'aiuto dei tebani riprese il potere nel 539. Protesse le arti e le lettere e diede incarico a Onomacrito insieme ad altri studiosi di raccogliere i testi omerici. Morì nel 528 e gli succedettero nella signoria di Atene i figli Ippia ed Ipparco.
34. Nel quale particolare interesse suscitavano le opere teatrali e si assiste inoltre al formarsi dei primi archivi pubblici e delle prime biblioteche private.
35. Parallelamente Alessandria entrò in competizione con altri centri culturali nel frattempo creatisi (prima Pergamo ed Atene, poi anche Roma); senza contare la produzione libraria privata (riservata soprattutto ai dotti).
36. A ciò contribuì anche la mutazione nella forma del libro: dal "volumen", ossia un papiro scritto su una sola faccia e avvolto in sé stesso, si passò gradualmente all'uso del "codex", costituito da fogli piegati e rilegati insieme, come un libro moderno: tali fogli venivano scritti su entrambe le facciate, soluzione evidentemente più vantaggiosa dal punto di vista economico.
I volumi furono soppiantati dai codici e tutto ciò che non venne trascritto dai "volumina" ai manoscritti fu condannato all'oblio; questo, insieme alle selezioni scolastiche e al declino della società classica, fece si che potesse arrivare ai giorni nostri solo una piccola parte del materiale letterario prodotto in epoca classica.
37. In quest'occasione l'imperatore Costantino diede il proprio nome all'antica città greca di Bisanzio. I nomi di Bisanzio e Costantinopoli convissero nell'uso letterario; la denominazione ufficiale della città era "Nuova Roma", "Nea Roma", mentre veniva indicata popolarmente come "La Città". Da questa formula, in greco "eis thn polin", deriva l'odierno nome "Istanbul".
38. Si pensi alla cosiddetta "regina delle iscrizioni" presso Manlia (Creta).
39. Johann Gutenberg (Johann Gänsfleisch) (1390 circa - Magonza, 3 febbraio 1468) è stato inventore, tipografo, orafo tedesco che acquisì la sua fama grazie ai miglioramenti apportati alla tecnologia della stampa, tra cui una lega metallica specifica, inchiostri a base di olio e, soprattutto, un nuovo tipo di stampa che utilizzava le presse usate nella produzione vinicola. Tradizionalmente, è accreditato come l'inventore della stampa a caratteri mobili, un miglioramento della stampa a blocchi già in uso in Europa.
40. Già nel preumanesimo è forte l'interesse per i manoscritti greci: si pensi ad esempio al Boccaccio, che pur di imparare il greco sopportò il maleodorante monaco calabrese Leonzio Pilato e le sue villanie, ospitandolo e pagandolo affinché gli insegnasse la lingua di Omero.
41. Come avviene nel caso di opere scritte.
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